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Tag: #zelensky · 43 post

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Pubblicato 17 apr

https://x.com/SavinoBalzano/status/2045149510259679712?s=20 Qualcuno davvero pensa che questi siano meglio di #Trump? O che per noi sia meglio un altro bel governo tecnico? #Mattarella, che riceve #Zelensky al Quirinale, garantisce che l’Italia sarà sempre con l’#Ucraina: per procurare altri cessi d’oro e magari ricomprare le armi che gli abbiamo regalato. Non importano i presenti e futuri equilibri politici: basta lui, decide lui. Evviva la democrazia costituzionale… che dovrebbe garantire. #VonDerLeyen ci dice che la soluzione alla crisi energetica è semplicissima: basta non consumare energia. La nostra, non certo quella necessaria ai suoi voli privati sulle nostre teste. Un po’ come le fregnacce sul green. #Draghi riscopre Caffè, la critica al pensiero dominante e gli interventi di Stato nell’economia. Basta, fa già ridere così. Certo, #DonaldTrump si sta dimostrando una speranza vana, ma il resto mi pare molto peggio. #BattitoriLiberi, dal lunedì al venerdì alle 17 Radio Cusano.

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Pubblicato 16 apr

https://x.com/SavinoBalzano/status/2044726723665649859?s=20 Come molti altri, sono profondamente deluso dalla politica estera di #DonaldTrump: continuo a pensare che l’accoppiata Biden-Kamala sarebbe stata peggiore, ma ciò che vediamo non è quello che Donald aveva promesso. Isolazionismo, meno danni in giro, la fine della guerra per procura contro la #Russia sulla pelle degli ucraini e per far felice #Zelensky e i suoi sodali corrotti. Se l’avesse fatto, sarei stato tra quelli felici nel vederlo candidato al Nobel. La prospettiva è oggi tutt’altra e sembra addensarsi l’ipotesi che il presidente #USA non porti nemmeno a termine il suo mandato. Il che però non è una buona notizia per noi, perché poi ci restano gli altri: i democratici e i neocon statunitensi, le élite neoliberali europee, #VonDerLeyen, #Kallas e altri personaggi che si fanno strani tatuaggi anche dalle nostre parti. Avete sentito l’ultima di quel soggetto indecoroso che ancora oggi guida la Commissione europea, Ursula von der Leyen? Ha detto: «L’energia meno costosa è quella che non si usa». Questo sarebbe il loro piano contro il caro energia: staccarvi la spina. Restare a casa, lavoro da remoto, didattica a distanza per i nostri figli. Consumare meno, mentre loro si muovono sopra le nostre teste con i jet privati. Non vi ricorda nulla? Compressione dei nostri diritti: non sanno immaginare nulla di diverso. E già me lo immagino, qualora davvero si arrivasse a tale follia, quanto duro potrebbe essere l’ostracismo riservato a chi osasse ribellarsi. Vi ricordate quel tizio strambo, di sinistra, sedicente amico dei poveri e degli oppressi, che si vantava di occupare il posto esterno di un bar per impedire a chi non aveva la tessera verde di prendere il caffè? Già si sfrega le mani. Ieri, alla Sapienza, #MarioDraghi ha ricordato il suo maestro Caffè (che dubito sia molto orgoglioso, da lassù, del suo allievo): «ci ha abituato a dubitare del pensiero dominante». Ha aggiunto che «quando tutti sembrano pensarla in un modo, Federico Caffè riusciva a richiamarci all’indipendenza di pensiero». #Draghi che ci mette in guardia dal pensiero dominante, dal suo stesso pensiero, in poche parole. Roba da cinepanettone. Ancora: «Fino a poco tempo fa la saggezza dei mercati è stata in un certo senso la guida dell’economia (…). Lo Stato, che per tantissimi anni aveva visto ridurre i suoi poteri, torna a essere l’attore fondamentale». In realtà - al netto della saggezza dei mercati che non abbiamo notata - il suo è un misero espediente retorico: a differenza del liberalismo classico, infatti, il neoliberismo (di cui la sua mentalità e quella delle élite europee sono intrise) non prevede affatto un arretramento dello Stato. Al contrario, esso torna poderosamente in campo, ma solo per tutelare gli interessi del mercato, quando questo fallisce, e dei suoi attori dominanti. Non illudiamoci: per loro lo Stato deve essere forte solo quando il mercato non riesce a infilarcelo in quel posto. #Trump delude, rischia di fallire miseramente su ogni fronte, ma a noi restano questi qui, quelli che da decenni ci affamano: tutto il vecchio di cui volevamo tanto liberarci. Siamo sempre più soli e sempre più disperati.

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Pubblicato 13 apr

Le reazioni della nostra politichetta di sinistrucola al risultato elettorale ungherese raccontano molto di noi e ci fanno capire tante cose. Se uno arrivasse oggi in Italia da Marte e osservasse le reazioni dei nostri, penserebbe che a vincere sia stato come minimo un socialista. Andrebbe bene anche uno di questi riformisti che non trovano spazio a destra e fingono di essere di sinistra: che so, un #Renzi ungherese, un Renzi Máté. Qualcosa del genere. Paolo #Gentiloni non sta più nella pelle: «Inno alla gioia», per commentare un video in cui si vede una spianata di bandiere ungheresi e una piccola bandiera #UE, che viene zoomata fino all’estremo. Prima aveva scritto: «l’Europa è più forte delle autocrazie. Grazie Magyar. I love Hungary». Se la ama tanto, perché non ci fa il favore di trasferircisi per sempre? Poi c’è la dolce Elly, la #Schlein (non l'hanno vista arrivare, ma manco dopo), che commento poco per due ragioni: non amo sparare sulla croce rossa; conta praticamente nulla dentro e fuori dal suo partito. Lei: «Il tempo dei sovranisti è finito». Vedremo. Péter #Magyar è stato nel partito di #Orban (#Fidesz) dal 2002 al 2024: la bellezza di 22 anni, ed era uno dei suoi collaboratori più stretti. Poi ha aderito (a seguito di un percorso piuttosto controverso) a #TISZA, un partito conservatore di (centro)destra. I nostri tuttavia esultano, ed esultano perché destra e sinistra non c’entrano assolutamente nulla: dopotutto loro di sinistra non lo sono mai stati, ammesso che abbia ancora un senso. Esultano per le ragioni che spiega benissimo Enrico #Letta: «L’Europa è più forte. L’Ucraina è più forte». Al netto della politica interna, della corruzione, dello scellerato sostegno a #Netanyahu, #Orban ha rappresentato un ostacolo ai piani neoliberali eurounitari e al grande partito della guerra europeo e del clown di Kiev: chiunque lo sia rischia grosso, e lo abbiamo visto. Lo stesso Orban, nel 2024, fu vittima di uno stranissimo incidente in Germania, dove perse la vita un poliziotto addetto alla sua scorta. Poi ci fu l’attentato allo slovacco #Fico (socialdemocratico, ma sulla guerra in Ucraina ostile ai servi europei dei neocon e dei democratici statunitensi) e quello a #Trump. I nostri festeggiano perché così desiderano quelli che tengono il guinzaglio. Hillary #Clinton: «La fine del regime autocratico di Viktor Orbán è una vittoria non solo per l’Ungheria, ma per tutte le persone nel mondo che danno valore alla democrazia». I nostri semplicemente obbediscono. Occhio però ai false friends, che in queste fasi si riconoscono benissimo: parliamo un momento di Giuseppe #Conte. Il camaleonte si supera: «Ha perso chi ha condotto le Istituzioni verso una svolta autoritaria e illiberale, chi in Europa ha ostacolato misure che avrebbero offerto soluzioni e risposte anche al nostro Paese. (...) Auguriamoci che in Ungheria vengano definitivamente superate la deriva illiberale e le politiche incentrate sulle paure dei cittadini». Orban perde le elezioni, lo riconosce quasi immediatamente (non così scontato dalle nostre parti), e secondo il Professore è la fine dell’autoritarismo illiberale. Già qui ci sarebbe da smetterla e da chiamare uno bravo, ma poi va avanti. Quali sarebbero, infatti, le misure che Orban avrebbe ostacolato e che erano nel nostro interesse? Il PNRR, forse, vanto del governo Conte? Ricordo a tutti che si trattava (e si tratta, lo vedremo purtroppo) di un enorme prestito condizionato, che ci costerà tantissimo nei prossimi anni. Conte ha ottenuto che l’UE ci “prestasse” soldi nostri per fare ciò che vuole lei. Contento lui. Poi però c’è l’aspetto più importante che riguarda l’avvocato: dovrebbe essere grato a Orban perché, in effetti, ha saputo rappresentare al meglio le istanze che proprio il M5S sostiene di avere a cuore. Si è frequentemente messo di traverso sul riarmo all’#Ucraina e sui soldi (ancora nostri) da mandare a #Zelensky per acquistare altri sanitari d’oro. Conte, a ben vedere, dovrebbe essere un sostenitore di... CONTINUA: https://x.com/SavinoBalzano/status/2043610521190973841?s=20

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Pubblicato 12 apr

https://x.com/i/status/2043289147830399207 Al netto della politica interna — rispetto alla quale comunque sono state scritte e dette innumerevoli bufale (a partire dalla strumentalizzazione del concetto di “democrazia illiberale”) — non c’è dubbio che #Orban abbia rappresentato un ostacolo fastidiosissimo per le élite unionali favorevoli alla guerra. Si è più volte messo di traverso sul finanziamento economico al governo corrotto di Kiev e sull'invio di armi a #Zelensky. Non ha voluto sostenere una guerra per procura voluta dai neocon statunitensi e dai democratici di #Biden e #Harris. A volte lo avrà fatto anche strumentalmente, per massimizzare i vantaggi ungheresi: questo dovrebbe essere un demerito? La verità è che chiunque si opponga alla fallimentare strategia della guerra e del riarmo, quantomeno per quanto riguarda il vecchio continente, non può che sperare in una vittoria di #ViktorOrban. Tutti gli altri sono con #VonDerLeyen e #Kallas.

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Pubblicato 7 mar

https://x.com/SavinoBalzano/status/2030262828825731146?s=20 Il pianista magico – quello che lo suona col pisello con i sorci al seguito, non mi stancherò mai di ricordarlo – minaccia un capo di governo dell’#UE e della #Nato. #Zelensky, un bandito e un autocrate, dalle nostre parti presentato dagli idioti tatuati come il nuovo Churchill, osannato dai turisti per caso come il nuovo De Gaulle, ha minacciato #Orban, colpevole di non voler sbloccare il prestito da 90 miliardi dell’Ue per #Kiev. Lo sciatore avrebbe detto di voler dare ai propri militari l’indirizzo di Orban, perché «lo chiamino e discutano la questione con lui a modo loro». Ma sentite un po’: come si dice in italiano quando uno ti minaccia di violenza per avere del denaro? Estorsione, per caso? Pizzo? Racket? Come lo volete definire? Zelensky è tecnicamente un balordo, un disperato che le prova tutte pur di non confrontarsi con la realtà e col suo stesso popolo: è alla canna del gas e, dopo aver sabotato il #NordStream, ora minaccia anche uno dei leader europei se non si mette in ginocchio. Fortuna che un sovranista c’è davvero e si chiama proprio Orban. Non mi sorprende, ad ogni modo, che la notizia di questa gravissima minaccia non sia stata commentata dai nostri politici, dai nostri opinionisti e, soprattutto, dalla stragrande maggioranza della stampa. Siamo al più basso livello mai raggiunto. #BattitoriLiberi dal lunedì al venerdì alle 17 su Radio Cusano.

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Pubblicato 11 feb

https://x.com/i/status/2021507523484737996 LA COERENZA DELLA CADREGA Ragazzi, però cerchiamo di essere un minimo seri. Non dico tanto: un minimo. Che il problema numero uno di #Vannacci sia la classe dirigente l’ho scritto dal primo momento. E si vede sempre di più. Sul decreto armi a #Kiev parlano di coerenza. Sia chiaro: io non manderei più nemmeno una cerbottana a #Zelensky e non lo avrei fatto fin dall’inizio. #Calenda dice che gli ucraini combattono per noi: mi domando come si concili l’idea di un’#Ucraina che combatte per l’Europa con il sabotaggio del #NordStream. Ma è Calenda: la mia stella (s)polare. Aspetto che parli per capire dov’è il torto. Ma siamo sicuri che questi possano parlare di coerenza? È il tredicesimo decreto di aiuti a Kiev: che hanno fatto con gli altri dodici? Li hanno votati o no? Si può anche cambiare idea, per carità, ma in italiano “coerenza” significa un’altra cosa. Tra loro ce n’è uno che è il migliore: si è fatto eleggere in Fratelli d’Italia con un programma (firmato da Giorgia #Meloni in persona) che sosteneva, senza se e senza ma, il supporto anche militare all’Ucraina. Meloni parlava di vittoria, i giorni pari e pure quelli dispari. Costui non ha lasciato il partito quando è nata la formazione politica di Vannacci: lo ha fatto, molto prima, costretto, dopo una pistolettata partita durante un veglione di Capodanno. Coerenza? Un ciufolo. Ora, va bene tutto. Se smettiamo di mandare soldi e armi a quella gente che sfrutta il conflitto per soggiogare il popolo ucraino, io sono contento. Ma cerchiamo di essere seri: si avvicina il 2027 e capisco che il seggio sia importante. Solo, non prendeteci per il culo. Tutto qui. Grazie.

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Pubblicato 23 gen

https://x.com/SavinoBalzano/status/2014630489265434804?s=20 Siamo oltre il surreale: qualcuno sta davvero cercando di farci bere la storia di #Trump che ci ripensa sulla #Groenlandia perché colpito dalla reazione dell’Unione Europea. #DonaldTrump avrebbe desistito dinanzi alla decisione di #Macron e #VonDerLeyen. È Presidente degli Stati Uniti da un anno e gli abbiamo già dato l’impossibile: l’aumento delle spese di difesa al 5%; il piano europeo di “prontezza” (pronti a farci fregare); l’accordo sui #dazi, col quale ci impegniamo persino a investire soldi nostri negli #StatiUniti; il nostro silenzio su #Israele, #Iran e #Venezuela; il nostro silenzio sul riavvicinamento di Washington a Mosca; l’acquisto di gas statunitense, molto più costoso di quello russo; ci siamo sostituiti come amministratori di sostegno nel badare a quell’incapace di #Zelensky, con tutta la sua cricca di corrotti. Mi dite, esattamente, in cosa abbiamo saputo dire di no? Ah, giusto: abbiamo detto di no solo quando ci conveniva dire di sì.

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Pubblicato 20 gen

Il Premio Carlo Magno quest’anno è conferito a #MarioDraghi. Forse è la prima volta che il vincitore di un premio viene presentato come più prestigioso e autorevole persino di quello a cui il premio è intitolato. E la stessa cosa sarebbe stata, credetemi, se gli avessero conferito il Premio Gesù Cristo 2026. I meriti dell’uomo paiono davvero infiniti, quasi taumaturgici: ricordo ancora quando, durante il suo memorabile governo, tra un applauso e l’altro, alcuni giornalisti attribuivano all’effetto #Draghi perfino gli ori conquistati dagli azzurri alle Olimpiadi di Tokyo. Imbarazzanti direttori di telegiornale che, purtroppo, ci tocca ancora sopportare nelle edizioni delle 20. In occasione dell’annuncio del conferimento – che peraltro ha avuto come precedenti premiati anche soggetti come #Macron, #VonDerLeyen, #Zelensky e #Clinton – il nostro migliore di tutti ha dichiarato che l’#Europa «forse non ha mai avuto così tanti nemici come oggi, sia interni che esterni». Siamo al complottismo. I nemici esterni sono facilmente individuabili. Il peggiore di tutti è certamente la #Russia, dalla quale però, ultimamente, stranamente sembra non giungano più i famigerati attacchi ibridi e militari: nessun volo della von der Leyen dirottato e nessun drone tenuto assieme col nastro adesivo dolcemente adagiato sul tetto intatto di una casetta polacca. Nessuno sconfinamento, nulla di nulla. E dire che era un continuo. Che proprio mercoledì scorso #Merz abbia dichiarato che dovremmo «ritrovare un equilibrio con il nostro più grande vicino europeo» sarà certamente un caso. Dichiarazione che la nostra stampa ha ovviamente quasi ignorato. Quelli interni pure: i sovranisti brutti e cattivi, instancabilmente affaccendati nel mettere i bastoni tra le ruote al sogno del riarmo europeo, fieramente sostenuto dalla peggior classe politica europea di tutti i tempi. Che in questa fase storica l’#UE (che è cosa ben diversa dall’Europa) abbia molti nemici è verissimo, e in questo il nostro Messia ha ragione. Ma non sono quelli che dice lui. A detestare le istituzioni unionali sono gli stessi popoli che dovrebbero rappresentare: al netto dei pochi serrapiattisti, che rappresentano comunque un interessantissimo caso di studio, mai come in questo momento le persone si rendono conto di quanto il sistema europeo sia nocivo. I salari sono a terra (in Italia siamo con le pezze sul sedere, ma anche altrove non se la vedono bene), il carovita è alle stelle, i servizi pubblici cadono a pezzi, si insiste con la logica dei “conti in ordine” e l’unico debito possibile è quello in armamenti. Ovviamente tutto questo è reso possibile anche grazie a chi aveva promesso di mettere in riga #Bruxelles, prima di trasformarsi in uno scolaretto pronto a prendere lezioni e a pendere dalle labbra di gente come #Dombrovskis. Draghi resta sulla cresta dell’onda perché è il sistema a volerlo: un sistema pericolante, claudicante, privo di qualsiasi credibilità, ma ancora aggrappato al potere e, in questa fase di fragilità, più pericoloso. In qualsiasi Paese serio, uno che chiedeva di scegliere tra i climatizzatori e la pace verrebbe ignorato per sempre; uno che il 1° giugno 2022 definiva le sanzioni alla Russia «un successo completo che non penalizza l’Italia», per poi dire il 14 maggio scorso che i «prezzi elevati dell'energia e le carenze della rete sono, in primo luogo, una minaccia per la sopravvivenza della nostra industria, un ostacolo importante alla nostra competitività e un onere insostenibile per le nostre famiglie», andrebbe semplicemente nascosto con imbarazzo. CONTINUA SU X: https://x.com/SavinoBalzano/status/2013600629072044533?s=20

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Pubblicato 31 dic

https://x.com/SavinoBalzano/status/2006304880315580787?s=20 Continuano a capitarmi tra i piedi “analisi” a dir poco ridicole. Ascoltavo la direttrice di una rivista, non ricordo il nome, qualcosa come MicroMini, dire che #Trump continua a fare da portavoce a #Putin. A fare i suoi interessi, insomma, sulla falsariga dei poveracci che continuano a ripetere la storiella di un Presidente degli Stati Uniti, l’uomo più potente del mondo, al servizio del capo del Cremlino. Un suo “asset”: hanno imparato da poco quest’espressione e la ripropinano di continuo, orgogliosi. Trump è “un asset” di Putin. Orgoglioni, così li definisco: quelli orgogliosi delle proprie coglionerie. Che Trump possa essere al servizio della #Russia è semplicemente ridicolo e solo un lettore di certe testate potrebbe bersela, solo un bimbo euroscemo, un serrapiattista, uno di quelli con la bandierina dell’#Ucraina e dell’#UE nella bio del profilo. Ha imposto all’Unione Europea l’acquisto di armi statunitensi a debito, con un assurdo piano di riarmo voluto dai vertici bellicisti di questa baracca che ci vincola esternamente. Ha inoltre forzato l’aumento delle spese militari dei Paesi membri della #NATO al 5% del PIL. Ci costringe a comprare il suo gas liquido, enormemente più costoso di quello russo. Strategie, mi pare, in evidente contrasto con gli interessi di Mosca. Tutto questo dopo aver peraltro imposto i dazi sulle nostre esportazioni verso gli Stati Uniti. Non sembra un servo, direi. I servi siamo noi: noi e quelli che portano l’acqua con le orecchie a Ursula #VonDerLeyen (fingendo peraltro di essere di sinistra: la sinistrucola, in realtà, come mi piace chiamarla da sempre). Tanto è vero che alcuni di loro supplicano la Meloni di accoglierli in maggioranza al posto della Lega. Patetici. Certi opinionisti, commentatori, analisti da discount semplicemente non vogliono ammettere una cosa semplicissima: la Russia ha vinto la guerra. E l’ha vinta non perché l’Occidente ha smesso di sostenere l’Ucraina. Tutt’altro: l’ha vinta nonostante noi. Fino ad oggi, abbiamo fatto tutto quello che dicevano i fessi di guerra: armi e soldi a Kiev, economia e propaganda russofoba e chi più ne ha più ne metta. Abbiamo fatto quanto desideravano e anche di più: il risultato è quello che abbiamo adesso sotto gli occhi. Putin appare sereno e detta le condizioni; #Zelensky prega affinché l’altro muoia per intercessione della divina provvidenza in occasione del Natale. Diciamo che gli sono rimasti solo i miracoli. E, peraltro, consapevole com’è della situazione, nonostante i suoi bimbi agitati dalle nostre parti, non si lancia tra le braccia amorevoli di Kaja #Kallas: preferisce il bullo statunitense, nonostante quello lo tenga per le palle. La verità è questa e Trump semplicemente ne prende atto: la Russia ha vinto la guerra e che l’avrebbe vinta lo poteva comprendere chiunque avesse un minimo di sale in zucca fin dal primissimo momento. L’ha strapersa l’Ucraina e l’abbiamo strapersa noi, che abbiamo sbagliato tutto e abbiamo picconato la nostra economia, il potere d’acquisto delle nostre famiglie, la nostra impresa, il nostro stato sociale. L’hanno persa tutti i ciarlatani che in televisione continuavano a farneticare dei successi ucraini sul campo e dei fallimenti dei russi. Poco importa, per loro: i cialtroni nel nostro dibattito pubblico sono ben accetti. La nostra democrazia è alimentata proprio dai servi che pappagallescamente fanno da portavoce a certe narrazioni e a una specifica propaganda. Non è Trump il pupo: i pupi sono loro.

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Pubblicato 30 dic

https://x.com/SavinoBalzano/status/2005938866033742141?s=20 C’è un’asimmetria, l’ennesima, quasi esilarante nella sua tragicità. Se un aeroplanino di carta svolazza in qualsiasi città europea è colpa di #Putin, dei russi, della guerra ibrida, e presagisce l’arrivo dei cosacchi nelle nostre città. Qualche poveraccio parlò persino di Lisbona: meglio non dimenticarlo mai. Ne abbiamo sentite di tutti i colori: i droni sul Lago Maggiore, in Italia, e quello sulla sede di Leonardo in provincia di Varese, poi rivelatosi il segnale GSM di una famiglia che cercava disperatamente di migliorare la propria connessione internet. Ricordo anche l’aereo di Ursula, costretto a un atterraggio di emergenza a causa di un attacco informatico russo, negato persino dai piloti dell’apparecchio stesso. Poi i droni in Polonia, tenuti assieme dal nastro adesivo e dolcemente adagiati sui tetti delle case. Recentemente ho letto su un autorevolissimo giornale, di cui oggi ci si preoccupa di salvaguardare i giornalisti indipendentissimi: «La guerra di Putin uccide in Finlandia: i lupi sconfinano e fanno strage di renne». Non ci credete? Andatevelo a cercare. Poi accade una cosa: più di novanta droni prendono di mira la residenza privata di Putin e, ovviamente, sorgono mille dubbi e perplessità. Per carità, in guerra la verità assoluta non la conosce mai nessuno: siamo letteralmente inondati di propaganda da una parte e dall’altra. Ma ad apparire leggerissimamente risibile, circense come al solito, clownesco, è il differente metro adottato. Quando a parlare è la propaganda di Kiev, i nostri conduttori di telegiornale sono in ginocchio a ricevere la rivelazione; quando parlano gli altri, emerge tutto il loro giornalismo d’inchiesta, quello che preferisce le domande alle risposte, tutti a schiena dritta. Se parla #Zelensky, si reagisce come fosse la reincarnazione di Churchill; se a parlare e Putin, si parla dello Zar. Ascoltavo ieri sera, in un TG delle 20, un signore dalla narrazione incerta (uno di quelli che ,dopo ogni parola, hanno bisogno di fare “ehm”, “mhm” e altri suoni simili) domandarsi, con un’espressione davvero intelligente, qualcosa del tipo: «che poi, che senso avrebbe un attacco simile in questa fase dei negoziati?». Oh bella! Che quesito finissimo, quanta arguzia, quanta raffinatezza! Con questa domanda ci si siede letteralmente di culo a terra. E chi potrà mai anche solo tentare di rispondere a una domanda tanto insidiosa? Proviamoci. E voglio farlo con una scortese risposta sotto forma di un’altra domanda. Comprendo che non sia proprio elegantissimo, ma presumo che in questa circostanza possa risultare proficuo. Ebbene, assai più modestamente e molto meno autorevolmente, oso domandare: immaginate Zelensky, #VonDerLeyen, #Kallas, #Kubilius, #Macron, #Merz, #Starmer e compagnia cantante. Togliete alle loro leadership e alla loro narrazione la guerra. Cosa rimarrebbe di queste assolute nullità, di questi capi senza popolo, di questi politici senza consenso e legittimazione? Cosa resterebbe di molti di loro, peraltro assediati dalla corruzione che li vede protagonisti e che in gran parte li circonda? Cosa resterebbe di un apparato di potere visibilmente compromesso e corrotto? Nulla, assolutamente nulla. E come giustificare, peraltro, l'immane investimento in "difesa" che arricchisce pochi e affama moltissimi? Ecco perché, per qualcuno, le trattative in corso rappresentano un pericolo senza precedenti. In ballo c’è la sopravvivenza di un sistema malefico. Il piccolissimo dettaglio è questo: il crollo di quel sistema è proprio quanto di meglio possa accadere per i popoli oppressi che finge di rappresentare.

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Pubblicato 29 dic

«Chi oggi crede alla pace e ha scelto la via disarmata di Gesù e dei martiri è spesso ridicolizzato, spinto fuori dal discorso pubblico e non di rado accusato di favorire avversari e nemici». Queste parole di #LeoneXIV, pronunciate in occasione dell’Angelus di Santo Stefano, avevano una portata gigantesca. E ovviamente sono state assai poco commentate, quasi marginalizzate dalla nostra informazione. La ragione è semplicissima: il rimprovero del #Papa – perché di questo si tratta – era rivolto principalmente a coloro i quali detengono le redini di ciò che definisce il discorso pubblico. I giornali, i telegiornali, i media tradizionali. E ha perfettamente ragione il Pontefice: tutti quelli che in questi anni hanno previsto quanto sarebbe accaduto e quanto è sotto i nostri stessi occhi ormai da mesi, e ancor di più in queste ore, sono stati insultati, sbattuti in prima pagina e messi al bando, esposti al pubblico ludibrio. Di coloro i quali, per semplice ragionevolezza o buonsenso, sostenevano le ragioni della pace si è fatto un vero e proprio bersaglio propagandistico. https://x.com/SavinoBalzano/status/2005597720011034884?s=20 Pensateci. Quelli che sostengono le posizioni di #Zelensky e del suo governo – l’agenda che fu di #Biden e che ora è di #VonDerLeyen – vengono presentati come irriducibili eroi. Tutti gli altri sono traditori, putiniani (o filoputiniani o filoputinisti: espressioni, peraltro, logicamente e grammaticalmente senza senso. Come dire "filo-comunista" o "filo-fascista": comunista e basta; fascista e basta. No?). Oggi succede che persino Zelensky ci stia scaricando, allineandosi – come prevedibilissimo – ai dettami statunitensi e sostenendo che il 90% ormai è fatto. Eppure si continua a parlare a vanvera nei telegiornali delle 20, affermando che chiunque ritenga inutile il perdurare del conflitto sia più sensibile alle ragioni di Mosca e di #Putin. Così dicono: "più sensibile". Gli stessi, magari, che parlavano di "violazione delle acque internazionali": una sorta di diritto internazionale casereccio, da trattoria, elaborato probabilmente in preda ai deliri prodotti dall’alcol. Le parole di Leone, che peraltro ha ricordato il martoriato popolo ucraino (così lo ha giustamente definito), però restano e pesano come pietre: a essere ridicoli erano coloro i quali sostenevano e sostengono la necessità di vincere militarmente sulla #Russia; che i russi combattessero con pale e microchip, a dorso di muli; che l’#Ucraina fosse parte dell’UE e che fosse necessario scendere in guerra come se fosse anche membro della #NATO; che fosse in atto una guerra di civiltà, con buoni e cattivi divisi dal filo di ferro. Argomentazioni surreali, erette e pompate fino a toccare il cielo, e che oggi ci crollano addosso, sotterrandoci sotto il peso delle nostre ipocrisie. E ancora qualcuno vaneggia della conferenza di Monaco del ’38, con parallelismi storici semplicemente grotteschi, da circo. Ma se davvero di civiltà era questa guerra, come giustificheremo a noi stessi, ai nostri figli e al mondo intero di averla persa? Vorrà forse dire che la civiltà stessa muore con un ipotetico accordo? Come proseguiremo il racconto occidentale, adesso, dopo tutte le balle raccontate? Forse come sempre abbiamo fatto: mentendo, sapendo di mentire.

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Pubblicato 23 dic

https://x.com/i/status/2003417868424147213 Il giorno dopo le auguste e autorevolissime parole di Sergio #Mattarella, circa l’assoluta concretezza delle minacce russe, si viene a sapere che il #drone sulla sede elicotteri di Leonardo non era russo. Non era nemmeno bielorusso. E manco cinese. Non solo: si scopre che non era neppure un drone. Era il segnale GSM di una villetta che cercava di migliorare una connessione internet che non andava. Magari era un adolescente disperato che non riusciva a godersi il suo bel pornazzo. Poraccio. E intanto tutte le nostre più prestigiose testate giornalistiche ci hanno fatto una testa così sui droni di #Putin che sorvolavano la penisola. Va benissimo, Presidente: le minacce sono davvero concrete e reali. Intanto, #Zelensky prima dice che dopo l’#Ucraina toccherà alla Polonia, poi che i colloqui procedono spediti, poi che si aspetta un massiccio attacco a Natale dalla #Russia e infine che, grazie agli aiuti dell’#UE, aumenta la sua resilienza. Se ti senti meglio ad avere #VonDerLeyen, #Kallas, #Merz e #Macron dalla tua parte, stai ancora più inguaiato di quanto già sembrasse. E, a proposito di Macron: quello che suggeriva di inviare truppe in Ucraina e di adoperare il suo ombrello nucleare, ha ora cambiato idea. Meglio parlare con il Cremlino. A me spiace se tutti i furboni con la bandierina ucraina e unionale nella bio se la prendono tanto. Comprendo il vostro imbarazzo e la difficoltà a celare la vergogna, ma non è mica colpa nostra se siete più divertenti di una parodia. Continuate così, vi prego, non fermatevi. #BattitoriLiberi: dal lunedì al venerdì alle 17, su Radio Cusano.

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