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Giovani di Parola
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Pubblicato 2 apr
Pubblicato 2 apr
GIOVEDÌ 03 Aprile 2025 Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 5,31-47) In quel tempo, Gesù disse ai Giudei: «Se fossi io a testimoniare di me stesso, la mia testimonianza non sarebbe vera. C'è un altro che dà testimonianza di me, e so che la testimonianza che egli dà di me è vera. Voi avete inviato dei messaggeri a Giovanni ed egli ha dato testimonianza alla verità. Io non ricevo testimonianza da un uomo; ma vi dico queste cose perché siate salvati. Egli era la lampada che arde e risplende, e voi solo per un momento avete voluto rallegrarvi alla sua luce. Io però ho una testimonianza superiore a quella di Giovanni: le opere che il Padre mi ha dato da compiere, quelle stesse opere che io sto facendo, testimoniano di me che il Padre mi ha mandato. E anche il Padre, che mi ha mandato, ha dato testimonianza di me. Ma voi non avete mai ascoltato la sua voce né avete mai visto il suo volto, e la sua parola non rimane in voi; infatti non credete a colui che egli ha mandato. Voi scrutate le Scritture, pensando di avere in esse la vita eterna: sono proprio esse che danno testimonianza di me. Ma voi non volete venire a me per avere vita. Io non ricevo gloria dagli uomini. Ma vi conosco: non avete in voi l'amore di Dio. Io sono venuto nel nome del Padre mio e voi non mi accogliete; se un altro venisse nel proprio nome, lo accogliereste. E come potete credere, voi che ricevete gloria gli uni dagli altri, e non cercate la gloria che viene dall'unico Dio? Non crediate che sarò io ad accusarvi davanti al Padre; vi è già chi vi accusa: Mosè, nel quale riponete la vostra speranza. Se infatti credeste a Mosè, credereste anche a me; perché egli ha scritto di me. Ma se non credete ai suoi scritti, come potrete credere alle mie parole?». Parola del Signore. Testimoniare: attestare o affermare per propria diretta conoscenza qualcosa che abbiamo vissuto o visto accadere. Non si puó essere testimoni di qualcosa o di qualcuno per sentito dire! Per essere testimoni di Gesù occorre conoscerlo nel profondo. Di certo le scritture con i Vangeli soprattutto ci danno una prima conoscenza, ma che da sola non basta se non li viviamo concretamente nella nostra vita. La vita spirituale, di fede non sono in contrapposizione con la nostra vita di ogni giorno, alle cose che facciamo, alla gente che popola la nostra esistenza. Chi riesce a intuire questa unità di fondo della vita ha capito davvero che cosè il messaggio di Cristo, così da poter essere suo testimone!
Pubblicato 1 apr
Pubblicato 1 apr
MERCOLEDÌ 02 Aprile 2025 Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 5,17-30) In quel tempo, Gesù disse ai Giudei: «Il Padre mio agisce anche ora e anch'io agisco». Per questo i Giudei cercavano ancor più di ucciderlo, perché non soltanto violava il sabato, ma chiamava Dio suo Padre, facendosi uguale a Dio. Gesù riprese a parlare e disse loro: «In verità, in verità io vi dico: il Figlio da se stesso non può fare nulla, se non ciò che vede fare dal Padre; quello che egli fa, anche il Figlio lo fa allo stesso modo. Il Padre infatti ama il Figlio, gli manifesta tutto quello che fa e gli manifesterà opere ancora più grandi di queste, perché voi ne siate meravigliati. Come il Padre risuscita i morti e dà la vita, così anche il Figlio dà la vita a chi egli vuole. Il Padre infatti non giudica nessuno, ma ha dato ogni giudizio al Figlio, perché tutti onorino il Figlio come onorano il Padre. Chi non onora il Figlio, non onora il Padre che lo ha mandato. In verità, in verità io vi dico: chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato, ha la vita eterna e non va incontro al giudizio, ma è passato dalla morte alla vita. In verità, in verità io vi dico: viene l'ora - ed è questa - in cui i morti udranno la voce del Figlio di Dio e quelli che l'avranno ascoltata, vivranno. Come infatti il Padre ha la vita in se stesso, così ha concesso anche al Figlio di avere la vita in se stesso, e gli ha dato il potere di giudicare, perché è Figlio dell'uomo. Non meravigliatevi di questo: viene l'ora in cui tutti coloro che sono nei sepolcri udranno la sua voce e usciranno, quanti fecero il bene per una risurrezione di vita e quanti fecero il male per una risurrezione di condanna. Da me, io non posso fare nulla. Giudico secondo quello che ascolto e il mio giudizio è giusto, perché non cerco la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato. Parola del Signore. Gesù non è venuto al mondo per contrapporre il Suo amore con il Padre a quello nostro, ma per dirci che tutti siamo chiamati ad entrare nella logica del medesimo amore. Vuole cioè dirci che non abbiamo bisogno di invidiare qualcosa a cui siamo noi stessi chiamati a vivere e a ricevere come dono. In Gesù ognuno di noi diventa figlio.«Da me, io non posso fare nulla»… quanta umiltà e quanta verità in questa espressione di Gesù. Anche noi, se non riconosciamo di essere figli amati, non possiamo fare nulla. O meglio: possiamo fare tante cose, ma nessuna sarà feconda al massimo grado, nessuna nostra attività sarà capace di generare una vita che profumi di eterno! Ma, se il nostro amore per il Padre divampa, allora davvero nulla ci sarà precluso. Si diventa parte della stessa storia, dello stesso destino di Gloria.
Pubblicato 31 mar
Pubblicato 31 mar
Martedì 1 Aprile 2025 Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 5,1-16) Ricorreva una festa dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. A Gerusalemme, presso la porta delle Pecore, vi è una piscina, chiamata in ebraico Betzatà, con cinque portici, sotto i quali giaceva un grande numero di infermi, ciechi, zoppi e paralitici. Si trovava lì un uomo che da trentotto anni era malato. Gesù, vedendolo giacere e sapendo che da molto tempo era così, gli disse: «Vuoi guarire?». Gli rispose il malato: «Signore, non ho nessuno che mi immerga nella piscina quando l'acqua si agita. Mentre infatti sto per andarvi, un altro scende prima di me». Gesù gli disse: «Àlzati, prendi la tua barella e cammina». E all'istante quell'uomo guarì: prese la sua barella e cominciò a camminare. Quel giorno però era un sabato. Dissero dunque i Giudei all'uomo che era stato guarito: «È sabato e non ti è lecito portare la tua barella». Ma egli rispose loro: «Colui che mi ha guarito mi ha detto: "Prendi la tua barella e cammina"». Gli domandarono allora: «Chi è l'uomo che ti ha detto: "Prendi e cammina?"». Ma colui che era stato guarito non sapeva chi fosse; Gesù infatti si era allontanato perché vi era folla in quel luogo. Poco dopo Gesù lo trovò nel tempio e gli disse: «Ecco: sei guarito! Non peccare più, perché non ti accada qualcosa di peggio». Quell'uomo se ne andò e riferì ai Giudei che era stato Gesù a guarirlo. Per questo i Giudei perseguitavano Gesù, perché faceva tali cose di sabato. Parola del Signore. Gesù guarisce, questa è una certezza in tutte le pagine del Vangelo, ed è così anche nella nostra vita se facciamo anche noi la nostra parte! Nelle situazioni in cui hai bisogno di aiuto per risollevarti, per non peccare, per essere cristiano autentico, alla domanda di Gesù: "Vuoi guarire" tu cosa rispondi? Spesso rispondiamo cercando scuse del tipo: nessuno mi aiuta, se solo avessi qualcuno che mi ascoltasse...quando in realtà la forza ce la dà il Signore se glielo chiediamo. Se preghiamo, se curiamo la lettura della Sua Parola, se viviamo e crediamo nella volontà di cambiare, il Signore fará la sua parte.Come possiamo notare il Signore non aiuta ad alzarsi l'uomo malato, ma gli da la forza di compiere qualcosa impensabile: "Àlzati, prendi la tua barella e cammina". Oltre a fare la nostra parte, metterci la nostra volontà, l'altro punto fondamentale è lasciare fare a Dio ciò che a noi sembra impossibile, bisogna lasciarsi amare! Gesù è venuto anche ad insegnarci che la misericordia (non il permissivismo secondo il quale tutto è concesso) è piú forte dei precetti, se i precetti non servono a farvi vivere piú profondamente la nostra fede, se non ci aiutano ad accrescere in noi il senso di voler essere Suoi seguaci!
Pubblicato 30 mar
Pubblicato 30 mar
LUNEDÌ 31 Marzo 2025 Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 4,43-54) In quel tempo, Gesù partì [dalla Samarìa] per la Galilea. Gesù stesso infatti aveva dichiarato che un profeta non riceve onore nella propria patria. Quando dunque giunse in Galilea, i Galilei lo accolsero, perché avevano visto tutto quello che aveva fatto a Gerusalemme, durante la festa; anch'essi infatti erano andati alla festa. Andò dunque di nuovo a Cana di Galilea, dove aveva cambiato l'acqua in vino. Vi era un funzionario del re, che aveva un figlio malato a Cafàrnao. Costui, udito che Gesù era venuto dalla Giudea in Galilea, si recò da lui e gli chiedeva di scendere a guarire suo figlio, perché stava per morire. Gesù gli disse: «Se non vedete segni e prodigi, voi non credete». Il funzionario del re gli disse: «Signore, scendi prima che il mio bambino muoia». Gesù gli rispose: «Va', tuo figlio vive». Quell'uomo credette alla parola che Gesù gli aveva detto e si mise in cammino. Proprio mentre scendeva, gli vennero incontro i suoi servi a dirgli: «Tuo figlio vive!». Volle sapere da loro a che ora avesse cominciato a star meglio. Gli dissero: «Ieri, un'ora dopo mezzogiorno, la febbre lo ha lasciato». Il padre riconobbe che proprio a quell'ora Gesù gli aveva detto: «Tuo figlio vive», e credette lui con tutta la sua famiglia. Questo fu il secondo segno, che Gesù fece quando tornò dalla Giudea in Galilea. Parola del Signore Il Salmo di oggi recita: “Ascolta, Signore, abbi pietà di me, Signore, vieni in mio aiuto! Hai mutato il mio lamento in danza, Signore, mio Dio, ti renderò grazie per sempre”. Questo è quanto è mostrato in questo Vangelo, un padre in difficoltà (abbi pietà di me) che prega insistentemente Gesù (vieni in mio aiuto!) per la vita di suo figlio. La risposta di quest’uomo è unica: crede a Gesù non in seguito al miracolo, ma crede a Gesù senza ancora aver visto il miracolo della guarigione del figlio. Sembra che il vangelo voglia indicare che l’atteggiamento vero della fede non è vedere un segno per poi credere, ma credere in assenza di segni fino al punto in cui quella fiducia rende visibile anche il segno C’è da evidenziare inoltre che l’atto singolo di fede di uno di noi alla fine diventa l’inizio della conversione degli altri. Davanti all’evidenza del potere salvifico di Gesù, tutta una famiglia si converte (ti renderò grazie per sempre).
Pubblicato 29 mar
Pubblicato 29 mar
DOMENICA 30 MARZO 2025 Dal Vangelo secondo Luca (15,1-3. 11-32) In quel tempo, si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro».Ed egli disse loro questa parabola: «Un uomo aveva due figli. Il più giovane dei due disse al padre: “Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta”. Ed egli divise tra loro le sue sostanze. Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla. Allora ritornò in sé e disse: “Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati”. Si alzò e tornò da suo padre.Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: “Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. Ma il padre disse ai servi: “Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. E cominciarono a far festa.Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. Quello gli rispose: “Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo”. Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo. Ma egli rispose a suo padre: “Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso”. Gli rispose il padre: “Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”». Parola del Signore Non appena i pubblicani e i peccatori si avvicinano a Gesù per ascoltarlo, i farisei iniziano a mormorare contro di lui. Cosa disturba i farisei? Cosa li induce a criticare la vicinanza di Gesù verso questa categoria di persone? La risposta è nella parabola del Padre Misericordioso che segue. I farisei, proprio come il figlio maggiore della parabola, non hanno ancora fatto pace con l'idea che l'amore di Dio non è qualcosa che ti devi guadagnare ma che devi saper accogliere. Anche noi potremmo fare fatica ad accogliere questa verità, per questo dobbiamo chiedere al Signore il dono di riuscire a metterci in ascolto, come fanno i pubblicani del vangelo di oggi. Non importa cosa sia avvenuto nel nostro passato, quante volte siamo caduti, quante non ci siamo fidati. Quello che conta è ritornare a Lui con cuore umile ed ascoltare con cuore aperto e disponibile. Il Padre attende il nostro ritorno per fare festa con noi e non ci tratterà come servi ma sempre e solo da figli.
Pubblicato 28 mar
Pubblicato 28 mar
SABATO 29 MARZO 2025 Dal Vangelo secondo Luca (18,9-14) In quel tempo, Gesù disse ancora questa parabola per alcuni che avevano l’intima presunzione di essere giusti e disprezzavano gli altri:«Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l’altro pubblicano.Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: “O Dio, ti ringrazio perché non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e neppure come questo pubblicano. Digiuno due volte alla settimana e pago le decime di tutto quello che possiedo”.Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: “O Dio, abbi pietà di me peccatore”.Io vi dico: questi, a differenza dell’altro, tornò a casa sua giustificato, perché chiunque si esalta sarà umiliato, chi invece si umilia sarà esaltato». Parola del Signore L' esperienza della misericordia di Dio è quella che più di ogni altra è capace di dilatare il nostro cuore e mostrarci il vero volto del Padre. Per fare questa esperienza non è necessario essere giusti, buoni, santi al contrario quanto più è grande la nostra ferità, la nostra debolezza tanto più siamo posti nelle condizioni di accogliere un dono che siamo chiamati a restituire perdonando e amando chi è posto al nostro fianco. Per sperimentare la misericordia di Dio è necessario anche praticare l'umiltà, prendere coscienza del fatto che la salvezza non viene da noi stessi ma da una grazia che ci supera e che chiede solo che facciamo posto dentro di noi per poterla accogliere. Chiediamo al Signore di liberarci dalla presunzione di essere giusti per gustare la grazia di essere amati.