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Giovani di Parola
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Pubblicato 10 feb
Pubblicato 10 feb
MARTEDI’ 11 FEBBRAIO Dal Vangelo secondo Marco (Mc 7,1-13) In quel tempo, si riunirono attorno a Gesù i farisei e alcuni degli scribi, venuti da Gerusalemme. Avendo visto che alcuni dei suoi discepoli prendevano cibo con mani impure, cioè non lavate - i farisei infatti e tutti i Giudei non mangiano se non si sono lavati accuratamente le mani, attenendosi alla tradizione degli antichi e, tornando dal mercato, non mangiano senza aver fatto le abluzioni, e osservano molte altre cose per tradizione, come lavature di bicchieri, di stoviglie, di oggetti di rame e di letti -, quei farisei e scribi lo interrogarono: «Perché i tuoi discepoli non si comportano secondo la tradizione degli antichi, ma prendono cibo con mani impure?». Ed egli rispose loro: «Bene ha profetato Isaìa di voi, ipocriti, come sta scritto: "Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me. Invano mi rendono culto, insegnando dottrine che sono precetti di uomini". Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini». E diceva loro: «Siete veramente abili nel rifiutare il comandamento di Dio per osservare la vostra tradizione. Mosè infatti disse: "Onora tuo padre e tua madre", e: "Chi maledice il padre o la madre sia messo a morte". Voi invece dite: "Se uno dichiara al padre o alla madre: Ciò con cui dovrei aiutarti è korbàn, cioè offerta a Dio", non gli consentite di fare più nulla per il padre o la madre. Così annullate la parola di Dio con la tradizione che avete tramandato voi. E di cose simili ne fate molte». Parola del Signore. Anche noi spesso siamo davvero abili ad impantanarci in tutto ciò che ci allontana dal Signore, in tutto ciò che ci porta a relativizzare e a riferire le cose e le persone solo in base a noi stessi, trasformando in assoluti proprio quelle cose che non ci permettono di andare avanti, credendo che ormai non possiamo fare altro che tirare a campare perchè ci identifichiamo proprio in tutte queste cose. Ma il Signore rivoluziona e manda all’aria tutto, anzi, relativizza a sé tutto, ogni legge, ogni usanza, ogni comportamento, ogni atteggiamento, ogni fragilità, ogni parte di noi. Tutto diventa relativo a Lui, tutto diventa riferito a Lui e quindi a Dio. E’ Lui quindi che l’Assoluto che cerchiamo e desideriamo quando ci perdiamo nelle cose della vita, quando sembra che tutto vada storto, quando tutto ciò che facciamo e viviamo ha perso di senso e di significato. E’ Lui quell’Assoluto che ci restituisce valore anche quando crediamo di dover essere solo buttati, è Lui che ci restituisce bellezza e vita, sempre. Basta provare a rimetterlo al centro della nostra quotidianità e fare ordine nella nostra vita
Pubblicato 9 feb
Pubblicato 9 feb
LUNEDÌ 10 FEBBRAIO 2025 Dal Vangelo secondo Marco (6,53-56) In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli, compiuta la traversata fino a terra, giunsero a Gennèsaret e approdarono. Scesi dalla barca, la gente subito lo riconobbe e, accorrendo da tutta quella regione, cominciarono a portargli sulle barelle i malati, dovunque udivano che egli si trovasse. E là dove giungeva, in villaggi o città o campagne, deponevano i malati nelle piazze e lo supplicavano di poter toccare almeno il lembo del suo mantello; e quanti lo toccavano venivano salvati. Parola del Signore "Quanti lo toccavano venivano salvati". Questo versetto del Vangelo sintetizza al meglio l'esperienza dell'incontro con Gesù. Quando Egli tocca la nostra vita la cambia, perché la salva. Non si tratta necessariamente di una guarigione fisica ma della scoperta che, grazie all'incontro con Cristo la nostra intera esistenza può essere liberata da tutto ciò che ferisce, ammala, allontana dal vero bene che è Dio. Il Vangelo di oggi ci invita a metterci in cammino verso Gesù ma anche a lasciarci raggiungere, toccare. È la fede in Lui che ci mette in cammino e l'umiltà ci permette di lasciarci trasformare.
Pubblicato 8 feb
Pubblicato 8 feb
DOMENICA 09 FEBBRAIO 2025 Dal Vangelo secondo Luca (5,1-11) In quel tempo, mentre la folla gli faceva ressa attorno per ascoltare la parola di Dio, Gesù, stando presso il lago di Gennèsaret, vide due barche accostate alla sponda. I pescatori erano scesi e lavavano le reti. Salì in una barca, che era di Simone, e lo pregò di scostarsi un poco da terra. Sedette e insegnava alle folle dalla barca. Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: «Prendi il largo e gettate le vostre reti per la pesca». Simone rispose: «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti». Fecero così e presero una quantità enorme di pesci e le loro reti quasi si rompevano. Allora fecero cenno ai compagni dell’altra barca, che venissero ad aiutarli. Essi vennero e riempirono tutte e due le barche fino a farle quasi affondare. Al vedere questo, Simon Pietro si gettò alle ginocchia di Gesù, dicendo: «Signore, allontànati da me, perché sono un peccatore». Lo stupore infatti aveva invaso lui e tutti quelli che erano con lui, per la pesca che avevano fatto; così pure Giacomo e Giovanni, figli di Zebedèo, che erano soci di Simone. Gesù disse a Simone: «Non temere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini». E, tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono. Parola del Signore L'esperienza dei pescatori del Vangelo di oggi è comune a tanti uomini e donne che faticano per portare avanti i loro progetti ma nonostante questo, si ritrovano con le reti vuote. Forse è accaduto anche a te. Hai creduto e sperato tanto in qualcosa che ti faceva sentire vivo ma niente, nonostante i tuoi sforzi non è accaduto nulla. Oggi Gesù ti invita ad affidare a Lui la rete della tua vita. Per fare questo devi disobbedire alla tristezza e delusione che provi in questo momento e avere lo slancio di gettare nuovamente questa rete nel mare della tua vita. Ma l'ho fatto tante volte, cosa cambierà una volta di più? Cambia il fatto che è sulla Parola del Signore che oggi siamo chiamati a riporre la nostra totale fiducia. Lui sa cosa è bene per noi e non ci lascerà a mani vuote. Forse ciò che ci darà non corrisponde alle nostre aspettative ma supererà i desideri più grandi e belli del nostro cuore e ci stupiremo di tanta abbondanza.
Pubblicato 7 feb
Pubblicato 7 feb
SABATO 08 FEBBRAIO 2024 Dal Vangelo secondo Marco 6, 30-34 In quel tempo, gli apostoli si riunirono attorno a Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto e quello che avevano insegnato. Ed egli disse loro: «Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un po’». Erano infatti molti quelli che andavano e venivano e non avevano neanche il tempo di mangiare. Allora andarono con la barca verso un luogo deserto, in disparte. Molti però li videro partire e capirono, e da tutte le città accorsero là a piedi e li precedettero. Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro molte cose. Parola del Signore I discepoli sono esausti, non hanno neanche il tempo di mangiare, di ritagliarsi uno spazio per stare da soli con Gesù. Ma Egli è attento al cuore di ciascuno e riconosce che per loro è il momento di ricaricarsi, di ritirarsi in un luogo tranquillo dove attingere quella pace che sono chiamati a donare a tutti coloro che incontrato. Essere discepoli di Gesù non è sempre facile, comporta un dono totale di se stessi e se ogni tanto non ci ritagliamo uno spazio tutto nostro per parlare con Lui a tu per tu finisce che ci esauriamo, smarrendo il senso della nostra missione. Per non smarrire la strada occorre coltivare la relazione con il Signore. Possiamo fare tante opere buone, parlare di Gesù a chi incontriamo ma tutto questo non porta vero frutto se non è il risultato di un'amicizia intima con Gesù. Questa amicizia è frutto della preghiera, del vivere l'ascolto della Parola e i sacramenti. Se non incontriamo il Signore nella nostra vita non possiamo portarlo agli altri. Accogliamo l'invito di Gesù a sostare vicino al Suo cuore per accogliere la Sua presenza e portala a chi incontriamo.
Pubblicato 6 feb
Pubblicato 6 feb
VENERDÌ 07 FEBBRAIO 2025 Dal Vangelo secondo Marco (6,14-29) In quel tempo, il re Erode sentì parlare di Gesù, perché il suo nome era diventato famoso. Si diceva: «Giovanni il Battista è risorto dai morti e per questo ha il potere di fare prodigi». Altri invece dicevano: «È Elìa». Altri ancora dicevano: «È un profeta, come uno dei profeti». Ma Erode, al sentirne parlare, diceva: «Quel Giovanni che io ho fatto decapitare, è risorto!». Proprio Erode, infatti, aveva mandato ad arrestare Giovanni e lo aveva messo in prigione a causa di Erodìade, moglie di suo fratello Filippo, perché l’aveva sposata. Giovanni infatti diceva a Erode: «Non ti è lecito tenere con te la moglie di tuo fratello». Per questo Erodìade lo odiava e voleva farlo uccidere, ma non poteva, perché Erode temeva Giovanni, sapendolo uomo giusto e santo, e vigilava su di lui; nell’ascoltarlo restava molto perplesso, tuttavia lo ascoltava volentieri. Venne però il giorno propizio, quando Erode, per il suo compleanno, fece un banchetto per i più alti funzionari della sua corte, gli ufficiali dell’esercito e i notabili della Galilea. Entrata la figlia della stessa Erodìade, danzò e piacque a Erode e ai commensali. Allora il re disse alla fanciulla: «Chiedimi quello che vuoi e io te lo darò». E le giurò più volte: «Qualsiasi cosa mi chiederai, te la darò, fosse anche la metà del mio regno». Ella uscì e disse alla madre: «Che cosa devo chiedere?». Quella rispose: «La testa di Giovanni il Battista». E subito, entrata di corsa dal re, fece la richiesta, dicendo: «Voglio che tu mi dia adesso, su un vassoio, la testa di Giovanni il Battista». Il re, fattosi molto triste, a motivo del giuramento e dei commensali non volle opporle un rifiuto. E subito il re mandò una guardia e ordinò che gli fosse portata la testa di Giovanni. La guardia andò, lo decapitò in prigione e ne portò la testa su un vassoio, la diede alla fanciulla e la fanciulla la diede a sua madre. I discepoli di Giovanni, saputo il fatto, vennero, ne presero il cadavere e lo posero in un sepolcro. Parola del Signore Il Vangelo di oggi ci mostra chiaramente cosa significhi essere un profeta. Giovanni il Battista lo è stato, perché non solo ha preparato la via a Gesù ma ha anche avuto il coraggio di essere coerente con ciò in cui credeva e dire sempre la verità. Quella verità che risuona in noi attraverso la coscienza, che altro non è che la voce di Dio che parla al nostro cuore. Una voce che come capita ad Erode, può lasciarci perplessi, metterci a disagio quando ci fa notare che siamo lontani dalla verità, dal bene, da Dio. Allora la prima tentazione può essere quella di cercare di soffocarla, come ha fatto Erode uccidendo Giovanni. Ma se ci allontaniamo dalla verità ci allontaniamo da Dio e questo non può essere mai un bene. Noi abbiamo il coraggio di essere profeti nel tempo e nei luoghi in cui viviamo? Siamo coerenti con ciò in cui crediamo e abbiamo il coraggio di annunciarlo con la nostra vita anche a costo di andare controcorrente?
Pubblicato 5 feb
Pubblicato 5 feb
Giovedì 6 Febbraio 2025 Dal Vangelo secondo Marco (Ma 6,7-13) In quel tempo, Gesù chiamò a sé i Dodici e prese a mandarli a due a due e dava loro potere sugli spiriti impuri. E ordinò loro di non prendere per il viaggio nient’altro che un bastone: né pane, né sacca, né denaro nella cintura; ma di calzare sandali e di non portare due tuniche. E diceva loro: «Dovunque entriate in una casa, rimanetevi finché non sarete partiti di lì. Se in qualche luogo non vi accogliessero e non vi ascoltassero, andatevene e scuotete la polvere sotto i vostri piedi come testimonianza per loro». Ed essi, partiti, proclamarono che la gente si convertisse, scacciavano molti demòni, ungevano con olio molti infermi e li guarivano. Parola del Signore. Molte volte pianifichiamo e programmiamo attività spettacolari perché pensiamo che maggiore è l'attività, migliori saranno i risultati. Gesù però, nel Vangelo di oggi, ci mostra qual è il vero nucleo della missione di ogni suo discepolo e di ogni cristiano: fare il bene e annunciare il Regno di Dio al mondo. Non importa cosa possiamo fare nelle nostre case salesiane se dimentichiamo ciò che è veramente essenziale. Siamo chiamati a “guarire” e “guarire” non è altro che annunciare il Vangelo. Non importa cosa abbiamo e cosa facciamo, se le nostre attività non hanno questo scopo, non hanno senso. Non preoccupiamoci di cosa facciamo, ma perché lo facciamo. Ed è importante anche come e chi lo facciamo: lo facciamo tutti insieme come comunità educativa pastorale, lo facciamo sempre in squadra: Gesù non manda i suoi discepoli da soli all’avventura, ma li manda a due a due. Siamo una comunità che guarisce annunciando il Regno di Dio.