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Pubblicato 24 dic

Giovedì 25 Dicembre 2025 NATALE DEL SIGNORE Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 1,1-5.9-14) In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Egli era, in principio, presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste. In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l'hanno vinta. Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo. Era nel mondo e il mondo è stato fatto per mezzo di lui; eppure il mondo non lo ha riconosciuto. Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto. A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, i quali, non da sangue né da volere di carne né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati. E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità. Parola del Signore. Finché Dio sta nei cieli, ognuno lo adatta, lo accomoda, se lo immagina un po’ come gli pare. Ma se Dio viene, allora siamo obbligati a confrontarci, a prendere o a lasciare. Dio non viene di passaggio, viene per restare e dimorare. Iniziando proprio dal principio di ogni vita: essere un neonato che ha bisogno di tutto! Quel neonato si ferma fra noi, condivide le nostre fatiche, il nostro quotidiano. Nonostante le tenebre che a volte sembrano avvolgere la nostra vita Dio insiste, Dio non cede, Dio si dona ugualmente, Dio si dona ancora, Dio si dona sempre per questo ha vinto e continua a vincere le tenebre. Dio nessuno l’ha visto mai. Gesù lo ha rivelato. Fidiamoci, Gesù ci parla di Dio non perché ha avuto una bella intuizione, ma perché egli stesso è Dio. Dio, incarnandosi, ha già preso la sua decisione: amerà l’uomo, andrà fino in fondo nella sua missione. Dinanzi al Dio di Gesù, fragile neonato che ha bisogno di tutto, che ha bisogno di me, voglio professare la mia fede: tu sei il mio Signore.

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Pubblicato 23 dic

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Pubblicato 23 dic

Mercoledì 24 Dicembre 2025 Dal Vangelo secondo Luca (Lc 1,67-79) In quel tempo, Zaccaria, padre di Giovanni, fu colmato di Spirito Santo e profetò dicendo: «Benedetto il Signore, Dio d'Israele, perché ha visitato e redento il suo popolo, e ha suscitato per noi un Salvatore potente nella casa di Davide, suo servo, come aveva detto per bocca dei suoi santi profeti d'un tempo: salvezza dai nostri nemici, e dalle mani di quanti ci odiano. Così egli ha concesso misericordia ai nostri padri e si è ricordato della sua santa alleanza, del giuramento fatto ad Abramo, nostro padre, di concederci, liberati dalle mani dei nemici, di servirlo senza timore, in santità e giustizia al suo cospetto, per tutti i nostri giorni. E tu, bambino, sarai chiamato profeta dell'Altissimo perché andrai innanzi al Signore a preparargli le strade, per dare al suo popolo la conoscenza della salvezza nella remissione dei suoi peccati. Grazie alla tenerezza e misericordia del nostro Dio, ci visiterà un sole che sorge dall'alto, per risplendere su quelli che stanno nelle tenebre e nell'ombra di morte, e dirigere i nostri passi sulla via della pace». Parola del Signore. L’Avvento termina oggi e l’ultimo episodio che narra san Luca prima del racconto della nascita di Gesù ha per protagonista Zaccaria, il quale, quando credette, riacquistò la parola. Sant’Ambrogio commenta: «Ben a ragione la sua lingua si sciolse, perché, legata dall’incredulità, fu sciolta dalla fede». Pronti a far esplodere la gioia per la nascita del Figlio di Dio, vediamo oggi in Zaccaria un esempio di umiltà, di gioiosa conversione, di ferma speranza in Dio e di rinnovata fiducia nella sua parola. Zaccaria dice ad alta voce che quello che stiamo per celebrare tra poche ore altro non è che il compimento di tutte le attese, di tutte le profezie, di tutto quello che per secoli il popolo ha atteso. Dio, tra poche ore, non sarà più una promessa, ma sarà finalmente Qualcuno da incontrare.

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Pubblicato 22 dic

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Pubblicato 22 dic

MARTEDÌ 23 Dicembre 2025 Dal Vangelo secondo Luca (Lc1,57-66) In quei giorni, per Elisabetta si compì il tempo del parto e diede alla luce un figlio. I vicini e i parenti udirono che il Signore aveva manifestato in lei la sua grande misericordia, e si rallegravano con lei. Otto giorni dopo vennero per circoncidere il bambino e volevano chiamarlo con il nome di suo padre, Zaccarìa. Ma sua madre intervenne: «No, si chiamerà Giovanni». Le dissero: «Non c'è nessuno della tua parentela che si chiami con questo nome». Allora domandavano con cenni a suo padre come voleva che si chiamasse. Egli chiese una tavoletta e scrisse: «Giovanni è il suo nome». Tutti furono meravigliati. All'istante gli si aprì la bocca e gli si sciolse la lingua, e parlava benedicendo Dio. Tutti i loro vicini furono presi da timore, e per tutta la regione montuosa della Giudea si discorreva di tutte queste cose. Tutti coloro che le udivano, le custodivano in cuor loro, dicendo: «Che sarà mai questo bambino?». E davvero la mano del Signore era con lui. Parola del Signore. Zaccaria era un miscredente: era impossibile per Dio dargli un figlio, poiché sua moglie, Elisabetta, era sterile. Si potrebbe dire che, inizialmente, Zaccaria non fosse disposto ad accettare l'autorità di Dio e non fosse aperto alla possibilità che Dio lo benedicesse con un figlio. Questo può succedere a tutti noi: è normale trovare impossibile che persino Dio possa fare qualcosa in certe situazioni. A volte siamo troppo superficiali e abbiamo bisogno di vedere per credere. Tuttavia, il problema è che la mancanza di fede a volte ha un prezzo: Zaccaria rimase senza parole e noi possiamo perdere l'opportunità di sentirci benedetti. Tuttavia, Dio non ci abbandona mai e lascia sempre aperta la porta alla fede. È sempre pronto ad abbracciarci e a permetterci di riporre la nostra fiducia in Lui, di credere in Lui. Zaccaria, nonostante tutte le sue difficoltà, alla fine accetta il dono di Dio, accetta di essere padre, quando nessuno se lo aspettava, e che suo figlio si chiamerà Giovanni. Non è mai troppo tardi per credere in Dio e lasciarci abbracciare da Lui. E se lo faremo, non avremo altra scelta che aprire gli occhi alle meraviglie del Signore e aprire la bocca solo per benedirlo. Continuiamo a desiderare la gioia di essere amati da Dio. Il Signore viene, Dio fatto uomo viene. E ci attende affinché possiamo credere in Lui e, soprattutto, lasciarci amare da Lui. Benediciamo sempre il Signore.

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Pubblicato 21 dic

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Pubblicato 21 dic

LUNEDI 22 DICEMBRE 2025 Dal Vangelo secondo Luca (Lc1,46-55) In quel tempo, Maria disse: «L'anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore, perché ha guardato l'umiltà della sua serva. D'ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata. Grandi cose ha fatto per me l'Onnipotente e Santo è il suo nome; di generazione in generazione la sua misericordia per quelli che lo temono. Ha spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore; ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili; ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato i ricchi a mani vuote. Ha soccorso Israele, suo servo, ricordandosi della sua misericordia, come aveva detto ai nostri padri, per Abramo e la sua discendenza, per sempre». Parola del Signore. Beati coloro che vivono e sentono l'amore di Dio. Il Magnificat di Maria ce lo ricorda; il canto di gioia e letizia che il Vangelo ci offre oggi è il canto di chi sa e si sente profondamente amato da Dio. Maria sarà la Madre del Figlio di Dio e, invece di sentirsi importante, canta al Signore per le meraviglie che opera nella sua vita e in quella degli umili. Sarebbe bello alzarsi ogni mattina ripetendo le parole di Maria: "L'anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio Salvatore". Davvero, beati coloro che vivono nella gioia dell'amore di Dio. Dio ama ognuno di noi appassionatamente e vuole che lo sappiamo. Viene nella vita degli umili, dei piccoli, di coloro che sono disposti a riconoscerLo nella loro vita. È un Dio che si fa uomo, che si fa bambino e che riempie le nostre vite di gioia e letizia. E così ha fatto con Maria. Rallegrati, amico mio, perché Dio è nella tua vita: sta arrivando. Nella tua vita, nella tua quotidianità, in che cosa ti senti amato da Dio? Cosa puoi cantare al Signore oggi?

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Pubblicato 20 dic

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Pubblicato 20 dic

Domenica 21 Dicembre 2025 Dal Vangelo secondo Matteo (Mt1,18-24) Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto. Però, mentre stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati». Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio: a lui sarà dato il nome di Emmanuele», che significa "Dio con noi". Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa. Parola del Signore. Ieri abbiamo letto dell'Annunciazione, cioè di quando l'angelo Gabriele annuncia a Maria che diventerà la madre di Gesù. Oggi leggiamo della crisi che affrontò San Giuseppe quando pensò di divorziare da Maria perché era incinta di un figlio che non avevano concepito insieme, e di come, ancora una volta, un angelo appaia a dire a Giuseppe di non aver paura, che il bambino nel grembo di Maria è il Figlio di Dio. Credo che conosciamo tutti questa storia. Tuttavia, vorrei che ci concentrassimo su un aspetto diverso dell'Annunciazione di Maria: Giuseppe, a quanto pare, risponde più prontamente. L'angelo dice alla Vergine che "nulla è impossibile a Dio", mentre a Giuseppe non viene detto nulla del genere. Semplicemente ha un sogno e accetta l'incarico di Dio. San Giuseppe passa spesso inosservato, quando dovrebbe essere più spesso considerato un modello. Sta attraversando una crisi dolorosa; ha appena saputo che la donna che ama è incinta di un figlio non suo, e deve divorziare da lei. Io, al suo posto, sarei arrabbiato con Dio. Eppure, un sogno gli basta per confidare in Dio e accettare il suo destino. Non ha bisogno né di messaggi di consolazione né di prove della potenza di Dio: sogna, ascolta e accetta. Vorrei che potessimo superare tutte le nostre crisi con la stessa fiducia in Dio che aveva San Giuseppe. In quale situazione hai bisogno di confidare in Dio in questo momento? Approfittiamo di questi ultimi giorni di Avvento per confidare come San Giuseppe.

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Pubblicato 20 dic

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Pubblicato 19 dic

Sabato 20 Dicembre 2025 Dal Vangelo secondo Luca (Lc1,26-38) Al sesto mese, l'angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te». A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L'angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell'Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine». Allora Maria disse all'angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l'angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell'Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch'essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio». Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l'angelo si allontanò da lei. Parola del Signore. "Nulla è impossibile a Dio". L'Incarnazione e la successiva nascita di Gesù possono sembrarci lontane, o addirittura davvero impossibili. Lo sembravano a Maria. Tuttavia, siamo consapevoli che ciò che leggiamo nel Vangelo non è finzione, ma realtà. È questo che il Natale ci ricorda. Ora, non vorrei che ci concentrassimo tanto sull'impossibilità dell'Incarnazione, quanto piuttosto su quelle cose nella nostra vita che pensiamo siano impossibili. Spesso soccombiamo al pessimismo quando vediamo qualcosa che sembra impossibile. È pessimismo o mancanza di fede? Ogni volta che non otteniamo i risultati attesi o le cose non accadono come e quando vorremmo, pensiamo immediatamente che Dio ci abbia abbandonati o che qualcosa sia impossibile per Lui. Ma Dio risponde quando vuole e quando è meglio per noi. Per Dio, nulla è impossibile: dobbiamo solo contemplare i miracoli che ha compiuto nelle nostre vite. Durante queste imminenti festività natalizie, vi invito a riflettere su quelle situazioni della vostra vita in cui pensavate che qualcosa fosse impossibile e poi si è avverato: dov'era Dio in quel miracolo?

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Pubblicato 18 dic

Venerdì 19 dicembre Dal Vangelo secondo Luca (Lc 1,5-25) Al tempo di Erode, re della Giudea, vi era un sacerdote di nome Zaccarìa, della classe di Abìa, che aveva in moglie una discendente di Aronne, di nome Elisabetta. Ambedue erano giusti davanti a Dio e osservavano irreprensibili tutte le leggi e le prescrizioni del Signore. Essi non avevano figli, perché Elisabetta era sterile e tutti e due erano avanti negli anni. Avvenne che, mentre Zaccarìa svolgeva le sue funzioni sacerdotali davanti al Signore durante il turno della sua classe, gli toccò in sorte, secondo l’usanza del servizio sacerdotale, di entrare nel tempio del Signore per fare l’offerta dell’incenso. Fuori, tutta l’assemblea del popolo stava pregando nell’ora dell’incenso. Apparve a lui un angelo del Signore, ritto alla destra dell’altare dell’incenso. Quando lo vide, Zaccarìa si turbò e fu preso da timore. Ma l’angelo gli disse: «Non temere, Zaccarìa, la tua preghiera è stata esaudita e tua moglie Elisabetta ti darà un figlio, e tu lo chiamerai Giovanni. Avrai gioia ed esultanza, e molti si rallegreranno della sua nascita, perché egli sarà grande davanti al Signore; non berrà vino né bevande inebrianti, sarà colmato di Spirito Santo fin dal seno di sua madre e ricondurrà molti figli d’Israele al Signore loro Dio. Egli camminerà innanzi a lui con lo spirito e la potenza di Elìa, per ricondurre i cuori dei padri verso i figli e i ribelli alla saggezza dei giusti e preparare al Signore un popolo ben disposto». Zaccarìa disse all’angelo: «Come potrò mai conoscere questo? Io sono vecchio e mia moglie è avanti negli anni». L’angelo gli rispose: «Io sono Gabriele, che sto dinanzi a Dio e sono stato mandato a parlarti e a portarti questo lieto annuncio. Ed ecco, tu sarai muto e non potrai parlare fino al giorno in cui queste cose avverranno, perché non hai creduto alle mie parole, che si compiranno a loro tempo». Intanto il popolo stava in attesa di Zaccarìa, e si meravigliava per il suo indugiare nel tempio. Quando poi uscì e non poteva parlare loro, capirono che nel tempio aveva avuto una visione. Faceva loro dei cenni e restava muto. Compiuti i giorni del suo servizio, tornò a casa. Dopo quei giorni Elisabetta, sua moglie, concepì e si tenne nascosta per cinque mesi e diceva: «Ecco che cosa ha fatto per me il Signore, nei giorni in cui si è degnato di togliere la mia vergogna fra gli uomini». La presenza di Dio nella vita dell’uomo irrompe in modi inaspettati. Ma noi li sappiamo riconoscere? Vedere il miracolo nelle nostre vite non è mai facile, eppure non essere in grado di riconoscerli ci rende ciechi sul resto. Preghiamo per avere un miracolo ma sappiamo pregare anche per riconoscerlo? Signore dacci la forza di vedere sempre i tuoi segni.

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