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Pubblicato 9 gen

VENERDÌ 10 GENNAIO Dal Vangelo secondo Luca (Lc 4,14-22a) In quel tempo, Gesù ritornò in Galilea con la potenza dello Spirito e la sua fama si diffuse in tutta la regione. Insegnava nelle loro sinagoghe e gli rendevano lode. Venne a Nàzaret, dove era cresciuto, e secondo o solito, di sabato, entrò nella sinagoga e si alzò a leggere. Gli fu dato il rotolo del profeta Isaìa; aprì il rotolo e trovò il passo dove era scritto: «Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l’unzione e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio, a proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; a rimettere in libertà gli oppressi e proclamare l’anno di grazia del Signore». Riavvolse il rotolo, lo riconsegnò all’inserviente e sedette. Nella sinagoga, gli occhi di tutti erano fissi su di lui. Allora cominciò a dire loro: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato». Tutti gli davano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca. Parola del Signore. Un po’ egocentrico questo Gesù, al punto da mettersi non solo al centro dell’attenzione di tutti ma anche al centro dei desideri e degli aneliti di ogni uomo. Perché in fondo quegli occhi fissi sono anche quelli di chi finalmente ha ritrovato speranza, di chi, in mezzo alle cose della vita, si è perso storcendo lo sguardo su cose che non fanno altro che depistare e che a lungo andare fanno diventare strabici. Sono gli occhi fissi di chi non sapeva nemmeno più cosa vedere, occhi semi chiusi che si sono abituati al buio e che ora rivedono la luce. Occhi secchi e asciutti pronti a tornare a lacrimare di commozione per un Dio che è venuto a stare nelle nostre povertà, nelle nostre fragilità, nel nostro desiderio di libertà, per salvarci e amarci e per farsi conoscere anche attraverso i nostri cuori che magari sono tornati a battere proprio dopo averLo visto vivo nella nostra quotidianità

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Pubblicato 8 gen

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Pubblicato 8 gen

GIOVEDÌ 9 GENNAIO 2024 Dal Vangelo secondo Marco (6,45-52) [Dopo che i cinquemila uomini furono saziati], Gesù subito costrinse i suoi discepoli a salire sulla barca e a precederlo sull'altra riva, a Betsàida, finché non avesse congedato la folla. Quando li ebbe congedati, andò sul monte a pregare. Venuta la sera, la barca era in mezzo al mare ed egli, da solo, a terra. Vedendoli però affaticati nel remare, perché avevano il vento contrario, sul finire della notte egli andò verso di loro camminando sul mare, e voleva oltrepassarli. Essi, vedendolo camminare sul mare, pensarono: «È un fantasma!», e si misero a gridare, perché tutti lo avevano visto e ne erano rimasti sconvolti. Ma egli subito parlò loro e disse: «Coraggio, sono io, non abbiate paura!». E salì sulla barca con loro e il vento cessò. E dentro di sé erano fortemente meravigliati, perché non avevano compreso il fatto dei pani: il loro cuore era indurito. Parola del Signore. Cristiani dal battesimo, animatori da una vita, però forse succede anche a noi qualche volta di scambiare il Signore per un fantasma… ci sembra inconsistente, distante, facciamo fatica a delinearne i contorni. Continuiamo a credere un po’ per abitudine, un po’ per senso del dovere, però poi in certi periodi questo Signore facciamo un po’ fatica a riconoscerLo per Chi è davvero. Anche questi periodi di dubbio, di fatica possono essere una grazia, un’occasione per fare verità. È quando il Signore ci manca che ci accorgiamo di quanto siamo stati bene quando eravamo vicini a Lui ed è sempre quando il Signore ci manca che può riattizzarsi in noi il desiderio di ritrovarLo, di rivederLo, a costo di demolire schemi e definizioni con cui cerchiamo di incasellarlo, che non corrispondono alla verità. Il Signore non ci abbandona, è quando crediamo di averlo perso che si fa riconoscere con chiarezza, nei tempi e nei modi che Lui sceglie: “Coraggio! Sono io, non abbiate paura!”.

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Pubblicato 7 gen

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Pubblicato 7 gen

MERCOLEDÌ 8 GENNAIO 2024 Dal Vangelo secondo Marco (6,34-44) In quel tempo, sceso dalla barca, Gesù vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro molte cose. Essendosi ormai fatto tardi, gli si avvicinarono i discepoli dicendo: «Il luogo è deserto ed è ormai tardi; congedali, in modo che, andando per le campagne e i villaggi dei dintorni, possano comprarsi da mangiare». Ma egli rispose loro: «Voi stessi date loro da mangiare». Gli dissero: «Dobbiamo andare a comprare duecento denari di pane e dare loro da mangiare?». Ma egli disse loro: «Quanti pani avete? Andate a vedere». Si informarono e dissero: «Cinque, e due pesci». E ordinò loro di farli sedere tutti, a gruppi, sull'erba verde. E sedettero, a gruppi di cento e di cinquanta. Prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li dava ai suoi discepoli perché li distribuissero loro; e divise i due pesci fra tutti. Tutti mangiarono a sazietà, e dei pezzi di pane portarono via dodici ceste piene e quanto restava dei pesci. Quelli che avevano mangiato i pani erano cinquemila uomini. Parola del Signore. Sarebbe epico poter vedere le facce dei discepoli alla richiesta di Gesù di dare da mangiare a tutta quella gente, sicuramente il Signore opera al di là di ogni nostra possibile aspettativa. Ma non si tratta solo di questo: nel fare il miracolo Lui non si inventa nulla, parte da quello che già c’è, anche se si tratta solo di 5 pani e 2 pesci, una miseria rispetto a tutta quella gente… il Signore prende, benedice, moltiplica. Parte dei discepoli, parte da ciò che loro hanno e invita poi loro stessi a distribuire da mangiare alla folla. È l’invito che il Signore rivolge ai suoi discepoli e che tuttora rivolge a noi per fare miracoli insieme a Lui. È l’invito a offirGli quello che per noi è poca cosa, perché in Lui il poco che abbiamo o crediamo di avere diventa benedizione, moltiplicazione, nutrimento per altri. E allora distribuendo quel pane nel suo nome, incrociando occhi affamati, ritroveremo la Sua presenza, il Suo volto riflesso in quegli occhi. È Lui che sfama e si fa incontrare in chi ha fame.

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Pubblicato 6 gen

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Pubblicato 6 gen

MARTEDÌ 7 GENNAIO 2024 Dal Vangelo secondo Matteo (4,12-17.23-25) In quel tempo, quando Gesù seppe che Giovanni era stato arrestato, si ritirò nella Galilea, lasciò Nàzaret e andò ad abitare a Cafàrnao, sulla riva del mare, nel territorio di Zàbulon e di Nèftali, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaìa: «Terra di Zàbulon e terra di Nèftali, sulla via del mare, oltre il Giordano, Galilea delle genti! Il popolo che abitava nelle tenebre vide una grande luce, per quelli che abitavano in regione e ombra di morte una luce è sorta». Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino». Gesù percorreva tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo. La sua fama si diffuse per tutta la Siria e conducevano a lui tutti i malati, tormentati da varie malattie e dolori, indemoniati, epilettici e paralitici; ed egli li guarì. Grandi folle cominciarono a seguirlo dalla Galilea, dalla Decàpoli, da Gerusalemme, dalla Giudea e da oltre il Giordano. Parola del Signore. La storia di salvezza che è preannunciata nell’Antico Testamento con Gesù diventa realtà. Porta la luce dove per secoli ci sono state le tenebre. La novità è che quella luce è per tutti, non più solo per il popolo ebraico. Ogni persona è degna di incontrare il Signore, qualunque sia la sua nazionalità, la sua condizione. L’incontro con Gesù però va oltre la cura delle malattie, il miracolo, la risposta alle nostre preghiere, la soluzione ai nostri problemi… l’incontro con Gesù ci proietta verso una cura senza date di scadenza, una salvezza per l’eternità. Non sempre questo è facile da credere perché ci scontriamo direttamente o indirettamente con le fragilità della vita, con le difficoltà, con situazioni che non possiamo cambiare. E in questi casi facciamo fatica a trovare la luce, ma “quando non vedi il miracolo, forse il miracolo sei tu”. Il Signore oggi ci dice di convertirci e ci ricorda che il Suo regno è vicino. Siamo fatti per l’eternità, e credere questo non solo ci dà speranza o conforto per un futuro migliore, ma ci fa guardare diversamente ogni singolo istante vissuto qui e ora. Basta saper allenare lo sguardo a riconoscere Dio che passa ed è con noi in ogni momento.

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Pubblicato 5 gen

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Pubblicato 5 gen

LUNEDÌ 6 GENNAIO 2024 EPIFANIA DEL SIGNORE Dal Vangelo secondo Matteo (2,1-12) Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme e dicevano: «Dov'è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo». All'udire questo, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, si informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Cristo. Gli risposero: «A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta: "E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero l'ultima delle città principali di Giuda: da te infatti uscirà un capo che sarà il pastore del mio popolo, Israele"». Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire da loro con esattezza il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme dicendo: «Andate e informatevi accuratamente sul bambino e, quando l'avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch'io venga ad adorarlo». Udito il re, essi partirono. Ed ecco, la stella, che avevano visto spuntare, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un'altra strada fecero ritorno al loro paese. Parola del Signore. Davanti al Signore che viene nel mondo, davanti al Signore che viene nelle nostre vite possiamo restarne turbati, come Erode che ha paura che quel Re appena nato possa sottrargli il potere, e considera quella nascita, l’incontro con il Signore, una sorta di “pericolo” per la propria autosufficienza, un elemento di disturbo per i propri progetti di potere già delineati, un imprevisto da risolvere, per cui non si smuove di un passo dal proprio palazzo, rinunciando a un incontro che forse lo avrebbe cambiato per sempre. Oppure possiamo vivere questi giorni e quelli che verranno come i Magi, desiderosi di incontrare il Signore, disposti a mettersi in viaggio, a lasciare “luoghi” sicuri e appigli conosciuti per riconoscerLo nella semplicità disarmante, nell’inaspettata essenzialità di un bimbo in braccio a sua madre. E lì provare una gioia grandissima, che vale più di ogni ricchezza, di ogni dono prezioso. Quando capita di perderci, ritroviamo la stella, affidiamoci e ritorniamo a quei momenti, quelle situazioni, quelle persone, quei desideri che ci portano dritti dal Signore. L’abbiamo atteso durante l’Avvento, ora è Lui che ci attende.

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Pubblicato 4 gen

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DOMENICA 5 GENNAIO 2024 Dal Vangelo secondo Giovanni (1.1-5.9-14) In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Egli era, in principio, presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste. In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l'hanno vinta. Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo. Era nel mondo e il mondo è stato fatto per mezzo di lui; eppure il mondo non lo ha riconosciuto. Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto. A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, i quali, non da sangue né da volere di carne né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati. E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità. Parola del Signore. Così comincia il Vangelo di Giovanni, ad una prima lettura un po’ complicato, solenne, ma molto bello perché in queste parole qui è racchiusa la sostanza e il mistero più grande della nostra fede. Dio infinito, incontenibile, invisibile, irraggiungibile, eterno, che c’è sempre stato e sempre sarà prima e dopo di noi, ad un certo punto irrompe nel mondo, nasce e diventa un uomo in carne ed ossa, a nostra immagine e somiglianza. Vero Dio e vero uomo. Se Dio si è fatto uomo, se il Verbo si è fatto carne, significa che la tua vita, la mia e quella di ogni persona, anche di chi si sente uno straccio o per qualcuno immeritevole di vivere, ha un valore inestimabile. È questa carne che il Signore ha scelto di abitare. E ci dice anche che se noi Lo accogliamo, se crediamo alle Sue parole, allora siamo anche noi figli di Dio. Credere ci rende figli dello stesso Padre, credere ci strappa dalle nostre tenebre, dalla tristezza, dalla mancanza di senso, dal dolore. Il Signore possa ancora portare luce, fare luce in noi e intorno a noi.

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Pubblicato 3 gen

SABATO 4 GENNAIO 2024 Dal Vangelo secondo Giovanni (1,35-42) In quel tempo, Giovanni stava con due dei suoi discepoli e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: «Ecco l'agnello di Dio!». E i suoi due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù. Gesù allora si voltò e, osservando che essi lo seguivano, disse loro: «Che cosa cercate?». Gli risposero: «Rabbì - che tradotto, significa maestro - dove dimori?». Disse loro: «Venite e vedrete». Andarono dunque e videro dove egli dimorava e quel giorno rimasero con lui; erano circa le quattro del pomeriggio. Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro. Egli incontrò per primo suo fratello Simone e gli disse: «Abbiamo trovato il Messia» - che si traduce Cristo - e lo condusse da Gesù. Fissando lo sguardo su di lui, Gesù disse: «Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; sarai chiamato Cefa» - che significa Pietro. Parola del Signore. Ancora lui, ancora Giovanni, ancora ma non per sempre Giovanni. Non per sempre perché il centro di tutto è il Signore, è Lui che entrando nella storia, nel tempo, nella nostra vita e nella nostra quotidianità la cambia radicalmente attirando a sé i nostri desideri, i nostri aneliti, la nostra fame di senso e di pienezza. Quindi è vero, non è per sempre Giovanni, ma sempre ci sarà un Giovanni capace di innescare il nostro cuore, capace di farlo brillare, accendere ed esplodere per aprirlo definitivamente all’Amore di Dio.

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