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Comitato Contro La Guerra Milano
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PoliticaL’Italia ripudia la guerra: non un soldo per la guerra, la guerra è contro i lavoratori. Web: comitatocontrolaguerramilano.wordpress.com FB: facebook.com/comitato.milano.5 Email: [email protected]
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Pubblicato 26 ago
TRE GIORNI PER LA PACE 2025: PERCHÉ SIAMO IN GUERRA 19 - 20 - 21 SETTEMBRE 2025 PRESSO IL C.I.Q. CENTRO INTERNAZIONALE DI QUARTIERE, VIA FABIO MASSIMO 19 - MILANO (MM3 PORTO DI MARE) Il tema di questa terza edizione della Tre giorni per la Pace, che riprende e attualizza la denuncia, l'analisi, le riflessioni e le proposte d'azione delle edizioni precedenti, parte dalla sollecitazione di una frase di Gino Strada: “Non ci sono popoli che vogliono la guerra, altrimenti i governi non dovrebbero raccontare palle per mandare la gente in guerra”. In opposizione al pensiero unico del sistema guerra, con la manipolazione dell’opinione pubblica, ci poniamo la domanda “Perché la Guerra?” a cui il sistema, come avvenuto per la Jugoslavia, l’Iraq o la Libia, risponde sempre con false motivazioni. Parteciperanno: ANGELO D’ORSI, GERMANA LEONI, FABRIZIO CASSINELLI, SALVATORE ATTANASIO, RINO ROCCHELLI, CLAUDIO ELLI, ALBERTO OLIVA, ROMAN FROZ GORSKIY, LAURA TUSSI, FABRIZIO CRACOLICI, ANDREA FUMAGALLI, ALESSANDRO VOLPI, VADIM BOTTONI, DOMENICO MORO, FEDERICO GRECO, FRANCESCO GALOFARO, MAURIZIO GUERRI, GIANLUCA MAGI, GAETANO LIGUORI, SILVANO PICCARDI, SILVIA BATTISTI, ANTONIO MAZZEO, ALBERTO LARGHI, GIULIANO MARRUCCI, FABIO SAVOLDELLI, FULVIO SCAGLIONE, FRANCESCO MARINGIÒ, STEFANO ORSI, SHOKRY HROUB, MONI OVADIA Il Coordinamento per la Pace - Milano è l’incontro fra più di trenta associazioni e organizzazioni con un comune obiettivo e scopo: dare una voce più forte e unitaria a chi ritiene che la pace non si raggiunga con le armi; opporsi alla linea di cobelligeranza del nostro governo, chiedendo di fermare la guerra per una pace che sia frutto di una sicurezza condivisa e garantita da democratici organismi internazionali. Dedichiamo questa Tre Giorni alle vittime dei piani di guerra volutamente dimenticate dalle istituzioni, in particolare all’Ambasciatore Luca Attanasio e al giornalista Andrea Rocchelli. Qui il programma completo: https://coordinamentopacemilano.blogspot.com/2025/08/tre-giorni-per-la-pace-2025.html
Pubblicato 13 ago
DICHIARAZIONE DEL CONSIGLIO MONDIALE DELLA PACE SULLA NUOVA ESCALATION DELL'AGGRESSIONE ISRAELIANA CONTRO LA PALESTINA World Peace Council, 13 agosto 2025 Il World Peace Council (WPC) condanna con la massima fermezza i nuovi piani del governo israeliano di invadere la già distrutta Striscia di Gaza palestinese al fine di occupare la città di Gaza e portare avanti i propri piani genocidi e omicidi. Mentre negli ultimi 22 mesi più di 60.000 palestinesi sono morti per mano dell'esercito di occupazione israeliano, il regime israeliano e le sue forze armate assassinano ogni giorno decine di civili palestinesi indifesi, anche quando cercano di ottenere i limitati aiuti umanitari che entrano nella Striscia di Gaza. I recenti bombardamenti mirati e l'uccisione di giornalisti da parte dell'esercito israeliano mostrano il volto orribile del regime di occupazione. Oltre ai più di 15.000 bambini che hanno perso la vita, migliaia di altri stanno affrontando una fame che mette a rischio la loro vita e che viene utilizzata come arma di guerra. Questo crimine contro l'umanità sembra non avere fine: le false e pretestuose affermazioni del governo israeliano secondo cui le proprie azioni sarebbero di “autodifesa” sono ciniche e prive di fondamento. Allo stesso tempo, il regime di occupazione sta aumentando e moltiplicando la sua presenza militare, le vessazioni e gli attacchi contro i palestinesi in Cisgiordania, mentre si discute di ripetere l'“esperienza di Gaza” anche in Cisgiordania. Questo genocidio in corso, la brutalità e l'atteggiamento disumano del governo e dell'esercito israeliano sono stati condannati in modo massiccio dai popoli di tutto il mondo durante tutto questo periodo. La solidarietà con il popolo palestinese sta aumentando in tutto il globo. Il genocidio ha il pieno sostegno degli Stati Uniti e di molti governi dell'Unione Europea, senza la cui complicità questi crimini non sarebbero stati possibili. Denunciamo allo stesso modo i crimini imperialisti e le continue minacce contro i popoli del Libano e della Siria. I nuovi piani di escalation dell'aggressione accelererebbero la pulizia etnica di Israele contro il popolo palestinese che rivendica e lotta per il diritto all'autodeterminazione e per il proprio Stato sovrano e indipendente. Il WPC ribadisce la sua piena solidarietà alla giusta causa del popolo palestinese, chiedendo la fine dei massacri genocidi e sostenendo la creazione dello Stato di Palestina entro i confini precedenti al 4 giugno 1967, con Gerusalemme Est come capitale. È giunto il momento di riconoscere la Palestina come Stato membro a pieno titolo dell'ONU, come già previsto nel 1948. Basta con il genocidio! Libertà per la Palestina! Abbasso i piani imperialisti in Medio Oriente! La Segreteria del WPC, 13 agosto 2025 Fonte: https://www.wpc-in.org/statements/statement-wpc-new-escalation-israeli-aggression-against-palestine
Pubblicato 9 ago
UCRAINI CHIUSI NELLO STADIO PER FORZARLI AD ARRUOLARSI Il Fatto Quotidiano, 5 agosto 2025 Come documenta il Kyiv Independent “gli uffici di leva sono spesso accusati, a volte giustamente, di coscrizione forzata senza rispetto dei diritti civili fondamentali e di maltrattamenti nei confronti dei coscritti”. Il quotidiano online Ukrainska Pravda ha riferito che il 1° agosto centinaia di manifestanti si sono riuniti in manifestazione nella città di Vinnytsia con l’intento di liberare un folto gruppo di civili, cento secondo il media Rbc, catturati e rinchiusi all’interno dello stadio della città dove sarebbero immediatamente stati sottoposti ai controlli medici. Un recente rapporto dell’Alto Commissariato Onu per i Diritti Umani, che prende in esame il periodo tra dicembre 2024 e maggio 2025, condanna l’Ucraina per eventi legati al processo di reclutamento. Oltre al divieto di lasciare il paese per i cittadini maschi e all’impossibilità di ricorrere all’obiezione di coscienza, l’Onu certifica eventi specifici tra cui quello di nove obiettori di coscienza che hanno subito torture e maltrattamenti subiti durante l’arresto, nei centri di leva territoriali o dopo essere stati trasferiti forzatamente nelle unità militari. Articolo completo: https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2025/08/05/ucraini-chiusi-nello-stadio-per-forzarli-ad-arruolarsi/8084883/
Pubblicato 4 ago
ASSALTO ALL’HANDALA DELLA FREEDOM FLOTTILLA. CHI SONO GLI INCURSORI DELLA 13^ FLOTTIGLIA DI ISRAELE Antonio Mazzeo, 4 agosto 2025 La notte di sabato 26 luglio, in acque internazionali e a meno di 40 miglia nautiche dalla Striscia di Gaza, ad assaltare l’imbarcazione Handala e sequestrare i 21 attivisti internazionali della Freedom Flotilla sono stati gli incursori di “Shayetet 13” (13^ Flottiglia), il corpo d’élite della Marina militare israeliana impiegato di norma in missioni di “antiterrorismo”. “La Shayetet 13 è un’unità che opera con una varietà di attività, tra cui infliggere danni strategici alle infrastrutture marittime nemiche, la raccolta di informazioni di alta qualità sulle attività nemiche, antiterrorismo e liberazione di ostaggi in ambiente navale”, riporta la rivista specializzata Ares Difesa. CONTINUA A LEGGERE... https://www.facebook.com/photo/?fbid=1173948878106089&set=a.640431738124475
Pubblicato 1 ago
LA SVENDITA DELL’INDUSTRIA ITALIANA E L’ECONOMIA DI GUERRA. IL CASO IVECO Luca Cangemi, 1 agosto 2025 Le recenti decisioni di UE e NATO di aumentare esponenzialmente le spese militari – accolte con entusiasmo dal governo italiano – e, più in generale, la politica occidentale sempre più orientata verso la guerra, iniziano a mostrare visibilmente i propri effetti. Effetti che non si limitano al drammatico spostamento di risorse dalla vita civile alla macchina bellica, ma che investono la natura stessa dell’economia e i suoi assetti di potere. Da questo punto di vista, è emblematica la vicenda di Iveco, uno dei principali costruttori mondiali di veicoli commerciali, ceduto dalla holding Exor della famiglia Agnelli a due diversi acquirenti: il gigante indiano Tata acquisirà il ramo commerciale per 3,8 miliardi di euro, mentre Leonardo verserà 1,7 miliardi per rilevare la divisione militare. CONTINUA A LEGGERE... https://www.facebook.com/photo/?fbid=1171251125042531&set=a.640431738124475
Pubblicato 27 lug
Riportiamo il comunicato stampa di Freedom Flotilla Italia, la cui imbarcazione Handala che trasportava beni di prima necessità diretti a Gaza è stata assaltata e sequestrata dall'esercito israeliano in acque internazionali, costituendo un vero e proprio atto di pirateria. Fra i fermati il nostro amico, insegnante, attivista e giornalista Antonio Mazzeo, per il quale si chiede il rilascio immediato insieme agli altri civili e attivisti. COMUNICATO STAMPA Freedom Flotilla Italia, 26 luglio 2025 L’esercito israeliano ha attaccato Handala in acque internazionali e rapito 21 civili disarmati La Freedom Flotilla Coalition conferma che la nave civile Handala, in navigazione per rompere l’illegale e genocida blocco imposto da Israele alla popolazione palestinese di Gaza, è stata violentemente intercettata dalle forze militari israeliane in acque internazionali, a circa quaranta miglia nautiche dalla costa. CONTINUA A LEGGERE... https://www.facebook.com/photo/?fbid=1167000032134307&set=a.640431738124475
Pubblicato 21 lug
LA FRANCIA RITIRA L'ESERCITO DAL SENEGAL, PONENDO FINE ALLA SUA PRESENZA IN AFRICA OCCIDENTALE E CENTRALE Euronews, 17 luglio 2025 È la fine di un’epoca. Giovedì, in una cerimonia ufficiale nella capitale senegalese, la Francia ha restituito a Dakar le ultime due installazioni militari presenti nel Paese, concludendo un'occupazione permanente durata oltre sei decenni. Il “campo Geille” e lo scalo aeronautico francese presso l’aeroporto di Dakar sono stati simbolicamente consegnati al capo di stato maggiore dell’esercito senegalese, generale Mbaye Cissé, dal generale Pascal Ianni, comandante delle forze francesi in Africa. Il passaggio di consegne rappresenta l’atto finale di un ritiro militare iniziato nel marzo scorso, su richiesta del presidente senegalese Bassirou Diomaye Faye, eletto nel 2024 con una forte retorica sovranista. “Il Senegal è un Paese sovrano: non può ospitare basi militari straniere”, aveva dichiarato Faye nel novembre 2024, annunciando l’intenzione di ridefinire i rapporti con la Francia in un'ottica di “partenariato rinnovato”. Il Senegal, ex colonia francese, ha mantenuto un solido legame con Parigi fin dalla sua indipendenza nel 1960. La chiusura delle basi segna non solo la fine della presenza francese in Senegal, ma anche un ridimensionamento più ampio dell’influenza militare francese nel continente africano. Negli ultimi tre anni, la Francia ha progressivamente abbandonato le sue postazioni in Mali, Burkina Faso, Niger e Ciad, riducendo la propria presenza militare in Africa subsahariana. La base in Gabon è stata riconvertita in una struttura condivisa, mentre l’ultima roccaforte resta la base di Gibuti, nell’Africa orientale, che Parigi intende utilizzare come hub per le future operazioni nel continente. Il disimpegno francese avviene in un contesto di crescente pressione da parte delle popolazioni africane e di governi desiderosi di affermare una nuova indipendenza, non solo formale ma anche strategica. Per il Senegal, la giornata di giovedì ha avuto il sapore del riscatto storico. Per la Francia, invece, si chiude un altro capitolo nella lunga e controversa storia del suo rapporto con l’Africa. Fonte: https://it.euronews.com/2025/07/17/la-francia-ritira-lesercito-dal-senegal-ponendo-fine-alla-sua-presenza-in-africa-occidenta
Pubblicato 18 lug
LA COLOMBIA NON SARÀ PIÙ PARTNER GLOBALE DELLA NATO L'Espresso, 17 luglio 2025 L'annuncio è arrivato direttamente dal presidente, Gustavo Petro, durante il vertice internazionale su Gaza che si è tenuto al ministero degli Esteri a Bogotà. "Dobbiamo uscire dalla Nato, non c'è altra via. E il rapporto con l'Europa non può continuare con governi che tradiscono il proprio popolo e stanno aiutando a sganciare bombe", ha detto il presidente di sinistra. "Il carbone colombiano non può diventare bomba in Israele per uccidere bambini: potranno aumentare i dazi o fare quello che vogliono. Ci aiuteranno altri popoli". Rivolgendosi poi al Vecchio continente: "Dobbiamo creare un esercito della luce con tutti i popoli del mondo che lo desiderano e dobbiamo dire all'Europa che, se vuole stare con l'America Latina o con l'Africa, deve smettere di aiutare i nazisti, e dobbiamo dire al popolo americano che deve smettere di aiutare i nazisti". "Cosa ci facciamo nella Nato? - ha proseguito - Non è venuta l'ora di uscire? Come possiamo stare con eserciti che tirano bombe ai bambini?", ha aggiunto Petro accusando i "principali leader" dell'Alleanza atlantica di "stare con il genocidio". Il legame fra la Colombia e la Nato risale al 2017, quando il Paese diventò "partner globale" dell'Alleanza atlantica: è l'unico Stato dell'America latina ad aver ottenuto questo status. Fonte: https://www.facebook.com/photo/?fbid=1137089875119086&set=a.632662778895134
Pubblicato 14 lug
Apprendiamo della scomparsa del Dr. Ammar Bagdache, Segretario del Partito Comunista Siriano. Ammar ricoprì la carica di deputato all'interno del parlamento siriano e mantenne coerente la lotta contro l'imperialismo e il sionismo che dal 2011 colpì duramente il popolo e il governo siriano sotto la presidenza di Bashar al-Assad, durante la sanguinosa guerra ad opera dei cosiddetti "ribelli" che fondarono l'ISIS. Come purtroppo sappiamo, la guerra e le sanzioni hanno avuto la meglio, con l'insediamento nel 2024 del governo golpista e filo-occidentale guidato da Ahmad al-Shara, il quale dichiarò illegale il Partito Comunista Siriano assieme ad organizzazioni come il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina. Ammar, per sfuggire alle persecuzioni, trovò riparo ad Atene. Esprimiamo le condoglianze ai suoi familiari e ai suoi compagni di partito ora costretti alla clandestinità, riproponendo la seguente intervista che rilasciò al Comitato Contro La Guerra Milano nel luglio del 2013.
Pubblicato 11 lug
PERCHÉ L'IRAN HA INTERROTTO LA COOPERAZIONE CON L'AIEA DOPO GLI ATTACCHI DEGLI STATI UNITI E DI ISRAELE? WikiLeaks, 7 luglio 2025 L'Iran ha interrotto la collaborazione con l'AIEA (Agenzia internazionale per l'energia atomica), dopo che Stati Uniti e Israele hanno bombardato gli impianti iraniani di arricchimento dell'uranio a giugno. Il Ministro degli Esteri iraniano Seyed Abbas Araghchi ha affermato che le ispezioni presso i siti danneggiati sono ora "insensate" e potrebbero "avere intenzioni maligne". La decisione è arrivata poco prima che il Presidente iraniano Pezeshkian approvasse una nuova legge che interrompe i legami con l'agenzia. Per giustificare la sospensione, i funzionari iraniani hanno accusato il capo dell'AIEA, Rafael Grossi, di aver "preparato il terreno" per gli attacchi aerei statunitensi e israeliani e di aver condiviso i nomi di importanti scienziati nucleari iraniani che furono poi assassinati. Fonti iraniane affermano che l'agenzia abbia fornito informazioni sensibili a Israele ed "eseguito gli ordini [di Israele]" nel giugno 2025, sulla base di documenti non ancora pubblicati. Recenti rapporti sostengono inoltre che l'agente britannico dell'MI6 Nicholas Langman si sia infiltrato nell'agenzia. Dal 2015, la società statunitense di spyware Palantir Technologies fornisce all'AIEA strumenti di vigilanza predittiva per monitorare il programma nucleare iraniano. Il sistema, un tempo elogiato come un "sistema di verifica intrusivo unico e senza pari", è diventato ancora più importante dopo l'uscita degli Stati Uniti dall'accordo sul nucleare iraniano nel 2018. Ciò ha accresciuto la dipendenza dell'AIEA dai dati di Palantir provenienti da satelliti, registri commerciali, reti di personale e social media. Nel 2025, Palantir era ancora integrata nell'AIEA, ma era stata coinvolta pesantemente anche dal Ministero della Difesa israeliano e dall'esercito statunitense. L'azienda forniva strumenti per la pianificazione del campo di battaglia, l'analisi di intelligence e le simulazioni di rappresaglia. Non è ancora chiaro quanto sia stata effettivamente efficace la campagna di bombardamenti. Un rapporto preliminare della Defense Intelligence Agency statunitense suggerisce che gran parte dell'uranio arricchito iraniano potrebbe essere stato trasferito prima degli attacchi. La portavoce del Dipartimento di Stato USA, Tammy Bruce, ha definito "inaccettabile" la sospensione delle ispezioni dell'AIEA da parte dell'Iran. Si ritiene che Israele, il quale non ha mai firmato il Trattato di non proliferazione nucleare e non consente le ispezioni, possieda circa 90 armi nucleari. Fonte: WikiLeaks https://x.com/wikileaks/status/1942210234405031963 Traduzione a cura del Comitato Contro La Guerra Milano
Pubblicato 8 lug
DICHIARAZIONE DEL COORDINAMENTO DI SOLIDARIETÀ CON CUBA: CONTRO IL BLOCCO, CONTRO L’IMPERIALISMO, AL FIANCO DEL POPOLO CUBANO Il Coordinamento di Solidarietà con Cuba esprime il suo più convinto sostegno alla dichiarazione emessa dal Ministero degli Affari Esteri della Repubblica di Cuba in data 1° luglio 2025, e condanna con la massima fermezza il nuovo Memorando Presidenziale degli Stati Uniti che aggrava ulteriormente il blocco economico, commerciale e finanziario contro l’isola. Ci troviamo di fronte a una rinnovata offensiva imperialista che non cambia nella sostanza, a prescindere dal colore politico delle amministrazioni statunitensi: da Trump a Biden, la politica di strangolamento economico contro Cuba è rimasta invariata, in violazione sistematica del diritto internazionale, delle risoluzioni delle Nazioni Unite e dei principi fondamentali della convivenza tra Stati sovrani. Questo documento, aggiornamento di quello già adottato nel 2017, non è altro che un atto di coercizione politica ed economica, volto a destabilizzare la società cubana, ostacolare lo sviluppo nazionale e minare la volontà di un popolo che da oltre sessant’anni ha scelto con coscienza e dignità la propria strada: quella della sovranità, del socialismo, dell’indipendenza. Il blocco non è una misura diplomatica. È una forma di guerra. È una politica di punizione collettiva. È un crimine che colpisce famiglie, bambini, lavoratori, ospedali, trasporti, l’intera vita quotidiana di un popolo che non ha mai aggredito nessuno. Riteniamo gravissimo che gli Stati Uniti continuino a includere Cuba nella arbitraria lista dei Paesi sponsor del terrorismo, mentre è evidente a tutti che il vero terrorismo è quello economico messo in atto da Washington, con il sostegno complice di settori antidemocratici e reazionari. Come Coordinamento, esprimiamo la nostra piena solidarietà al governo cubano, al Partito Comunista di Cuba e a tutto il popolo cubano, che affrontano con coraggio, dignità e lucidità un’aggressione sistemica che avrebbe già piegato molte altre nazioni. Chiediamo alle istituzioni internazionali, ai governi, ai parlamenti e alla società civile di non restare in silenzio. Occorre esigere la fine immediata e incondizionata del blocco, la rimozione di Cuba dalla lista nera e il ripristino di relazioni fondate sul rispetto reciproco. Chi oggi difende Cuba, difende un principio universale: quello del diritto dei popoli a decidere del proprio destino, senza imposizioni, ricatti né ingerenze. Il Coordinamento di Solidarietà con Cuba continuerà a mobilitarsi, a denunciare il blocco in ogni sede e a promuovere iniziative concrete di sostegno e cooperazione, convinto che la causa di Cuba è la causa dell’umanità intera. Cuba resiste, Cuba vive, Cuba vincerà. Coordinamento di Solidarietà con Cuba, 4 luglio 2025
Pubblicato 2 lug
PERCHÉ NETANYAHU NON BATTERÀ L’IRAN Pino Arlacchi (ex Vicesegretario Generale ONU), 2 luglio 2025 Il cessate il fuoco tra Israele e Iran è più l’inizio di una nuova fase del conflitto che la sua conclusione. Gli Stati Uniti sono intervenuti per impedire che il fallimento dell’attacco israeliano diventasse troppo evidente e producesse danni più profondi. I due obiettivi dell’aggressione israeliana – la distruzione delle installazioni nucleari iraniane e il crollo del regime – erano stati platealmente mancati, ed era meglio ripiegare usando il classico espediente del face saving: salvare la faccia e ritirarsi urlando di avere vinto, e invitando l’Iran a fare altrettanto. Teheran ha accettato perché aveva anch’essa, comunque, subito molti danni, e aveva anch’essa bisogno di ricaricare il fucile. CONTINUA A LEGGERE... https://www.facebook.com/photo/?fbid=1147058574128453&set=a.640431738124475