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Pubblicato 14 lug

Ovviamente la speranza è che questi analisti siano soprattutto maniaci stagionati di videogiochi non esprimano realmente posizioni diffuse, perché seguendo la loro teoria i risultati possibili sono pochi. O l'impero perde e fa finta di nulla però questo presuppone che non dovrebbe impegnarsi direttamente, ma in questo modo cancellando il presupposto Nafo da cui siamo principiati, che non avrebbe più senso. Se al contrario interviene non può abbozzare, perché perderebbe direttamente e purtroppo se rilancia dall'altra parte c'è chi può rispondere assai male e quindi la storia prenderebbe d’aceto. ✍🏻Andrea

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Pubblicato 14 lug

Quindi si presume, sempre con la testa rivolta al tavolo da gioco, che a causa del loro significato e delle conseguenze possibili questi vascelli sarebbero intoccabili, se la cosa può essere vera per l'Iran che non ha la deterrenza adatta per scoraggiare la reazione americana, Cina, ma anche Russia e Corea del Nord hanno argomenti e mezzi sufficienti per minacciare una reazione diretta. 3)Le operazioni cinesi sarebbero ostacolate dal braccio di mare che la separa dall' isola di Formosa. -La distanza tra Taiwan e Fujian cinese va da un minimo di 130 km, ma le posizioni più valide e non gli isolotti stanno a minimo 180 km, sino ad un massimo di 350 all'estremo sud. Partendo dal presupposto che i mezzi di rifornimento o sbarco (caso mai impazzissero e decidessero una operazione alla D Day) sarebbero sotto tiro per duecento km, ma colpite da cosa? Il dominio aereo sullo stretto sarebbe assicurato dall' aviazione e dai sistemi antiaerei cinesi basati a terra. Al contempo le difese costiere nazionaliste soppresse direttamente dal Fujian con i missili terra terra a medio raggio, potendo contare su una prevalenza di mezzi straripante. Dall'altra parte le basi americane sul luogo e l’eventuale naviglio, sarebbero minacciate. Con l’aggravante che si trovano nella situazione di essere isolate rispetto alla core area che le deve alimentare da almeno 10.000 km di mare (a spanne, perché dalle Hawaii o dall’ Alaska le distanze sono diverse quindi volendo fare un calcolo generoso, realizzando depositi relativamente al sicuro nei due stati più recenti dell' unione, la distanza dovrebbe essere comunque sui 5.000 km). Quindi se 180 km diventano un insormontabile ostacolo, 5.000 dovrebbero quantomeno esserlo altrettanto. Salvo non essere fermi ai tempi della battaglia delle Midway, per cui la controparte non dovrebbe avere mezzi di rilevazione efficaci (satelliti, droni, aerei, sottomarini radar spie varie ed eventuali ecc.)per scovare i movimenti degli Usa e soprattutto sistemi per offendere: missili antinave di varia natura piazzati a terra, su navi, vettori aerei di varie dimensioni, sottomarini ecc. Ecco se c'è un problema è proprio la componente sottomarina, i battelli cinesi sono al momento ancora troppo poco furtivi e le gravi inadempienze da parte russa nel fornire i loro diesel-elettrici, ha lasciato il campo non del tutto al top.

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Pubblicato 14 lug

Partendo comunque dal presupposto, per me fondamentale, che Formosa non valga le ossa di un Granatiere di Pomerania e che le varie infrastrutture e basi militari siano soprattutto una deterrenza all'avvio di una operazione o meglio ancora un incentivo all'impegno degli ascari, detti più carinamente paesi proxy, come è stata appunto l’Ucraina rispetto alla Nato, che facciano da fusibile per l’impero senza che questi riceva direttamente la pressione dei cinesi. La solita guerra per interposta persona che vedrebbe Pechino coinvolta in una lotta con i picciotti, che invero, Filippine a parte, al momento sono alquanto neghittosi. Voglio comunque entrare nel ragionamento naffico per tentare di analizzarlo. 1)Sarà difficile sbarcare, per una questione di coste scoscese e rocciose verso ovest, per i sistemi antinave taiwanesi e la resistenza degli isolani. -Verissimo uno sbarco è una brutta gatta da pelare, ma la vera questione è perché devono sbarcare? Ci hanno fatto la testa quadra con questi droni: e il Nagorno, e la guerra russo-ucraina, mentre ora basta? L'enfant prodige dei campi di battaglia non vale in Asia? La Cina che produce milioni di droni di ogni dimensione e forma, all'avanguardia assoluta nel settore, che per una sagra ti disegna in cielo uno scaravaso con 10/20/30mila droni coordinati, mentre in guerra non li dovrebbe usare? Portano dei mezzi portadroni a distanza utile, come abbiamo visto i velivoli inanimati stanno in container industriali che si possono caricare su qualunque carretta e da lì li liberano siano essi a fibra ottica o comandati a distanza e praticamente ogni singolo soldato taiwanese avrà il suo drone dedicato! Postazioni, caserme, antiaerea, mezzi, gruppi, anche minimi, di soldati non avranno scampo. Il confronto è con un paese con un potenziale industriale inimmaginabile, non si parla di Ucraina e Russia con qualche migliaio al giorno (piccoli e grandi), ma valanghe. Quindi non sarà uno sbarco, dopo un trattamento simile ci possono mandare anche i vigili altro che sbarco. Non si comprende perché questi esperti colgano la novità, la rilevino, ma immancabilmente poi si riducano ad una predizione arcaica. Innovazione più massimo produttore del settore, ma quale dovrebbe mai essere il responso? 2) L'intervento americano con le loro flotte, il supporto antinave a distanza per impedire il blocco e il sostegno all'isola renderanno la lotta dura. -Senza alcun dubbio, ma il ragionamento presenta più falle. Innanzitutto evitare il blocco presumerebbe un’azione di forza volta ad impedire l’assedio che difficilmente potrebbe essere demandata solo ai galoppini per l’enorme necessità di mezzi e sistemi da impiegare. L’interdizione alla flotta cinese sarebbe il corrispettivo di una no fly zone, ma sul mare quindi un’azione di guerra sfacciata. Nell'assurda ipotesi dell'intervento diretto, assurda perché per fare questo passo a Washington dovrebbero supporre di non subirne le conseguenze, che sarebbe un una pura mano di poker e all’ultimo pokerista geopolitico che ricordo, nella mano di Danzica hanno voluto vedere le carte e non è filato tutto liscio. Contrariamente a quello che si crede gli Usa sembrano folli, ma hanno un istinto di sopravvivenza ed una capacità di calcolo che non deve mai essere sottovalutata. Quelli sono l’araba fenice il modo di rifarsi lo troveranno sempre, sognare che si estinguano per magia è solo un sogno. Addentrandoci nel non sense Nafo quindi gli americani dovrebbero tirare sulla navi di Pechino da basi circonvicine presso i satelliti asiatici e comunque sotto tiro dei vettori cinesi. Non paghi porterebbero le squadre navali americane in area operativa; e qui abbiamo un nuovo corto circuito logico, navi strategiche, che in questa situazione sarebbero in pericolo, ma al contempo essendo strategiche se affondate potrebbero portare ad una risposta nucleare.

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Pubblicato 14 lug

RISIKO CINESE Premetto che mi interessa il punto di vista economico, antropologico e sociale della questione, mentre tutto il resto è solo una scusa per parlarne, la gente che si ammazza non mi entusiasma del tutto. Lo strano gioco a risiko riguardo alla Cina che si legge nei tweet di certi commentatori su X, mi lascia quantomeno basito. Al netto che trovo strano rischiare una guerra tra superpotenze, che potrebbe avere facilmente risvolti irreparabili e nucleari, per un'isola che sarà pure la prima cintura di contenimento americana della Cina, ma se ne contano altre due dietro, quindi entrando nello stesso ingranaggio della guerra ucraina, sarebbe importante, ma non vitale per gli americani, mentre più rilevante per Pechino, anche se probabilmente non con lo stesso rilievo dell'Ucraina per la Russia.

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Pubblicato 11 lug

Il silenzio dell'italia ufficiale: istituzioni, Mass media, intellettualanza sfusa davanti agli attacchi e alle minacce scomposte e mafiose di Amerikani e Sionisti a Francesca Albanese sono il segno della testa china e dell’atteggiamento untuoso degli schiavi domestici davanti al padrone. Ricorda proprio la mukama a cui ogni tanto il signorotto o il capataz dava una ripassata. Ancora peggio il vergognoso silenzio di governo e presidenza del Kakistan (chiamiamo sto posto e le sue istituzioni col nome e le minuscole che merita) è il segno della viltà e codardia di questi personaggi, leoni con i connazionali, pecore fuori. “Ah serva Italia, di dolore ostello, nave senza nocchiere in gran tempesta, non donna di provincia, ma bordello”. Morto da molto Dante, ma ancora attuale. ✍🏻Andrea 😤

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Pubblicato 10 lug

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Pubblicato 10 lug

I sionisti morti in una recente imboscata a Gaza.

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Pubblicato 9 lug

La controversa vendita del colosso energetico transalpino nel 2015, propiziato da una campagna di lawfere messa in piedi da tribunali USA per togliere al paese un bene strategico per la produzione di energia e sistemi di telecomunicazione, continua ad agitare le acque della République.

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Pubblicato 8 lug

FALSE MEMORIE CHE NON PASSANO “Il colonialismo italiano era diverso più umano” ecco chiunque si sia occupato dell'ambito coloniale (nel mio caso la Colonia Somala) sa perfettamente che si tratta di una sciocchezza sesquipedale, ma l'ho sentita non più tardi di ieri l'altro su un canale amico. Non voglio ora addentrarmi in un'analisi del fenomeno coloniale italiano che comunque produrrebbe un bilancio implacabile e a tinte fosche sotto ogni punto di vista (lavoro coatto, colonizzazione, bananieri fascisti, guerre coloniali, il madamato e poi la Pai in camera e l’apartheid, ecc), mi riservo di farlo quando mi verrà voglia più avanti. Ora è interessante capire la nascita e la persistenza del falso mito. La subitanea perdita dell'impero coloniale dopo la seconda guerra mondiale ha segnato una cesura netta tra la società civile di questo paese e tutto ciò che è colonia. Manca una memoria, manca una coscienza e gli stessi studi hanno sofferto di un interesse molto minore. Siamo monchi quindi di una memoria oggettiva e di un’analisi terza sul fenomeno. Per anni ha spadroneggiato la classe minuta dei reduci, degli ex coloni e dei funzionari. Non si può qui non citare la chiusura per un decennio degli archivi della Colonia Somala e del periodo AFIS (amministrazione fiduciaria Italiana della Somalia 1950/60) aperti ai soli ex funzionari coloniali, che hanno potuto produrre materiale e libri di infimo valore documentale e storico e che a tutt'oggi infestano le più grandi biblioteche dei capoluoghi di provincia, inorgogliendo bibliotecari alquanto impreparati. Con un ritardo decennale e solo dopo aver recuperato i materiali più spinosi nelle case dei funzionari stessi e ricostruito il corpus archivistico si è potuto cominciare finalmente uno studio critico della storia coloniale nazionale. Il monopolio della memoria in mano ai reduci: dalle narrazioni fantastiche di Indro Montanelli ai memoriali egoriferiti (e di pancia) dei coloni. Il mito della gioventù, del genio italico e delle virtù militari del paese 🫣😝 ha ingigantito a dismisura la visione positiva della dominazione coloniale in Africa, producendo un paravento di pura fantasia che ha calamitato la visione delle persone comuni e producendo una memoria riflessa falsata, interiorizando l'entusiasmo dei coloni. Un numero di coloni risibile rispetto a quello di altri imperi coloniali, creando quindi una di corporazione compatta degli ex. Se in Francia gli archivi d’oltremare sono stati raccolti subito ad Aix en Provence e presi in carico dall'università della città che ha così immediatamente dato il via a studi critici e la memoria nostalgica dei moltissimi coloni ha trovato un contraltare sia negli studi critici che nel pubblico generale attraverso i movimenti a favore della decolonizzazione. Nulla di ciò è successo in Italia. Da noi ci sono stati i nostalgici col mal d’Africa in Stetson e uniforme bianca, con in bocca: “che fastidio sti moretti” e dall' altro lato il nulla, al resto della popolazione non interessava il mondo coloniale e le sue memorie, se non come trastullo salgariano. Eccezioni della prima epoca il notissimo Angelo del Boca, che ha lottato con i denti contro i mitizzatori e Fabio Grassi, che ha introdotto lo studio coloniale nella dinamica di concorrenza tra colonie d’oltremare e colonia interna (il mezzogiorno) e solo dopo un decennio dall'apertura degli archivi è arrivata una generazione di studiosi. L’assenza di studi critici per lungo tempo, uno scarso interesse del pubblico per gli stessi e di una memoria generale a cui se ne è giustapposta una particolare interessata permette che ci sia ancora chi sproloquia con questi miti deliranti. Purtroppo il fenomeno non si chiuderà con l’esaurimento fisiologico dei coevi, ma si perpetuerà nella memoria nazionale avendo lasciato il suo germe maligno che per di più piace alla nuova destra imperiale. ✍🏻Andrea Alexandro

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Pubblicato 8 lug

Orbo di cotanta Nutella al sacrifizio mi presto!

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Pubblicato 8 lug

Un altro Paese verso la rovina 👉La Bulgaria adotterà l'euro dal 2026: via libera definitivo dell'UE https://www.imolaoggi.it/2025/07/08/bulgaria-adottera-euro-dal-2026/

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Pubblicato 8 lug

🇵🇸🍉 Parte l'iniziativa: #StradePerGaza https://youtube.com/shorts/0-Rieh1wXvk?si=CvJlxV_Srp67GGwS

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