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Pubblicato 17 mar

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Pubblicato 17 mar

MERCOLEDÌ 18 Marzo 2026 Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 5,17-30) In quel tempo, Gesù disse ai Giudei: «Il Padre mio agisce anche ora e anch'io agisco». Per questo i Giudei cercavano ancor più di ucciderlo, perché non soltanto violava il sabato, ma chiamava Dio suo Padre, facendosi uguale a Dio. Gesù riprese a parlare e disse loro: «In verità, in verità io vi dico: il Figlio da se stesso non può fare nulla, se non ciò che vede fare dal Padre; quello che egli fa, anche il Figlio lo fa allo stesso modo. Il Padre infatti ama il Figlio, gli manifesta tutto quello che fa e gli manifesterà opere ancora più grandi di queste, perché voi ne siate meravigliati. Come il Padre risuscita i morti e dà la vita, così anche il Figlio dà la vita a chi egli vuole. Il Padre infatti non giudica nessuno, ma ha dato ogni giudizio al Figlio, perché tutti onorino il Figlio come onorano il Padre. Chi non onora il Figlio, non onora il Padre che lo ha mandato. In verità, in verità io vi dico: chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato, ha la vita eterna e non va incontro al giudizio, ma è passato dalla morte alla vita. In verità, in verità io vi dico: viene l'ora - ed è questa - in cui i morti udranno la voce del Figlio di Dio e quelli che l'avranno ascoltata, vivranno. Come infatti il Padre ha la vita in se stesso, così ha concesso anche al Figlio di avere la vita in se stesso, e gli ha dato il potere di giudicare, perché è Figlio dell'uomo. Non meravigliatevi di questo: viene l'ora in cui tutti coloro che sono nei sepolcri udranno la sua voce e usciranno, quanti fecero il bene per una risurrezione di vita e quanti fecero il male per una risurrezione di condanna. Da me, io non posso fare nulla. Giudico secondo quello che ascolto e il mio giudizio è giusto, perché non cerco la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato. Parola del Signore. Non so se vi sia mai capitato, ma è incredibilmente difficile comprendere la differenza tra Dio Figlio e Dio Padre, e ancor più difficile spiegarla agli altri. Certo, conosciamo un po' meglio Cristo grazie al Vangelo. Ma che dire del Padre? Come possiamo conoscere il Padre? È strano, ma per conoscere il Padre dobbiamo ascoltare le parole di Gesù: quando leggiamo il Vangelo, Cristo ci offre una descrizione del Padre. E il Padre si rende presente nelle parole di Gesù. Ciò che ci è stato trasmesso nelle Scritture non è altro che la volontà del Padre: questo è ciò che ci dice il Vangelo di Dio; dobbiamo vedere la volontà del Padre in Cristo. L'altro modo per conoscere il Padre è la preghiera: in quella preghiera profonda con Gesù, ci si rende gradualmente conto che molte delle meraviglie che accadono nella nostra vita non sono opera di un "uomo", ma di un Padre. Ci sono momenti in cui ci rendiamo conto di una speciale presenza paterna nella nostra vita: quella è Dio Padre. In questi ultimi giorni di Quaresima, intensifichiamo la preghiera e l'ascolto della Parola per scoprire le caratteristiche essenziali del Padre.

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Pubblicato 16 mar

MARTEDI’ 17 Marzo 2026 Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 5,1-16) Ricorreva una festa dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. A Gerusalemme, presso la porta delle Pecore, vi è una piscina, chiamata in ebraico Betzatà, con cinque portici, sotto i quali giaceva un grande numero di infermi, ciechi, zoppi e paralitici. Si trovava lì un uomo che da trentotto anni era malato. Gesù, vedendolo giacere e sapendo che da molto tempo era così, gli disse: «Vuoi guarire?». Gli rispose il malato: «Signore, non ho nessuno che mi immerga nella piscina quando l'acqua si agita. Mentre infatti sto per andarvi, un altro scende prima di me». Gesù gli disse: «Àlzati, prendi la tua barella e cammina». E all'istante quell'uomo guarì: prese la sua barella e cominciò a camminare. Quel giorno però era un sabato. Dissero dunque i Giudei all'uomo che era stato guarito: «È sabato e non ti è lecito portare la tua barella». Ma egli rispose loro: «Colui che mi ha guarito mi ha detto: "Prendi la tua barella e cammina"». Gli domandarono allora: «Chi è l'uomo che ti ha detto: "Prendi e cammina?"». Ma colui che era stato guarito non sapeva chi fosse; Gesù infatti si era allontanato perché vi era folla in quel luogo. Poco dopo Gesù lo trovò nel tempio e gli disse: «Ecco: sei guarito! Non peccare più, perché non ti accada qualcosa di peggio». Quell'uomo se ne andò e riferì ai Giudei che era stato Gesù a guarirlo. Per questo i Giudei perseguitavano Gesù, perché faceva tali cose di sabato. Parola del Signore. Gesù si avvicina a un uomo malato da 38 anni, simbolo di un'umanità in attesa vana. I piani di Dio non sono i nostri che siamo ormai viviamo in una continua impazienza! I tempi in cui il Signore agisce spesso ci fanno perdere la fede, quando in realtá i piccoli o grandi miracoli nella nostra vita avvengono proprio nel momento propizio! Gesù ritrova l'uomo nel tempio e lo esorta a non peccare più, collegando la guarigione fisica a un rinnovamento spirituale!

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Pubblicato 15 mar

LUNEDI’ 16 Marzo 2026 Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 4,43-54) In quel tempo, Gesù partì [dalla Samarìa] per la Galilea. Gesù stesso infatti aveva dichiarato che un profeta non riceve onore nella propria patria. Quando dunque giunse in Galilea, i Galilei lo accolsero, perché avevano visto tutto quello che aveva fatto a Gerusalemme, durante la festa; anch'essi infatti erano andati alla festa. Andò dunque di nuovo a Cana di Galilea, dove aveva cambiato l'acqua in vino. Vi era un funzionario del re, che aveva un figlio malato a Cafàrnao. Costui, udito che Gesù era venuto dalla Giudea in Galilea, si recò da lui e gli chiedeva di scendere a guarire suo figlio, perché stava per morire. Gesù gli disse: «Se non vedete segni e prodigi, voi non credete». Il funzionario del re gli disse: «Signore, scendi prima che il mio bambino muoia». Gesù gli rispose: «Va', tuo figlio vive». Quell'uomo credette alla parola che Gesù gli aveva detto e si mise in cammino. Proprio mentre scendeva, gli vennero incontro i suoi servi a dirgli: «Tuo figlio vive!». Volle sapere da loro a che ora avesse cominciato a star meglio. Gli dissero: «Ieri, un'ora dopo mezzogiorno, la febbre lo ha lasciato». Il padre riconobbe che proprio a quell'ora Gesù gli aveva detto: «Tuo figlio vive», e credette lui con tutta la sua famiglia. Questo fu il secondo segno, che Gesù fece quando tornò dalla Giudea in Galilea. Parola del Signore. Il funzionario voleva che Gesú, probabilmente dopo averle provate tutte, andasse a guarire suo figlio. Gesù non andrá fisicamente a casa del funzionario, il miracolo avviene tramite la Parola ("Va', tuo figlio vive"). Il funzionario si fida, non continua a cercare di convincere Gesù ad andare con Lui. Ti immagini per un momento essere nei panni del funzionario e fare il cammino di ritorno verso casa? Cosa avresti pensato? Il brano mostra che la fede non è una prova evidente, ma una relazione di fiducia che trasforma.

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Pubblicato 14 mar

DOMENICA 15 Marzo 2026 Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 9,1.6-9.13-17.34-38) In quel tempo, Gesù passando vide un uomo cieco dalla nascita; sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse: «Va' a lavarti nella piscina di Sìloe», che significa "Inviato". Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva. Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima, perché era un mendicante, dicevano: «Non è lui quello che stava seduto a chiedere l'elemosina?». Alcuni dicevano: «È lui»; altri dicevano: «No, ma è uno che gli assomiglia». Ed egli diceva: «Sono io!». Condussero dai farisei quello che era stato cieco: era un sabato, il giorno in cui Gesù aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi. Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come aveva acquistato la vista. Ed egli disse loro: «Mi ha messo del fango sugli occhi, mi sono lavato e ci vedo». Allora alcuni dei farisei dicevano: «Quest'uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato». Altri invece dicevano: «Come può un peccatore compiere segni di questo genere?». E c'era dissenso tra loro. Allora dissero di nuovo al cieco: «Tu, che cosa dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?». Egli rispose: «È un profeta!». Gli replicarono: «Sei nato tutto nei peccati e insegni a noi?». E lo cacciarono fuori. Gesù seppe che l'avevano cacciato fuori; quando lo trovò, gli disse: «Tu, credi nel Figlio dell'uomo?». Egli rispose: «E chi è, Signore, perché io creda in lui?». Gli disse Gesù: «Lo hai visto: è colui che parla con te». Ed egli disse: «Credo, Signore!». E si prostrò dinanzi a lui. Parola del Signore. Gesù passa e si accorge subito del dolore. In effetti, questa è la logica di Gesù: non rimane mai indifferente alle necessità delle persone che incontra. La guarigione compiuta da Gesù suscita un’accesa discussione, perché Gesù la compie di sabato, violando, secondo i farisei, il precetto festivo. Di fronte alla luce che si accende nel cieco, i dottori della legge chiusi nella loro presunzione e incapaci di aprirsi alla verità, sprofondano sempre più nelle tenebre, impegnati a negare ogni evidenza: dubitano che quell’uomo fosse davvero stato cieco dalla nascita e si rifiutano di ammettere l’azione di Dio. È il dramma della cecità interiore che può riguardare molte persone, anche ciascuno di noi, quando ci aggrappiamo alle nostre opinioni personali o ai nostri comportamenti, senza un’apertura sincera alla verità, che può essere esigente e richiedere cambiamenti di rotta nella nostra vita. Questa scena del Vangelo che oggi meditiamo ci invita a riflettere sul nostro atteggiamento: è come quello dei dottori della legge che, orgogliosi, giudicano gli altri, oppure è quello del cieco che, consapevole delle proprie necessità e dei propri limiti, asseconda quello che Gesù gli chiede, aprendosi alla sua grazia e alla luce della fede?

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Pubblicato 13 mar

SABATO 14 MARZO 2026 Dal Vangelo secondo Luca (Lc 18,9-14) In quel tempo, Gesù disse ancora questa parabola per alcuni che avevano l'intima presunzione di essere giusti e disprezzavano gli altri: «Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l'altro pubblicano. Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: "O Dio, ti ringrazio perché non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e neppure come questo pubblicano. Digiuno due volte alla settimana e pago le decime di tutto quello che possiedo". Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: "O Dio, abbi pietà di me peccatore". Io vi dico: questi, a differenza dell'altro, tornò a casa sua giustificato, perché chiunque si esalta sarà umiliato, chi invece si umilia sarà esaltato». Parola del Signore. Davanti al Signore non c’è bisogno di avere maschere…Lui ci conosce profondamente. Non saranno le nostre parole vuote a convincerlo o a farci migliori. Indipendentemente dalla “categoria” in cui potresti essere il Signore bada al cuore, all’essenziale, al vero. Il pubblicano chiede perdono con il cuore, essendo davvero pentito. Il capire ed il pentirsi di essere peccatore è un passo verso l’amicizia con Dio. La vera preghiera nasce dal riconoscimento della propria povertà e dalla necessità della misericordia divina, non dai propri meriti. Non preghiamo per sentirci migliori, lo facciamo proprio per essere in sintonia con Dio.

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Pubblicato 11 mar

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Pubblicato 11 mar

GIOVEDÌ 12 MARZO Dal Vangelo secondo Luca (Lc 11,14-23) In quel tempo, Gesù stava scacciando un demonio che era muto. Uscito il demonio, il muto cominciò a parlare e le folle furono prese da stupore. Ma alcuni dissero: «È per mezzo di Beelzebùl, capo dei demòni, che egli scaccia i demòni». Altri poi, per metterlo alla prova, gli domandavano un segno dal cielo. Egli, conoscendo le loro intenzioni, disse: «Ogni regno diviso in se stesso va in rovina e una casa cade sull'altra. Ora, se anche satana è diviso in se stesso, come potrà stare in piedi il suo regno? Voi dite che io scaccio i demòni per mezzo di Beelzebùl. Ma se io scaccio i demòni per mezzo di Beelzebùl, i vostri figli per mezzo di chi li scacciano? Per questo saranno loro i vostri giudici. Se invece io scaccio i demòni con il dito di Dio, allora è giunto a voi il regno di Dio. Quando un uomo forte, bene armato, fa la guardia al suo palazzo, ciò che possiede è al sicuro. Ma se arriva uno più forte di lui e lo vince, gli strappa via le armi nelle quali confidava e ne spartisce il bottino. Chi non è con me è contro di me, e chi non raccoglie con me, disperde». Parola del Signore. Gesù compie un segno liberando un uomo da uno spirito che lo rendeva muto. Alcuni restano stupiti, altri invece cercano di screditarlo, arrivando perfino ad accusarlo di agire con il potere del male. Davanti a questo atteggiamento, Gesù risponde con chiarezza: il bene non può nascere dal male. Il suo messaggio è forte. Spesso la tentazione è quella di restare spettatori: osservare, commentare, ma senza coinvolgersi davvero. Gesù invece ci invita a prendere posizione, a costruire insieme a Lui. Nella tua vita ti senti più spettatore o parte attiva nel bene che Dio vuole compiere nel mondo? Quali scelte concrete ti aiutano oggi a “raccogliere con Gesù” invece di lasciare disperdere ciò che conta davvero? La fede cresce quando smette di restare ai margini e diventa vita.

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Pubblicato 11 mar

MERCOLEDÌ 11 MARZO Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 5,17-19) In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento. In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto. Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei cieli». Parola del Signore. Nel discorso della montagna Gesù chiarisce una cosa fondamentale: non è venuto a cancellare ciò che Dio aveva già donato al suo popolo, ma a portarlo alla sua pienezza. La legge non è solo un insieme di regole da rispettare: con Gesù diventa una strada che conduce al cuore di Dio. Il vero cambiamento non è esterno ma interiore. Non basta osservare le norme: Gesù invita a vivere la giustizia con autenticità, lasciando che la Parola trasformi il modo di pensare, di amare e di agire. Per questo dice che anche la più piccola azione ha valore, ogni gesto di fedeltà quotidiana costruisce una vita radicata in Dio. La santità non nasce da grandi imprese, ma da piccoli sì ripetuti ogni giorno. Quali aspetti della tua vita vivi come semplici “regole”, senza coglierne il senso profondo? In quale piccolo gesto concreto puoi oggi vivere il Vangelo con più autenticità? Seguire Gesù non significa vivere con meno libertà, ma vivere tutto con più verità.

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Pubblicato 8 mar

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Pubblicato 8 mar

LUNEDÌ 9 MARZO 2026 Dal Vangelo secondo Luca (Lc 4, 24-30) In quel tempo, Gesù [cominciò a dire nella sinagoga a Nàzaret:] «In verità io vi dico: nessun profeta è bene accetto nella sua patria. Anzi, in verità io vi dico: c'erano molte vedove in Israele al tempo di Elìa, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese; ma a nessuna di esse fu mandato Elìa, se non a una vedova a Sarèpta di Sidóne. C'erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Elisèo; ma nessuno di loro fu purificato, se non Naamàn, il Siro». All'udire queste cose, tutti nella sinagoga si riempirono di sdegno. Si alzarono e lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte, sul quale era costruita la loro città, per gettarlo giù. Ma egli, passando in mezzo a loro, si mise in cammino. Parola del Signore Questo brano del Vangelo di Luca ci mette davanti a una scena carica di tensione, quasi un "corto circuito" emotivo che avviene proprio nel luogo in cui Gesù è cresciuto. È una pagina che parla direttamente alla nostra vita perché tocca un nervo scoperto: la difficoltà di accettare il cambiamento in chi ci sta vicino e la pretesa di "possedere" la verità o le persone. Gesù torna a casa, a Nazaret, e dice una cosa che i suoi concittadini non vogliono sentire: Dio non è una proprietà privata del "clan". Citando Elia ed Eliseo, ricorda che la grazia di Dio spesso sceglie chi è fuori dal cerchio, chi è straniero, chi è "diverso". È una provocazione fortissima. I vicini di casa di Gesù si aspettavano privilegi, miracoli "fatti in casa", una sorta di esclusiva sul Messia. Invece, si sentono dire che Dio guarda altrove, guarda al cuore e alla fede, non alla carta d'identità o all'appartenenza religiosa. Gesù ci mette in guardia dal pregiudizio. Quante volte etichettiamo le persone che conosciamo bene? Pensiamo di sapere già tutto di un amico, di un fratello o di un compagno. Facendo così, uccidiamo la novità che l'altro porta in sé. Nazaret non accetta il profeta perché lo vede ancora come "il figlio del falegname". Il messaggio per noi è: impara a guardare chi hai accanto con occhi nuovi, lasciati sorprendere, non chiudere le persone nelle gabbie dei tuoi ricordi.

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Pubblicato 8 mar

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