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Giovani di Parola
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Pubblicato 17 ott
SABATO 18 OTTOBRE 2025 Dal Vangelo secondo Luca (10, 1-9) In quel tempo, il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi. Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada. In qualunque casa entriate, prima dite: "Pace a questa casa!". Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all'altra. Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: "È vicino a voi il regno di Dio"». Parola del Signore. Gesù, oltre ai suoi apostoli, chiama altri settantadue discepoli e li manda a due a due, non da soli. Questo ci dice subito una cosa importante: nella vita e nella fede non siamo chiamati a camminare da soli. Siamo fatti per la comunione, per la missione insieme. Come i discepoli di Emmaus che discutevano lungo il viaggio e lui cammina insieme a loro, anche noi siamo chiamati a camminare e a portare Gesù fino ai confini della terra. Gesù dice: “La messe è abbondante”, cioè c’è tanto bene da fare, tanta sete di speranza, di amore vero, di pace. Ma ci sono pochi operai, pochi che si mettono davvero in gioco. Essere inviati da Gesù significa: Portare pace, in un mondo che spesso vive di conflitti e divisioni. Essere semplici, senza attaccarci a ciò che è superfluo. Accogliere e lasciarsi accogliere, vivendo con gratitudine e fiducia. Annunciare con gesti concreti che Dio è vicino, che il suo Regno è già qui. Gesù ci chiama oggi, non perché siamo perfetti, ma perché siamo veri. Non serve avere tutto sotto controllo. Basta dire: “Eccomi”, e partire. Tutti noi possiamo essere un operaio nella messe del Signore, portando luce dove c’è buio, speranza dove c’è sfiducia, amore dove c’è odio. Il mondo ha bisogno di testimoni coraggiosi e credibili. Tu ci stai?
Pubblicato 16 ott
Pubblicato 16 ott
VENERDI 17 OTTOBRE 2025 Dal Vangelo secondo Luca (12, 1-7) In quel tempo, si erano radunate migliaia di persone, al punto che si calpestavano a vicenda, e Gesù cominciò a dire anzitutto ai suoi discepoli: «Guardatevi bene dal lievito dei farisei, che è l'ipocrisia. Non c'è nulla di nascosto che non sarà svelato, né di segreto che non sarà conosciuto. Quindi ciò che avrete detto nelle tenebre sarà udito in piena luce, e ciò che avrete detto all'orecchio nelle stanze più interne sarà annunciato dalle terrazze. Dico a voi, amici miei: non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo e dopo questo non possono fare più nulla. Vi mostrerò invece di chi dovete aver paura: temete colui che, dopo aver ucciso, ha il potere di gettare nella Geènna. Sì, ve lo dico, temete costui. Cinque passeri non si vendono forse per due soldi? Eppure nemmeno uno di essi è dimenticato davanti a Dio. Anche i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non abbiate paura: valete più di molti passeri!». Parola del Signore. Gesù parlava e parla ancora oggi, con sicurezza e chiarezza, alla folla radunata, ai discepoli, e oggi anche a noi. Ci mette in guardia dall’ipocrisia, cioè dal vivere una doppia vita, dall’apparire buoni fuori ma essere lontani da Dio dentro e dal non essere autentici soprattutto per noi stessi. Sussurra ai nostri cuori che non serve nascondersi, perché prima o poi tutto viene alla luce. Quella luce creata il primo giorno dalle tenebre, quella luce che ha squarciato il velo del tempio, quella luce che fa parlare in tutte le lingue del mondo. La cosa più bella che Gesù fa qualcosa per noi è chiamarci “amici” e ci invita a non avere paura. Ci ricorda che anche se il mondo può farci del male, Dio non ci abbandona. Lui conosce tutto di noi, anche i capelli sulla nostra testa. Se Dio si prende cura perfino dei passeri, quanto più si prende cura di noi? Non abbiamo paura di essere autentici, anche se andiamo controcorrente. Non viviamo con la maschera, Dio ci vede e ci ama così come siamo. Fidiamoci perché lui ci dice: sei prezioso ai miei occhi, molto più di quanto tu immagini. “Non abbiate paura.” È un messaggio di forza, di speranza e di fiducia, Gesù non ci promette una vita facile, ma ci assicura che non siamo mai soli ed è la più bella notizia che si possa avere e sapere.
Pubblicato 15 ott
Pubblicato 15 ott
GIOVEDI’ 16 OTTOBRE Dal Vangelo secondo Luca Lc 11,47-54 In quel tempo, il Signore disse: «Guai a voi, che costruite i sepolcri dei profeti, e i vostri padri li hanno uccisi. Così voi testimoniate e approvate le opere dei vostri padri: essi li uccisero e voi costruite. Per questo la sapienza di Dio ha detto: "Manderò loro profeti e apostoli ed essi li uccideranno e perseguiteranno", perché a questa generazione sia chiesto conto del sangue di tutti i profeti, versato fin dall'inizio del mondo: dal sangue di Abele fino al sangue di Zaccarìa, che fu ucciso tra l'altare e il santuario. Sì, io vi dico, ne sarà chiesto conto a questa generazione. Guai a voi, dottori della Legge, che avete portato via la chiave della conoscenza; voi non siete entrati, e a quelli che volevano entrare voi l'avete impedito». Quando fu uscito di là, gli scribi e i farisei cominciarono a trattarlo in modo ostile e a farlo parlare su molti argomenti, tendendogli insidie, per sorprenderlo in qualche parola uscita dalla sua stessa bocca. Parola del Signore. In questo brano Gesù attacca l'ipocrisia, una malattia che non riguarda solo i Farisei del tempo, ma anche noi, quando la fede diventa solo un'apparenza. Guai a chi costruisce i sepolcri dei profeti dopo averli perseguitati e uccisi. Guai a chi si riempie la bocca di parole di Amore, Verità e giustizia, quando ha ucciso il seme di tutto ciò nella propria vita quotidiana. Guai a chi ha portato via la chiave della conoscenza, impedendo di arrivare a conoscere l’Amore di Dio. Gesù ci ricorda che la fede è una porta aperta, non un lucchetto complicato. Non dobbiamo rubare questa chiave a noi stessi, pensando che Dio sia un peso o un problema, e non dobbiamo rubarla agli altri, giudicando e complicando la vita di chi si avvicina a Dio con semplicità.
Pubblicato 14 ott
Pubblicato 14 ott
MERCOLEDI’ 15 OTTOBRE Dal Vangelo secondo Luca Lc 11,42-46 In quel tempo, il Signore disse: «Guai a voi, farisei, che pagate la decima sulla menta, sulla ruta e su tutte le erbe, e lasciate da parte la giustizia e l’amore di Dio. Queste invece erano le cose da fare, senza trascurare quelle. Guai a voi, farisei, che amate i primi posti nelle sinagoghe e i saluti sulle piazze. Guai a voi, perché siete come quei sepolcri che non si vedono e la gente vi passa sopra senza saperlo». Intervenne uno dei dottori della Legge e gli disse: «Maestro, dicendo questo, tu offendi anche noi». Egli rispose: «Guai anche a voi, dottori della Legge, che caricate gli uomini di pesi insopportabili, e quei pesi voi non li toccate nemmeno con un dito!». Parola del Signore. I farisei si sono concentrati così tanto sulle tasse per queste piante e spezie, alcune delle quali noi neppure conosciamo, da perdere l’essenziale. Come hanno fatto? Si sono persi nei dettagli. Quei dettagli scelti per farsi notare, quei dettagli che fanno la “perfezione”. Magari i nostri dettagli non riguardano il cumino e l’aneto, ma abitano i nostri giorni. Quante volte ci sembra che nessuno riesca più a fare le cose “come si deve”. Quante volte ce la prendiamo anche con noi stessi per questo. Usiamo la scusa di volerci migliorare, diventando schiavi di un’idea di perfezione che non esiste. Perché agiamo, ma soprattutto, per chi agiamo? Perché dedichiamo giorni, mesi, anni per arrivare più in alto, per sentirci più felici, ma finiamo con l’allontanarci dalla Gioia vera? Signore aiutaci a non riempire la nostra vita di dettagli luccicanti, ma banali. Insegnaci a fare più spazio per il tuo Amore.
Pubblicato 13 ott
Pubblicato 13 ott
MARTEDI’ 14 OTTOBRE Dal Vangelo secondo Luca Lc 11,37-41 In quel tempo, mentre Gesù stava parlando, un fariseo lo invitò a pranzo. Egli andò e si mise a tavola. Il fariseo vide e si meravigliò che non avesse fatto le abluzioni prima del pranzo. Allora il Signore gli disse: «Voi farisei pulite l’esterno del bicchiere e del piatto, ma il vostro interno è pieno di avidità e di cattiveria. Stolti! Colui che ha fatto l’esterno non ha forse fatto anche l’interno? Date piuttosto in elemosina quello che c’è dentro, ed ecco, per voi tutto sarà puro». Parola del Signore. Prestiamo alla nostra anima la stessa cura che riserviamo a come appariamo? Oltre a lucidare le pareti visibili, ci occupiamo di ciò che abita dentro di noi? O lo lasciamo appassire, morire? A che serve scegliere la nostra foto vincente per perfezionare l’aesthetic del feed se dentro ci sentiamo tristi da morire? Se non affidiamo anche la nostra interiorità a Dio non potrà mai entrarci la luce, la gioia, la vita. Diceva Papa Francesco: “Non truccatevi l’anima, non truccatevi il cuore. Non siate stelle per un giorno sui social o in qualsiasi altro contesto. Il cielo in cui siete chiamati a brillare è più grande.”
Pubblicato 12 ott
Pubblicato 12 ott
LUNEDI’ 13 OTTOBRE Dal Vangelo secondo Luca Lc 11,29-32 In quel tempo, mentre le folle si accalcavano, Gesù cominciò a dire: «Questa generazione è una generazione malvagia; essa cerca un segno, ma non le sarà dato alcun segno, se non il segno di Giona. Poiché, come Giona fu un segno per quelli di Nìnive, così anche il Figlio dell’uomo lo sarà per questa generazione. Nel giorno del giudizio, la regina del Sud si alzerà contro gli uomini di questa generazione e li condannerà, perché ella venne dagli estremi confini della terra per ascoltare la sapienza di Salomone. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Salomone. Nel giorno del giudizio, gli abitanti di Nìnive si alzeranno contro questa generazione e la condanneranno, perché essi alla predicazione di Giona si convertirono. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Giona». Parola del Signore. Certe volte la nostra fede è così spenta, così impigrita, che per prendere l’iniziativa di fare un passo in avanti ci scopriamo a desiderare un segno. Forse non attendiamo nemmeno un segno di grandezza. Molti di noi sono credenti proprio perché hanno fatto esperienza di Dio nelle piccole cose, nel sorriso di un bambino, in un abbraccio di qualcuno che ci vuole bene, in una preghiera che ci ha fatto scoprire che il cielo non è vuoto. Quello che più spesso ci scopriamo a desiderare è un “segno-segnale”, che ci dia la certezza che stiamo agendo bene, che ci indichi cosa fare. Ed è proprio qui che Gesù ci fa scoprire la nostra cecità. Non dobbiamo attendere nuovi segnali: ci sono già stati inviati. Tutto il messaggio di speranza di Dio è già nella scrittura. Per ritrovare la strada possiamo invece impegnarci a riscoprirlo ogni giorno nella relazione con Lui e attraverso chi ci sta accanto.
Pubblicato 11 ott