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Comitato Contro La Guerra Milano

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Politica

L’Italia ripudia la guerra: non un soldo per la guerra, la guerra è contro i lavoratori. Web: comitatocontrolaguerramilano.wordpress.com FB: facebook.com/comitato.milano.5 Email: [email protected]

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Pubblicato 31 lug

Partecipiamo e invitiamo a partecipare al seguente presidio in difesa della Rivoluzione Bolivariana: MADURO PRESIDENTE: FUORI FASCISTI E IMPERIALISTI DAL VENEZUELA! PRESIDIO PRESSO IL CONSOLATO USA A MILANO Giovedì 1° agosto ore 18:00, Largo Donegani Al termine delle elezioni in Venezuela e la rielezione del Presidente Maduro stiamo assistendo ai tentativi dell’opposizione di destabilizzare il paese tra denunce di brogli elettorali – prontamente smentite anche dagli osservatori internazionali sul campo – diffusione di notizie false e violenza nelle strade: l’ennesima operazione guidata e finanziata dai governi occidentali primi fra tutti gli Stati Uniti e l’Unione Europea. Il popolo Venezuelano però ha scelto il proprio Presidente: ha scelto sulle orme del processo avviato ormai 25 anni fa da Hugo Chávez e in queste ore lo ha dimostrato, prima nelle urne e ora nelle piazze, la sua determinazione nella difesa del processo rivoluzionario bolivariano. Nel pieno rispetto e affermazione del diritto all’autodeterminazione del popolo venezuelano, chiediamo la fine delle ingerenze degli Stati Uniti, della UE, dei governi filo-atlantisti occidentali e dei governi vassalli dell’area. VENEZUELA ESTÁ CON MADURO PRESIDENTE! FUORI FASCISTI E IMPERIALISTI DAL VENEZUELA!

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Pubblicato 30 lug

«Condanniamo fermamente il nuovo tentativo di colpo di Stato contro il governo legale e legittimamente costituito della Repubblica Bolivariana del Venezuela. Ancora una volta, la destra internazionale, insieme all'OSA (Organizzazione degli Stati Americani), alle grandi corporazioni e a diversi media, sta cercando di annullare con la forza ciò che il popolo ha votato alle urne. Siamo certi che il popolo venezuelano, amante della pace, farà rispettare la sua sovranità, la sua libertà, la sua democrazia e la sua rivoluzione. Tutta la nostra solidarietà al Presidente Nicolas Maduro al suo governo e al suo popolo.» Evo Morales Ayma, 30 luglio 2024 Fonte: https://x.com/evoespueblo/status/1818308138132517340 Per approfondimento su tutto ciò che è accaduto prima e durante le elezioni consigliamo la lettura del seguente articolo di TeleSur TV: https://www.telesurtv.net/cne-proclama-como-presidente-de-venezuela-a-nicolas-maduro-para-el-periodo-2025-2031

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Pubblicato 23 lug

14 ORGANIZZAZIONI PALESTINESI RIUNITE A PECHINO DECIDONO LA FORMAZIONE DI UN GOVERNO DI UNITÀ NAZIONALE PER PORRE FINE ALLA DIVISIONE Al Mayadeen, 23 luglio 2024 Le fazioni palestinesi hanno siglato martedì la Dichiarazione di Pechino, in cui tutte le 14 organizzazioni hanno espresso con fermezza la propria disponibilità a rafforzare la riconciliazione e la loro determinazione ad aderire agli interessi nazionali. Il ministro degli Esteri cinese Wang Yi ha preso parte alla cerimonia che ha concluso l'incontro tenutosi nella capitale cinese il 21-23 luglio, secondo quanto riportato dalla China Central Television. Il comunicato finale ha sottolineato la necessità di raggiungere un'unità nazionale completa che includa tutte le forze nell'ambito dell'Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP). Si è concordato l'impegno per la creazione di uno Stato palestinese indipendente con Gerusalemme come capitale e di garantire il diritto al ritorno, sottolineando la formazione di un governo temporaneo di unità nazionale con il consenso di tutti e con autorità su tutta la terra palestinese, così da assicurare l'unità della Cisgiordania, di Gerusalemme e della Striscia di Gaza. Inoltre, si sono impegnati ad avviare l'unificazione di tutte le istituzioni palestinesi, a procedere con la ricostruzione di Gaza e a preparare il terreno per lo svolgimento di elezioni generali, supervisionate dalla Commissione Elettorale Centrale, il prima possibile, in base alla legge elettorale approvata. Secondo il comunicato, i gruppi palestinesi hanno ribadito il loro impegno a rispettare gli accordi di riconciliazione nazionale firmati al Cairo il 4 maggio 2011 e la Dichiarazione di Algeri del 12 ottobre 2022, decidendo di proseguire con la loro attuazione assieme all'assistenza di Egitto, Algeria, Cina e Russia. Il testo ha inoltre accolto con favore il parere della Corte Internazionale di Giustizia, la quale ha confermato l'illegalità della presenza, dell'occupazione e degli insediamenti israeliani sul territorio dello Stato di Palestina, sottolineando la necessità di rimuoverli al più presto. I gruppi di resistenza palestinesi che hanno partecipato all'incontro includono Fatah, Hamas, Jihad islamica, il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, il Fronte Democratico per la Liberazione della Palestina, il Partito Popolare Palestinese, il Fronte di Lotta Popolare Palestinese, il Movimento di Iniziativa Nazionale Palestinese, il Fronte Popolare - Direzione Generale, l'Unione Democratica Palestinese, il Fronte di Liberazione Palestinese, il Fronte Arabo di Liberazione Palestinese, il Fronte Arabo Palestinese e le Avanguardie della Guerra di Liberazione Popolare. La Cina aveva già ospitato i rappresentanti dei movimenti Fatah e Hamas nell'aprile di quest'anno per colloqui approfonditi e sinceri riguardanti il rafforzamento della riconciliazione interna palestinese. Fonte: https://espanol.almayadeen.net/noticias/politica/1889276/resistencia-palestina-acuerda-promover-la-reconciliación-nac Traduzione a cura del Comitato Contro La Guerra Milano

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Pubblicato 19 lug

VERTICE NATO, ISOLATO CHI VUOL FARE DA POMPIERE TRA RUSSIA E UCRAINA: LA TERAPIA POSSIBILE È UNA Il Fatto Quotidiano, 17 luglio 2024 Lo svolgimento e l’esito del recente vertice dei 75 anni della Nato a Washington mi ha fatto tornare in mente la prognosi sulla “seconda Guerra Fredda” che Johan Galtung, il fondatore dei Peace Studies, gli studi internazionali per la pace ispirati alla triade diagnosi-prognosi-terapia, aveva fatto negli anni 2000, alla luce della “megalomania di avere tutto il mondo come propria sfera d’interesse” da parte di chi si considerava – e si considera – il “vincitore” della “prima Guerra Fredda”. CONTINUA A LEGGERE... https://www.facebook.com/photo/?fbid=889308219903491&set=a.640431738124475

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Pubblicato 16 lug

BENVENUTI FRA NOI Marco Travaglio, 16 luglio 2024 Oltre all’orecchio destro di Trump e a quel che resta di Biden e del suo Secret Service, il proiettile esploso sabato sera da Thomas Matthew Crooks ha colpito anche Zelensky. Che ieri, tomo tomo cacchio cacchio, appena riavutosi dallo choc, ha dichiarato con l’aria di dire la cosa più logica del mondo (quale effettivamente è) che, al summit autunnale di pace, “dovranno esserci anche rappresentanti russi”. Prima o poi, ne pronuncerà anche il nome (non è difficile: Vladimir Putin) e revocherà il suo decreto del 4 ottobre 2022 che proibisce a tutti gli ucraini, cioè anche a lui, di negoziare con i russi. In attesa che qualche atlantoide nostrano dia anche a lui del putiniano, non basta una Treccani per raccogliere gli insulti, le calunnie, le gogne, gli ostracismi subìti da chi osa dire la stessa cosa da due anni e mezzo: la guerra fra Russia e Ucraina si chiude solo con un negoziato fra Russia e Ucraina con i rispettivi alleati (Cina e Brics, Usa e Nato). L’avevano capito le stesse Russia e Ucraina già nel marzo 2022, cioè 28 mesi e centinaia di migliaia di morti fa, quando si accordarono con la mediazione di Erdogan e Bennet. Poi gli oltranzisti Nato paracadutarono Boris Johnson su Kiev per intimare a Zelensky di non firmare e di far massacrare il suo popolo per sconfiggere la Russia. Un’idea paranoica che era già costata cara a Napoleone e a Hitler. E ora ha condannato a morte l’Ucraina, precipitata da 44 a 28 milioni di abitanti, semidistrutta nelle infrastrutture, decimata nei suoi giovani, ancor più fallita economicamente e ora anche militarmente. Ma ha devastato anche l’Europa con le sanzioni che dovevano abbattere il sanzionato Putin e hanno rovinato i sanzionatori. E ha trascinato la Nato nell’ennesima sconfitta, come se non bastassero i disastri nei Balcani, in Libia, in Niger e dintorni e la fuga ignominiosa da Kabul. Intanto Putin, che dovevamo isolare, ci ha isolati con tutti i Brics presenti e futuri. E assiste sadicamente alla disgrazia dei leader che puntavano sulla sua e cadono come birilli: Johnson, Truss, Sunak, Draghi, Letta, Marin, Morawiecki, Macron, Scholz, Biden… Resta da capire se potrà essere Zelensky, lo sconfitto, a convocare i negoziati dopo averli irrisi per due anni, o se l’Ucraina dovrà trovarsi un rappresentante più credibile per la nuova parte in commedia, anzi in tragedia. E si vedrà se Putin, il vincitore, aderirà al vertice autunnale o attenderà il 20 gennaio, quando la Casa Bianca avrà un nuovo inquilino che gli pare tanto di conoscere. Di certo nessuno chiederà un parere ai cani da riporto e da compagnia della cosiddetta Europa, che infatti, diversamente da Zelensky, non hanno ancora neppure sentito gli spari di Butler. Magari qualcuno li avviserà poi a cose fatte, come si addice alla servitù. Fonte: Il Fatto Quotidiano https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2024/07/16/benvenuti-fra-noi-3/7624781/

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Pubblicato 13 lug

LA NATO NON PUÒ USARE LA CINA COME CAPRO ESPIATORIO PER LA CRISI UCRAINA Radio Cina Internazionale, 11 luglio 2024 Il 10 luglio, ora locale, durante il Vertice di Washington, la NATO ha rilasciato una dichiarazione controversa nel contesto della strategia statunitense di contenimento della Cina. Questa dichiarazione ha accusato la Cina in modo provocatorio, affermando che rappresenta una sfida per gli interessi, la sicurezza e i valori della NATO, e falsamente la dipinge come "sostenitore decisivo" della Russia. La NATO, in qualità di principale responsabile del conflitto russo-ucraino, non solo evita di riflettere sulle proprie azioni, ma scarica le colpe sulla Cina. Tuttavia, la Cina ha continuamente promosso la pace e i negoziati, contrariamente alle accuse della NATO, dimostrando ancora una volta la vera natura di questo "residuo della Guerra Fredda Il conflitto russo-ucraino, che dura da quasi due anni e mezzo, è sempre più riconosciuto come una conseguenza dell'espansione verso est della NATO, guidata dagli Stati Uniti, che ha ridotto progressivamente lo spazio di sicurezza della Russia, portando al conflitto attuale. Gli Stati Uniti, per perseguire i propri interessi egemonici, sembrano determinati a non fermarsi. Alla fine di maggio di quest'anno, la NATO ha annunciato che continuerà a fornire supporto militare a lungo termine all'Ucraina, con un impegno finanziario di almeno 40 miliardi di euro all'anno. Per nascondere le proprie responsabilità nel conflitto tra Russia e Ucraina, la NATO ha cercato di utilizzare la Cina come "capro espiatorio", creando false narrazioni. Tuttavia, gli Stati Uniti e i Paesi occidentali non hanno fornito alcuna prova concreta a sostegno di queste accuse. Un responsabile delle forze armate statunitensi ha addirittura ammesso che la Cina non ha fornito alcun supporto militare alla Russia durante il conflitto. È ben noto che la Cina non ha giocato alcun ruolo nella creazione o nell'escalation della crisi ucraina. La posizione della Cina su questa questione è stata costantemente quella di promuovere i colloqui di pace e favorire una soluzione politica, un approccio ampiamente riconosciuto e apprezzato dalla comunità internazionale. Dopo l'inizio del conflitto, la Cina non ha mai fornito armi letali a nessuna delle parti coinvolte e ha rigorosamente controllato l'esportazione dei prodotti a duplice uso. Nell'ultimo anno, il governo cinese ha inviato il suo rappresentante speciale per gli affari eurasiatici in missioni diplomatiche tre volte, mirate a promuovere i colloqui di pace. È fondamentale che Washington e la NATO, creatori della crisi, riflettano sulle proprie azioni, smettano di incolpare altri attori e adottino azioni concrete per favorire la distensione della situazione. Come dichiarato dalla parte cinese, solo quando tutti i principali attori internazionali agiranno in modo costruttivo, anziché negativo, potremo intravedere una prospettiva di cessate il fuoco in questo conflitto. Fonte: https://italian.cri.cn/2024/07/11/ARTIx5cesXeClKzpPhOJwoPD240711.shtml

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Pubblicato 9 lug

Segnaliamo il seguente comunicato dell'Unione Democratica Arabo Palestinese - UDAP: Si è tenuta a Roma, sabato 6 luglio, una partecipata manifestazione per la liberazione di Anan Yaeesh, Ali Irar e Mansour Doghmosh, i tre palestinesi arrestati dalle autorità italiane con l’accusa di sostegno alla resistenza in Palestina. La manifestazione, partita da Piazza della Repubblica, ha visto lil coinvolgimento di diverse centinaia di persone che hanno sottolineato il diritto del popolo palestinese di resistere all’occupazione militare israeliana, e condannato la complicità dell’Italia con Israele sul piano politico e militare. Una collaborazione, quella italiana, che si è spinta fino al punto di processare dei palestinese per procura per conto dell’occupazione israeliana, nel tentativo di criminalizzare il diritto a resistere del popolo palestinese, riconosciuto dallo stesso diritto internazionale, dalla Carta dell’ONU e da risoluzioni delle Nazioni Unite. Diverse sono state le forze politiche, sindacali, studentesche e giovanili, oltre a comitati e associazioni di solidarietà con la Palestina che hanno deciso di schierarsi e prendere una chiara e netta posizione in un processo che non riguarda solamente i tre palestinesi arrestati in Italia, ma lo stesso diritto a resistere e di lottare per l’autodeterminazione e liberazione del popolo palestinese. Questa manifestazione si è tenuta a pochi giorni dall’udienza in Cassazione di Anan, Ali e Mansour. È stato inoltre indetto un presidio davanti alla Cassazione a Roma in concomitanza con l’udienza e presidi a Bergamo, Modena, Firenze e diverse altre città davanti a prefetture e sedi istituzionali - a breve verranno pubblicati orari e luoghi. Intanto rilanciamo il presidio davanti alla Cassazione a Roma: Giovedì 11 luglio 2024 - H9:30 Piazza Cavour - Roma Davanti alla Suprema Corte di Cassazione Fonte: UDAP (07/07/2024) https://www.facebook.com/story.php?story_fbid=877523187743821&id=100064584434252

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Pubblicato 8 lug

“NESSUNO DEI NOSTRI DEVE ARRIVARE A GAZA”. ISRAELE ORDINÒ DI SPARARE ANCHE A SOLDATI E CIVILI PER EVITARE CHE DIVENTASSERO OSTAGGI DI HAMAS Scoop del quotidiano israeliano Haaretz: durante gli attacchi palestinesi del 7 ottobre scorso, Tel Aviv ha attivato la cosiddetta Procedura Hannibal che prevede di sparare per uccidere, anche ai propri soldati e concittadini presi in ostaggio. Il Fatto Quotidiano, 7 luglio 2024 Sparare per uccidere, anche i propri soldati e gli ostaggi: “Nessun veicolo deve poter tornare a Gaza“. La chiamano “Procedura Hannibal” e l’esercito israeliano la conosce bene. Secondo Haaretz, è stata attivata anche il 7 ottobre, mentre l’attacco di Hamas era in corso e i miliziani del partito armato palestinese tentavano di tornare nella Striscia portando con sé il più alto numero possibile di militari delle Idf e civili israeliani. CONTINUA A LEGGERE... https://www.facebook.com/photo/?fbid=882697127231267&set=a.640431738124475

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Pubblicato 6 lug

ORBI ET ORBÁN Marco Travaglio, 6 luglio 2024 Di Victor Orbán sappiamo tutto e non dimentichiamo nulla: leader dei conservatori nazionalisti ungheresi; premier nel 1998-2002 e poi di nuovo dal 2010; tradizionalista, euroscettico, filorusso, filocinese, amico di B. e di Netanyahu; furbissimo e pragmatico (ha appena votato il socialista Costa a capo del Consiglio Ue); nel mirino di Bruxelles per le battaglie contro i diritti civili e i migranti, fiero di aver trasformato il suo Paese in una “democrazia illiberale” (parole sue), ragion per cui il Ppe sospese nel 2019 il suo partito Fidesz che poi ne uscì nel 2021 per unirsi alle destre estreme. Ma proprio chi di lui sa tutto e non dimentica nulla dovrebbe domandarsi come sia possibile che, dopo 28 mesi di guerra, abbiamo dovuto attendere il semestre ungherese di presidenza della Ue per vedere un gesto normale da un leader europeo: un viaggio a Kiev e a Mosca per parlare di negoziati. Eppure tutti i big dell’Ue e dei 27 Paesi membri assicurano che l’obiettivo delle vagonate di armi e miliardi spedite a Kiev è il negoziato di pace, anche se comicamente aggiungono “giusta” (come se ne fosse mai esistita una nella storia). Ma, anche se credessero alle fesserie che dicono, dunque all’imminente vittoria di Kiev, come pensano di arrivare alla famosa pace giusta parlando solo con Zelensky e non con Putin? Parlare non vuol dire subire o arrendersi: ma domandare ai due quali condizioni pongono per sedersi al tavolo, scartare quelle inaccettabili e discutere quelle ragionevoli alla luce del campo di battaglia. Che poi è il vero tavolo di ogni negoziato. Dopo quasi due anni e mezzo di bugie (stiamo vincendo noi), capricci infantili (vogliamo tutto) e centinaia di migliaia di morti, tutti sanno che la guerra può finire solo in tre modi: - l’Ucraina che sbaraglia la Russia (ipotesi impossibile, oltreché pericolosa: prima di alzare bandiera bianca, Putin ha un bel po’ di testate nucleari pronte all’uso); - la Russia che prende tutta l’Ucraina (ipotesi improbabile: Mosca non vuole e comunque non ha i mezzi per farlo); - un compromesso a metà strada (unico esito ragionevole, resta solo da capire dopo quanti altri morti). Certo, non sarà Orbán ad avviare il negoziato: appena saputo dell’incontro con Putin, l’euroimbecille di turno Michel l’ha scomunicato: “Non a nome dell’Europa”. Si parla e si tratta con Hamas, Iran, al-Sisi, MbS, talebani e le peggiori canaglie del pianeta, ma con Putin no. Con Putin parlano il Papa, Xi Jinping, Erdogan, Israele, il Sud del mondo, gli stessi Usa, ma l’Ue no. La pace non deve solo essere giusta, ma anche piovere dal cielo. Verrebbe voglia di rammentare agli eurodementi che “non si arriva alla pace stando seduti in poltrona a Bruxelles”. Ma purtroppo anche quello l’ha già detto Orbán. Fonte: https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2024/07/06/orbi-et-orban/7613828/

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Pubblicato 2 lug

Segnaliamo la seguente iniziativa in occasione dell'avvenuta liberazione di Julian Assange e del suo compleanno. BUON COMPLEANNO JULIAN ASSANGE, CELEBRIAMO LA SUA LIBERAZIONE In occasione del suo 53° compleanno e della sua liberazione, brindiamo insieme al coraggio, all'integrità e alla resistenza di Julian Assange. Consapevoli che la lotta per il presente e il futuro della libertà di stampa deve continuare e che il caso Assange rimane una “intimidazione” per qualunque giornalista osi sfidare la disinformazione, la propaganda e i crimini di guerra dell’Occidente. Faremo foto e video, raccogliendo lettere e donazioni da inviare a Julian, per augurargli il meglio e sostenerlo nel ritorno alla vita normale. Ci ritroviamo mercoledì 3 luglio dalle 18.00 alle 20.30 in piazza dei Mercanti a Milano Evento Facebook: https://www.facebook.com/share/M8kALKYBWGy8kwPy/ Comitato per la Liberazione di Julian Assange - Italia https://linktr.ee/assangeitalia

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Pubblicato 27 giu

«Ieri ad HAITI sono sbarcati i primi quattrocento soldati del contingente di polizia internazionale che il Kenya invierà sulla metà isola. Si tratta del primo gruppo dei mille previsti. Haiti è la vittima sacrificale del colonialismo occidentale da tempi antichi. Lo Stato fu la prima repubblica nera e antischiavista, una rivoluzione decisiva, pari per importanza a quella francese, cinese o russa nella storia del mondo, ma dimenticata. Francia, USA ed europei hanno fatto di tutto per seminare il panico: embargo, isolamento e riconoscimento solo in cambio di una cifra astronomica in franchi francesi. Così la povertà diventò endemica. Gli USA hanno occupato l'isola per buona parte della prima metà del '900 tenendo in piedi governi fantoccio che permettevano la servitù della gleba; proprio come fecero in altri paesi centroamericani o dei Caraibi (ho studiato bene il Guatemala al riguardo). Nella seconda metà del '900, gli USA finanziarono con un fiume di denaro la dittatura di Papa e Baby DOC e quando a fine anni '80, con la fine della Guerra Fredda si arrivò alla democrazia, comunque gli USA proseguirono con le ingerenze. Haiti ha un'economia di estrazione: tutto da inviare negli USA a basso costo. Si sono susseguiti colpi di Stato e sbarchi stranieri; oggi gli USA danno questo incarico al Kenya, per evitare un'operazione dal sapore coloniale. Intanto a Nairobi scoppiano manifestazioni violente, con assalto al Parlamento, morti e feriti, contro gli inasprimenti fiscali voluti dal FMI (dunque dagli USA e dagli altri paesi del centro imperialista mondiale). (Da telegram di Gabriele Germani) Dovunque ti giri una disperazione di neocolonialismi e imperialismi agonizzanti ma sempre più pericolosi... e comunque quella del Kenya la chiamano "missione per la pace".» Tramite Maria Morigi (26/06/2024): https://www.facebook.com/maria.morigi/posts/pfbid02gEfTZ6RFj4fLLPQWqxGDN7wuwzf1FEGcrEsCpu8Bq5qKMAr4yCPbgYw7aqmmHBx5l

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Pubblicato 25 giu

ASSANGE LIBERO: GIORNATA STORICA, MA UN PERICOLOSO PRECEDENTE PER LA LIBERTÀ DI STAMPA Una notizia affatto scontata, quella giunta la notte scorsa riguardo all'immediata scarcerazione del giornalista e fondatore di WikiLeaks Julian Assange, dopo anni di mobilitazioni e approfondimenti sul suo caso, in cui abbiamo dovuto materialmente considerare l'estradizione negli Stati Uniti come una eventualità sempre più vicina, visti gli sforzi dei governi occidentali a colpire, punire e infangare in ogni modo il prezioso lavoro svolto da questo coraggioso editore. Eppure, se oggi festeggiamo la liberazione di un giornalista, del quale è evidente l'innocenza per aver diffuso le prove dei crimini di guerra e documentazioni fondamentali per comprendere le guerre in corso, il patteggiamento a cui è costretto Assange implica una ammissione di colpevolezza che segna un brutto precedente per il futuro della libertà di stampa: qualunque giornalista che d'ora in poi osasse sfidare la disinformazione e la propaganda di guerra, svolgendo correttamente il proprio lavoro, potrà essere accusato dello stesso reato. Aspetto particolarmente sconcertante se si pensa alla violazione di una retrograda legge del 1917, l'Espionage Act, che Washington pretende di far rispettare persino fuori dal proprio territorio nazionale. Ci auguriamo che Assange e il team di WikiLeaks possano riprendere presto a svolgere il proprio lavoro a beneficio di una corretta informazione e che altri non si lascino piegare dal messaggio intimidatorio con cui va a concludersi questo caso, sapendo che nessuno ha pagato per quei crimini di guerra né tantomeno risarcirà gli anni di carcere e il danno psicofisico che Julian ha dovuto subire. A lui e a tutta la sua famiglia va il nostro supporto e ringraziamento per aver combattuto e resistito così a lungo, in attesa del momento in cui si possano riabbracciare e recuperare il tempo perduto. Invitiamo a seguire i costanti aggiornamenti della moglie Stella Assange [1] e di WikiLeaks [2] i quali giustamente sottolineano come Assange, fino a quando non sarà rientrato in Australia dopo il patteggiamento in territorio statunitense, non è ancora da considerarsi al sicuro e definitivamente libero. Segnaliamo inoltre la campagna donazioni [3] avviata in queste ore per coprire le ingenti spese del volo aereo utilizzato per il rimpatrio, paradossalmente a carico del giornalista, nonché per le cure e il recupero medico di cui Julian necessita. Comitato Contro La Guerra Milano, 25 giugno 2024 [1] Canale X di Stella Assange: https://x.com/Stella_Assange [2] Canale X di WikiLeaks: https://x.com/wikileaks [3] Campagna donazioni per Assange: https://www.crowdfunder.co.uk/p/free-julian-assange

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