TGINSIGHT CHAT
la fionda📗
@lafionda
PoliticaLa fionda è una rivista e un blog aperto. È lo strumento di chi si ribella all’oppressione. https://www.lafionda.org - t.me/lafionda
Post recenti
Pag. 34 di 85 · 1,017 post
Pubblicato 13 dic
https://x.com/SavinoBalzano/status/1999746598541091296?s=20 Con il discorso di ieri, in occasione degli auguri al corpo diplomatico, #Mattarella fa cadere definitivamente il velo, non preoccupandosi nemmeno più di preservare un minimo le apparenze. Il Capo dello Stato – e fanno benissimo Belpietro e La Verità a insistere sul punto – è un soggetto politico a tutti gli effetti, e questo altera gravemente gli equilibri della Repubblica. Li altera perché il Quirinale dovrebbe essere un’istituzione di mera garanzia, di assoluta imparzialità, custode indefesso della Costituzione e dell’unità nazionale. Tutto il contrario di ciò che fa #SergioMattarella. Il Capo dello Stato, ieri, è stato chiarissimo: «L’#Europa e l’Italia restano saldamente al fianco dell’#Ucraina e del suo popolo, con l’obiettivo di una pace equa, giusta, duratura, rispettosa del diritto internazionale, dell’indipendenza, della sovranità, dell’integrità territoriale, della sicurezza ucraine». Cosa vorrebbe dire, esattamente? Sostegno indefesso alle politiche di riarmo europeo? All’agenda imposta da #VonDerLeyen, #Kallas, Kubilius, #Macron e #Merz? Soprattutto, cosa vorrebbe dire “integrità territoriale”? Che la #Russia dovrebbe ritirarsi da tutti i territori ucraini, compresa magari la Crimea? Come ottenerlo, se non con una guerra totale a Mosca? E quando Mattarella critica le logiche bilaterali, fa anche riferimento agli attuali tentativi del Presidente #Trump di addivenire a un cessate il fuoco tra Mosca e Kiev? Vedete, qui, al di là del merito, il problema è istituzionale e democratico. Dico al di là del merito perché il discorso di Sergio Mattarella è incoerente e fa acqua da tutte le parti. Ad esempio, il suo richiamo al diritto internazionale, alla sovranità e all’integrità territoriale appare quantomeno imbarazzante, se si torna con la memoria ai gravissimi bombardamenti su Belgrado, costati peraltro la vita a numerosissimi civili e anche a militari italiani impiegati, che negli anni successivi patirono gli effetti delle armi illegali, munizioni all’uranio impoverito, cui si fece ricorso in quelle occasioni. Al tempo, Sergio Mattarella era vicepremier di Massimo D’Alema e, poco dopo, assunse la guida della Difesa. Peraltro, a leggere le parole di ieri del Presidente della Repubblica, tutto sarebbe cominciato dall’iniziativa “sciagurata” di Putin del 2022. Curioso, se si leggono le quelle pronunciate dallo stesso Mattarella l’11 aprile del 2017: «Abbiamo naturalmente affrontato anche la situazione in Ucraina. (...) e auspichiamo che la Russia eserciti tutta la propria influenza per il consolidamento del cessate-il-fuoco, per una rapida de-escalation e per la stabilizzazione del Paese, richiesta che rivolgiamo a tutti gli attori di quel teatro di crisi». Ma come sarebbe a dire? Non è cominciato tutto nel 2022? E penso possa essere utile leggere anche cosa scriveva Mattarella il 19 marzo 2018 al Presidente Putin appena rieletto, nonostante il conflitto fosse già in corso (lo aveva appena detto nel 2017, come visto, e nonostante la Russia si fosse già ripresa la Crimea nel 2014): «In occasione della sua rielezione alla Presidenza della Federazione Russa, desidero farle giungere, a nome del popolo italiano e mio personale, cordiali felicitazioni e sentiti auguri di successo nello svolgimento del suo alto mandato. Auspico che anche nel prossimo futuro Mosca e Roma possano continuare a lavorare per identificare soluzioni condivise alle molteplici e complesse sfide che abbiamo di fronte, ribadendo il comune impegno a un dialogo costruttivo della Federazione Russa con l'Unione Europea e con l'Alleanza Atlantica, nel rispetto dei principi e valori che ispirano la convivenza pacifica tra le nazioni. In tale quadro, le eccellenti relazioni di amicizia tra Russia e Italia, (...) CONTINUA SU X
Pubblicato 12 dic
Zelensky ha parlato per la prima volta della possibilità di un referendum in cui la popolazione ucraina dovrebbe esprimersi riguardo lo status del Donbass, ossia in materia di guerra e di pace. Il deficit di buon senso della dirigenza ucraina sembra essere colmato, questa volta, dal cinismo della Casa Bianca. ⚡️ Segui il canale Telegram ⚡️https://t.me/mauriziovezzosi
Pubblicato 12 dic
L’Europa e il contagio bellico Davide Sabatino Oggi chiunque parli della necessità di introdurre la “leva facoltativa” è un bugiardo, corrotto e in malafede. La reintroduzione della leva su base volontaria non è nient’altro che un cavallo di Troia per arrivare a inserirla, subito dopo, obbligatoria. Questo genere di escalation della propaganda emergenzialista l’abbiamo vista in opera di recente con i… Continua...👇 https://www.lafionda.org/2025/12/12/leuropa-e-il-contagio-bellico/ 🔴Entra nel canale Telegram de @lafionda
Pubblicato 12 dic
Il Piano di Pace che sa di Guerra Giuseppe Gagliano A Bruxelles la chiamano “pace giusta”, e già questo dovrebbe insospettire. Ogni volta che i politici europei tirano fuori un aggettivo nobile, il risultato finale è esattamente il contrario. È accaduto con la stabilità, con la solidarietà, con la crescita. Adesso tocca alla pace, che in realtà assomiglia sempre di più a un piano… Continua...👇 https://www.lafionda.org/2025/12/12/il-piano-di-pace-che-sa-di-guerra/ 🔴Entra nel canale Telegram de @lafionda
Pubblicato 11 dic
Le parole deliranti di Mark Rutte, segretario generale della NATO:"Dobbiamo essere pronti per una grande guerra della portata di quelle che i nostri nonni e bisnonni hanno vissuto" 🤕 BASTA NATO! Entra nel canale telegram http://t.me/lafionda
Pubblicato 11 dic
Gli ultimi sviluppi sulle tecniche di modificazione del genoma delle piante per l'agricoltura devono farci preoccupare. Ne parliamo alle 19 con: Francesco Paniè (Crocevia) 👇👇👇 https://www.youtube.com/live/jQMzf2QU20A?si=W7tzYzbsFBTAwCVs
Pubblicato 11 dic
Gli ultimi sviluppi sulle tecniche di modificazione del genoma delle piante per l'agricoltura devono farci preoccupare. Ne parliamo alle 19 con: Francesco Paniè (Crocevia) 👇👇👇 https://www.youtube.com/live/jQMzf2QU20A?si=W7tzYzbsFBTAwCVs
Pubblicato 11 dic
📣 Domani presentiamo il nuovo numero de La Fionda: “La Terra Promiscua”. Un viaggio dentro le fratture del Medio Oriente e le sfide del presente, tra analisi, testimonianze e uno sguardo critico sul ruolo dell’Italia nello scenario globale. 📍Venerdì 12 dicembre, ore 18 Al Biondo Tevere – Via Ostiense 178, Roma Un incontro per rimettere in prospettiva i tragici eventi degli ultimi mesi, insieme ad alcuni degli autori del numero: Giulia Bertotto • Thomas Fazi • Paolo Cornetti • Gabriele Germani Vi aspettiamo ✨ 👉Unisciti a @lafionda
Pubblicato 11 dic
"Come sempre, le scelte politiche si ammantano di ideologia e nobili parole. [...] Oggi l’ideologia si chiama «democrazia», una parola vuota, ripetuta alla nausea, ridotta solo a coprire la feroce determinazione dell’Occidente ricco a difendere il proprio privilegio storico. [...] l’Occidente è a un bivio storico: scatenare l’inferno per cercare di preservare ancora per un po’ il dominio militare e politico sul mondo. Oppure accettare il multilateralismo, le legittime aspirazioni di vastissime aree del pianeta a seguire la loro strada, culturale e politica, senza piegarsi al volere occidentale. [...] Con tutto quanto in esso non mi piace, il «National Security Strategy» degli Stati Uniti mi fa pensare che forse non tutto è perduto. Forse qualcuno capace di guardare un po’ più in là del suo naso, nelle stanze dei bottoni, c’è. [...] Il nostro continente, [...] sta reagendo alla svolta politica americana con sgomento, e in maniera scomposta. [...] Invece di trincerarsi dietro l’ipocrisia delle alate dichiarazioni sulla «democrazia» [...] cominciamo piuttosto a guardare un po’ più in là del nostro naso, e articoliamo proposte. [...] L’Europa non ha ragione di avere paura della Russia, che da sempre non cerca altro, talvolta in maniera troppo brusca e scomposta, certo, che un modo di essere invitata a tavola e non essere schiacciata. La Russia è stata ripetutamente attaccata e invasa dall’Europa nella storia (dalla Francia, dalla Germania, persino dagli italiani nella guerra di Crimea) e non ha mai attaccato l’Europa. Tantomeno si è mai sognata di attaccare un paese Nato: ha attaccato l’Ucraina proprio perché non era nella Nato e per evitare che lo diventasse. L’Europa non ha necessità di «punire» la Russia e sentirsi l’arbitro del mondo. [...] Usciamo dal delirio «democrazia verso autocrazia», in un mondo in cui cosiddette autocrazie crescono economicamente molto più di noi, raccolgono più consenso interno di noi, e migliorano la vita dei loro cittadini a livelli mai visti nella storia, e pensiamo al mondo come una comunità di popoli che ciascuno cerca la sua strada come vuole, che talvolta litigano fra loro, ma che devono imparare a farlo in maniera più civile, senza trucidarsi in continuazione. È una straordinaria opportunità, che il mondo chiede, e che ci aprono i cugini d’oltreoceano." (Carlo Rovelli - Corriere della sera) 🤕Entra nel canale telegram de @lafionda
Pubblicato 11 dic
https://x.com/SavinoBalzano/status/1999036105522401761?s=20 Solo in Italia uno come #Draghi può essere ancora preso a modello. Solo qui può essere indicato come punto di riferimento, quasi un faro. È l’ennesimo segnale della decadenza politica e culturale del Paese, e soprattutto del nostro “giornalismo”: le virgolette immaginatele così marcate da lasciare il segno sul foglio. E il punto non è neppure il giudizio morale sul personaggio: dal Britannia alla macelleria sociale inflitta alla Grecia, fino alla famosa lettera della #BCE del 2011 con cui contribuì a spingere il suo stesso Paese verso il declino. Il vero problema è un altro: la sua presunta affidabilità tecnica. Perché uno può anche stargli antipatico sul piano etico, politico o umano, ma se fosse un genio potresti pure fartelo andare bene. Se le azzeccasse tutte, uno direbbe: “Oh, non mi piace affatto, ma almeno nelle sue mani siamo al sicuro”. Il problema è che non ne azzecca una. Parliamo di quello che sosteneva che i non vaccinati si sarebbero tolti di mezzo da soli e avrebbero fatto fuori gli altri. Di quello che ripeteva che il green pass ci avrebbe messi tutti al riparo. È lo stesso che ci invitava a scegliere tra i climatizzatori e la pace in #Ucraina; lo stesso che all’#ONU assicurava che le sanzioni avrebbero piegato l’economia russa. In un Paese serio uno così non lo starebbe ad ascoltare più nessuno: lo travolgerebbero di critiche. Qui, invece, gli tributiamo pure gli applausi. E poi è pure un pentito seriale: nella tesi di laurea spiegava — in sostanza — che l’euro fosse una pessima idea; sull’auto elettrica è passato dal sostenerla al definirla insostenibile; in audizione al Senato ha ammesso che l’avvizzimento dei salari è stato causato dalle politiche europee di compressione della domanda interna… politiche che lui stesso ha sempre suggerito. Ora propone politiche espansive, sì, ma indirizzate non allo stato sociale: agli armamenti. Eppure #MarioDraghi continua a essere presentato non come un politico, ma come il migliore degli italiani, un tecnico straordinario e visionario. Ma se gli togli l’affidabilità — e io non gli affiderei nemmeno un condominio — cosa gli resta, esattamente? Nonostante tutto, ce lo propinano come una sorta di Messia, uno da candidare automaticamente a qualsiasi incarico: Presidente della Commissione Europea, Segretario Generale della NATO, perfino il Quirinale. E forse quest’ultimo ruolo, considerati i tempi, gli calzerebbe anche a pennello. Ma a parlarne, alla fine, siamo sempre noi. O meglio: alcuni di noi. Magari su giornali finanziati anche con soldi dell’Unione Europea.
Pubblicato 10 dic
"Da un’interessante intervista del Corriere con l’amministratrice delegata di Euroclear, la società finanziaria belga che detiene in custodia i titoli russi congelati, viene fuori che una soluzione auspicata al problema è la seguente. Facciamo attenzione perché una questione di tecnica finanziaria ha conseguenze fondamentali per la gente comune. La UE si prende la liquidità dei titoli russi (ovvero il loro corrispondente liquido) e cede in cambio a Euroclear un pagherò, che Euroclear cede a sua volta alla BCE come collaterale per ottenere un prestito di entità equivalente. Alla fine del giro di valzer, i titoli russi—a forte rischio di dover essere rimborsati—finiscono nel bilancio della BCE, che assorbe il rischio corrispondente. Se l’evento avverso—il rimborso dei titoli alla Russia—si verifica, è la BCE a dover subire la perdita in conto capitale, non la UE, né Euroclear, né gli Stati membri. Di fatto, l’operazione sarebbe in tutto e per tutto un finanziamento monetario da parte della BCE delle spese militari ucraine. Molti di noi ritengono che questa forma di finanziamento da parte della BCE sarebbe auspicabile per finanziare programmi di investimento europeo, per es. per decarbonizzazione o rinnovo delle infrastrutture tradizionali e digitali. Tuttavia, ci è sempre stato risposto che una tale operazione è vietata dai Trattati e considerata summa ignominia per lo meno da 40 anni, in Italia dal “divorzio” tra Tesoro e Banca d’Italia, perché mette a rischio la stabilità dei prezzi e l’indipendenza della Banca Centrale. Adesso invece viene ipotizzato il finanziamento monetario per finanziare la spesa militare, per altro altrui, ma forse presto anche quella della UE. È la fine della scusa suprema: “non ci sono i soldi per fare questo o quest’altro”. I soldi ci sono sempre se la volontà politica retrostante è sufficientemente forte. La BCE si oppone a questa soluzione, che quindi non è scontata. In ogni caso la vicenda mostra ancora una volta che i vincoli europei, legislativi ed economici, sono vincoli immaginari, aperti alle più ampie reinterpretazioni. Quel che era dichiarato impossibile fino a ieri—per es. concedere prestiti statali agli Stati membri perché possano utilizzarli per ripagare le banche estere (il caso greco)—diviene improvvisamente possibile se gli interessi coinvolti sono sufficientemente forti e influenti. Accertato che le regole europee possono essere piegate e reinterpretate in caso di necessità, il problema che si pone è quello di piegarle alle esigenze del popolo invece dei soliti noti." (Lucio Baccaro, direttore del Max Planck Institute for the Study of Societies) 🤕Entra nel canale telegram http://t.me/lafionda
Pubblicato 10 dic
https://x.com/SavinoBalzano/status/1998690568013025572?s=20 Ieri un momento sublime, letteralmente sublime. Una vera e propria liberazione. De Angelis: «al documento di #Trump l’#Europa dovrebbe rispondere col Piano Draghi». Segue una risata straordinaria di Marco Travaglio. Quella risata ha rappresentato, davvero ne sono sicuro, tantissima gente per bene che è stufa di sentire sciocchezze. Penso però che il momento più esilarante sia arrivato con la risposta del ferito #DeAngelis: «non capisco cosa ci sia da ridere». Non lo capisci? Dici sul serio? Solo in Italia uno come #Draghi potrebbe essere assunto a modello. Solo da noi uno come lui può ancora essere indicato come punto di riferimento. È davvero emblematico della decadenza politica e culturale del nostro Paese, ma soprattutto di quella del nostro “giornalismo” (le virgolette immaginatele così marcate da bucare il foglio). Al di là del giudizio morale che si può nutrire del figuro — dal Britannia alla macelleria sociale imposta alla Grecia, fino alla lettera della BCE del 2011 con cui condannava il suo stesso Paese al declino — il problema è un altro: riguarda l’affidabilità tecnica del personaggio. Sì, perché a te potrebbe anche stare antipatico sul piano etico, morale o politico, ma se fosse un genio te lo potresti pure far andare bene. Insomma, se le azzeccasse tutte, per quanto ideatore del “pilota automatico” (evoluzione del vincolo esterno: quanto di più lontano possa esserci dalla democrazia), uno potrebbe persino dire: "oh, non mi piace per nulla, ma nelle sue mani siamo al sicuro". Il problema è che non ne azzecca una. Stiamo parlando di quello che diceva che chi non si vaccinava faceva fuori se stesso e gli altri. Di quello che sosteneva che il green pass ci metteva tutti al sicuro. È quello che ci chiedeva di scegliere tra i climatizzatori e la pace in #Ucraina. È lo stesso che, all’Onu, raccontava che i nostri pacchetti di sanzioni stessero mettendo in ginocchio l’economia russa. È uno che, in un Paese serio, non lo starebbe a sentire più nessuno: lo triterebbero. Invece qui gli facciamo gli applausi. Ed è pure un pentito di professione: dalla sua tesi di laurea, in cui spiegava come l’euro (riporto liberamente) fosse una cacchiata; alle posizioni sull’auto elettrica in Europa, prima sostenuta e poi definita insostenibile. È quello che in audizione al Senato ha spiegato che l’avvizzimento dei salari fosse dovuto alle strategie europee di compressione della domanda interna (da lui sempre suggerite). Ultimamente propone politiche espansive, sì, ma gli investimenti mica nello stato sociale: negli armamenti. Ripeto: Draghi non viene presentato come un politico, ma come il migliore degli italiani, come un tecnico straordinario e visionario. Se gli togli l’affidabilità — e io non gli affiderei nemmeno un condominio — che cosa gli resta, di preciso? Continuano a presentarcelo come il Messia, uno che viene automaticamente candidato a qualsiasi ruolo: Presidente della Commissione Europea, Segretario Generale della NATO, Quirinale. Ecco, forse quest’ultimo incarico gli calzerebbe a pennello, visti i tempi. Ma ne parliamo solo noi, soprattutto alcuni di noi. Magari qualche giornale finanziato anche con i soldi dell'UE. All’estero — eccezion fatta per il circoletto tecnocratico eurounitario — non se lo fila nessuno. Ed ecco perché quella risata di #Travaglio rappresenta tanta gente per bene: rappresenta tutti coloro che sono stanchi, esausti, di ascoltare bugie e ricostruzioni semplicemente grottesche, farsesche, ridicole oltre ogni immaginazione. Tocca ridergli in faccia, infatti: questo meritano. Ecco, De Angelis, presumo che il motivo della risata fosse questo. Ma potrei anche sbagliarmi.