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Giovani di Parola
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Pubblicato 12 apr
LUNEDI' 13 APRILE 2026 Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 3,1-8) Vi era tra i farisei un uomo di nome Nicodèmo, uno dei capi dei Giudei. Costui andò da Gesù, di notte, e gli disse: «Rabbì, sappiamo che sei venuto da Dio come maestro; nessuno infatti può compiere questi segni che tu compi, se Dio non è con lui». Gli rispose Gesù: «In verità, in verità io ti dico, se uno non nasce dall'alto, non può vedere il regno di Dio». Gli disse Nicodèmo: «Come può nascere un uomo quando è vecchio? Può forse entrare una seconda volta nel grembo di sua madre e rinascere?». Rispose Gesù: «In verità, in verità io ti dico, se uno non nasce da acqua e Spirito, non può entrare nel regno di Dio. Quello che è nato dalla carne è carne, e quello che è nato dallo Spirito è spirito. Non meravigliarti se ti ho detto: dovete nascere dall'alto. Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai da dove viene né dove va: così è chiunque è nato dallo Spirito». Nicodemo arriva di notte. Non è solo un'indicazione oraria, è una condizione dell'anima. Arriva quando i rumori della città tacciono e restano solo quelli, assordanti, dei propri dubbi. quando le maschere cadono e il peso del proprio ruolo diventa insopportabile. È l’immagine di chi ha tutto — successo, cultura, rispetto — ma sente un vuoto che divora lo stomaco. La sua "notte" è quello stato dell'anima in cui le risposte che hai sempre dato agli altri non bastano più a te stesso. È quel momento in cui ti rendi conto che stai vivendo una vita che sembra un vestito troppo stretto, cucito da altri, e senti che ti manca l’aria. Gesù lo accoglie in quel buio. Non lo giudica per la sua paura di farsi vedere, ma va dritto al punto: «Se uno non nasce dall'alto, non può vedere il regno di Dio». Nicodemo risponde con la logica di chi è stanco: "Come può un uomo nascere quando è vecchio?". È la domanda di chi si sente già finito, di chi pensa che il carattere sia un destino immutabile e che le ferite dell'infanzia o gli errori della giovinezza abbiano già scritto il finale della storia. È il lamento di chi crede che "ormai è così", che non si possa tornare indietro, che il cuore sia diventato troppo duro per emozionarsi ancora. Ma Gesù gli propone l’impossibile: tornare bambino nello Spirito. Rinascere non significa cancellare il passato, ma smettere di farsi definire da esso. Nascere dall'alto significa accettare di essere amati prima di aver fatto qualsiasi cosa per meritarlo. Significa che, nonostante tutto il buio della tua notte, esiste un grembo di Spirito pronto a ridarti il respiro. Non aver paura di questa tua sete di risposte; è il segno che sei vivo. Lascia che il vento ti spettini l'anima e ti porti dove non avresti mai osato andare.
Pubblicato 11 apr
Pubblicato 11 apr
DOMENICA 12 APRILE 2026 Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 20,19-31) La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati». Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo». Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c'era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!». Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome. Gesù non chiede a Tommaso di fare un atto di fede astratto. Non gli recita una lezione di teologia. Gli dice: «Metti qui il tuo dito». Gli offre le sue ferite. Gesù non si presenta come un supereroe tornato intatto dal regno dei morti; si presenta come un uomo che porta ancora i segni del supplizio. Il punto è questo: Gesù non ha paura di farsi toccare nei suoi punti deboli. E lo fa perché sa che Tommaso, dietro la sua maschera di cinismo e di "io credo solo a quello che vedo", è un uomo terrorizzato dalle proprie, di ferite. Ciò che commuove in questo incontro è l'intimità. Gesù torna "otto giorni dopo" solo per lui. Solo per colui che non c'era, per colui che aveva fatto il difficile, per quello che aveva alzato la voce. Gesù non ti chiede di guarire con le tue sole forze, per poi presentarti da Lui tutto bello e sistemato. Ti dice: «Tocca le mie piaghe, così capirai che io ho già toccato le tue». Ti sta dicendo che le tue cicatrici non sono un motivo di vergogna, ma il luogo dove Lui può finalmente incontrarti. Non essere incredulo: non significa "diventa un supereroe", significa "smetti di scappare dall'amore". La tua vita non deve essere perfetta per essere divina; deve solo essere aperta. Metti la tua mano nel Suo fianco, e lascia che sia Lui a sentire il battito del tuo cuore stanco. Alzati, non sei solo un insieme di errori, sei una ferita che Dio vuole trasformare in un passaggio di luce.
Pubblicato 10 apr
Pubblicato 10 apr
SABATO 11 APRILE 2026 Dal Vangelo secondo Marco (Mc 16,9-15) Risorto al mattino, il primo giorno dopo il sabato, Gesù apparve prima a Maria di Màgdala, dalla quale aveva scacciato sette demòni. Questa andò ad annunciarlo a quanti erano stati con lui ed erano in lutto e in pianto. Ma essi, udito che era vivo e che era stato visto da lei, non credettero. Dopo questo, apparve sotto altro aspetto a due di loro, mentre erano in cammino verso la campagna. Anch'essi ritornarono ad annunciarlo agli altri; ma non credettero neppure a loro. Alla fine apparve anche agli Undici, mentre erano a tavola, e li rimproverò per la loro incredulità e durezza di cuore, perché non avevano creduto a quelli che lo avevano visto risorto. E disse loro: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura». Gesù appare agli undici e non entra nella stanza facendo complimenti. Non li accarezza per giustificare la loro tristezza. Li rimprovera. C’è qualcosa di struggente in questo rimprovero. Gesù ti sgrida perché ha nostalgia di te. Ti urla contro perché non sopporta di vederti morire dentro mentre sei ancora vivo fuori. Ti rimprovera perché sa che quel cuore duro è solo un cuore troppo ferito che ha smesso di fidarsi per non soffrire più. Ma subito dopo, dopo averli sgridati, dopo aver messo a nudo la loro mediocrità, non li abbandona. Non dice: "Siete dei falliti, cerco qualcun altro". Al contrario, affida proprio a quegli undici uomini spaventati e increduli la cosa più importante: la missione di annunciarlo al mondo intero. Lui non aspetta che tu sia perfetto per inviarti. Ti chiede solo di smetterla di innamorarti del tuo dolore. Ti sta dicendo che la tua vita, per quanto ammaccata, è l'unico strumento che ha per portare la speranza agli altri. Non permettere alla tua incredulità di rubarti il futuro. Alzati, perché c'è un mondo che aspetta di sapere che non tutto è finito. E aspetta di saperlo proprio da te!
Pubblicato 9 apr
Pubblicato 9 apr
VENERDÌ 10 APRILE 2026 Dal Vangelo secondo Giovanni (21,1-14) In quel tempo, Gesù si manifestò di nuovo ai discepoli sul mare di Tiberìade. E si manifestò così: si trovavano insieme Simon Pietro, Tommaso detto Dìdimo, Natanaèle di Cana di Galilea, i figli di Zebedèo e altri due discepoli. Disse loro Simon Pietro: «Io vado a pescare». Gli dissero: «Veniamo anche noi con te». Allora uscirono e salirono sulla barca; ma quella notte non presero nulla. Quando già era l'alba, Gesù stette sulla riva, ma i discepoli non si erano accorti che era Gesù. Gesù disse loro: «Figlioli, non avete nulla da mangiare?». Gli risposero: «No». Allora egli disse loro: «Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete». La gettarono e non riuscivano più a tirarla su per la grande quantità di pesci. Allora quel discepolo che Gesù amava disse a Pietro: «È il Signore!». Simon Pietro, appena udì che era il Signore, si strinse la veste attorno ai fianchi, perché era svestito, e si gettò in mare. Gli altri discepoli invece vennero con la barca, trascinando la rete piena di pesci: non erano infatti lontani da terra se non un centinaio di metri. Appena scesi a terra, videro un fuoco di brace con del pesce sopra, e del pane. Disse loro Gesù: «Portate un po' del pesce che avete preso ora». Allora Simon Pietro salì nella barca e trasse a terra la rete piena di centocinquantatrè grossi pesci. E benché fossero tanti, la rete non si spezzò. Gesù disse loro: «Venite a mangiare». E nessuno dei discepoli osava domandargli: «Chi sei?», perché sapevano bene che era il Signore. Gesù si avvicinò, prese il pane e lo diede loro, e così pure il pesce. Era la terza volta che Gesù si manifestava ai discepoli, dopo essere risorto dai morti. Parola del Signore. Pietro torna a pescare, torna alla vita di prima. Era stato chiamato a diventare pescatore di uomini, aveva riconosciuto il Signore e ora… torna a fare il pescatore (di pesci). Forse anche noi dopo un incontro forte, vero con il Signore ci blocchiamo e indietreggiamo. Magari abbiamo intuito la nostra vocazione, il nostro modo unico di essere figli di Dio e di amare, ma alla prima difficoltà o scomodità tiriamo i remi in barca e dimentichiamo che il Signore ci ha fatto intravedere cose impensabili, più grandi di noi, come una rete stracolma di pesci dopo aver trascorso una notte intera a reti vuote. Il Signore, con una certa dose di umorismo, si fa riconoscere proprio come la prima volta, con una rete piena di pesci. E prima ancora, è Giovanni che indica il Signore. Pietro non si era accorto ma, appena riconosce, si stringe le vesti ai fianchi, ritorna ad essere discepolo, pronto a servire e si tuffa per raggiungerLo. Dove ti sta aspettando il Signore? C’è qualcuno come Giovanni che ti sta aiutando a riconoscerLo?
Pubblicato 8 apr
Pubblicato 8 apr
GIOVEDÌ 09 APRILE 2026 Dal Vangelo secondo Luca (24, 35-48) In quel tempo, [i due discepoli che erano ritornati da Èmmaus] narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l'avevano riconosciuto nello spezzare il pane. Mentre essi parlavano di queste cose, Gesù in persona stette in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». Sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma. Ma egli disse loro: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho». Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi. Ma poiché per la gioia non credevano ancora ed erano pieni di stupore, disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?». Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; egli lo prese e lo mangiò davanti a loro. Poi disse: «Sono queste le parole che io vi dissi quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi». Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture e disse loro: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni». Parola del Signore. Quanto risuona forte, in questi giorni, questo saluto di Gesù: “Pace a voi”. Quanto bisogno abbiamo di pace? A volte pensiamo che la pace sia solo un’illusione, o peggio ancora un’ideologia, qualcosa di lontano dalla vita vera. Sembra quasi che ci siamo abituati all’idea di un mondo che cade a pezzi. Eppure, dentro e fuori di noi, il bisogno di pace rimane fortissimo. Lo vediamo nei Paesi di cui sentiamo parlare ogni giorno, feriti da bombardamenti e violenze, ma anche nei luoghi più remoti e dimenticati. Lo vediamo nelle relazioni interrotte, nelle nostre case, nella nostra mente, nel nostro cuore: tutti, in fondo, cerchiamo pace. Gesù avrebbe potuto salutare i discepoli diversamente oppure avrebbe potuto rimproverarli per la loro paura o per la loro fuga. Invece no. Gesù porta la pace. E non una pace fragile, superficiale o di facciata. La pace che viene da Dio è una pace che regge, perché è concreta, incarnata, vera, possibile. Al contrario, una pace che non viene da Dio — o che usa il nome di Dio per giustificare tutt’altro — prima o poi si sgretola. Se guardiamo davvero al Signore, se siamo cristiani, non possiamo fare a meno di riconoscerci fratelli, con tutte le fatiche che questo comporta. Non si tratta di vivere passivamente o di far finta che il male non esista. Si tratta, piuttosto, di orientare le nostre energie, il nostro impegno, la nostra forza verso qualcosa di diverso dall’odio e dal risentimento. C'è una lotta da portare avanti: non è contro, ma per qualcuno. Non è per annientare, ma per custodire.
Pubblicato 7 apr
Pubblicato 7 apr
MERCOLEDÌ 08 APRILE 2026 Dal Vangelo secondo Luca (24, 13-35) Ed ecco, in quello stesso giorno, [il primo della settimana], due dei [discepoli] erano in cammino per un villaggio di nome Èmmaus, distante circa undici chilometri da Gerusalemme, e conversavano tra loro di tutto quello che era accaduto. Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo. Ed egli disse loro: «Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi lungo il cammino?». Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli rispose: «Solo tu sei forestiero a Gerusalemme! Non sai ciò che vi è accaduto in questi giorni?». Domandò loro: «Che cosa?». Gli risposero: «Ciò che riguarda Gesù, il Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i capi dei sacerdoti e le nostre autorità lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e lo hanno crocifisso. Noi speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele; con tutto ciò, sono passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; si sono recate al mattino alla tomba e, non avendo trovato il suo corpo, sono venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati alla tomba e hanno trovato come avevano detto le donne, ma lui non l'hanno visto». Disse loro: «Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti! Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui. Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: «Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto». Egli entrò per rimanere con loro. Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma egli sparì dalla loro vista. Ed essi dissero l'un l'altro: «Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?». Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone!». Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l'avevano riconosciuto nello spezzare il pane. Parola del Signore. Pasqua è passata, il Signore è risorto… e ora? I discepoli di Emmaus di cui non a caso di uno dei due non sappiamo il nome - potrebbe benissimo esserci il nostro - corrono un grande rischio: andar via da Gerusalemme, continuare a vivere come se non fosse successo nulla. Avevano sperato in Gesù e ora non vedono più nulla. Cosa ne è ora del Signore nelle nostre vite? Lui è passato e ci passa ancora di fianco, Lo riconosciamo? Restiamo attaccati a quello che noi pensavamo sarebbe accaduto, a ciò che speravamo secondo i nostri schemi o siamo aperti all’incontro inatteso, ad una salvezza che non si controlla? La bella notizia è che il Signore passa più vicino di quanto pensiamo e si fa riconoscere in un pane benedetto, spezzato, condiviso, come anche in un cuore che arde quando toccato da una Parola autentica.
Pubblicato 6 apr
MARTEDÌ 07 APRILE 2026 Dal Vangelo secondo Giovanni (20, 11-18) In quel tempo, Maria stava all'esterno, vicino al sepolcro, e piangeva. Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro e vide due angeli in bianche vesti, seduti l'uno dalla parte del capo e l'altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù. Ed essi le dissero: «Donna, perché piangi?». Rispose loro: «Hanno portato via il mio Signore e non so dove l'hanno posto». Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù, in piedi; ma non sapeva che fosse Gesù. Le disse Gesù: «Donna, perché piangi? Chi cerchi?». Ella, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: «Signore, se l'hai portato via tu, dimmi dove l'hai posto e io andrò a prenderlo». Gesù le disse: «Maria!». Ella si voltò e gli disse in ebraico: «Rabbunì!» - che significa: «Maestro!». Gesù le disse: «Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma va' dai miei fratelli e di' loro: "Salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro"». Maria di Màgdala andò ad annunciare ai discepoli: «Ho visto il Signore!» e ciò che le aveva detto. Parola del Signore. Quando Maria si reca al sepolcro è sopraffatta dalla tristezza. Il Signore è risorto, il suo corpo non c’è perché quello che aveva annunciato è accaduto davvero, ma in quel momento la tomba vuota, la perdita e la mancanza sono troppo grandi. Maria dimentica il bene. Non dà credito a due angeli che le rivolgono la parola, né al Signore che viene preso per un giardiniere. Quando la tristezza prende il sopravvento non ci aiuta a leggere la realtà, né a riconoscere la presenza del Signore, magari proprio quando ci sta di fronte. Ciò che Maria pensava non era la verità. Quando però il Signore la chiama per nome cambia tutto e ogni pensiero triste va via perché capisce che non è stata abbandonata, che la sua tristezza non è la verità e riconosce che il Signore è vivo. Non si può trattenere, ma c’è e apre alla relazione con i fratelli.