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Comitato Contro La Guerra Milano
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PoliticaL’Italia ripudia la guerra: non un soldo per la guerra, la guerra è contro i lavoratori. Web: comitatocontrolaguerramilano.wordpress.com FB: facebook.com/comitato.milano.5 Email: [email protected]
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Pubblicato 7 gen
Comunità Palestinesi in Europa: Condanniamo l'aggressione USA contro il Venezuela e chiamiamo alla mobilitazione L'Unione delle Comunità e delle Organizzazioni Palestinesi in Europa condanna nei termini più duri l'aggressione militare statunitense contro la Repubblica Bolivariana del Venezuela e il rapimento del presidente venezuelano Nicolás Maduro e di sua moglie. Rappresentano palesi violazioni del principio di sovranità degli Stati, del principio di non ingerenza negli affari interni e del divieto dell’uso della forza nelle relazioni internazionali, un modello di terrorismo di Stato ad opera degli Stati Uniti che minaccia la pace e la sicurezza internazionali... Continua a leggere su: Instagram: https://www.instagram.com/p/DTLG-SljDY9/ Facebook: https://www.facebook.com/share/p/1J9NjFKs8B/
Pubblicato 5 gen
Questa la grande mobilitazione dei venezuelani scesi in strada per chiedere il ritorno immediato del presidente Nicolás Maduro e della moglie Cilia Flores, esprimendo altresì il proprio rifiuto degli attacchi e delle aggressioni del governo statunitense alla sovranità nazionale del Venezuela. Fonte: TeleSUR (05/01/2026) https://www.instagram.com/telesurtv/reel/DTIMl6_gqIL/
Pubblicato 4 gen
USA-VENEZUELA: ATTACCO COLONIALISTA, MA AL BUIO Pino Arlacchi, ex Vicesegretario Generale ONU 4 gennaio 2026 È difficile, in situazioni come questa, ragionare con la testa e non con altre parti del corpo, come fanno Trump e il codazzo politico-mediatico che approva il suo tentato cambio di regime in Venezuela. Dico “tentato” perché fino ad adesso non ci sono gli elementi essenziali di un colpo di Stato, eccetto il sequestro e il rapimento del presidente di uno Stato sovrano. Avvenuto a quanto sembra grazie a qualche classico tradimento di guardie del corpo, e non come espressione di una rete di congiura e di malcontento interni. CONTINUA A LEGGERE... https://www.facebook.com/photo/?fbid=1302994961868146&set=a.640431738124475
Pubblicato 3 gen
DICHIARAZIONE DEL CONSIGLIO MONDIALE DELLA PACE SULL'ATTACCO CRIMINALE DEGLI STATI UNITI CONTRO IL VENEZUELA World Peace Council, 3 gennaio 2026 Il Consiglio Mondiale della Pace (WPC) esprime con la massima fermezza la sua condanna dell'attacco aereo e dell'invasione criminale dell'esercito statunitense nella capitale del Venezuela, i quali costituiscono una violazione della sovranità e dell'integrità territoriale del Paese. Il dispiegamento della Marina statunitense nel Mar dei Caraibi, durato settimane, le minacce e le rivendicazioni sulle ricchezze naturali del Paese, sono sfociati oggi in un'operazione “da gangster” che ha portato alla brutale ingerenza e alla cattura criminale del presidente Nicolas Maduro e di sua moglie da parte delle forze statunitensi. Questo sequestro è l'attuazione di un violento cambio di regime per cui gli Stati Uniti sono ben noti nel corso della loro storia. È l'applicazione della reazionaria “Dottrina Monroe” degli Stati Uniti, la quale considera l'America Latina come il proprio cortile di casa. Il WPC respinge e denuncia alle forze pacifiste del mondo questa flagrante violazione di ogni senso del Diritto Internazionale da parte dell'imperialismo statunitense. Chiediamo ai nostri membri e amici di mobilitarsi contro questa aggressione e di esprimere la propria solidarietà al popolo venezuelano, l'unico che può decidere sul proprio destino e sulle proprie ricchezze senza interferenze, minacce e aggressioni straniere. Chiediamo il ritiro delle forze militari statunitensi dalla regione! Abbasso l'imperialismo! Viva la lotta dei popoli! Il Segretariato del WPC, 3 gennaio 2026 Fonte: https://www.wpc-in.org/statements/statement-wpc-about-criminal-attack-usa-against-venezuela Traduzione a cura del Comitato Contro La Guerra Milano
Pubblicato 31 dic
IRAN, LA GUERRA INEVITABILE NELL'INCONTRO TRA TRUMP E NETANYAHU Maria Morigi, 31 dicembre 2025 Un'analisi non si limita alle dichiarazioni pubbliche, ma piuttosto al tono di Trump quando ha parlato dell'Iran e alla frequenza con cui ha ripetuto questo argomento rispetto ad altri. Trump ha combinato ambiguità e franchezza nelle sue osservazioni sull'Iran. Da un lato, ha tenuto aperta la porta ai negoziati a parole, ma dall'altro ha parlato con decisione di colpire di nuovo ed eliminare qualsiasi minaccia se l'Iran avesse ricostruito le sue capacità nucleari. Queste apparenti contraddizioni rappresentano una chiara indicazione che la decisione è stata presa, e che ciò che sta accadendo ora è la gestione dei tempi, non il dibattito di principio. Se la questione iraniana ha ricevuto così intensa attenzione, il legame tra Iran e Hezbollah nel discorso di Trump non è meno significativo. Infatti ha parlato di Hezbollah in termini più duri e diretti che su qualsiasi altra questione, come se la stesse affrontando non come una questione libanese o un'organizzazione regionale, ma come un'arma avanzata dell'Iran che deve essere contenuta o spezzata prima di un confronto importante. Questo approccio riflette una dottrina militare: una guerra non può essere condotta contro il centro finché le periferie sono attive e in grado di rispondere. La discussione su Hezbollah non è fine a se stessa, ma piuttosto parte della preparazione della scena regionale per una guerra contro l'Iran. Washington e Tel Aviv capiscono che qualsiasi attacco all'Iran provocherà una risposta su più fronti e che l'arena libanese sarà la più delicata e pericolosa. Pertanto, intensificare la retorica, addossare la colpa allo Stato libanese e aumentare il livello delle minacce sono tutti elementi di un'operazione preventiva volta a neutralizzare il fronte o a infiammarlo in condizioni diverse. Trump sembra riprodurre lo scenario dell'anno scorso, ma con una portata più chiara: una pressione economica soffocante, una scommessa su proteste interne e collasso sociale, l'apertura a negoziati condizionati e umilianti e, sullo sfondo, un'opzione militare pronta per essere attuata. I suoi ripetuti discorsi su "caduta" e "proteste" non sono una mera descrizione, ma una palese scommessa politica sulla disintegrazione del regime iraniano dall'interno, o almeno sul suo esaurimento al punto da non essere in grado di sostenere un confronto prolungato. Ciò che rende la guerra all'Iran apparentemente inevitabile non è solo il contenuto delle dichiarazioni, ma anche la loro tempistica. Trump non parla da una posizione di pianificazione a distanza, ma da quella di qualcuno che sta dando gli ultimi ritocchi alla strategia. La regione è in fiamme, i fronti sono aperti, Israele è al massimo livello di allerta e gli Stati Uniti hanno riposizionato le proprie forze militari in diverse località sensibili. In questo contesto, l'Iran non sembra avere molte opzioni. I negoziati proposti non sono un accordo, ma una resa condizionata. E l'escalation non è una tattica di pressione, ma un corso d'azione predeterminato. Per quanto riguarda l'intera regione, si trova sulla soglia di uno scontro che potrebbe iniziare non con un unico attacco su vasta scala, ma piuttosto con una serie di attacchi calcolati, aprendo la porta a una guerra destinata a essere breve e decisiva. Il conto alla rovescia sembra iniziato (Abbas Al-Mu'allem citato dall'Ambasciata della Repubblica islamica dell'Iran a Roma). Fonte: https://www.facebook.com/share/1FkMyjcjvg
Pubblicato 29 dic
USA E IL BOOMERANG CON IL VENEZUELA Pino Arlacchi, ex Vicesegretario Generale ONU 27 dicembre 2025 Mi trovavo a Caracas due mesi fa, ospite di un Forum internazionale. Trump tuonava da tempo minacce d’invasione e guerra. Una formazione navale Usa si trovava a circa 700 km a Nord della capitale. Ma la città e il Paese apparivano immersi in una calma surreale. Niente coprifuoco né proclamazione d’emergenza nazionale, zero panico di massa. Piazze e strade illuminate. Nessuna fuga dai centri urbani né assalto a supermercati e distributori di benzina. Incoscienza latina? Testa sotto la sabbia? Strategia governativa di rassicurazione e minimizzazione del pericolo? Quest’ultimo punto veniva smentito dalla presenza, nella piazza antistante l’evento cui partecipavo, di un meeting della milizia popolare nazionale, una forza passata da 5 a 7 milioni di unità dopo l’intensificazione degli attacchi Usa. CONTINUA A LEGGERE... https://www.facebook.com/photo/?fbid=1298389665662009&set=a.640431738124475
Pubblicato 27 dic
CONTRO LA CAMPAGNA DI REPRESSIONE E CRIMINALIZZAZIONE! LA SOLIDARIETÀ CON IL POPOLO PALESTINESE NON È TERRORISMO! GPI e UDAP, 27 dicembre 2025 Condanniamo con fermezza l'operazione repressiva che all'alba di oggi, sabato 27 dicembre 2025, ha portato all'arresto di nove persone e al coinvolgimento di tre associazioni, con l'accusa di finanziamento a organizzazioni politiche in Palestina. Si tratta di un grave atto di criminalizzazione delle mobilitazioni e delle associazioni solidali con il popolo palestinese in Italia. Questi arresti, insieme ai precedenti casi di Anan, Ali, Mansour e Ahmad Salem, confermano una preoccupante deriva repressiva e un uso politico dell'apparato giudiziario volto a colpire il dissenso e a intimidire chi denuncia l'occupazione e i crimini commessi contro il popolo palestinese. La resistenza è un diritto legittimo del popolo palestinese, così come di ogni popolo in lotta per la propria autodeterminazione, ed è riconosciuta anche dal diritto internazionale. Rifiutiamo pertanto che venga arbitrariamente equiparata al “terrorismo”. Esprimiamo la nostra piena solidarietà a tutte e tutti coloro che sono stati colpiti da questa campagna repressiva e rinnoviamo il nostro impegno a proseguire la mobilitazione contro l'occupazione, il genocidio e la complicità dell'Italia, così come contro ogni forma di repressione del dissenso. La solidarietà con il popolo palestinese non è terrorismo! Giovani Palestinesi d’Italia (GPI) Unione Democratica Arabo-Palestinese (UDAP) Fonte: https://www.facebook.com/photo/?fbid=1297691635726972&set=a.316125863883559
Pubblicato 24 dic
COMUNICATO DI RISPOSTA ALL’ATTACCO DELLA MELONI ALLE ORGANIZZAZIONI PALESTINESI GPI e UDAP, 21 dicembre 2025 L’invito di Abu Mazen ad Atreju e l'esplicito attacco della Meloni alle realtà e ai movimenti palestinesi nel comizio finale, costituiscono un dato di fatto significativo: la capacità del movimento di resistenza palestinese di rivelare le fratture e le contraddizioni del sistema politico italiano ed internazionale. Per rispondere più nel dettaglio alla Presidente, che ad Atreju ci ha interpellati direttamente, “pretendendo di sapere se la resistenza della quale parliamo sia Hms”. Siamo d’accordo con Meloni quando dice che “la pace non si fa con le canzoni di John Lennon ma con la deterrenza”, e ribadiamo che, come dimostra l'oltre un secolo di lotta anticoloniale del nostro popolo, in Palestina l’unica deterrenza contro “Israele” è la Resistenza. CONTINUA A LEGGERE... https://www.facebook.com/photo/?fbid=1294591949375114&set=a.640431738124475
Pubblicato 20 dic
COMUNICATO DEL COMITATO CONTRO LA GUERRA MILANO IN MERITO ALLE DICHIARAZIONI DI TRUMP SUL PETROLIO VENEZUELANO "Il Venezuela è completamente circondato dalla più grande armata mai schierata nella storia del Sud America. Diventerà sempre più grande e lo shock per loro sarà come nulla che abbiano mai visto prima, fino a quando non restituiranno agli Stati Uniti d’America tutto il petrolio, la terra e gli altri beni che ci hanno rubato in precedenza." (Donald Trump, 17 dicembre 2025*) La Casa Bianca si è tolta la maschera dichiarando il vero obiettivo dello spiegamento militare nel Mar dei Caraibi: non è la lotta al narcotraffico, ma il petrolio e le ricchezze naturali del Venezuela. Dopo i furti della CITGO (principale filale statunitense della compagnia petrolifera statale venezuelana PDVSA) di 1 milione e 900 mila barili di petrolio a bordo della petroliera venezuelana assaltata nel Mar dei Caraibi dalla Marina statunitense, attraverso un vero e proprio atto di pirateria internazionale la scorsa settimana, denunciamo come le minacce, i furti, le estorsioni e il saccheggio continuino ad essere il faro della politica imperialista statunitense e dell’Occidente. Esprimiamo la nostra solidarietà al popolo venezuelano, il vero padrone della propria ricchezza e del proprio futuro, l'unico che può decidere liberamente e indipendentemente con la propria sovranità, senza interventi e minacce straniere. Fuori la Marina statunitense dal Mar dei Caraibi! Abbasso l'imperialismo! Viva la solidarietà internazionalista dei popoli! Comitato Contro La Guerra Milano Milano, 20 dicembre 2025 *https://x.com/WhiteHouse/status/2001126583118213372
Pubblicato 19 dic
Segnaliamo a tutti gli amici di Cuba questa iniziativa culturale che si terrà domenica 21 dicembre dalle ore 10.00 presso il CAM Garibaldi a Milano (M2 Lanza), in cui si raccoglieranno fondi per l'invio di aiuti umanitari alla parte orientale di Cuba colpita dall'uragano Melissa. https://www.facebook.com/events/1398859105272520/
Pubblicato 18 dic
«Il fondatore di WikiLeaks, Julian Assange, ha presentato una denuncia contro la Fondazione Nobel, accusandola di aver trasformato il Premio Nobel per la Pace in uno "strumento di guerra". Nel mirino dell'attivista australiano c'è anche la vincitrice dell'edizione 2025, la leader dell'opposizione venezuelana María Corina Machado, ritenuta responsabile di aver incoraggiato l'escalation militare degli Stati Uniti contro il Venezuela. Secondo Assange, rilanciato dai principali media del Paese sudamericano, la Fondazione avrebbe commesso una "grave appropriazione indebita di fondi", favorendo crimini di guerra, crimini contro l'umanità e il crimine di aggressione. Per questo ha chiesto alle autorità svedesi di congelare gli undici milioni di corone assegnati con il premio. L'attivista sostiene che il sostegno espresso da Machado al massiccio dispiegamento militare statunitense nei Caraibi contraddica in modo "categorico" i criteri stabiliti nel testamento di Alfred Nobel. Assange ha inoltre accusato la Fondazione di essere consapevole del sostegno dell'opposizione venezuelana alle operazioni militari di Washington, affermando che l'erogazione del premio avrebbe contribuito indirettamente a "esecuzioni extragiudiziali" e ad attacchi contro civili lungo le coste caraibiche del Venezuela. Nel testo della denuncia, Assange contesta anche le posizioni di Machado favorevoli a una possibile concessione delle risorse petrolifere del Paese agli Stati Uniti in caso di caduta del presidente Nicolás Maduro. "Il fondo per la Pace di Alfred Nobel non può essere usato per promuovere la guerra", ha affermato, citando infine dichiarazioni della leader venezuelana a sostegno del premier israeliano Benjamin Netanyahu, ritenute incompatibili con lo spirito del riconoscimento.» Fonte: ANSA (17/12/2025) https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/americalatina/2025/12/17/assange-accusa-il-nobel-premio-per-la-pace-usato-per-la-guerra_f19da923-f1c6-4874-b6ee-33685a463ead.html
Pubblicato 16 dic
LA COALIZIONE INTERNAZIONALE FREEDOM FLOTILLA CHIAMA LA SOCIETÀ CIVILE A UN RINNOVATO IMPEGNO A FIANCO DEL POPOLO PALESTINESE E ANNUNCIA CHE CONTINUERÀ A SALPARE VERSO GAZA Freedom Flotilla Italia, 10 dicembre 2025 I delegati delle diverse campagne nazionali e i componenti delle commissioni di lavoro della Freedom Flotilla Coalition (FFC) si sono riuniti a Dublino dal 5 all’8 dicembre per un consuntivo delle attività svolte nell’ultimo anno e per pianificare le missioni future. I partecipanti hanno espresso profonda preoccupazione per l'attuale situazione a Gaza: un fragile cessate il fuoco, ripetutamente violato dall'entità sionista; ampie parti del territorio interdette, requisite, sottoposte a occupazione e a un pesante controllo militare. La popolazione continua a essere sottoposta a genocidio: una gravissima crisi umanitaria causata dal protrarsi del blocco, dell’assedio illegale e dell’embargo attuati dal regime israeliano fin dal 2007. CONTINUA A LEGGERE...