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Giovani di Parola
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Pubblicato 31 mar
MERCOLEDI’ 1 APRILE 2026 Dal Vangelo secondo Matteo Mt 26,14-25 In quel tempo, uno dei Dodici, chiamato Giuda Iscariòta, andò dai capi dei sacerdoti e disse: «Quanto volete darmi perché io ve lo consegni?». E quelli gli fissarono trenta monete d'argento. Da quel momento cercava l'occasione propizia per consegnare Gesù. Il primo giorno degli Ázzimi, i discepoli si avvicinarono a Gesù e gli dissero: «Dove vuoi che prepariamo per te, perché tu possa mangiare la Pasqua?». Ed egli rispose: «Andate in città, da un tale, e ditegli: "Il Maestro dice: Il mio tempo è vicino; farò la Pasqua da te con i miei discepoli"». I discepoli fecero come aveva loro ordinato Gesù, e prepararono la Pasqua. Venuta la sera, si mise a tavola con i Dodici. Mentre mangiavano, disse: «In verità io vi dico: uno di voi mi tradirà». Ed essi, profondamente rattristati, cominciarono ciascuno a domandargli: «Sono forse io, Signore?». Ed egli rispose: «Colui che ha messo con me la mano nel piatto, è quello che mi tradirà. Il Figlio dell'uomo se ne va, come sta scritto di lui; ma guai a quell'uomo dal quale il Figlio dell'uomo viene tradito! Meglio per quell'uomo se non fosse mai nato!». Giuda, il traditore, disse: «Rabbì, sono forse io?». Gli rispose: «Tu l'hai detto». Parola del Signore. Nel Vangelo di oggi Giuda fa una domanda che potrebbe lasciarci a bocca aperta: “Quanto mi date perché io ve lo consegni?”. Il tradimento di Giuda non è un gesto improvviso, ma un calcolo premeditato. Spesso da piccoli additavamo Giuda come il “cattivo”, staccandolo dalla nostra realtà, quando invece è forse un personaggio molto vicino alla nostra vita di tutti i giorni. Quante volte ci capita di assistere alla mercificazione dell’Amore, della felicità, dei valori, della felicità. In cambio non si ottengono sempre monete d’argento, ma un attimo di gloria, una sera di sballo, l’approvazione di qualcuno. Invece di iniziare a puntare il dito per giudicare, dovremmo chiederci come hanno fatto i discepoli: “Sono forse io?”.
Pubblicato 31 mar
Pubblicato 31 mar
MARTEDI’ 31 MARZO 2026 Dal Vangelo secondo Giovanni Gv 13,21-33.36-38 In quel tempo, [mentre era a mensa con i suoi discepoli,] Gesù fu profondamente turbato e dichiarò: «In verità, in verità io vi dico: uno di voi mi tradirà». I discepoli si guardavano l'un l'altro, non sapendo bene di chi parlasse. Ora uno dei discepoli, quello che Gesù amava, si trovava a tavola al fianco di Gesù. Simon Pietro gli fece cenno di informarsi chi fosse quello di cui parlava. Ed egli, chinandosi sul petto di Gesù, gli disse: «Signore, chi è?». Rispose Gesù: «È colui per il quale intingerò il boccone e glielo darò». E, intinto il boccone, lo prese e lo diede a Giuda, figlio di Simone Iscariòta. Allora, dopo il boccone, Satana entrò in lui. Gli disse dunque Gesù: «Quello che vuoi fare, fallo presto». Nessuno dei commensali capì perché gli avesse detto questo; alcuni infatti pensavano che, poiché Giuda teneva la cassa, Gesù gli avesse detto: «Compra quello che ci occorre per la festa», oppure che dovesse dare qualche cosa ai poveri. Egli, preso il boccone, subito uscì. Ed era notte. Quando fu uscito, Gesù disse: «Ora il Figlio dell'uomo è stato glorificato, e Dio è stato glorificato in lui. Se Dio è stato glorificato in lui, anche Dio lo glorificherà da parte sua e lo glorificherà subito. Figlioli, ancora per poco sono con voi; voi mi cercherete ma, come ho detto ai Giudei, ora lo dico anche a voi: dove vado io, voi non potete venire». Simon Pietro gli disse: «Signore, dove vai?». Gli rispose Gesù: «Dove io vado, tu per ora non puoi seguirmi; mi seguirai più tardi». Pietro disse: «Signore, perché non posso seguirti ora? Darò la mia vita per te!». Rispose Gesù: «Darai la tua vita per me? In verità, in verità io ti dico: non canterà il gallo, prima che tu non m'abbia rinnegato tre volte». Parola del Signore. Il Vangelo di oggi è come una mappa sul fallimento e sul peccato e ci descrive due strade possibili: quella di Giuda e quella di Pietro. Prima o poi capita a tutti di sbagliare, di peccare, di ferire qualcuno, di tradire noi stessi. Gesù lo sa e cambia il focus: ciò che importa è cosa facciamo dopo. Giuda sceglie di chiudersi in sé stesso, nonostante gli sia offerto un “boccone”, un ultimo gesto di tenerezza. Esce subito ed è notte. Questa notte c’è a volte anche nelle nostre vite, quando cerchiamo di nascondere le nostre ferite e non ci apriamo al dialogo con gli altri. Quel buio che significa assenza di speranza. Pietro invece è un uomo abbastanza sicuro di sé e non immagina di poter crollare. Siamo Pietro quando crediamo che la fede sia una questione esclusivamente di disciplina, che significhi “essere bravi” e non sbagliare mai. Gesù non vuole persone che non cadono mai, cerca invece di insegnarci a tornare anche quando abbiamo completamente perso la strada. Il vero coraggio non è dire “Darò la mia vita per te!”, ma è lasciarsi amare cercando di rinunciare alla morte e alla tristezza che può entrare nella nostra anima. Smetti di voler essere perfetto e inizia ad essere un figlio che si fida.
Pubblicato 29 mar
Pubblicato 29 mar
LUNEDÌ 30 MARZO Dal Vangelo secondo Giovanni Gv 12,1-11 Sei giorni prima della Pasqua, Gesù andò a Betània, dove si trovava Làzzaro, che egli aveva risuscitato dai morti. E qui fecero per lui una cena: Marta serviva e Làzzaro era uno dei commensali. Maria allora prese trecento grammi di profumo di puro nardo, assai prezioso, ne cosparse i piedi di Gesù, poi li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì dell'aroma di quel profumo. Allora Giuda Iscariòta, uno dei suoi discepoli, che stava per tradirlo, disse: «Perché non si è venduto questo profumo per trecento denari e non si sono dati ai poveri?». Disse questo non perché gli importasse dei poveri, ma perché era un ladro e, siccome teneva la cassa, prendeva quello che vi mettevano dentro. Gesù allora disse: «Lasciala fare, perché ella lo conservi per il giorno della mia sepoltura. I poveri infatti li avete sempre con voi, ma non sempre avete me». Intanto una grande folla di Giudei venne a sapere che egli si trovava là e accorse, non solo per Gesù, ma anche per vedere Làzzaro che egli aveva risuscitato dai morti. I capi dei sacerdoti allora decisero di uccidere anche Làzzaro, perché molti Giudei se ne andavano a causa di lui e credevano in Gesù. Parola del Signore. Nel Vangelo di oggi assistiamo ad un gesto esagerato, quasi una follia. Maria spreca trecento grammi di profumo di nardo solo per cospargerne i piedi di Gesù. Se proviamo a calcolare il valore che aveva all’epoca, scopriremo cifre altissime: 300 grammi valevano oltre 300 denari. Questo importo poteva corrispondere allo stipendio annuale di un lavoratore comune ed era a volte accostato anche al valore della dote di una donna. Dopo qualche veloce calcolo potremmo scoprirci a pensarla più razionalmente come Giuda: “Perché non si è venduto questo profumo per trecento denari e non si sono dati ai poveri?”. Gesù invece apprezza il gesto, non perché crede di essere superiore ai poveri, ma perché Maria ha capito in che modo vale la pena di Amare. L’Amore non si misura con la bilancia: Gesù ci insegna che l’Amore si spreca. A volte, soprattutto quando ci troviamo vicini a qualcuno che soffre e non possiamo fare nulla, ci sentiamo inutili. Il non avere la soluzione in tasca ci porta ad allontanarci da queste situazioni, invece è proprio lì che siamo invitati a restare, non per guarire le ferite degli altri, ma per prendercene cura, sprecando anche noi un po’ d’Amore.
Pubblicato 28 mar
Pubblicato 28 mar
DOMENICA 29 MARZO Dal Vangelo secondo Marco (Mc 11,1-10) Quando si avvicinarono a Gerusalemme, verso Bètfage e Betània, presso il monte degli Ulivi, mandò due dei suoi discepoli e disse loro: «Andate nel villaggio che vi sta di fronte, e subito entrando in esso troverete un asinello legato, sul quale nessuno è mai salito. Scioglietelo e conducetelo. E se qualcuno vi dirà: Perché fate questo?, rispondete: Il Signore ne ha bisogno, ma lo rimanderà qui subito». Andarono e trovarono un asinello legato vicino a una porta, fuori sulla strada, e lo sciolsero. E alcuni dei presenti però dissero loro: «Che cosa fate, sciogliendo questo asinello?». Ed essi risposero come aveva detto loro il Signore. E li lasciarono fare. Essi condussero l'asinello da Gesù, e vi gettarono sopra i loro mantelli, ed egli vi montò sopra. E molti stendevano i propri mantelli sulla strada e altri delle fronde, che avevano tagliate dai campi. Quelli poi che andavano innanzi, e quelli che venivano dietro gridavano: Osanna! Benedetto colui che viene nel nome del Signore! Benedetto il regno che viene, del nostro padre Davide! Osanna nel più alto dei cieli! Parola del Signore. Gesù entra a Gerusalemme e viene accolto come un re. La folla esulta, stende mantelli, agita rami: sembra un momento di entusiasmo autentico, quasi travolgente. Tutti lo cercano, tutti vogliono vederlo, tutti gridano il suo nome. Eppure, dietro quell’entusiasmo, c’è una domanda: che tipo di re stiamo aspettando? Perché Gesù non entra con potere e forza, ma con mitezza. Non domina, ma si dona. Anche oggi possiamo essere tra quelli che lo cercano ma senza davvero accoglierlo per ciò che è. Lo cerchiamo quando abbiamo bisogno, quando vogliamo risposte, quando aspettiamo “segni”. Ma Lui viene per qualcosa di più grande. Il rischio è vivere una fede fatta di entusiasmo momentaneo, che si accende e si spegne. La sfida è fare spazio a un incontro vero, che resta anche quando l’emozione passa, fare entrare nella nostra vita l’unico vero Re. Che tipo di Gesù stai cercando: uno che conferma le tue aspettative o uno che può cambiare davvero la tua vita? La tua fede è solo entusiasmo del momento o sta diventando una scelta concreta e quotidiana? Cercarlo è solo l’inizio, accoglierlo davvero è tutta un’altra storia!
Pubblicato 27 mar
Pubblicato 27 mar
SABATO 28 MARZO Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 11,45-56) In quel tempo, molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di ciò che Gesù aveva compiuto, [ossia la risurrezione di Làzzaro,] credettero in lui. Ma alcuni di loro andarono dai farisei e riferirono loro quello che Gesù aveva fatto. Allora i capi dei sacerdoti e i farisei riunirono il sinèdrio e dissero: «Che cosa facciamo? Quest'uomo compie molti segni. Se lo lasciamo continuare così, tutti crederanno in lui, verranno i Romani e distruggeranno il nostro tempio e la nostra nazione». Ma uno di loro, Caifa, che era sommo sacerdote quell'anno, disse loro: «Voi non capite nulla! Non vi rendete conto che è conveniente per voi che un solo uomo muoia per il popolo, e non vada in rovina la nazione intera!». Questo però non lo disse da se stesso, ma, essendo sommo sacerdote quell'anno, profetizzò che Gesù doveva morire per la nazione; e non soltanto per la nazione, ma anche per riunire insieme i figli di Dio che erano dispersi. Da quel giorno dunque decisero di ucciderlo. Gesù dunque non andava più in pubblico tra i Giudei, ma da lì si ritirò nella regione vicina al deserto, in una città chiamata Èfraim, dove rimase con i discepoli. Era vicina la Pasqua dei Giudei e molti dalla regione salirono a Gerusalemme prima della Pasqua per purificarsi. Essi cercavano Gesù e, stando nel tempio, dicevano tra loro: «Che ve ne pare? Non verrà alla festa?». Parola del Signore. Gesù è al centro di reazioni opposte: c’è chi riconosce i segni e crede, e chi invece, proprio davanti a quei segni, decide di chiudersi e rifiutarlo. È sorprendente: lo stesso evento può aprire il cuore o indurirlo. Alcuni dicono: “compie molti segni”, eppure non si lasciano toccare davvero. Vedere non basta, serve lasciarsi coinvolgere. Perché Gesù non è venuto solo a stupire, ma a radunare, a rimettere insieme ciò che è diviso, dentro di noi e nelle nostre relazioni. C’è un desiderio profondo nel cuore di Dio: che nessuno resti disperso, lontano, isolato. In quali situazioni rischi di vedere i “segni” nella tua vita senza lasciarti davvero mettere in discussione? Ti senti oggi più tra chi si chiude o tra chi continua, anche con fatica, a cercare Gesù? La differenza non la fanno i segni ma il cuore con cui li guardi!
Pubblicato 26 mar
Pubblicato 26 mar
VENERDÌ 27 MARZO Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 10,31-42) In quel tempo, i Giudei raccolsero delle pietre per lapidare Gesù. Gesù disse loro: «Vi ho fatto vedere molte opere buone da parte del Padre: per quale di esse volete lapidarmi?». Gli risposero i Giudei: «Non ti lapidiamo per un'opera buona, ma per una bestemmia: perché tu, che sei uomo, ti fai Dio». Disse loro Gesù: «Non è forse scritto nella vostra Legge: "Io ho detto: voi siete dèi"? Ora, se essa ha chiamato dèi coloro ai quali fu rivolta la parola di Dio - e la Scrittura non può essere annullata -, a colui che il Padre ha consacrato e mandato nel mondo voi dite: "Tu bestemmi", perché ho detto: "Sono Figlio di Dio"? Se non compio le opere del Padre mio, non credetemi; ma se le compio, anche se non credete a me, credete alle opere, perché sappiate e conosciate che il Padre è in me, e io nel Padre». Allora cercarono nuovamente di catturarlo, ma egli sfuggì dalle loro mani. Ritornò quindi nuovamente al di là del Giordano, nel luogo dove prima Giovanni battezzava, e qui rimase. Molti andarono da lui e dicevano: «Giovanni non ha compiuto nessun segno, ma tutto quello che Giovanni ha detto di costui era vero». E in quel luogo molti credettero in lui. Parola del Signore. Gesù viene contestato: alcuni non riescono ad accettare che un uomo possa parlare e agire come Dio. È una reazione che, in fondo, conosciamo anche noi: facciamo fatica a riconoscere Dio quando si presenta in modo semplice, vicino, concreto. Eppure Gesù rilancia con parole sorprendenti: ricorda che siamo chiamati a qualcosa di grande, a una vita che porta dentro un riflesso di Dio stesso. Non per sentirci superiori, ma per vivere con più responsabilità, più verità, più amore. Il punto decisivo però è un altro: riconoscere chi è davvero Gesù. Non basta guardare i segni, serve fidarsi. È quello che accade con Giovanni Battista: non ha fatto miracoli eclatanti, ma ha indicato la verità. E chi ha ascoltato con cuore sincero ha capito. Anche oggi siamo immersi in mille voci, mille opinioni. Ma la fede nasce quando scegli di dare credito a ciò che è vero, anche senza prove spettacolari. Dove fai più fatica a riconoscere la presenza di Dio nella tua vita concreta, magari perché la immagini diversa da com’è? Di chi o di cosa ti fidi davvero quando devi capire cosa è vero e cosa no? Non servono grandi segni ma un cuore disposto ad ascoltare davvero!
Pubblicato 25 mar