TGTGInsightintelligence telegramLIVE / telegram public index
Torna ai canali
Capibara Media avatar

TGINSIGHT CHAT

Capibara Media

@gabgerm

Politica

Capibara Media è un progetto editoriale che racconta politica, società e cultura. Video, podcast e approfondimenti per chi cerca informazione critica e una comunità. DONA: https://gofund.me/cd9de700a Contatto: [email protected]

Iscritti1,790Iscritti attuali
Post tracciati1,001Post indicizzati
Reach recente9,961Visualizzazioni post recenti
Post recenti

Post recenti

Pag. 70 di 84 · 1,001 post

Pubblicato 7 lug

Ora LIVE https://www.youtube.com/live/52BgfMFt5YU?si=PXrzYSRoB7DhPhe7

897 views

Pubblicato 7 lug

La foto del giorno. Le pariglie di Lula, comune della Sardegna. Immagine di una potenza unica --------- 🔴 Il mondo chiude gli occhi sul genocidio in Palestina? Entra in t.me/lantidiplomatico per tenerli aperti con noi

619 views

Pubblicato 6 lug

https://open.substack.com/pub/2042/p/power-play?r=4jcal

788 views

Pubblicato 4 lug

https://www.instagram.com/reel/DLsRkYjtskg/?igsh=MXN4cWlvZ3lqYno3Ng==

1,030 views

Pubblicato 4 lug

La contrapposizione dicotomica tra bianchi e pellerossa nel cinema dura sino agli anni ‘60, ma tra gli intellettuali ben prima si sottolinea il giusnaturalismo dei fondatori della repubblica e gli scritti di qualche minoranza sparuta che si ponevano a difesa degli autoctoni, accompagnati da riconoscimenti graziosi, ma vuoti: per esempio la città di Wako fondata su un villaggio indiano sterminato ed epurato che prende il nome dell’antica tribù come vacuo omaggio. Un processo protratto nel tempo in cui alla fine risulta un pastone inintelligibile fondamentalmente disneyano senza responsabilità, un vogliamoci bene perché siamo tutti americani, in cui le cose sono avvenute, ma non è necessario rivangarle, magari si trova qualche capro espiatorio su cui far gravare la responsabilità morale (si veda la rilettura horrorifica di Custer), ma salvando la società che alla fine ne risorge redenta, come se tutta si fosse messa dietro ai quattro gatti che si erano opposti al genocidio, invece di esserne, com’era, sostenitrice e beneficiaria finale dello stesso. Le implicazioni di tale meccanismo di giustificazione e redenzione sono davanti a tutti noi: una potenza bestiale, priva di freni inibitori, bramosa di casus belli e giustificazioni a cui faranno seguire un’autoredenzione, due filmetti ed un vogliamoci bene con le mani ancora a puzzare di sangue. ✍🏻Andrea Alexandro Nałeto

1,020 views

Pubblicato 4 lug

IL CASO AMERICANO: DALLA GIUSTIFICAZIONE ALL'AUTOREDENZIONE 🇺🇸🩸 La storia americana ha una sua peculiare traiettoria, per certi versi di derivazione anglosassone e protestante, ma con una rilettura più ampia, profonda e diffusa dovuta alla democratizzazione del paese rispetto alla metropoli. Gli schemi mentali e comportamentali applicati nel genocidio degli amerindi possono essere sovrapposti anche ad altri fenomeni storici del paese come la schiavitù, o in precedenza la lotta anticattolica. Se durante le sei prime presidenze da Washington a Quincy Adams (che amo definire i presidenti gentiluomini, figli dell’illuminismo europeo) gli Usa sono stati il luogo del si fa, ma non si dice, con un’alta politica a considerare il giusnaturalismo o discutere di accogliere i Cherokee del piedmont georgiano nell'Unione e dall'altro lato la classe media dei piccoli proprietari fondiari e l'esercito che con gli indiani era in guerra per il possesso della terra. Con Andrew Jackson la situazione cambia e vi è l'inizio dell’effettiva democratizzazione della Rivoluzione con il potere, che prima saldamente in mano alla Gentry e alla sua espressione politica, i Whig, percola ora verso i ceti medi con un processo che arriva a compimento verso metà ‘800. La cesura tra dire e fare si chiude ed il potere rivendica direttamente la lotta contro gli indiani allineandosi così col volere dei coloni, promuovendo chiaramente il furto della loro terra e la loro espulsione. Fase aperta in grande stile con “l’Indian Removal Act” del 1830 che espelle le cinque tribù occidentalizzate dagli stati meridionali per metterli nei territori dell’attuale Oklahoma. Da questo momento sino alla fine delle guerre indiane vi è la piena partecipazione politica e morale della nazione allo sterminio rivendicato a partire dai concetti che ora sono nuovamente tornati nelle nostre orecchie di terra inutilizzata e disabitata sottratta al bene della nazione; di un popolo irriducibilmente ostile, selvaggio e non conciliabile col nuovo stato. Il tutto ampiamente sostenuto dalla stampa e dalla cultura, anche se mano a mano che ci si allontana dall'ovest la virulenza si attenua nel corso del tempo. Dopo aver battuto le tribù, sterminato con ogni mezzo: batteriologico, alimentare (sottraendo terreni e risorse) ed aver isolato i gruppi nativi in riserve ridotte e miserabili su terreni poco fertili. Averne segnato un quasi totale genocidio culturale (pensiamo ai figli sottratti, alla cristianizzazione ecc.) con la rottura della società indiana che perde la sua autonomia strutturale passando così ad un agglomerato di individui atomizzati che ora possono essere assorbiti nella società americana (che è una specie di betoniera da calcestruzzo in cui puoi buttare qualunque inerte assieme al Portland: vetro, mattoni, sassi, ma deve essere tutto a pezzetti per non presentare punti di debolezza nella struttura). Questa è la completa vittoria del progetto genocidiario quindi In questo momento si avvia la seconda fase del processo, ove avviene il tipico fenomeno americano dell’inversione, un processo lento e progressivo che partendo da una situazione di genocidio rivendicato e giustificato porta prima ad un calo dell’aggressività, poi ad un’integrazione dei superstiti (i soldati indigeni arruolati rinomati gli scout ed i marconisti della Seconda Guerra Mondiale), alle virtù degli indiani prima risolutamente negate, ma ora venire rivendicate ed inserite nella mistica del paese. Nella cultura, sempre un vettore centrale del sistema Usa: con la sua stampa, editoria e sistema culturale, l'accento passa dall'esaltazione dei militari massacratori e dei coloni carnefici e a loro volta vittime della reazione indiana ad una narrazione opaca meno spigolosa in cui mescolare tutto, il processo è lunghissimo e progressivo più le zone sono lontane dal problema indiano prima arriva la normalizzazione.

722 views

Pubblicato 4 lug

BUON 4 LUGLIO 🥴, per l'avvenimento (infausto!?)metto un approfondimento di storia americana, che avevo affogato in un PDF dell'anno scorso.

729 views

Pubblicato 4 lug

PAKISTAN VI LA GUERRA ENTITÀ SIONISTA-IRAN E L’AZIONE PAKISTANA Ha fatto parecchio rumore durante la guerra dei dodici giorni, l’attivismo, almeno verbale, dei pakistani che per voce di un alto grado militare in pensione ha fatto intendere un'estensione dell'ombrello atomico di Islamabad al vicino. Su questo aspetto ci sono svariati elementi da tenere in considerazione, alcuni che remano a favore altri contro questa dichiarazione. Un generale in pensione pakistano, che resta nel paese dopo il ritiro, ha un'alta probabilità di non essere il nonnetto che ricorda le vetuste glorie. Dall'altro lato il controllo sull’arsenale pakistano fa perno su corpi istituzionali fortemente influenzati dagli americani servizi segreti ecc., che comunque a loro volta non godono di un controllo pieno dello strumento, quindi il Pakistan ha un certo spazio di autonomia in materia nucleare, anche perché se non fosse così il paese avrebbe perso l’arma nel corso di uno dei vari cambi di favore washingtoniano. Esiste poi un rapporto stretto tra Iran e Pakistan? Diciamo un rapporto cordiale. Anche quando, dopo gli attentati del dicembre 2023 che portarono alla morte 11 poliziotti iraniani, Teheran il 16 gennaio 2024, compì un robusto attacco aereo mirando presunti campi dei militanti del gruppo Jaish al-Adl nel Belucistan pakistano, il Pakistan rispose il 18 gennaio 2024 con attacchi di droni e razzi sul territorio iraniano prendendo di mira i gruppi beluci anti pakistani. Malgrado le roboanti e bellicose dichiarazioni diplomatiche i due paesi si sono, nei fatti, scambiati il favore di castigare i rispettivi fastidi rintanati presso il vicino. Ancora durante la guerra indo-pakistana del ‘25 l’Iran si prodigò nel tentativo di conciliare le due parti con visite nelle due capitali del ministro degli esteri Aragchi. Comunque dietro l’attivismo pakistano riposano alcuni assiomi che possiamo dare per molto probabili: il Pakistan come paravento della Cina fornendo mezzi militari senza implicare Pechino, risultano passaggi di carichi camuffati attraverso le frontiere tenute d’occhio dai beluchi al soldo di americani e sionisti. Poi ovviamente la manifestazione tangibile del grande mito fondativo del paese di essere l'alfiere del mondo islamico, che rispetto alla tripla faccia araba e alla faccia da culo dei turchi molto probabilmente stavolta si è pure meritato nei fatti. ✍🏻Andrea Alexandro Nałeto

913 views

Pubblicato 2 lug

Sull’altro lato si può dire che l'India abbia raggiunto i suoi obiettivi, se questi erano colpire i campi di addestramento dei movimenti islamisti (e i loro supporter istituzionali e militari pakistani), internazionalizzare la questione del terrorismo transfrontaliero ed infine sciogliete il nodo del Trattato dell’Indo che all'India, per esigenze economiche e di sviluppo, sta stretto. Quindi ottenuti questi obiettivi è normale che farsi scippare l’annuncio della vittoria da un banfone di passaggio possa aver dato fastidio a Modi ed al BJP con la loro smania propagandistica. A conti fatti ambedue le parti hanno potuto rivendicare il raggiungimento della “vittoria” facendo riferimento ai propri obiettivi reali e denunciando il mancato successo degli obiettivi massimali della controparte, che però erano chimerici. Quindi il ruolo degli americani pare più da mosca cocchiera che effettivo. (Continua 😅) ✍🏻 Andrea

847 views

Pubblicato 2 lug

PAKISTAN V IL TRUMP DELLA PACE? Quanto al supposto ruolo di pacificatore di Trump nella recente guerra con l'India, che i pakistani paiono confermare, mentre dall'altra parte gli indiani negano, anche con un certo fastidio, resta piuttosto incerto. Con il riconoscimento di tale ruolo Islamabad cerca di rinserrare il rapporto con gli americani, insidiato dalle avance americane per l’India e dall' altro lato cercare una buona chiusura per la guerra probabilmente esagerata nei risultati annunciati, aerei a parte, che non avrebbe giustificato la ricerca di un armistizio rapido. Rimangono dei dubbi sugli effettivi obiettivi delle due parti, che sebbene espressi in modo massimalista da ambedue, dovevano ridursi a livelli ben più abbordabili. Il Pakistan non subire eccessivi danni dalla sfuriata indiana conservando la deterrenza e segnando dei punti.

792 views

Pubblicato 2 lug

https://www.instagram.com/reel/DLm6P1Qslw8/?igsh=aHBwMXR0ZmttMHFm

789 views

Pubblicato 2 lug

E adesso calo l'asso 😆

815 views
12•••5•••10•••15•••20•••25•••30•••35•••40•••45•••50•••55•••60•••65•••6869707172•••75•••80•••8384