TGINSIGHT CHAT
Giovani di Parola
@GiovaniParola
IstruzioneIl Canale ufficiale di Animatori Salesiani: ogni giorno il Vangelo del giorno seguente sul tuo telefono e altri contenuti utili per il tuo cammino spirituale! #GiovaniDiParola
Post recenti
Pag. 5 di 84 · 1,000 post
Pubblicato 1 mag
Pubblicato 1 mag
VENERDÌ 01 MAGGIO 2026 San Giuseppe Lavoratore Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 13, 54-58) In quel tempo Gesù, venuto nella sua patria, insegnava nella loro sinagoga e la gente rimaneva stupita e diceva: «Da dove gli vengono questa sapienza e i prodigi? Non è costui il figlio del falegname? E sua madre, non si chiama Maria? E i suoi fratelli, Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda? E le sue sorelle, non stanno tutte da noi? Da dove gli vengono allora tutte queste cose?». Ed era per loro motivo di scandalo. Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria e in casa sua». E lì, a causa della loro incredulità, non fece molti prodigi. Parola del Signore. Oggi è la festa dei lavoratori. Oggi ricordiamo San Giuseppe lavoratore. Per questo nel Vangelo di oggi si fa riferimento all'origine artigiana di Gesù. Perché la Chiesa si unisce alla festa del lavoro? Perché ricorda che il lavoro dà dignità all'uomo. Il lavoro è un elemento costitutivo dell'uomo: attraverso il lavoro ci costruiamo anche come esseri umani. Perciò, il lavoro è un dono di Dio. Tuttavia, non basta il lavoro così com'è, senza altro: il lavoro deve essere dignitoso e rispettato. La dottrina sociale della Chiesa esige il rispetto dei diritti dei lavoratori. Ed è qui che entra il Vangelo di oggi: Gesù viene disprezzato nella sua terra perché conoscono la sua origine, sanno che è il figlio di un semplice e umile falegname. Ogni lavoro deve essere rispettato, non ci sono lavori migliori o peggiori. E bisogna sempre andare al fondo della questione: il lavoro è svolto da lavoratori, esseri umani che meritano che venga rispettata la loro dignità umana. Tutti possiamo cadere nel rischio di pensare e agire come i compaesani di Gesù, cioè disprezzare l'altro per la sua origine lavoratrice o per il suo lavoro. Che non ci capiti che, fissandoci su elementi secondari delle persone, non riconosciamo il Signore.
Pubblicato 29 apr
Pubblicato 29 apr
Giovedì 30 Aprile 2026 Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 13,16-20) [Dopo che ebbe lavato i piedi ai discepoli, Gesù] disse loro: «In verità, in verità io vi dico: un servo non è più grande del suo padrone, né un inviato è più grande di chi lo ha mandato. Sapendo queste cose, siete beati se le mettete in pratica. Non parlo di tutti voi; io conosco quelli che ho scelto; ma deve compiersi la Scrittura: "Colui che mangia il mio pane ha alzato contro di me il suo calcagno". Ve lo dico fin d'ora, prima che accada, perché, quando sarà avvenuto, crediate che Io sono. In verità, in verità io vi dico: chi accoglie colui che io manderò, accoglie me; chi accoglie me, accoglie colui che mi ha mandato». Parola del Signore. Gesù ci vuole liberi e questo lo notiamo da un particolare che spesso ci sfugge: ha lavato i piedi anche a Giuda. Ci ha così mostrato che la vera libertà è smettere di diventare specchio di chi abbiamo di fronte. Infatti ci viene fin troppo facile usare la stessa moneta che le persone con cui abbiamo a che fare, e non di rado usiamo il male con chi ci ha fatto del male e il bene con chi ci ha fatto del bene. Ma che differenza c’è così tra noi e coloro che non hanno incontrato Cristo? Noi continueremo ad amare contro ogni speranza. Amare come ha fatto Gesù, fino a perdonare chi l’ha messo in croce. Si è liberi quando si ama così e non quando si ama per reazione. Giuda è stato amato con la stessa intensità del discepolo amato. Non pecca per un deficit d’amore ma per sua libera scelta.
Pubblicato 28 apr
Pubblicato 28 apr
Mercoledì 29 Aprile 2026 Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 11,25-30) In quel tempo Gesù disse: «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo. Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero». Parola del Signore. Piccoli sono coloro che hanno un posto speciale nel cuore di Dio perché sanno accogliere una “sapienza” che non è di concetti, ma di amore, di relazione fraterna di accoglienza reciproca, come la relazione fra Padre e Figlio. Gli stanchi e gli oppressi hanno anche un posto speciale, perché le vicende della vita li hanno messi alla prova, e appunto hanno bisogno di trovare ristoro nel Signore stesso. Un Dio così vicino all’umano, così pronto ad accompagnare chi ne ha bisogno, è un Dio che rivela il suo cuore in una maniera quasi “scandalosa” per il mondo; un Dio che quasi non merita di essere chiamato tale… eppure è proprio il Dio che in Gesù Cristo ci salva fino in fondo. Un Dio con un cuore di amore infinito.
Pubblicato 27 apr
Pubblicato 27 apr
Martedi 28 Aprile 2026 Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 10,22-30) Ricorreva, in quei giorni, a Gerusalemme la festa della Dedicazione. Era inverno. Gesù camminava nel tempio, nel portico di Salomone. Allora i Giudei gli si fecero attorno e gli dicevano: «Fino a quando ci terrai nell'incertezza? Se tu sei il Cristo, dillo a noi apertamente». Gesù rispose loro: «Ve l'ho detto, e non credete; le opere che io compio nel nome del Padre mio, queste danno testimonianza di me. Ma voi non credete perché non fate parte delle mie pecore. Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano. Il Padre mio, che me le ha date, è più grande di tutti e nessuno può strapparle dalla mano del Padre. Io e il Padre siamo una cosa sola». Parola del Signore. Crediamo di sapere ascoltare solo perché ascoltiamo le persone che la pensano come noi, o vivono come noi: ma questo non è ascoltare sul serio. E`ció che è accaduto ai Giudei del Vangelo. Possiamo essere sordi senza saperlo. E questo accade quando siamo in realtà troppo occupati o compiaciuti di noi stessi: ascoltare è un’arte che si impara. Questo vale anche con Dio, le parole di Gesù che ascoltiamo: si può certo non volere affatto ascoltarle, ma si può semplicemente pensare di averle già ascoltate, di non dovere imparare più nulla. Si può semplicemente moltiplicare le parole senza permettere alla Parola di incontrare la nostra vita. E così, anziché seguire Gesù, seguiamo noi stessi, girandoci attorno.
Pubblicato 27 apr
Lunedì 27 Aprile 2026 Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 10,11-18) In quel tempo, Gesù disse: «Io sono il buon pastore. Il buon pastore dà la propria vita per le pecore. Il mercenario – che non è pastore e al quale le pecore non appartengono – vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge, e il lupo le rapisce e le disperde; perché è un mercenario e non gli importa delle pecore. Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, così come il Padre conosce me e io conosco il Padre, e do la mia vita per le pecore. E ho altre pecore che non provengono da questo recinto: anche quelle io devo guidare. Ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge, un solo pastore. Per questo il Padre mi ama: perché io do la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. Nessuno me la toglie: io la do da me stesso. Ho il potere di darla e il potere di riprenderla di nuovo. Questo è il comando che ho ricevuto dal Padre mio». Parola del Signore. Gesù è il pastore che dona la vita per il gregge. La passione, la morte e la Resurrezione diventano un unico luogo della rivelazione della sua persona e del progetto di Dio. Il Signore dà liberamente la propria vita, lo ripete per quattro volte. Questa scelta è però minacciata dalla tensione opposta di coloro che, avendo responsabilità del gregge, non se ne prendono cura, si mascherano e ingannando, disperdono. Due tensioni perciò si contrappongono, come nel gioco della corda. Una disperde, l’altra unifica. Sarà quest’ultima a prevalere e su di essa, che è fondamento della nostra fede, poggia sulla libertà di Dio, non sulle nostre decisioni e sulle nostre scelte. A volte noi ci sentiamo come un gregge senza pastore… ma non lo siamo: il nostro presente e il nostro futuro sono tra le mani di Colui che, dando sé stesso, ci ha mostrato che al di sotto di ogni pena e di ogni affanno, nel segreto della vita che prosegue, c’è il suo abbraccio.
Pubblicato 25 apr
Pubblicato 25 apr
DOMENICA 26 APRILE 2026 Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 10,1-10) In quel tempo, Gesù disse: «In verità, in verità io vi dico: chi non entra nel recinto delle pecore dalla porta, ma vi sale da un'altra parte, è un ladro e un brigante. Chi invece entra dalla porta, è pastore delle pecore. Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore, ciascuna per nome, e le conduce fuori. E quando ha spinto fuori tutte le sue pecore, cammina davanti a esse, e le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce. Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei». Gesù disse loro questa similitudine, ma essi non capirono di che cosa parlava loro. Allora Gesù disse loro di nuovo: «In verità, in verità io vi dico: io sono la porta delle pecore. Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati. Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo. Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza». Parola del Signore. La vita è spesso affollata da molte voci che cercano di catturare l'attenzione e Gesù cerca di aiutarci a distinguere chi tra queste voci è un ladro e chi è un pastore. Mentre il ladro entra con l'inganno per manipolare e togliere energia, il vero pastore entra dalla porta e chiama ciascuno per nome, rispettando l'identità profonda di ogni persona. Credere significa allenare l'orecchio a riconoscere questa voce amica tra il rumore dei condizionamenti esterni e delle aspettative sociali. Gesù non si presenta come un limite o una barriera, ma come un passaggio che permette di uscire verso la libertà. L'obiettivo finale non è una vita di sacrifici fini a se stessi, ma una vita in abbondanza, dove ogni desiderio di felicità non viene soffocato, ma finalmente portato alla sua massima espressione e pienezza.
Pubblicato 24 apr