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Giovani di Parola
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Pubblicato 11 ott
DOMENICA 12 OTTOBRE Dal Vangelo secondo Luca (Lc 17,11-19) Lungo il cammino verso Gerusalemme, Gesù attraversava la Samarìa e la Galilea. Entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi, che si fermarono a distanza e dissero ad alta voce: «Gesù, maestro, abbi pietà di noi!». Appena li vide, Gesù disse loro: «Andate a presentarvi ai sacerdoti». E mentre essi andavano, furono purificati. Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce, e si prostrò davanti a Gesù, ai suoi piedi, per ringraziarlo. Era un Samaritano. Ma Gesù osservò: «Non ne sono stati purificati dieci? E gli altri nove dove sono? Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio, all’infuori di questo straniero?». E gli disse: «Àlzati e va’; la tua fede ti ha salvato!». Parola del Signore. Nel Vangelo di oggi solo uno dei dieci lebbrosi torna da Gesù per ringraziarlo, solo lui cambia strada per poterlo incontrare davvero. Gli altri, pur guariti, vanno via senza riconoscere chi li ha salvati.Dio agisce ogni giorno nella mia vita eppure spesso non lo vedo, preso dalla fretta o dai miei pensieri. E allora mi accorgo che la vera salvezza non è solo essere guarito dai problemi quotidiani ma essere trasformato dentro, riconoscere la presenza di Dio e lasciarmi cambiare da essa. La fede che salva non è quella che chiede soltanto, ma quella che ringrazia e si converte. So riconoscere l’operato di Dio nelle mie giornate, anche nelle piccole cose? Cerco Dio per cambiare me stesso o solo perché risolva ciò che non va nella mia vita? “Alzati e va’; la tua fede ti ha salvato.”
Pubblicato 10 ott
Pubblicato 10 ott
SABATO 11 OTTOBRE Dal Vangelo secondo Luca (Lc 11,27-28) In quel tempo, mentre Gesù parlava, una donna dalla folla alzò la voce e gli disse: «Beato il grembo che ti ha portato e il seno che ti ha allattato!». Ma egli disse: «Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano!». Parola del Signore. Gesù oggi mi ricorda una cosa importante: la vera beatitudine non è un premio lontano, ma qualcosa che posso vivere già qui e ora. Essere beato significa godere della gioia piena e profonda dell’incontro con Dio. In questo Vangelo Gesù mi indica la via da seguire: ascoltare la Parola e metterla in pratica. È lì che nasce la gioia vera: nell’incontro quotidiano con Lui, nella pace che solo l’amore autentico sa dare. Nel continuo rincorrersi durante la mia giornata della preghiera e del servizio. Non basta fare del bene per sentirmi “a posto”. Il servizio verso gli altri non è solo un gesto di bontà umana o sociale: è risposta a un amore più grande, quello di Dio che si fa presente in ogni volto che incontro. Quando servo con il cuore rivolto a Lui, ogni gesto, anche il più piccolo, diventa preghiera. Vivo l’ascolto del Vangelo come un incontro che trasforma la mia giornata? Nel mio servire, sto cercando l’approvazione degli altri o sto cercando Dio? “Beati coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano.”
Pubblicato 9 ott
Pubblicato 9 ott
VENERDì 10 OTTOBRE Dal Vangelo secondo Luca (Lc 11,15-26) In quel tempo, [dopo che Gesù ebbe scacciato un demonio,] alcuni dissero: «È per mezzo di Beelzebùl, capo dei demòni, che egli scaccia i demòni». Altri poi, per metterlo alla prova, gli domandavano un segno dal cielo. Egli, conoscendo le loro intenzioni, disse: «Ogni regno diviso in se stesso va in rovina e una casa cade sull’altra. Ora, se anche Satana è diviso in se stesso, come potrà stare in piedi il suo regno? Voi dite che io scaccio i demòni per mezzo di Beelzebùl. Ma se io scaccio i demòni per mezzo di Beelzebùl, i vostri figli per mezzo di chi li scacciano? Per questo saranno loro i vostri giudici. Se invece io scaccio i demòni con il dito di Dio, allora è giunto a voi il regno di Dio. Quando un uomo forte, bene armato, fa la guardia al suo palazzo, ciò che possiede è al sicuro. Ma se arriva uno più forte di lui e lo vince, gli strappa via le armi nelle quali confidava e ne spartisce il bottino. Chi non è con me, è contro di me, e chi non raccoglie con me, disperde. Quando lo spirito impuro esce dall’uomo, si aggira per luoghi deserti cercando sollievo e, non trovandone, dice: “Ritornerò nella mia casa, da cui sono uscito”. Venuto, la trova spazzata e adorna. Allora va, prende altri sette spiriti peggiori di lui, vi entrano e vi prendono dimora. E l’ultima condizione di quell’uomo diventa peggiore della prima». Parola del Signore. Oggi mi accorgo di quanto spesso il mio cuore si lasci accecare. Guardo l’operato di Dio con gli occhi annebbiati dal diavolo, da sentimenti di rabbia, invidia, paura, egoismo, rancore. Metto Dio alla prova, come se dovesse essere Lui a dimostrarmi la bontà dei Suoi progetti; lo sfido chiedendogli le prove e le risposte che voglio. Eppure è la mia fede a dover maturare, non Lui a doversi mostrare secondo il mio desiderio. A volte è l’insoddisfazione che prende il sopravvento e dirige le mie azioni e i miei pensieri, perchè la mia vita non va come io vorrei o semplicemente non percepisco l’azione di Dio nella mia vita, e allora la risposta più facile è dire “Lui non c’è”. Così cerco idoli che durano un attimo: un complimento, un successo, una gratificazione. In quali momenti lascio che i miei sentimenti offuschino lo sguardo su Dio? Sto davvero confidando nelle Sue opere e nei Suoi progetti, o cerco prove per credergli? “Il vostro nemico, il diavolo, come leone ruggente va in giro cercando chi divorare. Resistetegli saldi nella fede”.
Pubblicato 8 ott
Pubblicato 8 ott
GIOVEDì 9 OTTOBRE Dal Vangelo secondo Luca (Lc 11,5-13) In quel tempo, Gesù disse ai discepoli: «Se uno di voi ha un amico e a mezzanotte va da lui a dirgli: “Amico, prestami tre pani, perché è giunto da me un amico da un viaggio e non ho nulla da offrirgli”; e se quello dall’interno gli risponde: “Non m’importunare, la porta è già chiusa, io e i miei bambini siamo a letto, non posso alzarmi per darti i pani”, vi dico che, anche se non si alzerà a darglieli perché è suo amico, almeno per la sua invadenza si alzerà a dargliene quanti gliene occorrono. Ebbene, io vi dico: chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chiunque chiede riceve e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto. Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pesce, gli darà una serpe al posto del pesce? O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione? Se voi dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro del cielo darà lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono!». Parola del Signore. Quante volte prego e non sento Dio? Mi sembra che le mie parole si perdano nel vuoto, che le porte restino chiuse. Ma Gesù oggi mi ricorda che la fede non è una risposta immediata: è cammino, fiducia, perseveranza. Il Vangelo mi dice: chiedete, cercate, bussate. Tre verbi che parlano di movimento, di iniziativa. Dio attende che sia io a fare il primo passo, che lo cerchi davvero; che bussi alla sua porta nel bisogno, ma anche nel quotidiano, nel silenzio, nelle attese. Forse non ricevo subito ciò che spero, ma ogni preghiera sincera apre una fessura alla luce di Dio. Cosa significa per me “non arrendermi” quando Dio sembra tacere? Sto davvero chiedendo, cercando e bussando, o mi fermo davanti alla prima porta chiusa? Persevera: Dio non si dimentica te!
Pubblicato 7 ott
MERCOLEDI’ 8 OTTOBRE 2025 Dal Vangelo secondo Luca Lc 11,1-4 Gesù si trovava in un luogo a pregare; quando ebbe finito, uno dei suoi discepoli gli disse: «Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli». Ed egli disse loro: «Quando pregate, dite: Padre, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno; dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano, e perdona a noi i nostri peccati, anche noi infatti perdoniamo a ogni nostro debitore, e non abbandonarci alla tentazione». Parola del Signore. C’è un momento in cui i discepoli vedono Gesù pregare e ne restano colpiti. Non perché stia facendo qualcosa di strano, ma perché in quel momento sembra che Gesù sia davvero “altrove”, immerso in una presenza, raccolto in un silenzio che parla. E nasce dentro di loro una domanda che è anche la nostra: «Signore, insegnaci a pregare». Non è la richiesta di una tecnica spirituale, ma il grido di chi ha sete. Di chi, in mezzo al rumore e alla corsa della vita, sente che manca qualcosa. Che c’è un desiderio indecifrabile che brucia dentro: quello di vedere il Padre, e parlare con Lui. Viviamo immersi in un quotidiano che spesso ci travolge: notifiche, doveri, aspettative, confronti continui. Tutto è urgente, tutto ci chiede attenzione. Ma sotto questo frastuono c’è una domanda silenziosa che non se ne va: è tutto qui?. Anche quando siamo pieni di cose, capita di sentirci vuoti. E proprio lì, in quel vuoto che fa male, si apre uno spazio prezioso: quello della preghiera vera. Non come abitudine religiosa o ripetizione di parole, ma come gesto di verità. Pregare diventa allora un modo per alzare lo sguardo, per non restare imprigionati nel basso continuo del “fare”, del “correre”, del “funzionare”. Pregare è respirare a fondo e riconoscere che dentro di noi abita una sete più grande di qualsiasi cosa possiamo ottenere: la sete di infinito, di senso, di pienezza. Gesù non ci dà una formula magica, ma un modo di entrare in contatto con questo desiderio. Il Padre Nostro non è solo una preghiera da dire, è una porta che si apre. È il coraggio di chiamare Dio Padre, cioè di riconoscere che non siamo orfani, anche quando ci sentiamo smarriti. È il bisogno di spezzare il pane ogni giorno, ma anche il bisogno di fiducia, di perdono, di protezione, di luce. Pregare così non risolve tutto, ma cambia lo sguardo. Rimette Dio al centro, e noi nella posizione giusta: quella di chi ha il coraggio di cercare. Perché in fondo, ogni volta che preghiamo davvero, non stiamo facendo un atto religioso: stiamo dando voce a quel bisogno profondo di vedere il Padre e parlare con Lui. Quella sete che ci abita e ci spinge a cercare qualcosa – o Qualcuno – che finalmente ci dica: “Tu sei figlio. Tu sei amato. Tu sei a casa.”
Pubblicato 7 ott
Pubblicato 6 ott
Pubblicato 6 ott
MARTEDI’ 7 OTTOBRE 2025 Dal Vangelo secondo Luca Lc 1,26-38 In quel tempo, l'angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te». A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L'angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell'Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine». Allora Maria disse all'angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l'angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell'Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch'essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio». Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l'angelo si allontanò da lei. Parola del Signore. Questo brano dell’Annunciazione è uno dei testi più densi e radicali del Vangelo, perché ci mette davanti a una verità che riguarda tutti: il senso della vita non si costruisce da soli, ma nell’ascolto di una chiamata, nel dialogo tra la nostra libertà e qualcosa – o Qualcuno – che ci interpella in profondità. Maria è una ragazza giovane, come voi. Sta iniziando la sua vita adulta, con progetti, sogni, aspettative. Ma qualcosa irrompe: un angelo, un messaggio inatteso, una proposta che cambia ogni equilibrio. Non le viene imposto nulla. L’angelo non comanda, non obbliga: entra, saluta, parla… e aspetta. È un Dio che bussa, non che sfonda la porta. È un Dio che chiede collaborazione, non sottomissione. Maria si turba. Non capisce. E non ha paura di dire: “Come avverrà questo?” È la domanda autentica di chi prende sul serio la propria esistenza. Anche noi, se vogliamo vivere in profondità, dobbiamo avere il coraggio di porci le domande vere: Qual è il senso di ciò che sto facendo? Perché sto scegliendo questa strada? Chi voglio diventare? Sono domande scomode, ma decisive. Maria non cerca risposte facili, cerca senso. E scopre che il senso più profondo della vita non è qualcosa che si possiede, ma qualcosa che si accoglie. La risposta dell’angelo non chiarisce tutto. Non spiega nei dettagli cosa succederà. Ma offre una direzione: “Lo Spirito Santo scenderà su di te… nulla è impossibile a Dio.” In altre parole: fidati. Lasciati abitare. Non tutto sarà chiaro, ma non sarai sola. Il cuore del brano è quel momento in cui Maria dice “Avvenga per me secondo la tua parola.” È un atto libero, adulto, profondo. Non è rassegnazione, è assunzione di responsabilità. Maria accoglie una chiamata che non ha cercato, ma che sente vera. Non sa dove la porterà, ma sceglie di fidarsi. È in quel “sì” che la sua vita prende una direzione nuova e piena di senso. Per voi, che siete in un’età in cui tutto sembra possibile ma anche tutto da costruire, questo brano può essere una chiave potente: non aspettate che il senso della vita vi arrivi già pronto. Non rincorrete soltanto sogni già confezionati da altri. Fermatevi. Ascoltate. Accogliete anche l’inquietudine, il dubbio, il desiderio profondo di essere parte di qualcosa che vale. E quando vi sentirete interpellati – da un’idea, da un incontro, da una passione, da una ferita – non tiratevi indietro. Il senso della vita si costruisce dicendo dei “sì” veri, liberi, profondi. Anche se fanno paura. Anche se non si hanno tutte le risposte. Maria non sapeva tutto. Ma ha detto sì. E quel sì ha cambiato la storia.
Pubblicato 5 ott