TGINSIGHT CHAT
Giovani di Parola
@GiovaniParola
IstruzioneIl Canale ufficiale di Animatori Salesiani: ogni giorno il Vangelo del giorno seguente sul tuo telefono e altri contenuti utili per il tuo cammino spirituale! #GiovaniDiParola
Post recenti
Pag. 63 di 84 · 1,000 post
Pubblicato 28 apr
MARTEDI’ 29 APRILE SANTA CATERINA DA SIENA, PATRONA D'ITALIA E D'EUROPA - FESTA Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 11,25-30) In quel tempo Gesù disse: «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo. Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero». Parola del Signore. No, questa cosa dell’essere piccoli, del farci piccoli difficilmente riusciamo a farla nostra. Il fatto è che difficilmente riusciamo a fare nostra la logica del riconoscerci limitati e fragili, la logica dell’avere bisogno degli altri, di chiedere aiuto e di riconoscere che da soli non ce la facciamo a portare il peso di alcune cose della vita. Il peso delle aspettative, il peso del doverci guadagnare sempre e per forza qualcosa, incluso l’amore degli altri e di Dio. Così facendo però ci perdiamo la bellezza del vivere da figli e fratelli, la bellezza di qualcosa che è anche più grande di noi ma che se predisponiamo bene il cuore allora ci conquista e ci attrae. Liberiamoci da tutto ciò che disorienta il nostro cuore, da tutto ciò che lo rende pensate e goffo nel lasciarsi amare e nell’amare, è così che potremmo metterci nel solco tracciato dalla Pasqua del Signore, nel solco di chi ci vuole vivi
Pubblicato 27 apr
LUNEDÌ 28 APRILE Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 3,1-8) Vi era tra i farisei un uomo di nome Nicodèmo, uno dei capi dei Giudei. Costui andò da Gesù, di notte, e gli disse: «Rabbì, sappiamo che sei venuto da Dio come maestro; nessuno infatti può compiere questi segni che tu compi, se Dio non è con lui». Gli rispose Gesù: «In verità, in verità io ti dico, se uno non nasce dall'alto, non può vedere il regno di Dio». Gli disse Nicodèmo: «Come può nascere un uomo quando è vecchio? Può forse entrare una seconda volta nel grembo di sua madre e rinascere?». Rispose Gesù: «In verità, in verità io ti dico, se uno non nasce da acqua e Spirito, non può entrare nel regno di Dio. Quello che è nato dalla carne è carne, e quello che è nato dallo Spirito è spirito. Non meravigliarti se ti ho detto: dovete nascere dall'alto. Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai da dove viene né dove va: così è chiunque è nato dallo Spirito». Parola del Signore. Nicodemo non ci sta capendo proprio niente.. forse è perchè la notta confonde le cose, forse è perchè anche dentro di lui è notte, nella sua vita, nelle sue relazioni, nel suo modo di relazionarsi con Dio. Eppure nel cuore di questa notte non smette di cercare luce, di cercare verità, di cercare pienezza, di cercare il Signore. E se forse adesso non ci sta capendo nulla, continuerà a cercare e a cercare, a voler conoscere qualcosa di più di questo Gesù per conoscere qualcosa in più di se stesso, per poter scoprire veramente il volto di quel Dio che per tanto tempo ha pregato e servito e che forse ad un certo punto gli è sembrato troppo lontano. Quanto ci è vicino allora questo Nicodemo, nella nostra fame di senso, nelle nostre notti più buie, nei nostri dubbi e nelle nostre incertezze e magari anche nel desiderio di cercare e trovare Dio in tutte le cose, anche quelle più impensabili, anche nel corpo di un crocifisso (Nicodemo sarà il primo ad ungere quel corpo con circa cento libbre di mirra!) e quindi anche nelle tante vite che nella lora semplicità e quotidianità ci spiegano e ci testimoniano cosa vuole amare!
Pubblicato 26 apr
Pubblicato 26 apr
DOMENICA 27 APRILE Dal Vangelo secondo Giovanni Gv 20,19-31 La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati». Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo». Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c'era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!». Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome. Parola del Signore. Gesù si fa riconoscere dalle sue ferite. Sono il segno della sua grande Misericordia, dell’Amore sconfinato che prova per noi. Tutti noi siamo un po’ Tommaso. Forse siamo credenti, ma abbiamo davvero fede? E’ difficile fidarsi di qualcun altro al di fuori di noi stessi, è difficile credere che c’è un punto accessibile al bene in chiunque ci circonda. Nonostante questi nostri limiti, il Signore non smette di mostrarsi per convertirci. Si manifesta ancora con le sue ferite, ci chiama ancora con il suo Amore. Siamo pronti a rispondere? C’è una testimonianza che ho ascoltato da piccola e non potrò mai dimenticare. Un ragazzo di 19 anni scappava dall’Africa dopo essere stato venduto “come le arance al mercato”, dopo aver subito un’infinità di violenze. Il suo viaggio per arrivare in Italia e tutta la sua vita dopo era stata tutt’altro che facile, ma lui diceva: “Non è Dio che si dimentica di alcuni di noi, siamo noi che smettiamo di cercarlo”. Signore donaci la forza di cercarti ogni giorno, rendici credenti davvero convertiti dal tuo Amore.
Pubblicato 25 apr
Pubblicato 25 apr
SABATO 26 APRILE Dal Vangelo secondo Marco Mc 16,9-15 Risorto al mattino, il primo giorno dopo il sabato, Gesù apparve prima a Maria di Màgdala, dalla quale aveva scacciato sette demòni. Questa andò ad annunciarlo a quanti erano stati con lui ed erano in lutto e in pianto. Ma essi, udito che era vivo e che era stato visto da lei, non credettero. Dopo questo, apparve sotto altro aspetto a due di loro, mentre erano in cammino verso la campagna. Anch'essi ritornarono ad annunciarlo agli altri; ma non credettero neppure a loro. Alla fine apparve anche agli Undici, mentre erano a tavola, e li rimproverò per la loro incredulità e durezza di cuore, perché non avevano creduto a quelli che lo avevano visto risorto. E disse loro: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura». Parola del Signore. Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura! Gesù ci dice proclamate! Né imponete con la forza, né sussurate, né nascondete. Proclamate! Siamo testimoni dal momento in cui ci dichiariamo cristiani, perché siamo chiamati ad esserlo in tutto il nostro essere, nel nostro agire, nel nostro parlare. Non tutti noi siamo chiamati ad essere missionari nei paesi più lontani, ma ognuno di noi è stato plasmato per essere messaggero dell’Amore di Dio nella sua piccola parte di mondo, nella sua piccola comunità. Don Bosco ha davvero colto questo invito: ha proclamato il Vangelo a ogni creatura, partendo dagli ultimi. Signore aiutaci a testimoniare la Gioia che viene da te senza stancarci, affinché nessuna “creatura” che si trovi sul nostro cammino possa dire di non averti incontrato.
Pubblicato 24 apr
Pubblicato 24 apr
VENERDI’ 25 APRILE Dal Vangelo secondo Giovanni Gv 21,1-14 In quel tempo, Gesù si manifestò di nuovo ai discepoli sul mare di Tiberìade. E si manifestò così: si trovavano insieme Simon Pietro, Tommaso detto Dìdimo, Natanaèle di Cana di Galilea, i figli di Zebedèo e altri due discepoli. Disse loro Simon Pietro: «Io vado a pescare». Gli dissero: «Veniamo anche noi con te». Allora uscirono e salirono sulla barca; ma quella notte non presero nulla. Quando già era l'alba, Gesù stette sulla riva, ma i discepoli non si erano accorti che era Gesù. Gesù disse loro: «Figlioli, non avete nulla da mangiare?». Gli risposero: «No». Allora egli disse loro: «Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete». La gettarono e non riuscivano più a tirarla su per la grande quantità di pesci. Allora quel discepolo che Gesù amava disse a Pietro: «È il Signore!». Simon Pietro, appena udì che era il Signore, si strinse la veste attorno ai fianchi, perché era svestito, e si gettò in mare. Gli altri discepoli invece vennero con la barca, trascinando la rete piena di pesci: non erano infatti lontani da terra se non un centinaio di metri. Appena scesi a terra, videro un fuoco di brace con del pesce sopra, e del pane. Disse loro Gesù: «Portate un po' del pesce che avete preso ora». Allora Simon Pietro salì nella barca e trasse a terra la rete piena di centocinquantatrè grossi pesci. E benché fossero tanti, la rete non si spezzò. Gesù disse loro: «Venite a mangiare». E nessuno dei discepoli osava domandargli: «Chi sei?», perché sapevano bene che era il Signore. Gesù si avvicinò, prese il pane e lo diede loro, e così pure il pesce. Era la terza volta che Gesù si manifestava ai discepoli, dopo essere risorto dai morti. Parola del Signore. Il Vangelo di oggi ci racconta l’ennesimo fallimento della pesca di Pietro. Ma allora era proprio così incapace? Pietro in realtà era abbastanza anziano per l’epoca e aveva passato tutta la sua vita a pescare: era un esperto. Questo brano vuole quindi sottolineare quanto sia comune cadere per chiunque in qualsiasi momento. Ed è proprio nei momenti di crisi che agisce il Signore. Gesù con una tranquillità indescrivibile dice semplicemente di gettare la rete dalla parte destra. Perché avrebbero dovuto ascoltare proprio lui? E’ mai possibile che in una notte intera non avessero considerato la possibilità di gettare le reti a sinistra e poi a destra? I discepoli, nonostante ciò, mettono tutto nelle sue mani e trovano ciò che cercavano. Il Signore si manifesta nella sua capacità di trasfigurare i nostri fallimenti. Aiutaci a mettere nelle tue mani i nostri momenti di crisi e le nostre decisioni, affinché possiamo sempre rimanere dal tuo lato della barca, affinché possiamo sempre trovare ciò di cui abbiamo davvero bisogno.
Pubblicato 23 apr
Pubblicato 23 apr
GIOVEDI’ 24 APRILE Dal Vangelo secondo Luca Lc 24,35-48 In quel tempo, [i due discepoli che erano ritornati da Èmmaus] narravano [agli Undici e a quelli che erano con loro] ciò che era accaduto lungo la via e come avevano riconosciuto [Gesù] nello spezzare il pane. Mentre essi parlavano di queste cose, Gesù in persona stette in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». Sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma. Ma egli disse loro: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho». Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi. Ma poiché per la gioia non credevano ancora ed erano pieni di stupore, disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?». Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; egli lo prese e lo mangiò davanti a loro. Poi disse: «Sono queste le parole che io vi dissi quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella Legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi». Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture e disse loro: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni». Parola del Signore. Gesù si manifesta tra i discepoli. Che evento inaspettato e sconvolgente! I discepoli sono così increduli che immaginano si tratti di un fantasma. Gesù dimostra invece di essere vivo, in carne ed ossa, chiedendo del cibo e mangiando con loro. Ricordo di aver ascoltato spesso questo brano alle elementari e di aver pensato: “Ma com’è possibile che i discepoli non abbiano capito niente? Se vedessi Gesù è ovvio che lo riconoscerei!”. Da quel momento, invece, quante volte mi è capitato di non riconoscerlo. Quante volte mi è capitato di scorgere una sua presenza in una persona, in un’attività e di non curarmene, non capendo che si trattasse invece di lui in carne ed ossa. Gesù Risorto non è un fantasma, non è un’illusione, è una Verità. Nel brano di oggi ci definisce anche testimoni. Ognuno di noi è chiamato ad annunciare la Pasqua che si è verificata in ognuno di noi, a trasmettere la gioia che suscita in noi Cristo Risorto.
Pubblicato 22 apr
Pubblicato 22 apr
Mercoledì 23 aprile Dal Vangelo secondo Luca (Lc 24,13-35) Ed ecco, in quello stesso giorno, [il primo della settimana], due [dei discepoli] erano in cammino per un villaggio di nome Èmmaus, distante circa undici chilometri da Gerusalemme, e conversavano tra loro di tutto quello che era accaduto. Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo. Ed egli disse loro: «Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi lungo il cammino?». Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli rispose: «Solo tu sei forestiero a Gerusalemme! Non sai ciò che vi è accaduto in questi giorni?». Domandò loro: «Che cosa?». Gli risposero: «Ciò che riguarda Gesù, il Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i capi dei sacerdoti e le nostre autorità lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e lo hanno crocifisso. Noi speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele; con tutto ciò, sono passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; si sono recate al mattino alla tomba e, non avendo trovato il suo corpo, sono venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati alla tomba e hanno trovato come avevano detto le donne, ma lui non l’hanno visto». Disse loro: «Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti! Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui. Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: «Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto». Egli entrò per rimanere con loro. Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma egli sparì dalla loro vista. Ed essi dissero l’un l’altro: «Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?». Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone!». Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane. Parola del Signore Siamo in cammino, Signore. Pensiamo di avere una meta anche noi, come i discepoli che si dirigevano verso Emmaus. Ma in realtà, non ce l’abbiamo: il nostro obiettivo viene meno senza di te. Il nostro camminare è un movimento di inerzia senza la speranza che possiamo riporre in te. E ogni volta che qualcosa di brutto accade nelle nostre vite, qualcosa fuori da nostro controllo, andiamo avanti pensando “è tutto finito!”. Ed è proprio allora che tu arrivi! Ti prego, Gesù grida forte! Quando ti affianchi, chiamaci a gran voce perché questo mondo non è mai in silenzio ed è quasi impossibile sentirti nelle nostre solitudini blindate. Grida, e fatti riconoscere. Perché il nostro cuore sia colmo di luce e il nostro obiettivo chiaro e pieno di speranza.