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Pubblicato 21 ago

VENERDÌ 22 AGOSTO Dal Vangelo secondo Luca (Lc 1,26-38) In quel tempo, l'angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te». A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L'angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell'Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine». Allora Maria disse all'angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l'angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell'Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch'essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio». Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l'angelo si allontanò da lei. Parola del Signore L'annunciazione a Maria è un racconto che ci parla di un incontro che stravolge la vita. Un angelo si presenta a una ragazza e le dice "Rallegrati, il Signore è con te". Quante volte ci sentiamo soli o inadeguati? Non ci sentiamo mai abbastanza? Mai all’altezza? In questo Vangelo, Maria ci insegna che non dobbiamo avere paura, perché non siamo mai soli, il Signore è con noi, e ci ama esattamente così come siamo. La vita di Maria viene messa sottosopra. Forse anche a noi, come a lei, vengono fatte delle proposte inaspettate. Ci sono momenti in cui siamo chiamati a dire "sì" a qualcosa di grande, ma ci sentiamo piccoli e incapaci. La sua risposta ci incoraggia a non temere le sfide e a fidarci, perché per Dio nulla è impossibile. Questo non è un messaggio di rassegnazione, ma di fiducia profonda. E se oggi l'angelo venisse a bussare alla tua porta, a chiederti qualcosa di inaspettato, di scomodo, di “impossibile”? Saresti pronto a dire di sì?

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Pubblicato 20 ago

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Pubblicato 20 ago

GIOVEDI’ 21 AGOSTO Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 22,1-14) In quel tempo, Gesù, riprese a parlare con parabole [ai capi dei sacerdoti e ai farisei] e disse: «Il regno dei cieli è simile a un re, che fece una festa di nozze per suo figlio. Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non volevano venire. Mandò di nuovo altri servi con quest’ordine: “Dite agli invitati: Ecco, ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e gli animali ingrassati sono già uccisi e tutto è pronto; venite alle nozze!”. Ma quelli non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero. Allora il re si indignò: mandò le sue truppe, fece uccidere quegli assassini e diede alle fiamme la loro città. Poi disse ai suoi servi: “La festa di nozze è pronta, ma gli invitati non erano degni; andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze”. Usciti per le strade, quei servi radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni, e la sala delle nozze si riempì di commensali. Il re entrò per vedere i commensali e lì scorse un uomo che non indossava l’abito nuziale. Gli disse: “Amico, come mai sei entrato qui senza l’abito nuziale?”. Quello ammutolì. Allora il re ordinò ai servi: “Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti”. Perché molti sono chiamati, ma pochi eletti». Parola del Signore. Quante volte lasciamo scivolare lontano il Signore, nelle nostre giornate e nella "scala" delle nostre priorità. Quante volte il percepiamo che il Signore ci sta chiamando a qualcosa di grande, a lasciarci amare e ad amare ma posponiamo il tutto come una sveglia del lunedì mattina, e quei cinque minuti in più diventano ore, poi giorni e anni.. E accettiamo quindi tutti queli inviti che ci sembrano più fighi, tutte quelle cose che pensiamo possano soddisfare il vuoto che abbiamo dentro e che piano piano scava sempre di più. Accettiamo tutte quelle cose che ci lasciano nessun segno della Sua Grazia e del Suo Amore chiedendo in giro consigli sugli outfit, facciamo un check con le/gli amiche/amici prima di uscire, e non pensiamo che forse forse "l'abito nunziale", l’abito della nostra vita non segue nessuna tendenza, nessuna moda, ma veste un cuore che ogni giorno si converte a Cristo, che si lascia attraversa dall’incontro con Lui e che sa che in fondo è partecipare alla Sua festa che ci rende veramente liberi.

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Pubblicato 19 ago

GIOVEDÌ 20 agosto Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 20,1-16) In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola: «Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all’alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. Si accordò con loro per un denaro al giorno e li mandò nella sua vigna. Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano in piazza, disoccupati, e disse loro: “Andate anche voi nella vigna; quello che è giusto ve lo darò”. Ed essi andarono. Uscì di nuovo verso mezzogiorno, e verso le tre, e fece altrettanto. Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano lì e disse loro: “Perché ve ne state qui tutto il giorno senza far niente?”. Gli risposero: “Perché nessuno ci ha presi a giornata”. Ed egli disse loro: “Andate anche voi nella vigna”. Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: “Chiama i lavoratori e da’ loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi”. Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro. Quando arrivarono i primi, pensarono che avrebbero ricevuto di più. Ma anch’essi ricevettero ciascuno un denaro. Nel ritirarlo, però, mormoravano contro il padrone dicendo: “Questi ultimi hanno lavorato un’ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo”. Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: “Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse concordato con me per un denaro? Prendi il tuo e vattene. Ma io voglio dare anche a quest’ultimo quanto a te: non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?”. Così gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi» Parola del Signore. Purtroppo un po’ vero, a volte ci capita di vivere da cristiani da “cartellino”. E quindi ogni cosa che ci scomoda e ci mette in discussione diventa solo un fastidio, qualcosa che ci fa pensare ad un Dio capriccioso al quale piace giocare con la nostra vita. Forse c’è solo da far cadere qualche maschera e fare i conti con la verità, fare i conti con il fatto che il Signore vuole semplicemente entrare in ogni angolo della nostra vita per entrare in una relazione quanto più personale, autentica e vera, nella quale tutto diventa dono e nella quale ci realizzeremo non per le ore di servizio che potremmo fare ma per la carità che potremo vivere

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Pubblicato 19 ago

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Pubblicato 18 ago

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Pubblicato 18 ago

MERCOLEDI’ 19 AGOSTO Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 19,23-30) In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «In verità io vi dico: difficilmente un ricco entrerà nel regno dei cieli. Ve lo ripeto: è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio». A queste parole i discepoli rimasero molto stupiti e dicevano: «Allora, chi può essere salvato?». Gesù li guardò e disse: «Questo è impossibile agli uomini, ma a Dio tutto è possibile». Allora Pietro gli rispose: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito; che cosa dunque ne avremo?». E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: voi che mi avete seguito, quando il Figlio dell’uomo sarà seduto sul trono della sua gloria, alla rigenerazione del mondo, siederete anche voi su dodici troni a giudicare le dodici tribù d’Israele. Chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o campi per il mio nome, riceverà cento volte tanto e avrà in eredità la vita eterna. Molti dei primi saranno ultimi e molti degli ultimi saranno primi». Parola del Signore. Il solito Pietro, sempre a voler cercare conferme e riconoscimenti. Eppure è vero, a volte, quel cento volte tanto sembra così lontano, qualcosa di sperimentato nel passato e che con il tempo diventa un nostalgico ricordo. Qualcosa che ci attende nel futuro ma che spesso non riusciamo più ad intravedere. E allora forse ci sta chiedere al Signore il senso di questo presente, nel quale spesso rimaniamo intrappolati. Perchè in fondo è proprio Lui che può dare pienezza e significato, è proprio Lui che fa saltare il banco e ci fa uscire dalla logica del calcolo della misura. E’ proprio Lui che se riconosciamo vivo nella nostra quotidianità, ci fa fare memoria del Suo Amore e ci incoraggia a camminare verso un futuro che in realtà, proprio in Lui, si rende già presente.

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Pubblicato 17 ago

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Pubblicato 17 ago

MARTEDI’ 18 AGOSTO Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 19,16-22) In quel tempo, un tale si avvicinò e gli disse: «Maestro, che cosa devo fare di buono per avere la vita eterna?». Gli rispose: «Perché mi interroghi su ciò che è buono? Buono è uno solo. Se vuoi entrare nella vita, osserva i comandamenti». Gli chiese: «Quali?». Gesù rispose: «Non ucciderai, non commetterai adulterio, non ruberai, non testimonierai il falso, onora il padre e la madre e amerai il prossimo tuo come te stesso». Il giovane gli disse: «Tutte queste cose le ho osservate; che altro mi manca?». Gli disse Gesù: «Se vuoi essere perfetto, va’, vendi quello che possiedi, dallo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo; e vieni! Seguimi!». Udita questa parola, il giovane se ne andò, triste; possedeva infatti molte ricchezze. Parola del Signore. Sempre la solita storia, sempre il solito “giovane ricco” che cerca un di più per la propria vita, che cerca il modo di soddisfare un desiderio di pienezza che spinge forte dal profondo del cuore ma che una volta uscito fuori viene di nuovo inghiottito e fagocitato, mandato di nuovo giù con la pesantezza di chi sa che forse la prossima volta il rischio è quello di strozzarsi. Questa solita storia che a volte viviamo anche noi quando ci abituiamo a tutto, anche ad una vita superficiale e mediocre, anche quando viviamo una vita in cui ci realizziamo in tutto tranne che nell’amore. Questa solita storia il Signore vuole abitare e rivoluzionare. Perchè il desiderio di vita frustrato può essere qualcosa di pensate che non ci fa dormire la notte, qualcosa che si piazza sullo stomaco e che non ci fa digerire le mille cose che viviamo e che facciamo. Questa non sia la solita storia in cui compatiamo il “giovane ricco”, in cui ci rendiamo conto che abbiamo tanto in comune con lui. Che questa sia la storia abitata da Cristo Risorto, che questa sia la storia nella quale abbiamo scoperto che solo Lui e che solo una vita donata ci può far pregustare la Vita Eterna. Vissuta in pienezza questa storia, tutto il resto sarà solo junk food

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Pubblicato 16 ago

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Pubblicato 16 ago

DOMENICA 17 AGOSTO 2025 Dal Vangelo secondo Luca Lc 12,49-53 In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso! Ho un battesimo nel quale sarò battezzato, e come sono angosciato finché non sia compiuto! Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione. D’ora innanzi, se in una famiglia vi sono cinque persone, saranno divisi tre contro due e due contro tre; si divideranno padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora contro suocera». Parola del Signore. Gesù non è venuto a “tenere buoni” gli uomini. Non è venuto a distribuire tranquillità. È venuto a incendiare. Il fuoco di cui parla non è distruzione, ma passione. È il fuoco dello Spirito, quello che brucia dentro, quello che ti mette in crisi, quello che ti accende l’anima e non ti lascia più vivere con il cuore spento. È il fuoco che ti sveglia quando ti stai accontentando. È il fuoco che ti spinge a dire no alle mezze misure. È il fuoco che ti fa dire: “Non posso più vivere come se niente fosse”. E Gesù desidera che questo fuoco sia già acceso. Sente angoscia, non perché ha paura, ma perché non vede l’ora che la verità esploda, che il Regno prenda fuoco nei cuori. Gesù non vuole la divisione per il gusto di dividere. Vuole semplicemente che la verità emerga, anche quando fa male, anche quando rompe gli equilibri falsi, anche quando porta conflitto. Il Vangelo non è neutro. La fede non è un anestetico. L’amore vero costa. A volte seguire Gesù ti mette in rotta di collisione con le attese degli altri, con le abitudini, con la comodità, perfino con la tua famiglia o con gli amici. Non perché cerchi lo scontro, ma perché scegli di mettere Cristo al centro. E questo, a volte, non viene capito.

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Pubblicato 15 ago

SABATO 16 AGOSTO 2025 Dal Vangelo secondo Matteo Mt 19,13-15 In quel tempo, furono portati a Gesù dei bambini perché imponesse loro le mani e pregasse; ma i discepoli li rimproverarono. Gesù però disse: «Lasciateli, non impedite che i bambini vengano a me; a chi è come loro, infatti, appartiene il regno dei cieli». E, dopo avere imposto loro le mani, andò via di là. Parola del Signore. "Lasciateli, non impedite che i bambini vengano a me…” Una delle frasi più conosciute del Vangelo. Eppure oggi, nel mondo degli adulti, dei risultati, delle prestazioni, rischia di suonare come poesia, o peggio ancora, come qualcosa da riservare solo all’infanzia biologica. Ma Gesù non sta parlando solo di bambini piccoli. Sta parlando di uno stile, di un cuore. Chi li ha portati? Non lo sappiamo. Forse genitori, forse nonni, forse qualcuno che li amava e desiderava per loro una benedizione, una preghiera, uno sguardo da parte di Gesù. Chiunque fosse, aveva capito una cosa: vale la pena portare a Gesù ciò che è fragile, piccolo, semplice. E invece… i discepoli li rimproverano. Forse pensavano che Gesù avesse cose più importanti da fare. Forse volevano proteggerlo dalla confusione. Ma, in fondo, quel rimprovero parla anche a noi: quante volte, dentro di noi, sentiamo che non è il momento, che non siamo adatti, che siamo troppo piccoli, troppo indegni per andare a Lui? Gesù non solo accoglie i bambini, ma corregge i discepoli, li “smonta”, li mette davanti alla loro cecità. Non impedite che vengano a me! Non chiudete la porta, non mettete filtri, non fate passare l’idea che l’amore di Dio è solo per chi capisce, per chi ha studiato, per chi è forte. Gesù ha uno sguardo che vede nel piccolo il valore pieno. Per Lui, i bambini non sono “il futuro”, sono il presente del Regno. Non è solo un gesto tenero: è una proclamazione teologica fortissima. Il Regno non appartiene a chi comanda, a chi si impone, a chi calcola tutto. Il Regno è per chi si fida, per chi sa dipendere, per chi non ha bisogno di maschere, per chi ha il cuore aperto e le mani vuote. Don Bosco l’avrebbe amato questo brano. Lui che ha dato la vita per i giovani, per i ragazzi poveri, dimenticati, difficili. Lui che non ha mai considerato un ragazzo troppo piccolo per credere, troppo immaturo per essere santo. Don Bosco ha creduto, come Gesù, che ogni giovane è Terra Santa, che basta una carezza, uno sguardo vero, un gesto educativo per aprire il cuore al cielo. In un mondo che ti dice che conti solo quando sei grande, quando produci, quando dimostri… il Vangelo ci ricorda che sei prezioso adesso, così come sei.

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