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Savino Balzano
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Tag: #netanyahu · 28 posts
Posted Apr 13
Le reazioni della nostra politichetta di sinistrucola al risultato elettorale ungherese raccontano molto di noi e ci fanno capire tante cose. Se uno arrivasse oggi in Italia da Marte e osservasse le reazioni dei nostri, penserebbe che a vincere sia stato come minimo un socialista. Andrebbe bene anche uno di questi riformisti che non trovano spazio a destra e fingono di essere di sinistra: che so, un #Renzi ungherese, un Renzi Máté. Qualcosa del genere. Paolo #Gentiloni non sta più nella pelle: «Inno alla gioia», per commentare un video in cui si vede una spianata di bandiere ungheresi e una piccola bandiera #UE, che viene zoomata fino all’estremo. Prima aveva scritto: «l’Europa è più forte delle autocrazie. Grazie Magyar. I love Hungary». Se la ama tanto, perché non ci fa il favore di trasferircisi per sempre? Poi c’è la dolce Elly, la #Schlein (non l'hanno vista arrivare, ma manco dopo), che commento poco per due ragioni: non amo sparare sulla croce rossa; conta praticamente nulla dentro e fuori dal suo partito. Lei: «Il tempo dei sovranisti è finito». Vedremo. Péter #Magyar è stato nel partito di #Orban (#Fidesz) dal 2002 al 2024: la bellezza di 22 anni, ed era uno dei suoi collaboratori più stretti. Poi ha aderito (a seguito di un percorso piuttosto controverso) a #TISZA, un partito conservatore di (centro)destra. I nostri tuttavia esultano, ed esultano perché destra e sinistra non c’entrano assolutamente nulla: dopotutto loro di sinistra non lo sono mai stati, ammesso che abbia ancora un senso. Esultano per le ragioni che spiega benissimo Enrico #Letta: «L’Europa è più forte. L’Ucraina è più forte». Al netto della politica interna, della corruzione, dello scellerato sostegno a #Netanyahu, #Orban ha rappresentato un ostacolo ai piani neoliberali eurounitari e al grande partito della guerra europeo e del clown di Kiev: chiunque lo sia rischia grosso, e lo abbiamo visto. Lo stesso Orban, nel 2024, fu vittima di uno stranissimo incidente in Germania, dove perse la vita un poliziotto addetto alla sua scorta. Poi ci fu l’attentato allo slovacco #Fico (socialdemocratico, ma sulla guerra in Ucraina ostile ai servi europei dei neocon e dei democratici statunitensi) e quello a #Trump. I nostri festeggiano perché così desiderano quelli che tengono il guinzaglio. Hillary #Clinton: «La fine del regime autocratico di Viktor Orbán è una vittoria non solo per l’Ungheria, ma per tutte le persone nel mondo che danno valore alla democrazia». I nostri semplicemente obbediscono. Occhio però ai false friends, che in queste fasi si riconoscono benissimo: parliamo un momento di Giuseppe #Conte. Il camaleonte si supera: «Ha perso chi ha condotto le Istituzioni verso una svolta autoritaria e illiberale, chi in Europa ha ostacolato misure che avrebbero offerto soluzioni e risposte anche al nostro Paese. (...) Auguriamoci che in Ungheria vengano definitivamente superate la deriva illiberale e le politiche incentrate sulle paure dei cittadini». Orban perde le elezioni, lo riconosce quasi immediatamente (non così scontato dalle nostre parti), e secondo il Professore è la fine dell’autoritarismo illiberale. Già qui ci sarebbe da smetterla e da chiamare uno bravo, ma poi va avanti. Quali sarebbero, infatti, le misure che Orban avrebbe ostacolato e che erano nel nostro interesse? Il PNRR, forse, vanto del governo Conte? Ricordo a tutti che si trattava (e si tratta, lo vedremo purtroppo) di un enorme prestito condizionato, che ci costerà tantissimo nei prossimi anni. Conte ha ottenuto che l’UE ci “prestasse” soldi nostri per fare ciò che vuole lei. Contento lui. Poi però c’è l’aspetto più importante che riguarda l’avvocato: dovrebbe essere grato a Orban perché, in effetti, ha saputo rappresentare al meglio le istanze che proprio il M5S sostiene di avere a cuore. Si è frequentemente messo di traverso sul riarmo all’#Ucraina e sui soldi (ancora nostri) da mandare a #Zelensky per acquistare altri sanitari d’oro. Conte, a ben vedere, dovrebbe essere un sostenitore di... CONTINUA: https://x.com/SavinoBalzano/status/2043610521190973841?s=20
Posted Mar 31
https://x.com/SavinoBalzano/status/2038917225424244758?s=20 Il Cardinale #PierbattistaPizzaballa ha confermato, ancora una volta, tutta la sua misura e il suo incredibile senso di responsabilità: «Ci sono stati dei fraintendimenti con Israele, non ci siamo compresi ed è questo quello che è accaduto». Parla di fraintendimenti e lo fa, a mio modestissimo avviso, sapendo benissimo che non c’è alcun fraintendimento. Quella di #Israele è stata una ritorsione, una rappresaglia alle parole che il Patriarca di Gerusalemme ha pronunciato in diverse circostanze. Luglio 2025: «Quello che il governo di Israele sta facendo a #Gaza non è giustificabile. Non riusciamo a capire le ragioni di tutto questo (...). Abbiamo il dovere morale di esprimere con assoluta chiarezza e franchezza la nostra critica alla politica che questo governo sta adottando a Gaza». Ancora: «Quello che sta accadendo nella Striscia è moralmente inaccettabile (...). Non c’è giustificazione alcuna per lo sfollamento di massa deliberato e forzato di civili. Non può esserci futuro basato sulla prigionia, sullo sfollamento dei palestinesi o sulla vendetta». Settembre 2025: «Israele oggi si percepisce come unica vittima, e questo impedisce di avere una visione lucida e libera del futuro». Febbraio 2026: «La comunità internazionale permette a Israele di fare a Gaza quello che la Russia non può fare in Ucraina». Le critiche del Cardinale sono state espresse poi relativamente ai crimini in #Cisgiordania, anche nei confronti dei villaggi cristiani. #Pizzaballa ha inoltre precisato, qualora ce ne fosse bisogno, di non avere nulla «contro il mondo ebraico» e persino di non essere «contro la società israeliana». Quest’ultima affermazione è probabilmente fin troppo cauta: fino a che punto è scindibile l’operato di un governo dal popolo di quel Paese? La precisazione sull’ebraismo è necessaria laddove ogni critica a Israele viene subdolamente ascritta all’antisemitismo: un giochetto noto, cui si presta la nostra politica, che recentemente in Senato (contrari 5 Stelle e AVS) ha dato via libera a un disegno di legge che prova a mettere il bavaglio a ogni critica possibile allo Stato di Israele. Eppure è davvero interessante che proprio chi fa la vittima, denunciando ogni giorno il montare di un sentimento antisemita — che in primis Israele sta purtroppo alimentando — poi si renda responsabile di un gravissimo attacco alla cristianità, come quello che abbiamo visto nelle scorse ore, impedendo al Patriarca di Gerusalemme di accedere alla chiesa del Santo Sepolcro. E a indignare ancor di più è il coro dei servi nostrani - tra commentatori e giornalisti - che arrivano persino a prendere le distanze dal nostro governo, che una volta tanto ha il coraggio di protestare seriamente contro il governo di gerarchi di Tel Aviv. Una certa informazione prova addirittura ad attribuire la colpa alla Chiesa cattolica: si arriva a scrivere che certe cose si potevano organizzare per tempo, con un minimo di preavviso insomma. Da non crederci. Da secoli non accadeva e parliamo della Domenica delle Palme: di quale preavviso aveva bisogno Benjamin #Netanyahu? Lo dovremmo avvertire ogni anno circa una ricorrenza che si ripete da tempo immemore? Chi lo sostiene dovrebbe farsi vedere da un luminare della psichiatria. Di quale rischio per la sicurezza farneticano, poi, considerando che Pizzaballa era praticamente solo? Dobbiamo ammirare la compostezza del Cardinale che, anche in questa circostanza, evita un inasprimento della crisi, pur essendo consapevole della gravità inaudita di quanto accaduto: il suo obiettivo resta proteggere i deboli, i palestinesi e i cristiani, sottoposti al terrore di Israele. Uno Stato del tutto fuori controllo, che ha recentemente approvato alla Knesset una legge che prevede, di fatto per i soli palestinesi della Cisgiordania — per i quali interviene il tribunale militare — la pena di morte come misura ordinaria (“the rule is the death penalty”). Chi ha ruoli così delicati è chiamato alla moderazione per non esporre gli innocenti a ulteriori... CONTINUA SU X
Posted Mar 22
https://x.com/SavinoBalzano/status/2035649061173215431?s=20 FUORI L'ITALIA DALLA TERZA GUERRA MONDIALE Il mio intervento "Il 12 marzo, a Roma, c’è stato un forte temporale: lo ricorderete. Fulmini per tutta la mattina. Stavo preparando i miei figli per portarli a scuola quando, all’improvviso, il boato di un tuono: mio figlio mi si avvinghia addosso, mi stringe fortissimo, piange terrorizzato. L’ho consolato, gli ho spiegato cosa stesse accadendo e si è tranquillizzato. È stato solo un momento, eppure per lui, che ha due anni, credo sia stato profondamente spaventoso: l’ho visto nei suoi occhi sbarrati, che mi imploravano. «Papà!». In quel momento, inevitabilmente, il mio pensiero è andato ai bambini del Medio Oriente. Al loro inconsolabile lamento, alla loro infinita disperazione. Ho pensato a loro, con commozione, e ai loro genitori: proviamo a metterci, anche solo per un istante, nei loro panni. Non oso immaginare il senso di impotenza di quelle madri e di quei padri. Cosa c’è di più doloroso del non saper lenire lo spavento di un figlio? Del non trovare parole per consolarlo, del non avere la forza di proteggerlo? Questo è ciò che vivono migliaia di famiglie a #Gaza, in #Cisgiordania, in #Libano e in #Iran. Questa guerra non ha nulla a che vedere con la democrazia. Non ha nulla a che vedere con la libertà: sotto le bombe di #Netanyahu e #Trump continuano a morire migliaia di persone, anche le donne che, a parole, staremmo liberando. Del loro destino non interessa a nessuno in Occidente. È una guerra squallida, mossa da interessi meschini: chiunque, nel nostro Paese, provi a conferirle legittimazione è complice di chi ha portato il terrore tra quelle persone, nell’animo di quei genitori, nel cuore di quei bambini. «L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali». Così recita l’articolo 11 della nostra #Costituzione. Eppure, anche coloro che ogni giorno fingono di stracciarsi le vesti per difenderla sostengono il partito internazionale della guerra: lo abbiamo visto chiaramente con il conflitto in #Ucraina. Ci siamo autosanzionati più di venti volte, affamando il nostro popolo, indebolendo ulteriormente chi era già in difficoltà. Invece, nessuna sanzione viene proposta per #Israele: nemmeno una. E sarebbero certamente più efficaci di quelle comminate alla #Russia. E allora mi rivolgo, da questa piazza, direttamente al Capo dello Stato, a colui che dovrebbe essere garante della Costituzione, del vincolo interno, dell’interesse dell’#Italia: perché tanta veemenza nei confronti dei russi, addirittura paragonati ai nazisti in un celebre quanto maldestro discorso a Marsiglia, e tanta timidezza nei confronti di Israele? Perché si tace quando i nostri militari vengono deliberatamente attaccati al confine del Libano, o quando due carabinieri vengono fatti inginocchiare da un uomo dell’IDF, con un mitra puntato alla testa, in Cisgiordania? Eppure «il Presidente della Repubblica è il capo delle Forze armate». Così recita l’articolo 87 della Carta. Nemmeno una parola per quegli italiani aggrediti, umiliati mentre servivano il proprio Paese. E nemmeno una parola quando a essere sanzionata è stata Francesca Albanese, colpevole di aver raccontato la verità, la barbarie di un Paese che si accanisce con ferocia contro il popolo palestinese. Abbiamo assistito, all’aggressione di un’italiana che, più di altri patrioti, ha saputo rappresentare i valori costituzionali del suo Paese, facendo il proprio dovere. Nessun monito però si è sollevato dal Colle, anche in quella circostanza. Non la sua voce, Presidente, in difesa di una nostra connazionale, della Costituzione e dei valori che racchiude. I valori di una Costituzione che è diventata, purtroppo, oggetto della peggiore strumentalizzazione: citata e dimenticata a seconda dell’opportunità. Elegante carta da parati, a ornamento delle sontuose sale del #Quirinale. Qualcuno la osserva, stancamente, senza provare più emozioni. CONTINUA SU X
Posted Mar 4
https://x.com/i/status/2029240551011160249 Ovviamente in #Italia ci stiamo davvero distinguendo in questa fase. I nostri giornali, la nostra stampa (fatico, nella maggior parte dei casi, a definirla “informazione”, comprenderete) enfatizzano il gravissimo attacco iraniano a #Cipro. Un Paese dell’Unione Europea, insistono a ricordarci gli augusti commentatori. Un fatto gravissimo, inaudito, inconcepibile. Peccato solo per un piccolissimo dettaglio: la distruzione del #NordStream ad opera degli ucraini del pianista magico (quello che suona il piano col pisello, con i sorci al seguito), una delle più importanti infrastrutture energetiche d’#Europa, che ci avrebbe consentito peraltro di acquistare più agilmente il gas russo a un prezzo molto inferiore rispetto a quello statunitense. E ancor più lo pagheremo. Il nostro Presidente del Consiglio è riuscito a dare la colpa a #Putin. #Trump e #Netanyahu attaccano Teheran e "ha stato Putin". Perché avrebbe rotto l’argine: avrebbe dato il via alla violazione del diritto internazionale. Datemi pure del putiniano, come fa qualche disagiato pellicano pelato, però, a me la replica dell’ambasciata russa sembra impeccabile: «A nostro avviso, madre dell’attuale crisi del sistema del diritto internazionale è la menzogna utilizzata dai leader occidentali per giustificare le proprie intrepide violazioni della Carta delle Nazioni Unite, a partire dalle aggressioni armate, non provocate e brutali, a Paesi indipendenti e membri dell'ONU: contro la Jugoslavia (1999), l’Iraq (2003), la Libia (2011) e, oggi, contro ll’Iran (2026)». Sublime, ancora una volta, il nostro Capo dello Stato, #Mattarella. A caldo, subito dopo l’aggressione all’Iran, dichiara che «la guerra sia tornata a spargere sangue nel mondo, in tante sue parti, anche non lontano dalla nostra Italia». Adesso la guerra si muove da sola, ha quattro ruote motrici. Torna così, autonomamente, non si sa come. Quando si tratta dei russi, facciamo un bel paragone con i nazisti, nonostante abbiano lasciato sul terreno decine di milioni di morti per arrivare a Berlino. Quando si tratta di #Israele, viceversa, la guerra diventa impersonale: come un’auto senza conducente. E se non c’è il conducente, a chi la dai la colpa? Bella trovata.
Posted Mar 3
https://x.com/i/status/2028774213952106653 Quousque tandem abutere, Catilina, patientia nostra? Solo che oggi, al posto di Catilina ci siamo noi. Al posto di Cicerone c’è il resto del mondo. Si resta davvero basiti, allibiti per ciò che si sente dire e per ciò che si legge. Come si fa ad ammantare di legittimità quanto #Israele e gli #StatiUniti stanno facendo in Medio Oriente? Si parla di guerra difensiva. Si dice che l’#Iran avesse a disposizione armi pericolosissime (mentre lo nega la CIA). Si afferma che #Netanyahu e #Trump vogliano restituire libertà alle donne, agli omosessuali, agli oppositori iraniani. Sappiamo che con le bombe non si esporta la democrazia, ma sappiamo anche che esportarla non interessa affatto a nessuno. Tanto è vero che a nessuno viene in mente di liberare gli oppressi da bin Salman. Anzi, ci facciamo affari. Come ce li facciamo con al-Jolani, pur conoscendone la storia. È semplicemente ridicolo negare che questa operazione risponda a meri interessi geopolitici. Israele e gli Stati Uniti, al di là delle esigenze di distrazione di massa dei loro leader, hanno bisogno di un regime change. Gli Stati Uniti, in funzione anticinese, in primo luogo. E dunque la domanda resta: quanto ancora il mondo deve pazientare? Quanto può farlo dinanzi alla nostra propaganda demenziale? Perché gli altri non dovrebbero avere il diritto di replicare i nostri comportamenti? Leggo di condanne per le azioni militari iraniane. Si chiede a #Teheran di fermarsi. Ma, dico, siamo pazzi? Che fine hanno fatto #Maduro e sua moglie? Qualcuno ne sa qualcosa? Vi sembra normale andare in giro per il mondo a rapire o sopprimere capi di Stato e di governo? Se i cinesi cominciassero a fare davvero come noi, che cosa accadrebbe? Come reagiremmo? Il nostro dibattito pubblico è imbarazzante. Le aggressioni israeliane a sette Paesi vengono descritte come lotta alle basi del terrorismo, dimenticando che sono state bombardate capitali e un numero incalcolabile di strutture civili. È imbarazzante l’assenza di dignità nei commenti, l’assoluta e palese disonestà: qualche pagliaccio domanda persino quando scenderemo in campo militarmente per difendere #TelAviv. È il riflesso della nostra decadenza culturale e morale. Siamo ormai in una profonda, forse inesorabile, decadenza. Il futuro dei più giovani appare quanto mai fosco. Poveri innocenti. Perché alla fine restano loro: i civili, i bambini, gli innocenti. Sempre sacrificabili, sempre “collaterali”. In nome di una libertà che non arriva mai.
Posted Mar 1
https://x.com/SavinoBalzano/status/2028025360843964570?s=20 Ovviamente sono le ore della peggiore ipocrisia. Leggi le note stampa, apri i social e vieni letteralmente invaso da un fiume mefitico di impudenza. Il peggiore di tutti è l'ucraino magico, quello che suona il piffero — anzi, il pianoforte col pisello — e i sorci gli vanno dietro incantati: per #Zelenski «giusto liberarsi di un regime terrorista». Dovrebbe fare attenzione a certe uscite: se sabotare il #NordStream, unico vero attacco a infrastrutture europee, può essere considerato un atto terroristico o comunque illegale, la testa a rischiare potrebbe essere anche la sua. Lui e le pantegane che da anni farneticano, con le loro patetiche bandierine #UE e ucraine nella bio, di Stato aggredito e Stato aggressore, esultano: sono in piena estasi, in delirio totale. Fioccano pure le foto di #Khamenei con la croce sopra: uno in meno, colpito. A pubblicarle sono cagasotto da divano che non avrebbero mai il coraggio di imbracciare nemmeno una cerbottana per difendere la libertà e la democrazia. Si nasconderebbero nel primo buco disponibile, nel primo tombino. E già me li immagino, i minus habens: «ecco il soccorso al regime degli #ayatollah!». Io penso che ogni Paese debba regolarsi come vuole e che gli iraniani debbano vivere come credono: vedremo adesso quale sarà l’effetto dell’intervento. Ma il punto è un altro: agli israeliani e agli statunitensi non importa nulla della libertà e della democrazia in #Iran. Lo hanno spiegato bene alcuni ieri — bravissimo Marcello Foa nella sua analisi: #Netanyahu rischia di andare in galera e #Trump ha il grosso bubbone #Epstein. L’Iran non aveva armi pericolose per noi (come non le aveva Saddam), è la CIA dirlo, e stava facendo passi enormi per giungere a un accordo mediato dall’Oman. Di che parlate? Se davvero fosse un intervento in difesa delle donne soggiogate, degli omosessuali impiccati, della libertà di un popolo oppresso, perché non una parola per le bambine della scuola femminile #ShajarehTayyebeh? Le immagini che giungono da #Minab sono semplicemente strazianti. Anche qui la risposta ce l’hanno pronta: ci furono vittime anche nella guerra di liberazione in Italia, oggi abbiamo la democrazia. A parte il fatto che toccherebbe parlarne: siamo davvero così liberi oggi dai nostri “liberatori”? Lo potrebbe credere solo un idiota. In ogni caso, un crimine di guerra non ne cancella un altro e lo scopo dell’intervento cominciato ieri è tutt’altro che benevolo. Ti sbattono in faccia le immagini di iraniani in festa. Nessuno dice che il regime iraniano fosse un bene e dunque si capisce che qualcuno (alcuni, non tutti) esulti. Ma domandatevi cosa accadrà adesso: cos’è oggi l’Afghanistan? E cos’è oggi l’Iraq? E la Libia? Gli iraniani soffriranno ancora perché non hanno amici in Occidente. E i piccoli politicanti che affollano il nostro dibattito pubblico continuano a dimostrare la loro patetica inconsistenza. In tutto questo, però, che fine ha fatto il garante assoluto del diritto internazionale? Qualcuno ha sentito per caso la severa e autorevolissima voce di #SergioMattarella? Si può tifare, esultare, sentirsi dalla parte giusta della Storia. Ma la Storia, di solito, presenta il conto ai popoli, non ai commentatori da tastiera. E quando arriverà, sarà troppo tardi per scoprire che la libertà non si esporta con i bombardamenti.
Posted Feb 28
https://x.com/SavinoBalzano/status/2027707031268864178?s=20 Mi domando se sotto i missili statunitensi e israeliani cadrà anche qualcuna delle donne dei cui diritti l’Occidente si diceva tanto preoccupato nelle scorse settimane di protesta. Ci si indignava per i caduti provocati dalla repressione del regime di #Teheran. Le stime erano precisissime, nessuna diffidenza — a differenza dei numeri di #Gaza. Certi morti, si sa, contano meno. In tutti i sensi. Chissà se le bombe di #Trump e #Netanyahu sapranno “salvare” gli studenti sopravvissuti ai disordini delle settimane passate. Pareva stessero gli particolarmente a cuore. Sanzioneremo gli #StatiUniti e #Israele? Manderemo aiuti economici o militari all’#Iran? Si potrebbe ancora una volta tirare fuori la storia dell’aggredito e dell’aggressore, puntare il dito contro la nostra ipocrisia. Ma non serve più: non abbiamo altra dignità da perdere.
Posted Oct 2
https://x.com/SavinoBalzano/status/1973676152741871682?t=eMAKRBwkSFtm8mqJlZoa8A&s=19 Quello che trovo davvero sconcertante, e lo dico senza ironia, è constatare come si insista nel manipolare la realtà pur di nascondere, almeno in parte, ciò che #Israele sta compiendo con la nostra complicità. Mi addolora, davvero, questa sterile contrapposizione tra la (finta) sinistra e la (finta) destra: a indignarsi per quanto accade a #Gaza sono cittadini con le più diverse convinzioni politiche. Perché l’umanità appartiene a tutti. O quantomeno così dovrebbe essere. Alessandro #Sallusti sostiene che i corridoi umanitari funzionino benissimo: quindi sono due anni che discutiamo del nulla? Dobbiamo forse chiedere scusa a #Netanyahu, #Smotrich e #BenGvir? Come si può sostenere simili assurdità senza provare imbarazzo? Continuo a chiedermi dove sia il limite. #BattitoriLiberi: dal lunedì al venerdì alle 17, Radio Cusano
Posted Aug 28
https://x.com/SavinoBalzano/status/1960969378632986849?t=-Ao0ArAICc6qJRzFbqfB2Q&s=19 Trovo incredibilmente offensivo chi sostiene che, se Hamas restituisse tutti gli ostaggi – quelli ancora in vita e i corpi di chi purtroppo non lo è più – le operazioni militari israeliane cesserebbero all’istante. È offensivo perché è falso, palesemente falso, e tutto lascia pensare che lo sia. Ne sono ben consapevoli anche quelli che continuano a ripetere questa miserabile menzogna. Ed è offensivo perché rappresenta l’ennesimo insopportabile oltraggio a una tragedia di proporzioni inaudite. Una tragedia che segnerà la nostra memoria collettiva e che ci inchioderà, come occidentali, a ulteriori e drammatiche responsabilità agli occhi del mondo intero. Il #7ottobre è stato un crimine: le azioni di #Hamas di quel giorno vanno condannate senza esitazioni. Tuttavia, è necessario squarciare il velo di ipocrisia che circonda quella data. #Israele sapeva, e da tempo, che gli attentati si stavano preparando. Lo sapeva perché la sua intelligence lo aveva rilevato e non poteva essere altrimenti: parliamo di un Paese capace di piazzare cercapersone in #Iran e farli esplodere nelle tasche dei propri nemici, di monitorare centimetro per centimetro – anche sottoterra – il muro che lo separa dalla Striscia di #Gaza. A far notare questi aspetti non è la propaganda palestinese, ma giornali israeliani come #Haaretz. In secondo luogo, molti dei caduti del 7 ottobre sono imputabili a Israele stesso per due ragioni. Primo, per la reazione che lo Stato ebraico ha avuto in quelle ore: attacchi massicci con mezzi pesanti ed elicotteri hanno inevitabilmente colpito anche civili israeliani. Si veda in merito l’estensione della direttiva “Annibale” (ricostruita da Roberto Iannuzzi in Il 7 ottobre tra verità e propaganda, Fazi 2024). Secondo, perché è ragionevole e verosimile ritenere che molti ostaggi siano stati uccisi dai bombardamenti a tappeto dell’Idf sulla sottile striscia di Gaza. Perché allora si insiste nel dire che col rilascio degli ostaggi tutto finirebbe? Lo si fa per mascherare la pavidità di una certa informazione, di una certa stampa che, disonestamente, prova a rendere comprensibili – se non giustificabili – le iniziative di Israele. Lo si fa per coprire la vergognosa indifferenza di alcune istituzioni, dai governi (compreso il nostro) all’#UE, che al di là di qualche gesto di facciata non hanno fatto nulla di concreto per fermare il genocidio. Lo si fa per nascondere che – per ammissione di molti leader israeliani – la volontà di conquistare Gaza, e ancor più la #Cisgiordania, era viva ben prima del 7 ottobre. E questo cambia tutto. Per sostenere questa narrazione, si ricorre anche a un altro giochetto: “#Netanyahu è come #Putin”. Due aggressioni a stati sovrani, un aggredito, due mandati di arresto dalla Corte dell’Aia: insomma, tutto uguale. Ma non è affatto uguale. Primo, perché abbiamo perso il conto degli stati attaccati da Israele a partire dal 7 ottobre; secondo perché i metodi assunti sono assai diversi; terzo, perché i moventi e le ragioni storiche delle due aggressioni sono radicalmente differenti. Entrambe da condannare, certo, ma per motivi e modalità divergenti. Infine, l’ultimo velo di ipocrisia, forse il più doloroso. Quando, con le spalle al muro, certi opinionisti e giornalisti si sentono costretti a condannare Israele, si affrettano a precisare: «una cosa è Israele, un’altra il suo governo, un’altra ancora il suo popolo». Vero. Ma una cosa va detta: non sono Netanyahu o un suo ministro a fare materialmente ciò che si sta facendo a Gaza. Per realizzare simili propositi serve un esercito, un enorme apparato burocratico, la complicità di vaste aree della popolazione. Le responsabilità, purtroppo, sono molto più diffuse. Ammetterlo significherebbe avere l’onestà di dire le cose come stanno e scongiurare gli eccessi ideologici e persino antisemiti, che vanno sempre condannati con fermezza. Per farlo, però, servono una politica e un’informazione davvero libere e democratiche. A noi, purtroppo, tutto questo manca.
Posted Aug 13
https://x.com/SavinoBalzano/status/1955525498030719325?t=Wi_pEC80mNbXHbKY-Nj_jg&s=1 Sono oltre 240 i giornalisti colpiti da #Israele dall’avvio dell’ultima fase del genocidio del popolo palestinese. Oltre 240 persone che, eroicamente, provavano a raccontare l’orrore, i crimini che un paese sta compiendo ai danni di un popolo ridotto alla fame e alla sete, privo di ogni mezzo essenziale alla sopravvivenza che possa venirvi in mente. Ormai praticamente più nessuno ha il coraggio di difendere l’orrore scatenato da Israele, neppure chi sosteneva che #Netanyahu stesse facendo il lavoro sporco per noi. A #Gaza, ma non solo, i giornalisti sono diventati un obiettivo deliberatamente individuato: non devono raccontare, non devono contrastare la propaganda di alcune agenzie, finanziata con milioni e milioni di euro, orientata a dipingere Israele come la vittima e non come ciò che è davvero: uno stato terrorista e canaglia. Qualsiasi giornalista dovrebbe inorridire dinanzi a tale strategia, eppure, in Italia, un giornalista del Servizio Pubblico, Antonino Monteleone, esulta per l’uccisione di Anas al-Sharif, giornalista ventottenne di Al Jazeera. A parte la scelta codarda di impedire i commenti al suo post, tipica di chi è consapevole della ridicola debolezza di certe affermazioni, colpisce che uno che da anni si batte per dar voce a chi professa l’innocenza di coloro i quali sono ancora considerati i responsabili della strage di Erba, Olindo Romano e Rosa Bazzi, con tanta leggerezza affermi che Anas al-Sharif fosse un terrorista. Alla faccia del garantismo. Quali sarebbero gli argomenti a suffragio di tale posizione? Alcuni post che il giornalista avrebbe scritto in sostegno di #Hamas e del 7 ottobre. Ammesso che siano autentici, sono sufficienti a considerarlo un terrorista? In effetti sono in molti a ritenere — a mio avviso sbagliando — che quella del 7 ottobre fosse una reazione legittima ai crimini subiti dal popolo palestinese da decenni. Attenzione, possiamo anche starci a questo modo di ragionare. Occhio però, Antonì, perché è rischioso: in molti considerano le azioni di Israele criminali, a partire dalle Nazioni Unite e dal Tribunale internazionale dell’Aia. Dunque, aiutami a capire, stando al tuo metodo: un post in sostegno dell’operato di Israele rende l’autore un fiancheggiatore di quanto accade oggi a Gaza? Shireen Abu Akleh? Ti tice niente il suo nome? Terrorista anche lei?
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Posted Jul 17
https://x.com/SavinoBalzano/status/1945792017935581675?t=qHus1GEemsY8u81IW-FBmQ&s=19 Adesso che #Israele ha deciso di bombardare persino la #Siria, cosa ci racconterete stavolta? La storia dell’aggredito e dell’aggressore? No. Il diritto alla difesa di #Netanyahu? No. Che #Damasco stava preparando l’atomica? Nemmeno. Questa è davvero complicata. Infatti, mi pare si stia preferendo la solita strategia: il silenzio. Intanto, a #Gaza continua a consumarsi – giorno dopo giorno – un crimine che macchierà la nostra coscienza. Per sempre. #BattitoriLiberi, dal lunedì al venerdì, dalle 17 su #RadioCusanoCampus.
Posted Jul 5
https://x.com/SavinoBalzano/status/1941439030119313842?t=w39UlpsndtC6b-af-mx94Q&s=19 Secondo il direttore de #IlFoglio, le sanzioni a #Israele? "Assolutamente no". Serve la diplomazia. Hai capito! Curioso, davvero curioso, considerando la linea editoriale della testata sul conflitto tra #Russia e #Ucraina. Colpiscono l’indipendenza e la libertà di pensiero di una certa stampa… E ancora, la ciliegina sulla torta (è proprio il caso di dirlo): i crimini di Israele andranno dimostrati. Secondo loro, non c’è ancora nulla di evidente. Anche qui, tutto molto interessante. Quando si parla di #Netanyahu, Il Cherry invoca garantismo e tribunali internazionali; quando si parla di #Putin, diventa manettaro, al punto da voler anticipare il giudizio universale, scavalcando pure nostro Signore. Ma guai a parlare di doppi standard: è roba complottista, no-vax, putiniano e così via. #BattitoriLiberi, dal lunedì al venerdì, dalle 17 su #RadioCusanoCampus.