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Pubblicato 6 mag

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Pubblicato 6 mag

GIOVEDÌ 07 MAGGIO 2026 Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 15, 9-11) In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena». Parola del Signore. In questo Vangelo Gesù va ancora più a fondo e tocca un desiderio che tutti, soprattutto da giovani, portiamo dentro: quello di essere felici davvero. Non una felicità momentanea, fatta di attimi che passano in fretta, ma una gioia piena, che resta anche quando le cose non sono perfette. Gesù dice una cosa sorprendente: “Rimanete nel mio amore”. Non parla prima di regole o doveri, ma di amore. Un amore che parte da Dio e arriva fino a noi, senza filtri. È come se dicesse: prima di tutto ricordati che sei amato, che vali, che non devi conquistarti questo amore. E poi aggiunge che questo amore si vive anche nelle scelte, nel modo di stare con gli altri, nel modo di affrontare la vita. I “comandamenti” non sono un limite alla libertà, ma una strada per non perdere sé stessi, per non accontentarsi di qualcosa di più piccolo. È un po’ come quando scegli di essere vero in un’amicizia o in una relazione: non è sempre la cosa più facile, ma è quella che ti fa stare bene davvero. Il punto centrale è la gioia. Gesù non vuole persone tristi o schiacciate, ma persone piene di vita. Una gioia che non dipende solo da quello che succede fuori, ma da quello che si costruisce dentro. Quando ti senti amato e inizi anche tu ad amare in modo autentico, lì nasce una felicità più profonda, che non ti viene tolta facilmente. Questo Vangelo allora è un invito molto concreto: non cercare la gioia dove dura poco, ma prova a radicarti in qualcosa di più grande, in un amore che non passa. È lì che la vita smette di essere solo una corsa e diventa qualcosa di pieno, vero, tuo.

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Pubblicato 5 mag

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Pubblicato 5 mag

MERCOLEDÌ 06 MAGGIO 2026 Santo Domenico Savio Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 15, 1-8) In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Io sono la vite vera e il Padre mio è l'agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato. Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano. Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli». Parola del Signore. Questo Vangelo parla in modo molto diretto alla vita di ciascuno, soprattutto alla vostra, che è un tempo pieno di scelte, di cambiamenti, di ricerca. Gesù usa un’immagine semplice ma fortissima: quella della vite e dei tralci. Ci dice che non siamo fatti per vivere da soli, scollegati, come se bastassimo a noi stessi. Un tralcio staccato dalla vite può anche sembrare vivo per un po’, ma dentro si sta già spegnendo. Quante volte si prova a “fare da soli”, a costruire tutto con le proprie forze, magari cercando di dimostrare qualcosa agli altri o a sé stessi. Ma dentro, se manca un legame vero, si rischia di sentirsi vuoti, stanchi, senza direzione. Gesù invece propone un’altra strada: rimanere in Lui. Non è una cosa teorica o lontana, è una relazione viva, quotidiana, fatta di ascolto, fiducia, anche di fatica. E poi c’è un’altra parola importante: portare frutto. Non significa fare cose straordinarie per forza, ma vivere in modo pieno, autentico, lasciare il segno nella vita degli altri con ciò che si è. Quando si è davvero “attaccati” a qualcosa di vero, come l’amore, l’amicizia sincera, la fede, allora i frutti arrivano, magari in silenzio, ma arrivano. Anche la potatura, che sembra qualcosa di duro, in realtà è un gesto di cura. Nella vita ci sono momenti in cui qualcosa viene tolto, cambia, o non va come vorremmo. Non sempre è una perdita senza senso: a volte è proprio lì che si cresce, che si diventa più veri, più forti, più capaci di amare. Questo Vangelo allora è un invito semplice ma profondo: non vivere scollegati, non accontentarsi di una vita superficiale, ma cercare un legame che dia davvero vita. Restare uniti a ciò che conta davvero è ciò che permette di non perdersi e di diventare, poco alla volta, la versione più vera di sé stessi.

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Pubblicato 4 mag

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Pubblicato 4 mag

MARTEDÌ 05 MAGGIO 2026 Dal Vangelo secundo Giovanni (Gv 14, 27-31) In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore. Avete udito che vi ho detto: "Vado e tornerò da voi". Se mi amaste, vi rallegrereste che io vado al Padre, perché il Padre è più grande di me. Ve l'ho detto ora, prima che avvenga, perché, quando avverrà, voi crediate. Non parlerò più a lungo con voi, perché viene il prìncipe del mondo; contro di me non può nulla, ma bisogna che il mondo sappia che io amo il Padre, e come il Padre mi ha comandato, così io agisco». Parola del Signore. Nel Vangelo di oggi Gesù parla ai suoi discepoli in un momento in cui l’aria è pesante. Sta per arrivare la passione, eppure le sue prime parole non sono di paura, ma di dono: “Vi lascio la pace, vi do la mia pace”. È importante capire bene questa differenza che Gesù stesso sottolinea: non una pace come la dà il mondo, cioè una tranquillità superficiale, fragile, che dipende da come vanno le cose o da quanto tutto è sotto controllo. La pace di Gesù è qualcosa che nasce dentro, e rimane anche quando fuori le cose non sono facili. Per noi queste parole non sono teoria. Viviamo in un tempo in cui spesso si è dentro tante tensioni: aspettative, scelte da fare, relazioni non sempre semplici, la fatica di sentirsi compresi, e a volte anche quella sensazione di essere un po’ “tirati da tutte le parti”. Gesù non promette che tutto questo sparirà, ma dice qualcosa di molto più profondo: “Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore”. Non sta dicendo di non provare emozioni difficili, ma di non lasciare che il turbamento diventi la casa stabile del cuore. C’è poi un passaggio che può sembrare strano: Gesù parla della sua partenza e dice che i discepoli dovrebbero rallegrarsi. Qui emerge qualcosa di molto forte: la logica di Dio non è quella del possesso, ma dell’amore che si fida. Gesù va al Padre non per abbandonare, ma per aprire una presenza nuova, più profonda, che non dipende più dalla vicinanza fisica. È come se dicesse: “Non mi perderete, ma imparerete a riconoscermi in un modo nuovo”. E poi c’è quella frase che cambia la prospettiva: “Il principe del mondo viene, ma contro di me non può nulla”. Gesù non nega che esista il male, non lo minimizza, ma afferma che non ha l’ultima parola. Questa è una buona notizia per chi, come voi, vuole vivere il Vangelo nel quotidiano: non si tratta di essere immuni dalle difficoltà, ma di non lasciarsi definire da esse. Alla fine, questo Vangelo ci lascia una domanda molto semplice e molto seria: dove sto cercando la mia pace?

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Pubblicato 3 mag

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Pubblicato 3 mag

Lunedì 4 maggio Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 14,21-26) In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui». Gli disse Giuda, non l’Iscariòta: «Signore, come è accaduto che devi manifestarti a noi, e non al mondo?». Gli rispose Gesù: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato. Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto». Parola del Signore Gesù oggi non sta facendo un discorso “religioso” in senso superficiale. Sta parlando di intimità. Dice: “Se uno mi ama… noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui.” Non è solo “seguire delle regole”. È diventare casa di Dio. Questo è sconvolgente, se ci pensi davvero: tu non sei fatto per vivere in superficie, tra cose che passano, approvazione degli altri, emozioni che cambiano. Sei fatto per contenere Dio, per avere dentro una presenza stabile, vera, che non ti abbandona. Ma c’è una condizione: “se uno mi ama”. E amare, per Gesù, non è sentimento. È scelta. È dire: “Mi fido di Te più che delle mie paure, più delle mode, più del bisogno di piacere agli altri.” E qui arriva il punto più profondo: quando inizi a vivere così, non perdi libertà… la trovi. Perché non sei più guidato da quello che cambia, ma da qualcuno che resta.

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Pubblicato 2 mag

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Domenica 3 maggio Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 14,1-12) In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. Se no, vi avrei mai detto: “Vado a prepararvi un posto”? Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi. E del luogo dove io vado, conoscete la via». Gli disse Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?». Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto». Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: “Mostraci il Padre”? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere. Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse. In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre». Parola del Signore Questo brano del Vangelo secondo Vangelo di Giovanni parla direttamente ai momenti in cui ti senti perso o senza una direzione chiara. Gesù Cristo non dà risposte facili né una lista di istruzioni, ma propone se stesso come strada, dicendo che fidarsi di lui significa iniziare a capire anche quando non hai tutto sotto controllo. Tommaso rappresenta le domande sincere che tutti ci portiamo dentro quando il futuro è incerto, mentre Filippo cerca qualcosa di concreto da vedere e toccare, e Gesù gli fa capire che Dio non è distante o nascosto, ma si rende visibile nei gesti, nelle scelte e nell’amore vissuto ogni giorno. Il punto centrale è che la fede non è solo credere a parole, ma è fidarsi davvero anche quando costa: è scegliere il bene quando sarebbe più facile il contrario, è costruire relazioni vere, è non mollare quando tutto sembra complicato. E la promessa è forte: chi crede non resta fermo, ma può fare cose grandi, magari non spettacolari agli occhi degli altri, ma capaci di cambiare la propria vita e quella di chi gli sta accanto, perché vivere con fiducia dà una direzione e un senso che nessuna paura riesce a togliere.

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Pubblicato 2 mag

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Pubblicato 2 mag

SABATO 02 MAGGIO 2026 Sant’Atanasio, Vescovo e Dottore della Chiesa Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 14, 7-14) In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto». Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: "Mostraci il Padre"? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere. Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse. In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch'egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre. E qualunque cosa chiederete nel mio nome, la farò, perché il Padre sia glorificato nel Figlio. Se mi chiederete qualche cosa nel mio nome, io la farò. Parola del Signore. Esercizio pratico per oggi: prendi un foglio e una penna, oppure apri le note del tuo cellulare, e scrivi tutte quelle volte in cui hai riconosciuto Gesù nella tua vita. Possono essere in persone, situazioni, cose che ti sono accadute, ecc. Fatto questo, elenca tutte le caratteristiche che ti hanno fatto riconoscere il Signore lì. A partire da questo, puoi sapere chi è e com'è il Padre. Perché se incontriamo Gesù, conosciamo il Padre. Gesù ci insegna chi è il Padre e, perciò, conosciamo Dio. Ora, il Vangelo non si limita a dirci che incontrando Gesù conosciamo il Padre, ma che se arriviamo fino a quel punto, anche noi potremo fare grandi opere. Che cos'è che ti muove nella tua vita a fare ciò che fai? Non bisogna dimenticare che Dio ha un cammino per ognuno di noi e questo ci porta a compiere grandi opere se accettiamo di percorrere quel cammino. Infine, il Vangelo si chiude ricordandoci l'importanza della preghiera fiduciosa: "Se mi chiederete qualcosa nel mio nome, io la farò". Può darsi che la tua preghiera oggi sia proprio quella di Filippo: "Signore, mostraci il Padre e ci basta". Forse hai bisogno oggi di riconoscere Gesù nella tua vita per conoscere il Padre. Oggi è un buon giorno per pregare e avere quell'incontro personale che ti cambi la vita.

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