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Tag: #macron · 47 post

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Pubblicato 25 feb

https://x.com/SavinoBalzano/status/2026591481822114147?s=20 Un grandissimo Massimo Cacciari ieri a #BattitoriLiberi. Sono trascorsi quattro anni dall’inizio di questa nuova fase della guerra tra #Russia e #Ucraina. Non quattro anni dall’inizio del conflitto tout court: quello è cominciato nel 2014, ovviamente. E da quattro anni ascoltiamo sciocchezze ripetute da patetici propagandisti, utili idioti – per dirla con #Cacciari – del grande partito transnazionale della #guerra. Ad oggi, sia chiaro, abbiamo fatto tutto ciò che volevano i sostenitori dello “stato profondo”, quello che tiene assieme certe élite statunitensi (democratiche e neocon) con quelle europee più decadenti: Emmanuel #Macron, Friedrich #Merz, Keir #Starmer, Ursula #VonDerLeyen, Kaja #Kallas, Mark #Rutte e predecessori. Abbiamo fatto tutto ciò che chiedevano i tatuati turisti per caso, che farneticano di tradimenti un giorno sì e l’altro pure. E il risultato è sotto i nostri occhi: un disastro. Che fine ha fatto la “guerra ibrida” della Russia contro l’#Europa? Gli attacchi continui dei droni? Gli sconfinamenti degli aerei? Gli articoli 4 e 5 del Trattato atlantico invocati a pranzo e a cena? Nel frattempo hanno perso la vita centinaia di migliaia di persone, un Paese è stato sventrato. Dovremo contribuire a ricostruirlo con i nostri soldi. E nonostante tutto, certi pifferai magici – con i sorci al seguito – continuano a riproporre imbarazzanti e stonate melodie in diretta da #Kiev. Contenti voi...

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Pubblicato 18 feb

https://x.com/SavinoBalzano/status/2024041512963547179?s=20 Penso che ci sia molta gente che debba fare pace con il cervello. O, molto più semplicemente, siamo circondati da incapaci e mentecatti che parlano a vanvera. Non piace quanto sta accadendo a Francesca Albanese. Io sono tra quelli – nel mio piccolo – che fin dal primo momento si è indignato per l’accanimento, di ogni genere, riservato alla nostra connazionale. Parliamo di un’italiana che semplicemente fa il suo lavoro: denuncia quanto accade al popolo palestinese e fa benissimo a insistere. Non c’è nemmeno un pallido retrogusto antisemita nelle sue parole e, ancor meno, ho mai sentito da parte sua parole di sostegno per Hamas. Qualche sbavatura? Sì, certo: alle volte ci si può far prendere la mano, soprattutto quando l’attenzione mediatica è alle stelle. Ma di questo parliamo: sbavature. Ha sempre condannato quanto accaduto il 7 ottobre, mai sostenuto il terrorismo, mai attaccato gli ebrei. Punto. Tuttavia, trovo fottutamente ipocrita (dall’ipocrisia siamo sommersi) chi sfrutta la sua vicenda per attaccare l’amministrazione statunitense, come se dalle nostre parti fossimo verginelle sprovvedute. Un trattamento molto simile a quello riservato a Francesca #Albanese è stato infatti riservato a Jacques #Baud, ex militare svizzero, oggi analista geopolitico, che ha subito dall’Unione europea sanzioni pesantissime: congelamento dei beni e divieto di circolazione nell’area Schengen. Pensate che le autorità belghe hanno concesso una deroga alle sanzioni per ragioni umanitarie. Per far capire di cosa stiamo parlando. È il clima che sta cambiando, e cambia in maniera generalizzata: essere arrestati è diventato molto più semplice, e lo è in #Europa tanto quanto negli Stati Uniti. Veniamo ossessivamente bombardati dalle immagini dell’#ICE e molti di noi provano sconcerto; eppure nulla ci viene raccontato delle migliaia di arresti nel #RegnoUnito (circa 2.500 finora), né si registra alcuna reazione ai 9.000 procedimenti penali – fonte Der Tagesspiegel – solo a Berlino, relativi a proteste politiche. Il giochetto è sempre lo stesso: dipingere con toni mostruosi coloro che non sono funzionali a certe logiche di potere, agli interessi di certe élite. Nessun commento, ad esempio, dal #Quirinale su queste vicende: un Quirinale che a parole si dice attento alle prerogative del diritto internazionale. Lo stesso Quirinale che dopotutto puntava il dito contro #Musk, dopo aver accolto con tutti gli onori Bill #Gates, il cui nome è sempre più compromesso dall’affaire #Epstein. Affaire di cui, con ogni probabilità, se non fosse per il social X del brutto e cattivo Musk sapremmo ben poco. E torniamo al punto di partenza: quelli che dovrebbero fare pace con il cervello o, più banalmente, gli utili idioti del sistema. Gli utili idioti sono quelli che pensano di far bene e invece servono un assist dietro l’altro all’avversario. Già che qualcuno parli oggi di sovranità monetaria fa un po’ sorridere; ma se la sovranità monetaria diventa l’argomento a sostegno dell’#euro digitale, è proprio il colmo. Vero: certe sanzioni gli #StatiUniti possono comminarle inaudita altera parte perché possiedono i circuiti più importanti (Visa, Mastercard, American Express), ma almeno loro sono uno Stato sovrano. In mano a chi volete mettere questo #EuroDigitale? A Ursula #VonDerLeyen, a Kaja #Kallas, a #Macron? La ricordate la vicenda dei camionisti canadesi coinvolti nel Freedom Convoy? L’allora primo ministro #Trudeau bloccò loro i conti per smorzare la protesta. La nostra stampa parlava di camionisti no vax brutti e cattivi: la stessa stampa che, mi pare, oggi è oggetto di sanzioni pesantissime da parte dell’INPS per aver sottopagato i propri giornalisti. Erano distratti a combattere contro la statua di Montanelli. E allora, agli utili idioti che oggi vaneggiano di sovranità monetaria europea (che di sovrano non ha un ciufolo, non essendo uno Stato) e si eccitano con la storia dell’euro digitale, voglio dire solo questo: state fermi, fingetevi morti. Fate meno danni.

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Pubblicato 23 gen

https://x.com/SavinoBalzano/status/2014630489265434804?s=20 Siamo oltre il surreale: qualcuno sta davvero cercando di farci bere la storia di #Trump che ci ripensa sulla #Groenlandia perché colpito dalla reazione dell’Unione Europea. #DonaldTrump avrebbe desistito dinanzi alla decisione di #Macron e #VonDerLeyen. È Presidente degli Stati Uniti da un anno e gli abbiamo già dato l’impossibile: l’aumento delle spese di difesa al 5%; il piano europeo di “prontezza” (pronti a farci fregare); l’accordo sui #dazi, col quale ci impegniamo persino a investire soldi nostri negli #StatiUniti; il nostro silenzio su #Israele, #Iran e #Venezuela; il nostro silenzio sul riavvicinamento di Washington a Mosca; l’acquisto di gas statunitense, molto più costoso di quello russo; ci siamo sostituiti come amministratori di sostegno nel badare a quell’incapace di #Zelensky, con tutta la sua cricca di corrotti. Mi dite, esattamente, in cosa abbiamo saputo dire di no? Ah, giusto: abbiamo detto di no solo quando ci conveniva dire di sì.

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Pubblicato 21 gen

Macron è intervenuto in uno dei luoghi più "democratici" del mondo, il #WorldEconomicForum di #Davos: aspetto da Top Gun, occhiali a goccia stile Maverick, solo dei poveri. Una scena pietosa, patetica, ispirante compassione. Eppure il Corriere della Sera è riuscito a titolare un pezzo: “Determinazione e «occhio della tigre», così #Macron passa al contrattacco di #Trump «il bullo»”. Io non so quanto sia pagata la gente per scrivere certe cose: ammetto che, qualunque sia la cifra, io non ce la farei. Non riuscirei più a sostenere lo sguardo dei miei figli. Macron “occhio di tigre”: una roba da sentirsi male. Che poi aveva pure le lenti scure, proprio a volerli prendere a tutti i costi sul serio e a volerci pure ragionare nel merito. Ad ogni modo, il Presidente della Repubblica francese pare proprio scatenato: vuole mettere in riga #DonaldTrump. Ragazzi, sia chiaro, ci si potrebbe fermare qui: non c’è proprio altro da aggiungere. Ci sarebbe solo da ridere, da chiamare la neuro. Ovviamente ce lo filiamo solo in Italia. Manco in Francia se lo filano. Ed è proprio questo il punto. Ancora una volta ci superiamo. Per carità, su Trump si possono dire tante cose: aspettarsi che il Presidente degli Stati Uniti d’America improvvisamente diventasse un incrocio tra Padre Pio e Mahatma Gandhi forse non era uno scenario molto credibile. Insomma, è sempre il presidente USA: non ci si può – purtroppo – aspettare che si metta a fare la politica estera della Svizzera o di San Marino. Sono statunitensi. Però, se proprio di bullismo dobbiamo parlare, allora parliamone. Sì, perché voi come la definireste una classe politica che arrogantemente si impone, forza la volontà popolare, per realizzare peraltro progetti in netto contrasto con l’interesse dei popoli? Prendete proprio Macron: uno che si definisce moderato e responsabile (stessa dinamica degli sfigati che popolano “il centro” dalle nostre parti) e propone di inviare truppe in giro ogni due per tre; uno che gode di una legittimazione popolare ai minimi termini, ma che in tutti i modi si aggrappa alla poltrona dell’Eliseo, imponendo al proprio Paese un’agenda severissima di contenimento della spesa, macelleria sociale (anche se poca roba rispetto a quanto abbiamo subito noi o i greci); uno che continua a puntellare un governo dopo l’altro, nonostante sia ormai evidente che l’elettorato stia supportando altre forze politiche. La gente lo schifa, ma lui non schioda. Uno che, insomma, fa di tutto per differire l’inevitabile e miserabile fine che lo attende: di tutto, letteralmente, puntando persino sull’orwelliana strategia del nemico esterno e della guerra. Non è da bulli? Non vale solo per lui, ovviamente. Pensate alla Germania di #Merz: a marzo 2025, nonostante si fossero tenute le elezioni politiche, fanno votare al vecchio Bundestag una modifica costituzionale per consentire un piano di riarmo da 1000 miliardi. Cambiano la Legge fondamentale della Repubblica tedesca, il contratto sociale del Paese, facendo votare rappresentanti uscenti e non più rappresentativi dell’attuale maggioranza parlamentare. Non è da bulli? E cosa dire delle istituzioni unionali? #VonDerLeyen è stata la prima ad avvalersi di Palazzo Berlaymont, sede della Commissione, come residenza. Un caso? All'art. 1 del Protocollo n. 7 sui privilegi e sulle immunità dell’Unione europea (allegato ai Trattati #UE), si legge testualmente che “i locali e gli edifici dell’Unione sono inviolabili. Essi sono esenti da perquisizioni, requisizioni, confisca o espropriazione”. E direi che di ragioni per non voler subire perquisizioni, Ursula ne ha da vendere. Non è da bulli? Gli esempi potrebbero essere infiniti: le strategie di fondo dell’UE sono mai state autenticamente discusse sul piano democratico? Le politiche di austerità, la strategia mercantilista delle esportazioni che costringe a comprimere i salari e la domanda interna; la concorrenza fiscale tra... CONTINUA SU X: https://x.com/SavinoBalzano/status/2013911999311192188?s=20

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Pubblicato 20 gen

Il Premio Carlo Magno quest’anno è conferito a #MarioDraghi. Forse è la prima volta che il vincitore di un premio viene presentato come più prestigioso e autorevole persino di quello a cui il premio è intitolato. E la stessa cosa sarebbe stata, credetemi, se gli avessero conferito il Premio Gesù Cristo 2026. I meriti dell’uomo paiono davvero infiniti, quasi taumaturgici: ricordo ancora quando, durante il suo memorabile governo, tra un applauso e l’altro, alcuni giornalisti attribuivano all’effetto #Draghi perfino gli ori conquistati dagli azzurri alle Olimpiadi di Tokyo. Imbarazzanti direttori di telegiornale che, purtroppo, ci tocca ancora sopportare nelle edizioni delle 20. In occasione dell’annuncio del conferimento – che peraltro ha avuto come precedenti premiati anche soggetti come #Macron, #VonDerLeyen, #Zelensky e #Clinton – il nostro migliore di tutti ha dichiarato che l’#Europa «forse non ha mai avuto così tanti nemici come oggi, sia interni che esterni». Siamo al complottismo. I nemici esterni sono facilmente individuabili. Il peggiore di tutti è certamente la #Russia, dalla quale però, ultimamente, stranamente sembra non giungano più i famigerati attacchi ibridi e militari: nessun volo della von der Leyen dirottato e nessun drone tenuto assieme col nastro adesivo dolcemente adagiato sul tetto intatto di una casetta polacca. Nessuno sconfinamento, nulla di nulla. E dire che era un continuo. Che proprio mercoledì scorso #Merz abbia dichiarato che dovremmo «ritrovare un equilibrio con il nostro più grande vicino europeo» sarà certamente un caso. Dichiarazione che la nostra stampa ha ovviamente quasi ignorato. Quelli interni pure: i sovranisti brutti e cattivi, instancabilmente affaccendati nel mettere i bastoni tra le ruote al sogno del riarmo europeo, fieramente sostenuto dalla peggior classe politica europea di tutti i tempi. Che in questa fase storica l’#UE (che è cosa ben diversa dall’Europa) abbia molti nemici è verissimo, e in questo il nostro Messia ha ragione. Ma non sono quelli che dice lui. A detestare le istituzioni unionali sono gli stessi popoli che dovrebbero rappresentare: al netto dei pochi serrapiattisti, che rappresentano comunque un interessantissimo caso di studio, mai come in questo momento le persone si rendono conto di quanto il sistema europeo sia nocivo. I salari sono a terra (in Italia siamo con le pezze sul sedere, ma anche altrove non se la vedono bene), il carovita è alle stelle, i servizi pubblici cadono a pezzi, si insiste con la logica dei “conti in ordine” e l’unico debito possibile è quello in armamenti. Ovviamente tutto questo è reso possibile anche grazie a chi aveva promesso di mettere in riga #Bruxelles, prima di trasformarsi in uno scolaretto pronto a prendere lezioni e a pendere dalle labbra di gente come #Dombrovskis. Draghi resta sulla cresta dell’onda perché è il sistema a volerlo: un sistema pericolante, claudicante, privo di qualsiasi credibilità, ma ancora aggrappato al potere e, in questa fase di fragilità, più pericoloso. In qualsiasi Paese serio, uno che chiedeva di scegliere tra i climatizzatori e la pace verrebbe ignorato per sempre; uno che il 1° giugno 2022 definiva le sanzioni alla Russia «un successo completo che non penalizza l’Italia», per poi dire il 14 maggio scorso che i «prezzi elevati dell'energia e le carenze della rete sono, in primo luogo, una minaccia per la sopravvivenza della nostra industria, un ostacolo importante alla nostra competitività e un onere insostenibile per le nostre famiglie», andrebbe semplicemente nascosto con imbarazzo. CONTINUA SU X: https://x.com/SavinoBalzano/status/2013600629072044533?s=20

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Pubblicato 7 gen

https://x.com/SavinoBalzano/status/2008868702087766395?s=20 Vedere schiumare il gregge delle pecore mannare, bimbe di #VonDerLeyen, #Kallas, Kubilius, #Macron, #Starmer e #Merz, non ha prezzo. Sono particolarmente litigiose da qualche giorno. La loro aggressività è decisamente accentuata. Arrivano, col tatuaggio del tridente ucraino sul polso o appeso al collo – a mo’ di collare – e mordono, in preda a una folle idrofobia. Ne sparano di meravigliose: arrivano a sostenere che quella statunitense a #Caracas non fosse un’operazione militare. «vedi due eserciti fronteggiarsi? Un’invasione, forse?» Tutti in coro, belando, ripetono ossessivamente questa obiezione per scongiurare l’ipotesi – ovvia secondo i loro precedenti ragionamenti – di aiuti militari al #Venezuela aggredito. Come se #Maduro fosse stato rapito da un manipolo di monache eccitate dai suoi suadenti mostacho. Come se avessero convinto la moglie a salire in macchina dopo averle promesso una caramellina. E poi: Trump continua a dichiararsi aperto ad altri interventi, parla di scarponi sul campo, della più grande flotta della storia. Non vi pare un’operazione militare? E va bene: facciamo finta che non lo sia. Ma allora, esclusi gli aiuti militari, propongo questo: a) un bel prestito #UE garantito dagli asset statunitensi precedentemente congelati; b) una ventina di inutili pacchetti di sanzioni economiche a Washington. Non direte di no anche a questo: non avreste cuore! E quelli ti rispondono: «Ma Maduro era brutto e cattivo, perché lo difendi?». Trovatemi una sola parola di apprezzamento nei confronti di Maduro. E quelli: «Il popolo venezuelano è tutto in festa!», come se li avessero intervistati uno per uno, come se non sapessimo che le manifestazioni venezuelane di segno opposto vengono costantemente nascoste per non turbare la narrazione dominante. E comunque, ammesso e non concesso che siano tutti felici e in festa: cosa vorrebbe dire? È il principio che conta. Adesso passiamo all’Iran, all’Arabia Saudita, magari alla nostra alleata Turchia, che è pure membro della #NATO? Vi prego, vi scongiuro, non chiedo tanto: almeno un paio di baffoni, in segno di solidarietà, fateveli crescere. E che cavolo! Manco un tatuaggino?

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Pubblicato 30 dic

https://x.com/SavinoBalzano/status/2005938866033742141?s=20 C’è un’asimmetria, l’ennesima, quasi esilarante nella sua tragicità. Se un aeroplanino di carta svolazza in qualsiasi città europea è colpa di #Putin, dei russi, della guerra ibrida, e presagisce l’arrivo dei cosacchi nelle nostre città. Qualche poveraccio parlò persino di Lisbona: meglio non dimenticarlo mai. Ne abbiamo sentite di tutti i colori: i droni sul Lago Maggiore, in Italia, e quello sulla sede di Leonardo in provincia di Varese, poi rivelatosi il segnale GSM di una famiglia che cercava disperatamente di migliorare la propria connessione internet. Ricordo anche l’aereo di Ursula, costretto a un atterraggio di emergenza a causa di un attacco informatico russo, negato persino dai piloti dell’apparecchio stesso. Poi i droni in Polonia, tenuti assieme dal nastro adesivo e dolcemente adagiati sui tetti delle case. Recentemente ho letto su un autorevolissimo giornale, di cui oggi ci si preoccupa di salvaguardare i giornalisti indipendentissimi: «La guerra di Putin uccide in Finlandia: i lupi sconfinano e fanno strage di renne». Non ci credete? Andatevelo a cercare. Poi accade una cosa: più di novanta droni prendono di mira la residenza privata di Putin e, ovviamente, sorgono mille dubbi e perplessità. Per carità, in guerra la verità assoluta non la conosce mai nessuno: siamo letteralmente inondati di propaganda da una parte e dall’altra. Ma ad apparire leggerissimamente risibile, circense come al solito, clownesco, è il differente metro adottato. Quando a parlare è la propaganda di Kiev, i nostri conduttori di telegiornale sono in ginocchio a ricevere la rivelazione; quando parlano gli altri, emerge tutto il loro giornalismo d’inchiesta, quello che preferisce le domande alle risposte, tutti a schiena dritta. Se parla #Zelensky, si reagisce come fosse la reincarnazione di Churchill; se a parlare e Putin, si parla dello Zar. Ascoltavo ieri sera, in un TG delle 20, un signore dalla narrazione incerta (uno di quelli che ,dopo ogni parola, hanno bisogno di fare “ehm”, “mhm” e altri suoni simili) domandarsi, con un’espressione davvero intelligente, qualcosa del tipo: «che poi, che senso avrebbe un attacco simile in questa fase dei negoziati?». Oh bella! Che quesito finissimo, quanta arguzia, quanta raffinatezza! Con questa domanda ci si siede letteralmente di culo a terra. E chi potrà mai anche solo tentare di rispondere a una domanda tanto insidiosa? Proviamoci. E voglio farlo con una scortese risposta sotto forma di un’altra domanda. Comprendo che non sia proprio elegantissimo, ma presumo che in questa circostanza possa risultare proficuo. Ebbene, assai più modestamente e molto meno autorevolmente, oso domandare: immaginate Zelensky, #VonDerLeyen, #Kallas, #Kubilius, #Macron, #Merz, #Starmer e compagnia cantante. Togliete alle loro leadership e alla loro narrazione la guerra. Cosa rimarrebbe di queste assolute nullità, di questi capi senza popolo, di questi politici senza consenso e legittimazione? Cosa resterebbe di molti di loro, peraltro assediati dalla corruzione che li vede protagonisti e che in gran parte li circonda? Cosa resterebbe di un apparato di potere visibilmente compromesso e corrotto? Nulla, assolutamente nulla. E come giustificare, peraltro, l'immane investimento in "difesa" che arricchisce pochi e affama moltissimi? Ecco perché, per qualcuno, le trattative in corso rappresentano un pericolo senza precedenti. In ballo c’è la sopravvivenza di un sistema malefico. Il piccolissimo dettaglio è questo: il crollo di quel sistema è proprio quanto di meglio possa accadere per i popoli oppressi che finge di rappresentare.

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Pubblicato 23 dic

https://x.com/i/status/2003417868424147213 Il giorno dopo le auguste e autorevolissime parole di Sergio #Mattarella, circa l’assoluta concretezza delle minacce russe, si viene a sapere che il #drone sulla sede elicotteri di Leonardo non era russo. Non era nemmeno bielorusso. E manco cinese. Non solo: si scopre che non era neppure un drone. Era il segnale GSM di una villetta che cercava di migliorare una connessione internet che non andava. Magari era un adolescente disperato che non riusciva a godersi il suo bel pornazzo. Poraccio. E intanto tutte le nostre più prestigiose testate giornalistiche ci hanno fatto una testa così sui droni di #Putin che sorvolavano la penisola. Va benissimo, Presidente: le minacce sono davvero concrete e reali. Intanto, #Zelensky prima dice che dopo l’#Ucraina toccherà alla Polonia, poi che i colloqui procedono spediti, poi che si aspetta un massiccio attacco a Natale dalla #Russia e infine che, grazie agli aiuti dell’#UE, aumenta la sua resilienza. Se ti senti meglio ad avere #VonDerLeyen, #Kallas, #Merz e #Macron dalla tua parte, stai ancora più inguaiato di quanto già sembrasse. E, a proposito di Macron: quello che suggeriva di inviare truppe in Ucraina e di adoperare il suo ombrello nucleare, ha ora cambiato idea. Meglio parlare con il Cremlino. A me spiace se tutti i furboni con la bandierina ucraina e unionale nella bio se la prendono tanto. Comprendo il vostro imbarazzo e la difficoltà a celare la vergogna, ma non è mica colpa nostra se siete più divertenti di una parodia. Continuate così, vi prego, non fermatevi. #BattitoriLiberi: dal lunedì al venerdì alle 17, su Radio Cusano.

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Pubblicato 14 dic

https://x.com/SavinoBalzano/status/2000103592762466742?s=20 È davvero avvilente leggere l’analisi che commentatori, opinionisti, intellettuali e giornalisti (immaginate una cascata di virgolette) fanno della posizione di #Conte e #Salvini. Un noto direttore di telegiornale parla addirittura di partito unico filorusso, di partiti sensibili alle ragioni di #Mosca più di quanto lo siano nei confronti di #Kiev. Per essere sensibili alle ragioni ucraine, presumo sia necessario lavorare per il massacro definitivo dei loro giovani. Si parla spesso – e molto frequentemente proprio in relazione a questi due partiti – di populismo. A prescindere dal fatto che ritenga il populismo cosa buona, certe semplificazioni sono tipiche dei demagoghi in malafede: gente priva di qualsiasi onestà intellettuale, spinta dal semplice intendimento di circuire il pubblico. Di ingannare proprio coloro che ascoltano quelle parole alla ricerca di ciò che ingenuamente ritengono essere informazione (un oceano di virgolette). Le persone, però, sanno benissimo come stanno davvero le cose. La gente è stufa di chi ha ancora il coraggio di propinare, in momenti di massimo ascolto televisivo, il Piano #Draghi, suscitando giustamente una risata. E ha altrettanta nausea per una propaganda – perché di questo si tratta, propaganda pagata a suon di milioni di euro – europeista, che prova a far sentire inadeguato e quasi barbaro chiunque nutra un fisiologico e naturalissimo euroscetticismo. Si continua a farneticare di fascismi, di estremismi: #Trump presentato come il male assoluto. Quando però il Segretario Generale della #NATO, lo scendiletto antitaliano Mark #Rutte, ci dice che dobbiamo essere pronti alla guerra e alle sofferenze dei nostri nonni, nessuno suggerisce di chiamare la neuro e sottoporlo – come sarebbe assolutamente opportuno – a un TSO. E lo stesso vale per molte altre esternazioni, ormai così tante da non poterle riportare tutte, a opera di altre vette del pensiero come #VonDerLeyen, #Kallas, Kubilius, #Macron, #Merz, #Tusk, #Zelensky e così via. Addirittura i cessi d’oro in #Ucraina vengono presentati da qualcuno come segnale della salubrità anticorruttiva del Paese, come se nessuno sapesse che certe indagini sono state condotte dagli Stati Uniti. E la questione di fondo è proprio questa: è davvero nell’interesse dell’Ucraina insistere con la strategia in atto? Il nervosismo dei supporter di #Calenda e #Picierno sarebbe comprensibile se le scelte fatte finora fossero state quelle suggerite dalle piazze per la pace. Uno potrebbe giustamente incazzarsi e dire: "Finora abbiamo fatto come dite voi, i risultati sono miserrimi, adesso si cambia". Ma il punto è che fino a oggi abbiamo fatto tutto quello che suggeriva il grande partito della guerra (semplificazioni per semplificazioni). Il risultato è – come tutta la gente dotata di senno prevedeva – la catastrofe per Kiev e l’impoverimento dei popoli europei. Ricordo che dissi le stesse cose negli studi di diMartedi, a maggio 2022, suscitando l’indignazione dei presenti, in particolare quella di Antonio #Caprarica. Non mi hanno più invitato. Diverso è se si ipotizza che certi esponenti politici, invece di fare gli interessi della gente comune a cui chiedono il voto, rappresentino in realtà chi da questo conflitto sta ricavando enormi profitti. Sotto la scialba retorica della guerra per la democrazia e la libertà – peraltro alimentata da chi, alla fine della fiera, propone sempre di tappare la bocca a qualcuno – si nasconderebbero propositi ben più meschini. E dunque torno all’inizio. Questo bipolarismo è completamente spanato. Salvini, sperando tenga duro, sul tema della guerra e del riarmo non ha nulla da spartire con #Tajani e poco con #Meloni. Lo stesso vale per Conte col PD (con chi comanda davvero lì dentro). La guerra è il tema più importante di tutti: in caso di scontro nucleare, ad esempio, immagino che il salario minimo legale rileverebbe assai poco. Non pretendo di risvegliare il moto che portò alla formazione di un esecutivo che, (...) CONTINUA SU X

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Pubblicato 13 dic

https://x.com/SavinoBalzano/status/1999746598541091296?s=20 Con il discorso di ieri, in occasione degli auguri al corpo diplomatico, #Mattarella fa cadere definitivamente il velo, non preoccupandosi nemmeno più di preservare un minimo le apparenze. Il Capo dello Stato – e fanno benissimo Belpietro e La Verità a insistere sul punto – è un soggetto politico a tutti gli effetti, e questo altera gravemente gli equilibri della Repubblica. Li altera perché il Quirinale dovrebbe essere un’istituzione di mera garanzia, di assoluta imparzialità, custode indefesso della Costituzione e dell’unità nazionale. Tutto il contrario di ciò che fa #SergioMattarella. Il Capo dello Stato, ieri, è stato chiarissimo: «L’#Europa e l’Italia restano saldamente al fianco dell’#Ucraina e del suo popolo, con l’obiettivo di una pace equa, giusta, duratura, rispettosa del diritto internazionale, dell’indipendenza, della sovranità, dell’integrità territoriale, della sicurezza ucraine». Cosa vorrebbe dire, esattamente? Sostegno indefesso alle politiche di riarmo europeo? All’agenda imposta da #VonDerLeyen, #Kallas, Kubilius, #Macron e #Merz? Soprattutto, cosa vorrebbe dire “integrità territoriale”? Che la #Russia dovrebbe ritirarsi da tutti i territori ucraini, compresa magari la Crimea? Come ottenerlo, se non con una guerra totale a Mosca? E quando Mattarella critica le logiche bilaterali, fa anche riferimento agli attuali tentativi del Presidente #Trump di addivenire a un cessate il fuoco tra Mosca e Kiev? Vedete, qui, al di là del merito, il problema è istituzionale e democratico. Dico al di là del merito perché il discorso di Sergio Mattarella è incoerente e fa acqua da tutte le parti. Ad esempio, il suo richiamo al diritto internazionale, alla sovranità e all’integrità territoriale appare quantomeno imbarazzante, se si torna con la memoria ai gravissimi bombardamenti su Belgrado, costati peraltro la vita a numerosissimi civili e anche a militari italiani impiegati, che negli anni successivi patirono gli effetti delle armi illegali, munizioni all’uranio impoverito, cui si fece ricorso in quelle occasioni. Al tempo, Sergio Mattarella era vicepremier di Massimo D’Alema e, poco dopo, assunse la guida della Difesa. Peraltro, a leggere le parole di ieri del Presidente della Repubblica, tutto sarebbe cominciato dall’iniziativa “sciagurata” di Putin del 2022. Curioso, se si leggono le quelle pronunciate dallo stesso Mattarella l’11 aprile del 2017: «Abbiamo naturalmente affrontato anche la situazione in Ucraina. (...) e auspichiamo che la Russia eserciti tutta la propria influenza per il consolidamento del cessate-il-fuoco, per una rapida de-escalation e per la stabilizzazione del Paese, richiesta che rivolgiamo a tutti gli attori di quel teatro di crisi». Ma come sarebbe a dire? Non è cominciato tutto nel 2022? E penso possa essere utile leggere anche cosa scriveva Mattarella il 19 marzo 2018 al Presidente Putin appena rieletto, nonostante il conflitto fosse già in corso (lo aveva appena detto nel 2017, come visto, e nonostante la Russia si fosse già ripresa la Crimea nel 2014): «In occasione della sua rielezione alla Presidenza della Federazione Russa, desidero farle giungere, a nome del popolo italiano e mio personale, cordiali felicitazioni e sentiti auguri di successo nello svolgimento del suo alto mandato. Auspico che anche nel prossimo futuro Mosca e Roma possano continuare a lavorare per identificare soluzioni condivise alle molteplici e complesse sfide che abbiamo di fronte, ribadendo il comune impegno a un dialogo costruttivo della Federazione Russa con l'Unione Europea e con l'Alleanza Atlantica, nel rispetto dei principi e valori che ispirano la convivenza pacifica tra le nazioni. In tale quadro, le eccellenti relazioni di amicizia tra Russia e Italia, (...) CONTINUA SU X

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Pubblicato 2 dic

https://x.com/SavinoBalzano/status/1995792650130088293?t=f4CxZBvmoT62i7qrSoNwuQ&s=19 Non è affatto un caso che il leader europeo più scatenato nel comune fronte bellicista del vecchio continente sia proprio #Macron. La questione della guerra in #Ucraina affonda radici profonde, ben al di là, purtroppo, dei destini dei Paesi in guerra e dei popoli coinvolti. Che i destini della gente ucraina interessassero davvero alle classi dirigenti, impegnate nell’alimentare l’escalation, poteva crederlo solo qualche sprovveduto o qualche politicante da strapazzo in malafede. Pappagalli e imbroglioni, insomma. A nessuno è mai interessato nulla, nella storia dell’uomo, di chi soffre, di chi subisce torti, di chi affronta una sopraffazione. Forse è interessato solo a Cristo e a pochi altri. La verità è che dei più sfortunati importa solo alla gentaglia che vuole trarre vantaggi, profitto, da quelle disgrazie. Ed è il caso dei leader decadenti europei. Guardateli, immaginateli uno di fianco all’altro: Macron, il più sfigato di tutti, #Merz, #Starmer. Gente senza legittimazione democratica. Qualcuno mi sa spiegare cosa sia un leader, un capo di governo, un capo di Stato, senza popolo? Per chi governa e, soprattutto, chi rappresenta? Rappresentano se stessi e grumi di potere sotterraneo, carsico, velenoso. Macron, tra loro, è quello maggiormente in difficoltà (agli altri manca un occhio, a lui entrambi): perde un’elezione dietro l’altra, i suoi consensi sono ai minimi termini, puntella un governo dopo l’altro mentre cade a pezzi, imponendoli a un Paese allo stremo delle forze. E cosa dire delle élite europee? #VonDerLeyen, l’estone (!) Kaja #Kallas, il lituano (!) #Kubilius: chi li ha eletti? Chi confida tanto in loro da lasciarsi guidare in un conflitto contro la più grande potenza militare del mondo? Nessuno. Anche le loro poltrone scricchiolano e devono anche loro dare risposte ai veri padroni. Cosa c’è di meglio della guerra per incollarsi al potere? Il nemico esterno, imminente più che incombente, costringe i popoli a turarsi entrambe le narici e a coprirsi entrambi gli occhi. Financo a tapparsi le orecchie pur di fronteggiare la minaccia. E allora si arriva a bere di tutto, con un sistema mediatico asservito alla peggiore propaganda di regime. Resta una piccola questione ai margini, che poi piccola non è per nulla. Gli europei sono moscerini dinanzi all’orso russo e non sarebbero mai in grado di fronteggiarlo senza gli Stati Uniti, i quali sono oggi fortunatamente guidati da un Presidente, #Trump, più isolazionista del rimbambito predecessore, meno manovrabile della marionetta che c’era fino a pochi mesi fa. E dunque serve un incidente, un grave incidente che costringa gli Stati Uniti a intervenire. Questo si va cercando con una provocazione dietro l’altra. Se dovesse accadere, sarebbe la fine: viviamo la fase più delicata dall’inizio del conflitto.

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Pubblicato 13 nov

https://x.com/SavinoBalzano/status/1989053055275278761?t=FM2CL51mOPSrIBZfTz4NUw&s=19 Confronto schietto con #Vannacci. Per anni ci hanno raccontato che la #Russia fosse in ginocchio, economicamente e militarmente. La verità è che l’#Ucraina è ormai al tracollo, mentre i russi continuano ad avanzare inesorabilmente: per colpa nostra pagherà un prezzo molto più alto di quello che avrebbe pagato se non avessimo sabotato i negoziati di Istanbul. I nostri giornali confermano ogni giorno che non viviamo in una vera democrazia. Il #CorriereDellaSera chiede un’intervista a #Lavrov e poi, non contento delle risposte, decide di non pubblicarla: si chiama censura. Una guerra che è costata molto anche ai popoli europei, fiaccati da un’economia di guerra imposta da classi dirigenti decadenti e delegittimate. Citofonare a #VonDerLeyen, #Kallas, #Kubilius, #Macron, #Merz e compagnia cantante. I ragionamenti di #RobertoVannacci mi sono apparsi estremamente lucidi e andrebbero ascoltati ed eventualmente confutati nel merito. Cosa fa invece la nostra straordinaria informazione? Parla di #fascismo. #BattitoriLiberi: dal lunedì al venerdì alle 17, su @RadioCusano. Oggi con @RoVannacci.

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