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Giovani di Parola
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Pubblicato 10 nov
MARTEDÌ 11 NOVEMBRE 2025 San MartIno di Tours, vescovo – 150 anniversario della prima spedizione missionaria salesiana Dal Vangelo secondo Luca (Lc 17,7-10) In quel tempo, Gesù disse: «Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà, quando rientra dal campo: “Vieni subito e mettiti a tavola”? Non gli dirà piuttosto: “Prepara da mangiare, strìngiti le vesti ai fianchi e sérvimi, finché avrò mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai tu”? Avrà forse gratitudine verso quel servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti? Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: “Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare”». Parola del Signore. Oggi è un giorno speciale per la Congregazione e la Famiglia Salesiana, un giorno per rendere grazie a Dio: ricorre il 150° anniversario della prima Spedizione Missionaria Salesiana. Dieci giovani salesiani si offrirono volontari per lasciare la loro terra natale (l'Italia) per andare in Argentina. Dieci giovani coraggiosi che, realizzando il sogno di Don Bosco e offrendo la loro vita al massimo per i giovani, decisero di rispondere alla chiamata di Dio per servire in terre lontane dove nessuno aveva ancora portato il Vangelo. 150 anni dopo, i salesiani sono presenti in 137 paesi in tutto il mondo. Un'impresa notevole. Il Vangelo di oggi ci ricorda proprio lo spirito di questi dieci salesiani: sono andati a servire quei giovani in Patagonia senza aspettarsi nulla in cambio. Sono andati per compiere la volontà di Dio. Erano proprio questo: “servi inutili”. Tuttavia, la vita è piena di “servi inutili” che, attraverso il loro servizio, hanno annunciato l’amore di Dio agli altri. In particolare, nel caso dei primi dieci missionari salesiani, sono stati segni e portatori dell’amore di Dio ai giovani. Siamo chiamati a essere "servi inutili", non insignificanti. Il nostro umile servizio può cambiare la vita di molte persone intorno a noi giorno dopo giorno, persone che costituiscono il nostro territorio di missione. Perché, nel caso non lo sapeste, ognuno di voi è un missionario ovunque si trovi. Ognuno di voi è in un territorio di missione che ha bisogno di voi: Dio ha bisogno di voi. Avanti!
Pubblicato 9 nov
Pubblicato 9 nov
LUNEDI 10 Novembre 2025 San Leone Magno, papa y dottore della Chiesa Dal Vangelo secondo Luca (La 17,1-6) In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «È inevitabile che vengano scandali, ma guai a colui a causa del quale vengono. È meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare, piuttosto che scandalizzare uno di questi piccoli. State attenti a voi stessi! Se il tuo fratello commetterà una colpa, rimproveralo; ma se si pentirà, perdonagli. E se commetterà una colpa sette volte al giorno contro di te e sette volte ritornerà a te dicendo: “Sono pentito”, tu gli perdonerai». Gli apostoli dissero al Signore: «Accresci in noi la fede!». Il Signore rispose: «Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso: “Sràdicati e vai a piantarti nel mare”, ed esso vi obbedirebbe». Parola del Signore. Il Vangelo di oggi è breve, ma chiaro e ricco di messaggi. Si può riassumere così: azione, perdono e fede. Azione, perché il Signore ci chiede di essere scandalosi, ma di esserlo nel senso positivo del termine. Come cristiani, siamo chiamati a dimostrare che la vita è molto più di ciò che siamo portati a credere, e per questo abbiamo atteggiamenti diversi da molti altri. Dobbiamo stare attenti a non agire secondo i dettami del mondo e a non comportarci in modo esemplare per chi ci circonda, soprattutto per i più piccoli. Come salesiani, sappiamo bene che i piccoli sono i prediletti di Dio. Il secondo messaggio del Vangelo di oggi è il perdono. E quanto è difficile perdonare! Ci sono azioni che, per quanto ci si penta e si chieda perdono, sono difficili da perdonare. Tuttavia, se dobbiamo essere scandalosi, c'è qualcosa di più scandaloso che perdonare l'imperdonabile? Infine, la nostra vita non ha senso, il nostro modo di agire non ha senso, se non viviamo di fede. Facciamo ciò che facciamo perché abbiamo fede. Una fede che vorremmo fosse più grande. Eppure, abbiamo già fede dentro di noi, ma dobbiamo credere di averla, renderci conto di possedere un grande dono che a volte non riusciamo a riconoscere. Come sarà la tua fede oggi?
Pubblicato 8 nov
Pubblicato 8 nov
Domenica 09 Novembre 2025 DEDICAZIONE DELLA BASILICA LATERANENSE Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 2,13-22) Si avvicinava la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe e, là seduti, i cambiamonete. Allora fece una frusta di cordicelle e scacciò tutti fuori del tempio, con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiamonete e ne rovesciò i banchi, e ai venditori di colombe disse: «Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!». I suoi discepoli si ricordarono che sta scritto: «Lo zelo per la tua casa mi divorerà». Allora i Giudei presero la parola e gli dissero: «Quale segno ci mostri per fare queste cose?». Rispose loro Gesù: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere». Gli dissero allora i Giudei: «Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?». Ma egli parlava del tempio del suo corpo. Quando poi fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto questo, e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù. Parola del Signore. Il Vangelo è chiarissimo, oggi non lascia spazio a interpretazioni. Seguire Gesú significa avere un rapporto intimo con il Padre, il resto passa in secondo piano. La relazione con Dio, non puó affatto scambiarsi con potenza, soldi, ricchezza materiale. Le chiese materiali non devono sviare la nostra attenzione dall’essenziale, dal principale: la comunione con Dio. Sicuramente nell’episodio c’era gente che con “il Signore” ci faceva affari economici! Gesù non è venuto a farci costruire tesori materiali, ma si a indicarci la strada per costruire il tesoro che ci conduce al cielo! Le nostre chiese, sopratutto quelle piú antiche, sono vere e proprie opere d’arte, piene di statue, quadri.. ma sarebbero un museo come altri se non ci aiutassero a riconciliarci con Dio, a poter trovare un luogo dove si parla di Lui, dove si respira la Sua presenza!
Pubblicato 7 nov
Pubblicato 7 nov
Sabato 08 Novembre 2025 Dal Vangelo secondo Luca (Lc 16,9-15) In quel tempo, Gesù diceva ai discepoli: «Fatevi degli amici con la ricchezza disonesta, perché, quando questa verrà a mancare, essi vi accolgano nelle dimore eterne. Chi è fedele in cose di poco conto, è fedele anche in cose importanti; e chi è disonesto in cose di poco conto, è disonesto anche in cose importanti. Se dunque non siete stati fedeli nella ricchezza disonesta, chi vi affiderà quella vera? E se non siete stati fedeli nella ricchezza altrui, chi vi darà la vostra? Nessun servitore può servire due padroni, perché o odierà l'uno e amerà l'altro, oppure si affezionerà all'uno e disprezzerà l'altro. Non potete servire Dio e la ricchezza». I farisei, che erano attaccati al denaro, ascoltavano tutte queste cose e si facevano beffe di lui. Egli disse loro: «Voi siete quelli che si ritengono giusti davanti agli uomini, ma Dio conosce i vostri cuori: ciò che fra gli uomini viene esaltato, davanti a Dio è cosa abominevole». Parola del Signore. Un intento della parabola sembra essere quello di farci riflettere sul fatto che i doni di Dio, anche quando sono belli e limpidi, non possono mai costituire la nostra vera ricchezza in questo mondo. Sono certamente un segno e un dono del suo amore, ma sempre e solo in vista di una logica di gratitudine e di libertà per cui non si ha più paura di donare gratuitamente quello che gratuitamente si è ricevuto. La grande sfida della fraternità secondo il vangelo è quella di incrementare gli spazi di condivisione, permettendo a tutto quello che Dio pone nelle nostre mani di trasformarsi in occasione di relazione e di servizio all’altro. Altrimenti la ricchezza di cui siamo depositari rischia di diventare una ricchezza «disonesta», capace di chiudere gli orizzonti della comunione e facendoci sprofondare nel baratro del possesso e della gelosia. Per raccogliere la sfida di un’amministrazione sapiente e fraterna non bisogna certo immaginare di dover operare grandi e improvvise svolte nella nostra vita. Il Signore Gesù dichiara che è sufficiente ritrovare un’attenzione al poco, che è la misura dell’amore concreto e fedele. Il poco indica l’attenzione al quotidiano, il nostro giorno dopo giorno è fatto piú di piccoli gesti che di situazioni eclatanti! Solo rendendo straordinario ció che è ordinario saremo capaci di cambiare la nostra vita!
Pubblicato 6 nov
Venerdì 07 Novembre 2025 Dal Vangelo secondo Luca (Lc 16,1-8) In quel tempo, Gesù diceva ai discepoli: «Un uomo ricco aveva un amministratore, e questi fu accusato dinanzi a lui di sperperare i suoi averi. Lo chiamò e gli disse: "Che cosa sento dire di te? Rendi conto della tua amministrazione, perché non potrai più amministrare". L'amministratore disse tra sé: "Che cosa farò, ora che il mio padrone mi toglie l'amministrazione? Zappare, non ne ho la forza; mendicare, mi vergogno. So io che cosa farò perché, quando sarò stato allontanato dall'amministrazione, ci sia qualcuno che mi accolga in casa sua". Chiamò uno per uno i debitori del suo padrone e disse al primo: "Tu quanto devi al mio padrone?". Quello rispose: "Cento barili d'olio". Gli disse: "Prendi la tua ricevuta, siediti subito e scrivi cinquanta". Poi disse a un altro: "Tu quanto devi?". Rispose: "Cento misure di grano". Gli disse: "Prendi la tua ricevuta e scrivi ottanta". Il padrone lodò quell'amministratore disonesto, perché aveva agito con scaltrezza. I figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce». Parola del Signore. Questo brano del Vangelo, ad una lettura superficiale, sembra un inno alla disonestá! In realtà contiene una lezione per noi credenti davvero importante. Ci invita a usare i "beni" che di Dio ci ha affidato con saggezza (beni materiali, carità, perdono) per prepararci il futuro spirituale. Nell’agire con scaltrezza nella fede si intende non essere ingenui, ma usare l'intelligenza e la capacità di pianificazione anche nel cammino spirituale. Invece di usare l'astuzia per ingannare, la si deve usare per "fare del bene". Riducendo i debiti, l'amministratore spera di guadagnarsi la gratitudine futura dei debitori. Allo stesso modo, chi compie atti di carità e perdono nella vita, "accumula" un tesoro in cielo. In questo Vangelo c’è anche un incoraggiamento a non scoraggiarsi di fronte alle difficoltà, ma ad agire con coraggio, fiducia e scaltrezza, sapendo che Dio ci dona il suo Spirito per illuminarci e sostenerci.
Pubblicato 6 nov
Pubblicato 5 nov
Pubblicato 5 nov
Giovedì 06 Novembre 2025 Dal Vangelo secondo Luca (Lc 15,1-10) In quel tempo, si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro». Ed egli disse loro questa parabola: «Chi di voi, se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va in cerca di quella perduta, finché non la trova? Quando l’ha trovata, pieno di gioia se la carica sulle spalle, va a casa, chiama gli amici e i vicini e dice loro: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora, quella che si era perduta”. Io vi dico: così vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte, più che per novantanove giusti i quali non hanno bisogno di conversione. Oppure, quale donna, se ha dieci monete e ne perde una, non accende la lampada e spazza la casa e cerca accuratamente finché non la trova? E dopo averla trovata, chiama le amiche e le vicine, e dice: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la moneta che avevo perduto”. Così, io vi dico, vi è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte». Parola del Signore. L’amore che il Signore ha per noi lo porta a fare cose fuori dal nostro immaginario. Soffermiamoci sugli esempi descritti in questo Vangelo. Chi lascerebbe incustodite 99 pecore per cercarne una sola? Chi fa una festa per aver ritrovato un oggetto, una moneta che aveva perduto? Il Signore ci ama con un amore che a noi potrebbe risultare folle! Si proprio così, Gesù ci ama alla follia ma questo non implica che ne siamo “sottomessi”. Infatti siamo liberissimi di accettare o meno il suo amore. La conversione o lo stare con Lui è qualcosa aperta a tutti, non ci sono liste di preferenza! Il Signore ci ama così come siamo e vuole per noi solo il meglio e sempre aspetta la nostra conversione!
Pubblicato 4 nov
MERCOLEDÌ 5 NOVEMBRE 2025 Dal Vangelo secondo Luca (14, 25-33) In quel tempo, una folla numerosa andava con Gesù. Egli si voltò e disse loro: «Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo. Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo. Chi di voi, volendo costruire una torre, non siede prima a calcolare la spesa e a vedere se ha i mezzi per portarla a termine? Per evitare che, se getta le fondamenta e non è in grado di finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo: “Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro”. Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila? Se no, mentre l’altro è ancora lontano, gli manda dei messaggeri per chiedere pace. Così chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo». Parola del Signore. All’inizio c’è una grande folla che segue Gesù, forse mossa dall’entusiasmo, dalla curiosità, dai miracoli… Non sappiamo però chi abbia deciso di rimanere dopo aver sentito queste parole. Il Signore non intende deprimere i suoi discepoli, ma nemmeno edulcorare la verità. SeguirLo non è facile, credere in Lui non ci tiene al riparo da problemi e fatiche. C’è una croce da portare, che fa parte del percorso e che non possiamo scansare. E non perché Lui voglia vederci soffrire, ma perché quella croce è il luogo dove Lui ci ama nel profondo, lì dove nessun altro può arrivare perché le nostre croci sono il riflesso della Sua. E anche nel dolore senza senso si rivela l’amore più grande, che non elimina, ma ingloba e trascende persino quello delle persone più care che abbiamo.