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Pubblicato 21 mar

“Più corro lontano dal luogo in cui Dio dimora, meno sento la voce che mi chiama "figlio prediletto"; e meno sento quella voce, più rimango invischiato nelle manipolazioni e nei giochi di potere del mondo. Le cose stanno più o meno in questo modo: non sono più certo di avere una casa sicura, e osservo altra gente che, fuori, sembra stare meglio di me. Mi chiedo come posso arrivare dove stanno loro. Cerco in mille modi di piacere, di raggiungere il successo e gli onori. Quando fallisco, mi sento geloso o risentito nei confronti degli altri. Quando ho successo, mi secca che gli altri possano essere gelosi o risentiti nei miei con fronti. Divento sospettoso o mi metto sulla difensiva e ho sempre più paura di non raggiungere ciò che tanto desidero o di perdere ciò che già ho. Impigliato in questo groviglio di esigenze e desideri, non conosco più le mie stesse motivazioni. Mi sento ingannato dal mio ambiente e diffidente di ciò che gli altri fanno o dicono. Sempre in guardia, perdo la mia libertà interiore e comincio a dividere il mondo in coloro che sono per me e coloro che sono contro di me. Mi chiedo se veramente qualcuno si interessi a me. Comincio a cercare conferme alla mia diffidenza e, dovunque vada, ne ho la prova e dico: «Non ci si può fidare di nessuno». E poi mi chiedo se qualcuno mi abbia mai amato. Il mondo intorno a me diventa oscuro. Il cuore si fa pesante. Il corpo è pieno di dolori. La vita perde significato. Sono diventato un'anima perduta.” (Da “L’abbraccio Benedicente” di Henri Nouwen) Questa sequenza di sconfitte viene descritta magnificamente dallo scrittore Henri Jozef Machiel Nouwen sacerdote cattolico nella sua opera “L’abbraccio Benedicente”. Queste è l’esatta sequenza del figlio che si allontana dal Padre. È il figlio minore che, in ognuno di noi, vorrebbe urlare al mondo di potercela fare da sola, di poter bastare a se stesso rischiando così di perdere se stesso, di perdere tutto. Ogni volta che ti allontani dall’amore del Padre in realtà ti allontani da te stesso. Muori dentro. Muori fuori. E il nostro è il Dio della vita, è il Dio Padre che ti aspetta guardano l’orizzonte e precedendo ogni tua parola di scusa al ritorno; non vuole parole di giustificazione, vuole abbracciarti e celebrare il suo amore con te. Lasciarsi amare non è un occasione offerta, è l’essenza stessa del nostro Padre; non è un’opzione, è Dio stesso che ti guarda e ti ama. “Scegliere la mia condizione di figlio, non è comunque facile. Le voci oscure del mondo che mi circonda cercano di persuadermi che non sono buono e che posso diventarlo soltanto se mi conquisto la mia bontà, arrampicandomi sulla scala del successo. Queste voci mi conducono ben presto a dimenticare la voce che mi chiama "figlio mio prediletto", e che mi ricorda che sono amato indipendentemente da qualsiasi applauso o risultato.” (Da “L’abbraccio Benedicente” di Henri Nouwen)

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Pubblicato 21 mar

Sabato 22 Marzo 2025 Dal Vangelo secondo Luca Lc 15,1-3.11-32 In quel tempo, si avvicinavano Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro». Ed egli disse loro questa parabola: «Un uomo aveva due figli. Il più giovane dei due disse al padre: “Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta”. Ed egli divise tra loro le sue sostanze. Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla. Allora ritornò in sé e disse: “Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati”. Si alzò e tornò da suo padre. Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: “Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. Ma il padre disse ai servi: “Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. E cominciarono a far festa. Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. Quello gli rispose: “Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo”. Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo. Ma egli rispose a suo padre: “Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso”. Gli rispose il padre: “Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”». Parola del Signore.

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Pubblicato 20 mar

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Pubblicato 20 mar

Venerdì 21 Marzo 2025 Dal Vangelo secondo Matteo Mt 21,33-43.45-46 In quel tempo, Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: «Ascoltate un’altra parabola: c’era un uomo che possedeva un terreno e vi piantò una vigna. La circondò con una siepe, vi scavò una buca per il torchio e costruì una torre. La diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano. Quando arrivò il tempo di raccogliere i frutti, mandò i suoi servi dai contadini a ritirare il raccolto. Ma i contadini presero i servi e uno lo bastonarono, un altro lo uccisero, un altro lo lapidarono. Mandò di nuovo altri servi, più numerosi dei primi, ma li trattarono allo stesso modo. Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: “Avranno rispetto per mio figlio!”. Ma i contadini, visto il figlio, dissero tra loro: “Costui è l’erede. Su, uccidiamolo e avremo noi la sua eredità!”. Lo presero, lo cacciarono fuori dalla vigna e lo uccisero. Quando verrà dunque il padrone della vigna, che cosa farà a quei contadini?». Gli risposero: «Quei malvagi, li farà morire miseramente e darà in affitto la vigna ad altri contadini, che gli consegneranno i frutti a suo tempo». E Gesù disse loro: «Non avete mai letto nelle Scritture: “La pietra che i costruttori hanno scartato è diventata la pietra d’angolo; questo è stato fatto dal Signore ed è una meraviglia ai nostri occhi”? Perciò io vi dico: a voi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che ne produca i frutti». Udite queste parabole, i capi dei sacerdoti e i farisei capirono che parlava di loro. Cercavano di catturarlo, ma ebbero paura della folla, perché lo considerava un profeta. Parola del Signore. Due logiche, due diverse prospettive: da un lato quella dell’Amore, l’amore di un Dio che continua, nonostante tutto, a mandare qualcuno alla vigna, persino suo figlio e sapendo le conseguenze di ciò dona ancora l’occasione ai contadini di convertirsi dalla loro malvagità; dall’altro lato la visione dell’interesse, di chi è convinto che prestigio e ricchezza possano spiegare la propria vita e costituire la felicità, il potere. Eppure la logica dell’Amore è devastante: ciò che viene scartato, ucciso, flagellato e crocifisso: ciò che, nella visuale dell’interesse, è una sconfitta viene eretto a vincitore assoluto, a pietra d’angolo, a colonna portante di tutta la struttura, colui senza il quale Nulla ha più Senso. Nella vita le due logiche si contrappongono, a tal punto che una vittoria può sembrare una sconfitta e viceversa, a tal punto che la morte può sembrare la fine di tutto, mentre invece è solo l’inizio. E quei contadini che avevano tradito lo spirito del loro servizio erano proprio loro, erano proprio i farisei, ormai governati dalla logica dell’interesse a tutti i costi, dell’eredità a scapito dell’omicidio. Questo è il grande capovolgimento di Cristo: un Regno di Dio fondato sull’Amore e non fondato sull’interesse del potere, sulla logica del mondo. Auguriamoci di aprire gli occhi del cuore e di fondare il Regno di Dio sull’amore, quello vero, quello che il nome proprio di Gesù.

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Pubblicato 19 mar

Giovedì 20 marzo 2025 Dal Vangelo secondo Luca Lc 16,19-31 In quel tempo, Gesù disse ai farisei: «C'era un uomo ricco, che indossava vestiti di porpora e di lino finissimo, e ogni giorno si dava a lauti banchetti. Un povero, di nome Lazzaro, stava alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi con quello che cadeva dalla tavola del ricco; ma erano i cani che venivano a leccare le sue piaghe. Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli accanto ad Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto. Stando negli inferi fra i tormenti, alzò gli occhi e vide di lontano Abramo, e Lazzaro accanto a lui. Allora gridando disse: "Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell'acqua la punta del dito e a bagnarmi la lingua, perché soffro terribilmente in questa fiamma". Ma Abramo rispose: "Figlio, ricòrdati che, nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora in questo modo lui è consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti. Per di più, tra noi e voi è stato fissato un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi, non possono, né di lì possono giungere fino a noi". E quello replicò: "Allora, padre, ti prego di mandare Lazzaro a casa di mio padre, perché ho cinque fratelli. Li ammonisca severamente, perché non vengano anch'essi in questo luogo di tormento". Ma Abramo rispose: "Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro". E lui replicò: "No, padre Abramo, ma se dai morti qualcuno andrà da loro, si convertiranno". Abramo rispose: "Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti"». Parola del Signore. Gesù sa come usare l’ironia e in questo vangelo lo dimostra: "Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti"» un po' come a dire: avete me e non vi siete accorti che sono io il Regno di Dio, sono io l’Uomo che dovete diventare, io l’unico sotto il quale c’è salvezza. Non è facile uscire dalla logica umana, dalla logica del “tutto e subito”, dalla logica del “prendo ciò che posso, si salvi chi può”, la vita allora sembra essere soltanto un grande conto alla rovescia in cui non posso sprecare nulla, non posso evitare di fare ciò che voglio, perché dopo non c’è niente, vivo come voglio perché poi sarà tutto finito. Nel Vangelo Gesù ci dice che il regno di Dio è da cogliere nel cuore. Se il mio cuore è chiuso neanche un uomo che risuscita potrà convertirmi. Non converte il miracolo. Converte la fede. Abbiamo il coraggio di vivere la vita? Quella vera, quella che guarda alla Vera Vita? Quanto è facile cadere nella logica della modernità? Quella logica che ci vuole tutti esasperati dietro al tempo, dietro alle cose da fare, dietro al nostro io, dietro al mio stomaco! Quanto è facile confondere questa vita con la Vita. Che non ci capiti di finire come Lazzaro! Che possiamo aprire gli occhi, che possiamo sentire quella nostalgia e quel desiderio per ciò che Cristo ci ha promesso.

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Pubblicato 19 mar

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Pubblicato 18 mar

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Pubblicato 18 mar

Mercoledì 19 Marzo 2025 SAN GIUSEPPE, SPOSO DELLA BEATA VERGINE MARIA - SOLENNITÀ Dal Vangelo secondo Matteo Mt 1,16.18-21.24a Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù, chiamato Cristo. Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto. Mentre però stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati». Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l'angelo del Signore. Parola del Signore. Non una parola. Sembra strano, quasi irrazionale che il Giuseppe, chiamato ad essere padre di Gesù, non parli; non dice nulla, ma nel suo silenzio comunica. Comunica con le sue azioni, con la sua vita. È vero: Giuseppe non parla, Giuseppe agisce e dal suo “fare” dice tutto ciò che è. Nel suo Libro su san Giuseppe, don Fabio Rosini, parla di una paternità che non tutti riescono a vivere, a cui non tutti sono chiamati: la paternità di chi accetta l’opera di Dio negli altri, di chi collabora con Dio perché Lui operi in qualcun altro. Questo costa fatica, questo può provare i cuori più forti perché richiede adesione totale e fede autentica, richiede vero affetto, libertà da sé stessi, grande generosità e tanta….verginità. Si tratta insomma di restare al proprio posto e far girare bene la vita altrui senza impossessarsene. Giuseppe avrebbe affrontato un’opera della quale non avrebbe avuto il controllo. Pensa la Paura, il dubbio, la debolezza. Eppure tutto questo rende Padri, dona la dignità di quella paternità che rischia di perdersi, di non far risplendere più quella bellezza di ognuno di noi, uomini e donne, chiamati ad essere padri: farsi servi nella vita degli altri. Custodire la preziosità di chi ci è affidato, a scapito della nostra centralità, cosa che implica il fare tutto quel che c’è da fare, custodire, allevare e poi togliersi di mezzo appena sia possibile. Nel silenzio di chi serve qualcosa di più grande del proprio ego, della propria ansia da riconoscimento. E quando si capisce ciò che si deve fare Giuseppe ci dona un ulteriore insegnamento: Se hai capito il bene da fare, fallo e fallo subito, non è una questione di fretta, ma di luce, se è arrivata la luce nella tua vita perché continui a lasciare la porta aperta alla confusione. Sii padre oggi per chi sei chiamato a custodire. Questo mondo ha bisogno di cristiani Padri che sappiano urlare a questi giovani che la loro vita è importante, che la loro vita è preziosa. Bisogna avere il coraggio, da padri, di saper comunicare questa semplice e complicata verità.

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Pubblicato 17 mar

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Pubblicato 17 mar

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 23, 1-129 In quel tempo, Gesù si rivolse alla folla e ai suoi discepoli dicendo: «Sulla cattedra di Mosè si sono seduti gli scribi e i farisei. Praticate e osservate tutto ciò che vi dicono, ma non agite secondo le loro opere, perché essi dicono e non fanno. Legano infatti fardelli pesanti e difficili da portare e li pongono sulle spalle della gente, ma essi non vogliono muoverli neppure con un dito. Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dalla gente: allargano i loro filattèri e allungano le frange; si compiacciono dei posti d'onore nei banchetti, dei primi seggi nelle sinagoghe, dei saluti nelle piazze, come anche di essere chiamati "rabbì" dalla gente. Ma voi non fatevi chiamare "rabbì", perché uno solo è il vostro Maestro e voi siete tutti fratelli. E non chiamate "padre" nessuno di voi sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello celeste. E non fatevi chiamare "guide", perché uno solo è la vostra Guida, il Cristo. Chi tra voi è più grande, sarà vostro servo; chi invece si esalterà, sarà umiliato e chi si umilierà sarà esaltato». Parola del Signore Non fatevi chiamare, sia la vostra vita a parlare per voi, o per dirla alla san Francesco d'Assisi: "Predicate il Vangelo ad ogni costo, se è necessario usate anche le parole". Quanto abbiamo bisogno di testimonianza, quanto abbiamo bisogno di giovani che vivano la loro Fede in maniera autentica e piena, e non su canali social o pagine Instagram, ma nella vita vera, nella realtà dove si è inseriti! Abbiamo bisogno di testimoni; lo diceva già don Divo Barsotti in una sua omelia: "Rendiamo testimonianza della Resurrezione perché in questa testimonianza noi siamo coloro che daranno l'unica Speranza agli uomini che vivono quaggiù nel buio e non sanno dove terminerà il loro cammino."

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Pubblicato 16 mar

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Pubblicato 16 mar

LUNEDÍ 17 MARZO 2025 Dal Vangelo secondo Luca (6,36-38) In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso. Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e sarete perdonati. Date e vi sarà dato: una misura buona, pigiata, colma e traboccante vi sarà versata nel grembo, perché con la misura con la quale misurate, sarà misurato a voi in cambio». Parola del Signore. "Siate misericordiosi" solo questo basta, solo in questa piccola frase c'è tutta l'essenza del Vangelo e Dio: davvero il nome di Dio è Misericordia; quanti moralismi, quanti discorsi legati alla legge, una parola sola: MISERICORDIA. E la Misericordia non passa soltanto da gesti eclatanti, da grandi proclami, la Misericordia passa anche, e soprattutto, da un sincero "come stai?". Quanti "come stai" detti di cuore hanno aperto il paradiso!

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