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Savino Balzano
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Tag: #kiev · 17 post
Pubblicato 7 mar
https://x.com/SavinoBalzano/status/2030262828825731146?s=20 Il pianista magico – quello che lo suona col pisello con i sorci al seguito, non mi stancherò mai di ricordarlo – minaccia un capo di governo dell’#UE e della #Nato. #Zelensky, un bandito e un autocrate, dalle nostre parti presentato dagli idioti tatuati come il nuovo Churchill, osannato dai turisti per caso come il nuovo De Gaulle, ha minacciato #Orban, colpevole di non voler sbloccare il prestito da 90 miliardi dell’Ue per #Kiev. Lo sciatore avrebbe detto di voler dare ai propri militari l’indirizzo di Orban, perché «lo chiamino e discutano la questione con lui a modo loro». Ma sentite un po’: come si dice in italiano quando uno ti minaccia di violenza per avere del denaro? Estorsione, per caso? Pizzo? Racket? Come lo volete definire? Zelensky è tecnicamente un balordo, un disperato che le prova tutte pur di non confrontarsi con la realtà e col suo stesso popolo: è alla canna del gas e, dopo aver sabotato il #NordStream, ora minaccia anche uno dei leader europei se non si mette in ginocchio. Fortuna che un sovranista c’è davvero e si chiama proprio Orban. Non mi sorprende, ad ogni modo, che la notizia di questa gravissima minaccia non sia stata commentata dai nostri politici, dai nostri opinionisti e, soprattutto, dalla stragrande maggioranza della stampa. Siamo al più basso livello mai raggiunto. #BattitoriLiberi dal lunedì al venerdì alle 17 su Radio Cusano.
Pubblicato 25 feb
https://x.com/SavinoBalzano/status/2026591481822114147?s=20 Un grandissimo Massimo Cacciari ieri a #BattitoriLiberi. Sono trascorsi quattro anni dall’inizio di questa nuova fase della guerra tra #Russia e #Ucraina. Non quattro anni dall’inizio del conflitto tout court: quello è cominciato nel 2014, ovviamente. E da quattro anni ascoltiamo sciocchezze ripetute da patetici propagandisti, utili idioti – per dirla con #Cacciari – del grande partito transnazionale della #guerra. Ad oggi, sia chiaro, abbiamo fatto tutto ciò che volevano i sostenitori dello “stato profondo”, quello che tiene assieme certe élite statunitensi (democratiche e neocon) con quelle europee più decadenti: Emmanuel #Macron, Friedrich #Merz, Keir #Starmer, Ursula #VonDerLeyen, Kaja #Kallas, Mark #Rutte e predecessori. Abbiamo fatto tutto ciò che chiedevano i tatuati turisti per caso, che farneticano di tradimenti un giorno sì e l’altro pure. E il risultato è sotto i nostri occhi: un disastro. Che fine ha fatto la “guerra ibrida” della Russia contro l’#Europa? Gli attacchi continui dei droni? Gli sconfinamenti degli aerei? Gli articoli 4 e 5 del Trattato atlantico invocati a pranzo e a cena? Nel frattempo hanno perso la vita centinaia di migliaia di persone, un Paese è stato sventrato. Dovremo contribuire a ricostruirlo con i nostri soldi. E nonostante tutto, certi pifferai magici – con i sorci al seguito – continuano a riproporre imbarazzanti e stonate melodie in diretta da #Kiev. Contenti voi...
Pubblicato 22 feb
https://x.com/SavinoBalzano/status/2025471908716659093?s=20 Intanto, la nostra solidarietà al Fatto Quotidiano per i continui attacchi ricevuti dai “turisti per sempre”: quelli che pensano che andare di tanto in tanto a #Kiev significhi comprendere ciò che sta accadendo tra #Russia e #Ucraina. In secondo luogo, vorrei chiedere agli #slavaukraini da tastiera di andare fino in fondo, una buona volta: siete convinti che certi giornali e certi giornalisti siano al soldo — in un modo o nell’altro — del nemico? Bene, allora agite: abbiate il coraggio di chiedere, ad esempio, l’arresto di Travaglio e di Gomez. Vediamo come va a finire. Ancora una volta l’ipocrisia si conferma la bussola di certa gente: cianciano di democrazia, farneticano di libertà e di Occidente. Il giorno dopo, però, esultano per l’arresto di un giornalista in Turchia (Andrea Lucidi), fortunatamente già rilasciato. #BattitoriLiberi: dal lunedì al venerdì alle 17, Radio Cusano.
Pubblicato 11 feb
https://x.com/i/status/2021507523484737996 LA COERENZA DELLA CADREGA Ragazzi, però cerchiamo di essere un minimo seri. Non dico tanto: un minimo. Che il problema numero uno di #Vannacci sia la classe dirigente l’ho scritto dal primo momento. E si vede sempre di più. Sul decreto armi a #Kiev parlano di coerenza. Sia chiaro: io non manderei più nemmeno una cerbottana a #Zelensky e non lo avrei fatto fin dall’inizio. #Calenda dice che gli ucraini combattono per noi: mi domando come si concili l’idea di un’#Ucraina che combatte per l’Europa con il sabotaggio del #NordStream. Ma è Calenda: la mia stella (s)polare. Aspetto che parli per capire dov’è il torto. Ma siamo sicuri che questi possano parlare di coerenza? È il tredicesimo decreto di aiuti a Kiev: che hanno fatto con gli altri dodici? Li hanno votati o no? Si può anche cambiare idea, per carità, ma in italiano “coerenza” significa un’altra cosa. Tra loro ce n’è uno che è il migliore: si è fatto eleggere in Fratelli d’Italia con un programma (firmato da Giorgia #Meloni in persona) che sosteneva, senza se e senza ma, il supporto anche militare all’Ucraina. Meloni parlava di vittoria, i giorni pari e pure quelli dispari. Costui non ha lasciato il partito quando è nata la formazione politica di Vannacci: lo ha fatto, molto prima, costretto, dopo una pistolettata partita durante un veglione di Capodanno. Coerenza? Un ciufolo. Ora, va bene tutto. Se smettiamo di mandare soldi e armi a quella gente che sfrutta il conflitto per soggiogare il popolo ucraino, io sono contento. Ma cerchiamo di essere seri: si avvicina il 2027 e capisco che il seggio sia importante. Solo, non prendeteci per il culo. Tutto qui. Grazie.
Pubblicato 14 dic
https://x.com/SavinoBalzano/status/2000103592762466742?s=20 È davvero avvilente leggere l’analisi che commentatori, opinionisti, intellettuali e giornalisti (immaginate una cascata di virgolette) fanno della posizione di #Conte e #Salvini. Un noto direttore di telegiornale parla addirittura di partito unico filorusso, di partiti sensibili alle ragioni di #Mosca più di quanto lo siano nei confronti di #Kiev. Per essere sensibili alle ragioni ucraine, presumo sia necessario lavorare per il massacro definitivo dei loro giovani. Si parla spesso – e molto frequentemente proprio in relazione a questi due partiti – di populismo. A prescindere dal fatto che ritenga il populismo cosa buona, certe semplificazioni sono tipiche dei demagoghi in malafede: gente priva di qualsiasi onestà intellettuale, spinta dal semplice intendimento di circuire il pubblico. Di ingannare proprio coloro che ascoltano quelle parole alla ricerca di ciò che ingenuamente ritengono essere informazione (un oceano di virgolette). Le persone, però, sanno benissimo come stanno davvero le cose. La gente è stufa di chi ha ancora il coraggio di propinare, in momenti di massimo ascolto televisivo, il Piano #Draghi, suscitando giustamente una risata. E ha altrettanta nausea per una propaganda – perché di questo si tratta, propaganda pagata a suon di milioni di euro – europeista, che prova a far sentire inadeguato e quasi barbaro chiunque nutra un fisiologico e naturalissimo euroscetticismo. Si continua a farneticare di fascismi, di estremismi: #Trump presentato come il male assoluto. Quando però il Segretario Generale della #NATO, lo scendiletto antitaliano Mark #Rutte, ci dice che dobbiamo essere pronti alla guerra e alle sofferenze dei nostri nonni, nessuno suggerisce di chiamare la neuro e sottoporlo – come sarebbe assolutamente opportuno – a un TSO. E lo stesso vale per molte altre esternazioni, ormai così tante da non poterle riportare tutte, a opera di altre vette del pensiero come #VonDerLeyen, #Kallas, Kubilius, #Macron, #Merz, #Tusk, #Zelensky e così via. Addirittura i cessi d’oro in #Ucraina vengono presentati da qualcuno come segnale della salubrità anticorruttiva del Paese, come se nessuno sapesse che certe indagini sono state condotte dagli Stati Uniti. E la questione di fondo è proprio questa: è davvero nell’interesse dell’Ucraina insistere con la strategia in atto? Il nervosismo dei supporter di #Calenda e #Picierno sarebbe comprensibile se le scelte fatte finora fossero state quelle suggerite dalle piazze per la pace. Uno potrebbe giustamente incazzarsi e dire: "Finora abbiamo fatto come dite voi, i risultati sono miserrimi, adesso si cambia". Ma il punto è che fino a oggi abbiamo fatto tutto quello che suggeriva il grande partito della guerra (semplificazioni per semplificazioni). Il risultato è – come tutta la gente dotata di senno prevedeva – la catastrofe per Kiev e l’impoverimento dei popoli europei. Ricordo che dissi le stesse cose negli studi di diMartedi, a maggio 2022, suscitando l’indignazione dei presenti, in particolare quella di Antonio #Caprarica. Non mi hanno più invitato. Diverso è se si ipotizza che certi esponenti politici, invece di fare gli interessi della gente comune a cui chiedono il voto, rappresentino in realtà chi da questo conflitto sta ricavando enormi profitti. Sotto la scialba retorica della guerra per la democrazia e la libertà – peraltro alimentata da chi, alla fine della fiera, propone sempre di tappare la bocca a qualcuno – si nasconderebbero propositi ben più meschini. E dunque torno all’inizio. Questo bipolarismo è completamente spanato. Salvini, sperando tenga duro, sul tema della guerra e del riarmo non ha nulla da spartire con #Tajani e poco con #Meloni. Lo stesso vale per Conte col PD (con chi comanda davvero lì dentro). La guerra è il tema più importante di tutti: in caso di scontro nucleare, ad esempio, immagino che il salario minimo legale rileverebbe assai poco. Non pretendo di risvegliare il moto che portò alla formazione di un esecutivo che, (...) CONTINUA SU X
Pubblicato 27 nov
https://x.com/SavinoBalzano/status/1993952837672341670?t=0PkSj-vdy9jaYVfkxpWRCw&s=19 Il migliore di tutti ci chiedeva di scegliere tra la pace e i climatizzatori accesi. Il senso di fondo era chiaro: siete così egoisti da anteporre un po’ di frescura al diritto internazionale? Alla dignità di un popolo aggredito? Tre anni fa, sempre lui, parlando all’aula semideserta (per nostra fortuna) delle Nazioni Unite, garantiva che l’effetto delle sanzioni fosse dirompente sull’economia russa. Poi è arrivata Meloni, con il suo supporto a Kiev senza se e senza ma: un sostegno simile a quello di chi ti tiene la mano mentre sali i gradini del patibolo, invece di provare a sottrarti al boia. Diceva la verità solo al telefono con due comici: era novembre di due anni fa e parlava apertamente della stanchezza provocata dalla guerra. Nel frattempo abbiamo fatto tutto ciò che desideravano — e desiderano tuttora — quelli che propongono di “aiutare” (virgolette obbligatorie) l’#Ucraina fino all’ultimo, economicamente e militarmente, fino alla vittoria finale. Oggi qualcuno si scandalizza dinanzi all’ipotesi di un accordo tra #Mosca e #Kiev (o meglio, tra Mosca e #Washington). Si parla di resa e, per salvare la faccia, si finge che l’intervento europeo abbia mitigato chissà quanto le pretese iniziali. La verità, nella sua spietatezza, è semplicissima: stiamo assistendo a qualcosa di drammaticamente prevedibile. Una vittoria sulla #Russia, senza scatenare una guerra nucleare totale, era semplicemente impossibile. E ora emergono, grandi come grattacieli, le contraddizioni di chi vaneggiava di guerra di civiltà, guerra all’oscurantismo, lotta per la democrazia e la libertà. Cosa accadrà adesso, che quella guerra è perduta? Soprattutto: qual è il costo della sconfitta? L’#Ucraina è smembrata, dilaniata, con perdite umane incalcolabili. Il disastro richiederà decenni per la ricostruzione e un tempo lunghissimo di sofferenze, anche a guerra conclusa. I popoli europei sono allo stremo: crescita inesistente, costo della vita alle stelle. La Russia gongola: vince militarmente, vince economicamente, vince politicamente. Era tutto dannatamente prevedibile fin dal primo momento, eppure chiunque provasse ad argomentarlo veniva tacciato di putinismo. Chi erano dunque i veri putiniani? Erano quelli che sostenevano la necessità di fermare immediatamente un conflitto dall’esito inevitabilmente nefasto, cercando di minimizzare i vantaggi per il Cremlino? O erano piuttosto quelli che — per fanatismo o per mera stupidità — sostenevano la via militare contro la più grande potenza nucleare del mondo, massimizzando il trionfo russo? Abbiamo per anni dovuto leggere e ascoltare le più assurde fandonie: che i russi volessero arrivare a Lisbona (salvo poi sostenere che fossero così fessi da non riuscire ad arrivare a Kiev), che combattessero con le pale e i microchip delle lavatrici, che fuggissero dinanzi alle controffensive di #Zelensky, che #Putin fosse morto e che quello in tv fosse una sorta di ologramma. Per una ricognizione più ampia del farsesco, rimando agli editoriali del lunedì di Marco Travaglio. Chi risponderà di tutto questo? Dell’odio generato, del danno inferto al dibattito pubblico del Paese e, dunque, alla salubrità della nostra democrazia? Mi domando cosa penserebbe una madre ucraina che ha perso il figlio al fronte: per cosa sono morti quei ragazzi, e per cosa sono morti tutti i civili uccisi dai bombardamenti russi? I russi possono guardare a questi anni avendo ben chiaro il perché del loro sforzo e del loro sacrificio. Questo privilegio non è concesso agli ucraini. E la colpa è anche dei putiniani, quelli veri.
Pubblicato 22 nov
https://x.com/SavinoBalzano/status/1992178926106419579?t=qzRdNaW_NR8Mnsw1ZmzDSA&s=19 Questa intervista a Paolo Capitini - Generale e Docente di Storia militare - è davvero preziosa: sin dall'inizio era praticamente certo l’esito del conflitto tra #Russia e #Ucraina. Non poteva esserci epilogo differente. A dispetto di ciò che ci hanno raccontato politici da strapazzo, reporter raccattati, fanatici con la bandierina di #Kiev in bio e la (tristissima) compagnia cantante, l’Ucraina non ha mai avuto una reale speranza di vittoria. La verità è che a tradire gli ucraini sono stati coloro che li hanno strumentalizzati, quelli che li hanno spietatamente usati come clava in funzione antirussa. Gli stessi che mentono sul sabotaggio delle trattative di #Istanbul del 2022. Quelle condizioni erano inaccettabili? Erano molto meno umilianti di quelle di oggi, che invece l’Ucraina sarà costretta ad accettare. E dunque, chi ha davvero fatto gli interessi di #Putin? Dovrebbe essere questa la domanda attuale: li ha fatti chi voleva una rapida soluzione diplomatica, che costasse il meno possibile al popolo ucraino; oppure gli invasati che tifavano per il conflitto totale e che oggi schiumano davanti alle macerie di un Paese in ginocchio? Siete voi i putiniani. Magari così sciocchi da non rendervene nemmeno conto. #BattitoriLiberi: dal lunedì al venerdì alle 17, su Radio Cusano.
Pubblicato 18 nov
https://x.com/SavinoBalzano/status/1990726945168847062?t=VHFQNatc1pYMBCwakU_qdA&s=19 Scusate tanto se non vogliamo mandare soldi a #Zelensky perché i suoi comprino altri gabinetti d'oro. Scusate tanto se riteniamo che le sanzioni alla #Russia le stiano pagando i più fragili in #Europa. Scusate tanto se non crediamo alla storia dei russi in procinto di attaccarci, come suggerirebbero anche le ultime uscite di #Mattarella. Scusate tanto se pensiamo che inviare armi a #Kiev sia assolutamente controproducente per gli ucraini stessi. Scusate tanto se pensiamo che, più si va avanti, più aumentano i rischi di una guerra totale. Per l'#Ucraina e per il resto del mondo. Immagino che sulle bio di certi invasati compariranno, accanto alla bandiera europea e a quella ucraina, anche una sfilza di bandierine venezuelane. E immagino pure che sul braccio di #Calenda stia per apparire un altro tatuaggio. Sbaglio qualcosa? Bel confronto con @borghi_claudio. #BattitoriLiberi: dal lunedì al venerdì alle 17, su @RadioCusano.
Pubblicato 23 ago
https://x.com/SavinoBalzano/status/1959160764608008478?t=uIg09_LEoyRQAk2NnOKcGw&s=1 A volte la realtà supera ogni più cupa previsione. Proprio ieri, dalle colonne del Fatto Quotidiano, denunciavo il nostro sistema mediatico: servo, vile, supino, sdraiato. Facevo l’esempio di #Draghi: gli basta commentare il meteo o raccontare cosa ha mangiato a cena la sera prima, e subito si scatena il coro degli zelanti leccasuole. Non sono passate nemmeno 24 ore, letteralmente: #MarioDraghi interviene a #Rimini con un discorso pieno di buchi, e loro perdono il controllo. Escono pezzi su pezzi, a decine, scritti probabilmente dall’intelligenza artificiale, che lo celebrano come lo statista più statista di tutti, quello capace di dare una scossa all’Unione Europea. Eppure, basterebbe unire i puntini da 1 a 2 per mettere in crisi i ragionamenti di Draghi. Che, in effetti, di ragionato hanno ben poco. Critica duramente l’#UE per essere stata marginale nelle vicende tra #Russia e #Ucraina. E allora, sarebbe bastato domandargli: «mi perdoni, Presidente, ma lei ci sta raccontando di essere un osservatore passivo di quanto accade a #Bruxelles? È curioso, dal momento che, allo scadere del mandato precedente di #VonDerLeyen, in molti la vedevano come suo possibile successore. Non solo: la stessa Von der Leyen le ha affidato la redazione di importanti rapporti sul rilancio del progetto eurounitario e le ha garantito massima visibilità e risonanza mediatica. Insomma, osservandola, lei esprime proprio il profilo tipico del tizio che sta nella stanza dei bottoni». Oppure, a voler essere un po’ più caustici (per i nostri livelli), si poteva osservare: «Presidente, scusi tanto: lei lamenta la marginalità dell’Unione, ma noi abbiamo fatto proprio tutto quello che voleva lei. Abbiamo sanzionato, anche quando osservatori avvertiti notavano che le sanzioni si sarebbero ripercosse soprattutto su di noi. Abbiamo sostenuto militarmente #Kiev, anche quando si sottolineava che la vittoria sul terreno era impossibile e che si rischiava di scatenare un conflitto mondiale. Era lei a sostenere che stavamo vincendo e che il sistema sanzionatorio fosse assolutamente sostenibile. Poi siamo andati a gambe all’aria: insomma, un po’ di autocritica?». E invece no: si legge dell’affondo di Draghi, della sveglia di Draghi, del monito di Draghi. Non è mica la prima volta che succede. Pochissimi mesi fa, in audizione al Senato, lamentava che le politiche di austerità eurounitarie avevano fiaccato la domanda interna per garantire competitività nel mercato internazionale. Insomma, ha ammesso che l’Unione ci ha impoveriti affinché i nostri beni fossero più competitivi in un sistema economico orientato all’export, sul modello mercantilistico tedesco. E allora: «ma scusi, Presidente, chi ha sostenuto per anni quel tipo di strategia? Chi ha messo in ginocchio la #Grecia dai vertici della Banca Centrale Europea? Chi ha scritto il programma di governo, nel 2011, destinato all’esecutivo italiano? Vorrei ricordarle che proprio #Monti, a seguito di quella lettera costata la carriera politica a #Berlusconi, vantava in una famosissima intervista alla CNN di aver distrutto la domanda interna. Insomma, lei critica se stesso!». E invece no, tutti ad applaudire, senza alcuna dignità. Le cose sono due: o Draghi soffre di doppia personalità e non si rende conto di ciò che dice; oppure, puntualmente, sconfessa se stesso, senza assumersi uno straccio di responsabilità, grazie alla complicità di un sistema mediatico disonesto e appecoronato. Il problema, lo ripeto, riguarda la nostra democrazia: senza un’informazione minimamente decente, saremo in balìa della peggiore propaganda. Ed è proprio ciò che abbiamo sotto gli occhi, ogni santo giorno.
Pubblicato 21 ago
https://x.com/SavinoBalzano/status/1958463013784064455?t=0dYbN3dG06lEgnXSRhYs1w&s=1 È tornato virale un video. Settembre 2022, Assemblea generale dell’#Onu: parla il migliore dei migliori, il candidato automatico al #Quirinale, Mario #Draghi. Dice: «#Kiev sembra aver acquisito un vantaggio strategico importante. Le sanzioni che abbiamo impartito a #Mosca hanno avuto un effetto dirompente sulla macchina bellica russa, sulla sua economia. (…) Con un’economia più debole, sarà più difficile per la #Russia reagire alle sconfitte che si accumulano sul campo di battaglia. L’unità dell’Unione Europea e dei suoi alleati è stata determinante per offrire all’#Ucraina il sostegno di cui aveva bisogno, per imporre costi durissimi alla Russia». Andate a rivederlo, è psichedelico. In effetti, a voler citare tutte le panzane di #MarioDraghi servirebbe molto più spazio. Sarebbe materia da libro, chissà. Aprile 2022, conferenza stampa dinanzi ad agguerritissimi giornalisti, pronti a intimorirlo battendo le mani o lucidandogli la suola delle scarpe con la lingua: «Preferiamo la pace o star tranquilli col condizionatore acceso? Questa è la domanda che ci dobbiamo porre». Pensa a tutti quelli che, quell’estate, decisero di sudare e boccheggiare sull’altare di Kiev. A luglio 2021 disse: «Non ti vaccini, ti ammali, muori. Oppure fai morire: non ti vaccini, ti ammali, contagi e lui o lei muore. Questo è». Nella stessa conferenza stampa aggiunse: «Il green pass è una misura con cui gli italiani possono continuare a esercitare le proprie attività, a divertirsi, andare al ristorante, a partecipare a spettacoli all’aperto o al chiuso, con la garanzia di trovarsi tra persone che non sono contagiose». Castronerie. Ma Draghi, per quanto mi riguarda, è solo un pretesto: non è su di lui che voglio concentrare l’attenzione. È su di noi, sul nostro dibattito pubblico, sulla nostra informazione. In definitiva, sullo stato di salute della nostra democrazia. Perché non può esservi democrazia senza un dibattito sano, senza un’informazione seria e rigorosa, se il confronto è soffocato dall’assordante rumore della propaganda peggiore. Sul punto, è centrale la riflessione proposta da Alessandro Orsini nel suo Casa Bianca-Italia. La corruzione dell’informazione di uno Stato satellite (Paper First, 2025). A me interessa ricordare come abbiamo reagito noi a quelle performance. In un Paese serio, uno come Draghi verrebbe accantonato, messo da parte con un certo imbarazzo. Non ci sarebbe nemmeno da infierire: semplicemente ha toppato più volte, e lo ha fatto su questioni enormi. Invece, ancora oggi, il suo è un nome automatico ogni volta che si parla delle massime cariche italiane e internazionali: lo si immaginava alla successione di #Mattarella, di #Stoltenberg, di #VonDerLeyen al termine del mandato. Peraltro, gli basterebbe commentare il meteo o raccontare le vacanze per finire in prima pagina, con i soliti giornali in giubilo. Come si fa a insistere impunemente nel propinare al pubblico il racconto del migliore di tutti? Siamo messi così male? Draghi è solo un esempio: lo stesso discorso vale per la guerra. Come si potrà mai pretendere che l’opinione pubblica partecipi, animi la dialettica politica, legga i giornali, dopo che ciarlatani spacciatisi per fact-checker ci raccontavano che i russi combattevano con le pale, con i microchip delle lavatrici, che fuggivano dinanzi alle armate di #Zelensky, che #Putin fosse affetto da tutte le malattie note e ignote, se non addirittura già morto? Gli stessi che volevano, magari per legge, imbavagliare chiunque provasse a usare il cervello e a dire cose sensate. Una riflessione sulla nostra informazione, sulla sua indipendenza e sulla sua libertà, è davvero essenziale. Dobbiamo pretendere di più da chi si propone di raccontarci la realtà. Dobbiamo saper scegliere tra chi continuerà impunemente a ingozzarci di propaganda come fossimo oche da foie gras e chi prova, con onestà, a dirci le cose come stanno.
Pubblicato 17 ago
https://x.com/SavinoBalzano/status/1957016348707475597?t=hcAeyOj9nZqa_88MLoPAiw&s=19 Infierire è sempre inelegante, però a volte diventa inevitabile. Quelli che per anni ci hanno raccontato che la #Russia fosse in ginocchio (anche a causa delle nostre temibili sanzioni), che le controffensive ucraine stessero sbaragliando le linee del #Cremlino, che i soldati di #Putin si difendessero con le vanghe e i microchip delle lavatrici, oggi pretendono di spiegarci a che punto sia la trattativa per porre fine al conflitto. Ci dicono, ovviamente, che tutto è un disastro, che #Trump è un fallimento totale e – udite udite – in un servizio televisivo hanno persino avuto il coraggio di affermare che la Russia la guerra non l’ha affatto vinta. Insomma, a sentire loro, avrebbe vinto l’#Ucraina di #Zelensky insieme alla #Nato. Sono gli stessi che sostenevano che Putin avesse tutte le malattie conosciute dalla scienza e anche quelle ancora da scoprire; che fosse in fin di vita, che non comparisse perché ormai allettato, che quello ripreso nei filmati ufficiali fosse un Putin di qualche anno fa o addirittura una controfigura. Quello vero, secondo loro, era steso su una branda, gonfio e coperto di pustole purulente. Che ve lo dico a fare. E questi qua, ancora oggi, ci raccontano animosamente che la trattativa è un fiasco e, soprattutto, ci parlano ancora dei soliti pagliacci che in #Europa continuano a mettere in scena il loro spettacolo da circo. Senza offesa per i clown e per i circhi veri. Non si accetteranno veti all’ingresso dell’Ucraina nella Nato; non si accetteranno veti sull’ingresso nell’Unione Europea (che poi, fossi ucraino, tutto vorrei tranne che entrarci: preferirei altri dieci anni di guerra contro #Mosca); non si accettano compromessi territoriali e, squillino le trombe, è in preparazione un ulteriore pacchetto di sanzioni contro la Russia. Ragazzi, io non riesco più a spiegarmelo tutto questo. Me li immagino, in riunione, questi scalzacani che si dicono tra loro: «Dai, dai, facciamoci una risata! Vediamo come reagiscono stavolta!». Io non posso credere che davvero siano convinti di ciò che fanno: secondo voi – lo domando sinceramente – davvero #VonDerLeyen, #Macron e #Starmer pensano di contare qualcosa? Ieri sera sentivo un commentatore tra i più "autorevoli" sottolineare un punto nevralgico: se l’Ucraina entrasse nella Nato, l’ombrello nucleare di #Parigi si estenderebbe fino a #Kiev. Mecojoni. Già me lo immagino Putin, a tremare di paura.
Pubblicato 18 giu
https://x.com/SavinoBalzano/status/1935216135718289419?t=nOMzd2PA0pD-lRhcC12I_A&s=19 Gigi Pescheria è furioso: si aspettava una condanna netta da parte di #Trump ai recenti raid russi su #Kiev. Ma non solo: sperava, incontrandolo in #Canada, di convincerlo a varare un pacchetto di sanzioni contro #Mosca. Trump, però, non si è fatto trovare. Lo ha letteralmente bidonato. Davvero strano, davvero imprevedibile! Chi avrebbe mai pensato che #DonaldTrump fosse contrario a sanzionare colui che propone come mediatore nel conflitto tra #Israele e #Iran? Ma chi l’avrebbe mai detto? Si resta davvero sconcertati dall’imprevedibilità degli eventi. Se fossi in Gigi Pescheria — con tutto il rispetto per quello vero, che spero non si offenda — busserei ad altre porte. A quelle di chi, fino a ieri, ha garantito sostegno incondizionato. Vada a #Parigi, ad esempio, al portone del signor #Macron, che gli aveva promesso truppe sul campo. Oppure da quell’altro signore tanto raccomandabile, tal #Merz, a #Berlino, che sogna l’esercito più potente d’#Europa. E poi ci sono le porticine di Ursula #VonDerLeyen e quella della signora #Kallas: vada da loro a chiedere protezione. Mi sembravano piuttosto fiduciose, le due valchirie. Sono stati loro a sabotare ogni tentativo di mediazione, preferendo la “vittoria finale” sulla #Russia di #Putin! Oppure, sai che puoi fare, Gigi? Fai così: dal Vittoriano, vai verso Piazza Venezia, prendi via del Quirinale in salita sulla destra, e prosegui dritto per circa dieci minuti a piedi. In cima troverai un bel palazzone grande, un tempo dimora dei papi. Oggi ci abita un signore che le nostre istituzioni temono quasi più dell’erede di Cristo in terra. Si chiama #Mattarella, Sergio Mattarella. Pure lui puoi sentire: era abbastanza d’accordo con quelli di cui sopra. Buongiorno Pescheriaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa!!!