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Giovani di Parola
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Pubblicato 24 apr
SABATO 25 APRILE 2026 Dal Vangelo secondo Marco (Mc 16,15-20) In quel tempo, [Gesù apparve agli Undici] e disse loro: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato. Questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno demòni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno; imporranno le mani ai malati e questi guariranno». Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu elevato in cielo e sedette alla destra di Dio. Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore agiva insieme con loro e confermava la Parola con i segni che la accompagnavano. Parola del Signore. La fede non è un tesoro da custodire gelosamente in privato, ma una spinta che obbliga a uscire dalle proprie comodità. Non si tratta di fare proselitismo o convincere qualcuno a parole, ma di testimoniare con la propria vita che l'incontro con Cristo cambia radicalmente la nostra vita. I segni di cui parla il Vangelo rappresentano la capacità reale di disinnescare il male e di creare ponti di comunicazione dove prima c’era solo solitudine. Il messaggio è chiaro: chi crede non è mai solo, perché il Signore agisce con lui. Il cristiano non è un illuso che guarda il cielo, ma un protagonista del presente che porta ovunque una speranza capace di guarire le ferite del mondo.
Pubblicato 23 apr
Pubblicato 23 apr
VENERDÌ 24 APRILE 2026 Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 6,52-59) In quel tempo, i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?». Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell'uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell'ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno». Gesù disse queste cose, insegnando nella sinagoga a Cafàrnao. Parola del Signore. Credere non è un esercizio della mente, ma un coinvolgimento concreto: Gesù non chiede di essere capito, ma di essere mangiato. Spesso ci si ferma a discutere e a razionalizzare la fede rischiando di trasformare la spiritualità in un dibattito sterile. Invece, l'invito del Vangelo è quello di assimilare la vita di Cristo nella propria, rendendo le Sue scelte la sostanza stessa della nostra quotidianità. Gesù diventa così il carburante indispensabile per chi sperimenta la fatica di vivere e cerca un senso che non svanisca. Mangiare la Sua carne significa accettare che Dio abiti la nostra fragilità, trasformandola da limite a luogo di un’unione profonda con Lui.
Pubblicato 22 apr
Pubblicato 22 apr
GIOVEDÌ 23 MARZO 2026 Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 6,44-51) In quel tempo, disse Gesù alla folla: «Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato; e io lo risusciterò nell'ultimo giorno. Sta scritto nei profeti: "E tutti saranno istruiti da Dio". Chiunque ha ascoltato il Padre e ha imparato da lui, viene a me. Non perché qualcuno abbia visto il Padre; solo colui che viene da Dio ha visto il Padre. In verità, in verità io vi dico: chi crede ha la vita eterna. Io sono il pane della vita. I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti; questo è il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia. Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo». Parola del Signore. Spesso si pensa alla fede come a un dovere o a una regola, ma il Vangelo rivela che credere è anzitutto un’attrazione: non ci si muove verso Dio per sforzo di volontà, ma perché chiamati da un desiderio profondo. La sfida più grande è superare il pregiudizio di chi pensa che il divino debba essere spettacolare; Gesù si presenta invece nella normalità, si mostra nel pane, chiede di essere assimilato nelle scelte di ogni giorno. Scegliere Cristo significa smettere di sopravvivere e iniziare a vivere un’esistenza che ha già oggi il sapore dell’eterno, rendendo ogni istante carico di un significato che non scade mai.
Pubblicato 21 apr
Pubblicato 21 apr
MERCOLEDÌ 22 APRILE 2026 Dal Vangelo secondo Giovanni (6,35-40) In quel tempo, disse Gesù alla folla: «Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai! Vi ho detto però che voi mi avete visto, eppure non credete. Tutto ciò che il Padre mi dà, verrà a me: colui che viene a me, io non lo caccerò fuori, perché sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato. E questa è la volontà di colui che mi ha mandato: che io non perda nulla di quanto egli mi ha dato, ma che lo risusciti nell’ultimo giorno. Questa infatti è la volontà del Padre mio: che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno». Parola del Signore Le parole di Gesù nel Vangelo di oggi ci invitano a riflettere su un verbo fondamentale per la nostra esperienza umana e spirituale: il verbo vedere. Cosa e come vediamo? A volte crediamo di vedere ma, in realtà, siamo totalmente ciechi rispetto alle verità che abbiamo davanti. È l'esperienza che fecero gli uomini al tempo di Gesù: lo vedevano attraversare le strade, sedere a mensa con loro, annunciare il Regno di Dio e guarire gli ammalati; eppure, faticavano a credere. Faticavano a entrare in quella dinamica di salvezza che Gesù voleva donare loro. Questo accade perché non permettiamo a quella Presenza, percepita con la vista, di raggiungere il cuore.Forse è proprio qui che emerge la differenza tra guardare e vedere: riusciamo veramente a vedere qualcosa solo quando permettiamo a ciò che passa attraverso gli occhi di arrivare al cuore, inteso come luogo di verità e di incontro con Dio. Chiediamo allora al Signore di aiutarci a riconoscerlo con il cuore, dopo averlo visto con gli occhi nelle persone e nelle situazioni che viviamo ogni giorno.
Pubblicato 20 apr
Pubblicato 20 apr
MARTEDÌ 21 APRILE 2026 Dal Vangelo secondo Giovanni (6,30-35) In quel tempo, la folla disse a Gesù: «Quale segno tu compi perché vediamo e ti crediamo? Quale opera fai? I nostri padri hanno mangiato la manna nel deserto, come sta scritto: “Diede loro da mangiare un pane dal cielo”». Rispose loro Gesù: «In verità, in verità io vi dico: non è Mosè che vi ha dato il pane dal cielo, ma è il Padre mio che vi dà il pane dal cielo, quello vero. Infatti il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo». Allora gli dissero: «Signore, dacci sempre questo pane». Gesù rispose loro: «Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai!». Parola del Signore La folla del Vangelo di oggi, in cui ognuno di noi si può riconoscere, pone a Gesù una domanda diretta: «Quale segno tu compi perché vediamo e ti crediamo? Quante volte anche noi abbiamo chiesto un segno, una manifestazione particolare della sua presenza e vicinanza e quante volte questa ricerca ossessiva ci ha impedito di accorgerci di come Egli camminasse già accanto a noi, anche quando sembrava tacere. È umano chiedere un segno, qualcosa che ci aiuti a fare esperienza della prossimità del Signore. Oggi però Gesù ci dice che vuole donarci di più di un segno, di più di un po' di manna e di un pezzo di pane. Vuole donarci se stesso e desidera che l'assenza del segno che chiediamo non ci scoraggi dal credere in Lui ma diventi l'occasione per crescere nella vera fede e relazione con Dio.
Pubblicato 19 apr
Pubblicato 19 apr
LUNEDÌ 20 FEBBRAIO 2026 Dal Vangelo secondo Giovanni (6,22-29) Il giorno dopo, la folla, rimasta dall’altra parte del mare, vide che c’era soltanto una barca e che Gesù non era salito con i suoi discepoli sulla barca, ma i suoi discepoli erano partiti da soli. Altre barche erano giunte da Tiberìade, vicino al luogo dove avevano mangiato il pane, dopo che il Signore aveva reso grazie. Quando dunque la folla vide che Gesù non era più là e nemmeno i suoi discepoli, salì sulle barche e si diresse alla volta di Cafàrnao alla ricerca di Gesù. Lo trovarono di là dal mare e gli dissero: «Rabbì, quando sei venuto qua?». Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati. Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna e che il Figlio dell’uomo vi darà. Perché su di lui il Padre, Dio, ha messo il suo sigillo». Gli dissero allora: «Che cosa dobbiamo compiere per fare le opere di Dio?». Gesù rispose loro: «Questa è l’opera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandato». Parola del Signore Il Vangelo di oggi ci ricorda che il cuore della nostra vita spirituale non è compiere in maniera irreprensibile una serie di doveri (che cosa dobbiamo compiere per fare le opere di Dio?) ma nell'accogliere l' annuncio potente della resurrezione che ci apre alla prospettiva della vita eterna. È questa fede che salva e da senso a ciò che facciamo. Questa prospettiva spesso manca. Siamo così immersi in ciò che viviamo, nelle situazioni e dinamiche che ci coinvolgono ogni giorno, che finiamo per smarrire questa sguardo. Vivere in prospettiva della vita eterna non significa dimenticarsi della realtà, stare con la testa fra le nuvole, al contrario, è solo prendendo seriamente la vita eterna che possiamo vivere in modo significativo la nostra fede già a partire da questa nostra esistenza terrena. Perché tutto è nuovo, trasfigurato, arricchito di un nuovo significato. Questa fede non è qualcosa di astratto, perché ci da la concretezza di vedere e vivere ogni cosa con lo sguardo di Cristo. Gesù non si accontenta di riempire il nostro stomaco, vuole colmare il nostro cuore. La sfida di questo tempo Pasquale è accogliere la Sua grazia e sperimentare come questo può dare un nuovo sapore alla nostra vita.
Pubblicato 18 apr