TGTGInsightintelligence telegramLIVE / telegram public index
Torna ai canali
Giovani di Parola avatar

TGINSIGHT CHAT

Giovani di Parola

@GiovaniParola

Istruzione

Il Canale ufficiale di Animatori Salesiani: ogni giorno il Vangelo del giorno seguente sul tuo telefono e altri contenuti utili per il tuo cammino spirituale! #GiovaniDiParola

Iscritti5,740Iscritti attuali
Post tracciati1,000Post indicizzati
Reach recente27,288Visualizzazioni post recenti
Post recenti

Post recenti

Pag. 43 di 84 · 1,000 post

Pubblicato 2 set

MERCOLEDÌ 3 SETTEMBRE 2025 Dal Vangelo secondo Luca (4,38-44) In quel tempo, Gesù, uscito dalla sinagoga, entrò nella casa di Simone. La suocera di Simone era in preda a una grande febbre e lo pregarono per lei. Si chinò su di lei, comandò alla febbre e la febbre la lasciò. E subito si alzò in piedi e li serviva. Al calar del sole, tutti quelli che avevano infermi affetti da varie malattie li condussero a lui. Ed egli, imponendo su ciascuno le mani, li guariva. Da molti uscivano anche demòni, gridando: «Tu sei il Figlio di Dio!». Ma egli li minacciava e non li lasciava parlare, perché sapevano che era lui il Cristo. Sul far del giorno uscì e si recò in un luogo deserto. Ma le folle lo cercavano, lo raggiunsero e tentarono di trattenerlo perché non se ne andasse via. Egli però disse loro: «È necessario che io annunci la buona notizia del regno di Dio anche alle altre città; per questo sono stato mandato». E andava predicando nelle sinagoghe della Giudea. Parola del Signore. Gesù entra in casa di Pietro per guarirne la suocera. Non entra a caso in questa casa, sa che c’è posto per lui perché il Vangelo ci dice che lo pregarono. È una preghiera di intercessione che porta Gesù tra di loro. Questa è la riflessione che possiamo trarre da questo brano: si prega ancora nelle nostre case? Crediamo ancora che Gesù possa cambiare le cose? Abbiamo fede in Lui? Gesù ci fa capire che non è presente soltanto in Chiesa, ma è presente ovunque vogliamo accoglierlo e permettergli di agire. La sua missione non è soltanto guarire i malati, ma amarci in maniera irrevocabile.

2,480 views

Pubblicato 1 set

2,060 views

Pubblicato 1 set

MARTEDÌ 2 SETTEMBRE 2025 Dal Vangelo secondo Luca ( 4,31-37) In quel tempo, Gesù scese a Cafàrnao, città della Galilea, e in giorno di sabato insegnava alla gente. Erano stupiti del suo insegnamento perché la sua parola aveva autorità. Nella sinagoga c'era un uomo che era posseduto da un demonio impuro; cominciò a gridare forte: «Basta! Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!». Gesù gli ordinò severamente: «Taci! Esci da lui!». E il demonio lo gettò a terra in mezzo alla gente e uscì da lui, senza fargli alcun male. Tutti furono presi da timore e si dicevano l'un l'altro: «Che parola è mai questa, che comanda con autorità e potenza agli spiriti impuri ed essi se ne vanno?». E la sua fama si diffondeva in ogni luogo della regione circostante. Parola del Signore. Gesù parla e qualcosa succede. Non sono solo parole, è una presenza vera che cambia le cose. Gesù non discute con il male, non lo analizza: lo zittisce e lo scaccia. La sua autorità non è autoritarismo, ma potere d’amore che libera, che guarisce, che ridà dignità alle persone. Ci sono momenti in cui ci sentiamo “bloccati” da qualcosa, limitati, magari da ansie, pensieri negativi, pensieri intrusivi, insicurezze o dipendenze. Gesù oggi ci dice:”Taci! Esci!”. Vuole liberarci da ciò che ci spegne o ci tiene schiavo. E il grande stupore è che anche i demoni lo riconoscono: “Io so chi tu sei: il Santo di Dio!”. Ma sapere chi è Gesù non basta. Quello che conta è fidarci di Lui, ascoltare la Sua voce e lasciarmi cambiare, lasciarci riconoscere e conoscere. Questo brano ci ricorda che il Vangelo non è solo un messaggio da ascoltare o da leggere, ma una forza viva, un vento, un fuoco che trasforma le vite. Lasciamoci trasformare dalla Parola e doniamo la versione migliore di noi stessi per una Chiesa che è una, santa, cattolica e apostolica.

2,510 views

Pubblicato 31 ago

2,020 views

Pubblicato 31 ago

LUNEDÌ 1 SETTEMBRE 2025 Dal Vangelo secondo Luca (4,16-30) In quel tempo, Gesù venne a Nàzaret, dove era cresciuto, e secondo il suo solito, di sabato, entrò nella sinagoga e si alzò a leggere. Gli fu dato il rotolo del profeta Isaìa; aprì il rotolo e trovò il passo dove era scritto: «Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l’unzione e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio, a proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; a rimettere in libertà gli oppressi e proclamare l’anno di grazia del Signore». Riavvolse il rotolo, lo riconsegnò all’inserviente e sedette. Nella sinagoga, gli occhi di tutti erano fissi su di lui. Allora cominciò a dire loro: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato». Tutti gli davano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca e dicevano: «Non è costui il figlio di Giuseppe?». Ma egli rispose loro: «Certamente voi mi citerete questo proverbio: “Medico, cura te stesso. Quanto abbiamo udito che accadde a Cafàrnao, fallo anche qui, nella tua patria!”». Poi aggiunse: «In verità io vi dico: nessun profeta è bene accetto nella sua patria. Anzi, in verità io vi dico: c’erano molte vedove in Israele al tempo di Elìa, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese; ma a nessuna di esse fu mandato Elìa, se non a una vedova a Sarèpta di Sidòne. C’erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Elisèo; ma nessuno di loro fu purificato, se non Naamàn, il Siro». All’udire queste cose, tutti nella sinagoga si riempirono di sdegno. Si alzarono e lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte, sul quale era costruita la loro città, per gettarlo giù. Ma egli, passando in mezzo a loro, si mise in cammino. Parola del Signore. Gesù fa ritorno nella sua casa, a Nàzaret, tra la gente che l’ha visto crescere, maturare e diventare l’uomo che è. Nella sinagoga, Egli legge il profeta Isaia e poi pronuncia una frase sconvolgente: “Oggi si è compiuta questa Scrittura”, ecco il momento in cui Gesù rivela la sua missione: portare liberazione, guarigione, speranza a chi è povero, prigioniero, cieco e oppresso, ma invece di accoglierlo, i suoi compaesani si scandalizzano. Non riescono a credere che uno “di casa loro”, che conoscono da sempre, possa essere davvero il Messia. Il cuore del problema è proprio questo: Dio si manifesta in modo semplice, concreto, vicino, ma spesso noi lo vogliamo diverso, spettacolare, travolgente, distante. Gesù annuncia che la salvezza va oltre i confini di Israele, arriva anche agli stranieri, ai non credenti, e questo provoca rifiuto, rabbia, delusione. La Parola di Dio non si può rinchiudere: Gesù passa in mezzo a loro e continua il suo cammino, la sua missione non si ferma davanti al rifiuto, non scappa dal confronto, ma resta fedele alla sua missione, anche quando questo gli costa tutto. Quante volte capita anche a noi? sentiamo di dover dire o fare qualcosa di vero, ma abbiamo paura di non essere capiti, di essere giudicati, di essere “troppo poco” per essere presi sul serio. A volte le critiche più dure arrivano proprio da chi ci conoscono bene. E allora oggi chiediamo al Signore di avere più coraggio, di avere il cuore disposto a dire sì, a lasciarci guidare e fidare di ciò che siamo chiamati a donare e fare.

2,470 views

Pubblicato 30 ago

2,020 views

Pubblicato 30 ago

DOMENICA 31 AGOSTO 2025 Dal Vangelo secondo Luca (14,1.7-14) Avvenne che un sabato Gesù si recò a casa di uno dei capi dei farisei per pranzare ed essi stavano a osservarlo. Diceva agli invitati una parabola, notando come sceglievano i primi posti: «Quando sei invitato a nozze da qualcuno, non metterti al primo posto, perché non ci sia un altro invitato più degno di te, e colui che ha invitato te e lui venga a dirti: “Cèdigli il posto!”. Allora dovrai con vergogna occupare l’ultimo posto. Invece, quando sei invitato, va’ a metterti all’ultimo posto, perché quando viene colui che ti ha invitato ti dica: “Amico, vieni più avanti!”. Allora ne avrai onore davanti a tutti i commensali. Perché chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato». Disse poi a colui che l’aveva invitato: «Quando offri un pranzo o una cena, non invitare i tuoi amici né i tuoi fratelli né i tuoi parenti né i ricchi vicini, perché a loro volta non ti invitino anch’essi e tu abbia il contraccambio. Al contrario, quando offri un banchetto, invita poveri, storpi, zoppi, ciechi; e sarai beato perché non hanno da ricambiarti. Riceverai infatti la tua ricompensa alla risurrezione dei giusti». Parola del Signore. Quante volte, anche senza accorgercene, cerchiamo di “stare davanti”: essere notati, ricevere like, approvazione, farci vedere. Gesù oggi ci sfida: “Scegli l’ultimo posto”. Non perché valiamo meno, ma perché l’amore vero non ha bisogno di mettersi in mostra. Essere umili non significa sentirsi inferiori, ma riconoscere che tutto è dono e mettersi al servizio. Per Dio, l’ultimo posto è spesso quello che conta di più: è il posto dei piccoli, dei dimenticati, dei poveri ma anche di chi sa mettersi da parte per lasciare spazio agli altri. È una scelta controcorrente, soprattutto in un mondo che ti dice che per contare devi farti vedere, dimostrare, conquistare e dal Signore noi dovremmo imparare proprio questo, amare gli ultimi e riconoscerli come amici, donare anche e soprattutto a chi non può ricambiare. Ma non solo dal punto di vista Materiale. Per il Signore "invita chi non ti può ricambiare" significa: ama senza aspettarti niente, aiuta chi non può restituirti nulla. Questo è il cuore del Vangelo: vivere per gli altri, non per essere ripagati, ma per costruire un mondo più vero, più umano. La vera carità è quella che non cerca un contraccambio, ma si dona liberamente, perché riconosce nell’altro un fratello. Oggi chiediamoci “sto scegliendo i “primi posti” nella mia vita? O riesco ad amare anche quando nessuno mi applaude?”

2,540 views

Pubblicato 29 ago

2,029 views

Pubblicato 29 ago

SABATO 30 AGOSTO 2025 Dal Vangelo secondo Matteo (25,14-40) In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola: «Avverrà come a un uomo che, partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni. A uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno, secondo le capacità di ciascuno; poi partì. Subito colui che aveva ricevuto cinque talenti andò a impiegarli, e ne guadagnò altri cinque. Così anche quello che ne aveva ricevuti due, ne guadagnò altri due. Colui invece che aveva ricevuto un solo talento, andò a fare una buca nel terreno e vi nascose il denaro del suo padrone. Dopo molto tempo il padrone di quei servi tornò e volle regolare i conti con loro. Si presentò colui che aveva ricevuto cinque talenti e ne portò altri cinque, dicendo: "Signore, mi hai consegnato cinque talenti; ecco, ne ho guadagnati altri cinque". "Bene, servo buono e fedele - gli disse il suo padrone –, sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone". Si presentò poi colui che aveva ricevuto due talenti e disse: "Signore, mi hai consegnato due talenti; ecco, ne ho guadagnati altri due". "Bene, servo buono e fedele - gli disse il suo padrone –, sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone". Si presentò infine anche colui che aveva ricevuto un solo talento e disse: "Signore, so che sei un uomo duro, che mieti dove non hai seminato e raccogli dove non hai sparso. Ho avuto paura e sono andato a nascondere il tuo talento sotto terra: ecco ciò che è tuo". Il padrone gli rispose: "Servo malvagio e pigro, tu sapevi che mieto dove non ho seminato e raccolgo dove non ho sparso; avresti dovuto affidare il mio denaro ai banchieri e così, ritornando, avrei ritirato il mio con l'interesse. Toglietegli dunque il talento, e datelo a chi ha i dieci talenti. Perché a chiunque ha, verrà dato e sarà nell'abbondanza; ma a chi non ha, verrà tolto anche quello che ha. E il servo inutile gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti"». Parola del Signore. Grazie Gesù per raccontarci con semplicità il regno di Dio. Quante volte abbiamo ascoltato questa parabola? Quante volte ci siamo domandati: “Ma io, cosa ho davvero da offrire?”. A volte sembra che gli altri abbiano più talento, più opportunità, più sicurezze, più volontà, più tutto rispetto a noi, ma il Vangelo di oggi dice una cosa forte: Dio ci affida qualcosa di prezioso, a tutti, nessuno escluso. Anche se è poco, anche se sembra niente, anche se pensiamo di non essere all’altezza. I primi due servi non stanno lì a farsi mille domande: si mettono subito in moto. Non perdono tempo, si fidano. E fanno fruttare quello che hanno ricevuto. Il terzo, invece, si lascia bloccare dalla paura, ha un’idea sbagliata del padrone, e per questo si chiude, si protegge, non esce fuori dalla sua comfort zone e alla fine non combina nulla. Dovremmo domandarci “quante volte anche io ho nascosto quello che sono per paura di sbagliare, per paura del giudizio o di non essere abbastanza?” Dio non ci chiede la perfezione, ci chiede di provarci, di metterci in gioco, di vivere con fiducia, di fare un passo e di esserci; anche se sbagliamo, anche se facciamo fatica, l’importante è non restare fermi. La sensazione più bella è che, alla fine, chi è stato fedele anche nel poco, entra nella gioia del Signore. Dio ci affida doni unici, non perché restino nascosti, ma perché portino frutto, non ci chiede quanto abbiamo ricevuto, ma come abbiamo scelto di farlo fruttare con amore, coraggio e responsabilità. Ogni talento messo al servizio del bene diventa partecipazione alla Sua gioia. È il tempo della scelta, è il tempo di prendere una via e seguirla, è tempo di mostrare a questo mondo che esiste ancora qualcosa di bello e raro.

2,510 views

Pubblicato 28 ago

2,070 views

Pubblicato 28 ago

VENERDI’ 29 AGOSTO MARTIRIO DI SAN GIOVANNI BATTISTA – MEMORIA Dal Vangelo secondo Marco Mc 6,17-29 In quel tempo, Erode aveva mandato ad arrestare Giovanni e lo aveva messo in prigione a causa di Erodìade, moglie di suo fratello Filippo, perché l’aveva sposata. Giovanni infatti diceva a Erode: «Non ti è lecito tenere con te la moglie di tuo fratello». Per questo Erodìade lo odiava e voleva farlo uccidere, ma non poteva, perché Erode temeva Giovanni, sapendolo uomo giusto e santo, e vigilava su di lui; nell’ascoltarlo restava molto perplesso, tuttavia lo ascoltava volentieri. Venne però il giorno propizio, quando Erode, per il suo compleanno, fece un banchetto per i più alti funzionari della sua corte, gli ufficiali dell’esercito e i notabili della Galilea. Entrata la figlia della stessa Erodìade, danzò e piacque a Erode e ai commensali. Allora il re disse alla fanciulla: «Chiedimi quello che vuoi e io te lo darò». E le giurò più volte: «Qualsiasi cosa mi chiederai, te la darò, fosse anche la metà del mio regno». Ella uscì e disse alla madre: «Che cosa devo chiedere?». Quella rispose: «La testa di Giovanni il Battista». E subito, entrata di corsa dal re, fece la richiesta, dicendo: «Voglio che tu mi dia adesso, su un vassoio, la testa di Giovanni il Battista». Il re, fattosi molto triste, a motivo del giuramento e dei commensali non volle opporle un rifiuto. E subito il re mandò una guardia e ordinò che gli fosse portata la testa di Giovanni. La guardia andò, lo decapitò in prigione e ne portò la testa su un vassoio, la diede alla fanciulla e la fanciulla la diede a sua madre. I discepoli di Giovanni, saputo il fatto, vennero, ne presero il cadavere e lo posero in un sepolcro. Parola del Signore. Oggi si ricorda il martirio di San Giovanni Battista, un uomo che ha donato tutta la sua vita per farsi messaggero del Signore. Il Vangelo di oggi ci parla di come Erode sia stato complice della sua morte. Il re era così affascinato dalla figura di Giovanni, che probabilmente non l’avrebbe mai fatto uccidere di sua spontanea volontà. Ciò che realmente ha ucciso Giovanni è stata la fragilità di Erode, una fragilità che deriva da una vita che non riesce a liberarsi del peccato e ci sprofonda sempre più. I peccati non vengono mai soli. Erode teneva con sé la moglie di suo fratello e, non riuscendo a liberarsene, si faceva corrompere dal suo stile di vita sempre di più. Dopo la danza della figlia di Erodiade il re “non volle opporle un rifiuto” e scelse questo omicidio. Scegliere la luce e la verità non è sempre facile: per Giovanni è stata la causa che l’ha portato alla morte. Scegliere il peccato è inizialmente banale, ma è una strada che ci assorbe passo dopo passo e da complici ci trasforma poi in assassini. E’ questa la vera morte, la morte della speranza, la morte dell’anima. Signore, aiutaci a non perdere mai la speranza. Sostienici nella nostra vita di tutti i giorni, che a volte ci sembra così lontana da ciò che ci insegni. Donaci la forza di combattere per le nostre scelte e guidaci nell’indirizzarle verso di te.

2,550 views

Pubblicato 28 ago

2,029 views
12•••5•••10•••15•••20•••25•••30•••35•••404142434445•••50•••55•••60•••65•••70•••75•••80•••8384