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Pubblicato 12 giu
La nascita della civiltà cinese Tornano le interviste ad Stefano Sacchini per parlare della nascita della civiltà cinese: nuove scoperte, l'epoca della giada, lo spostamento dell'asse dal Nord al Sud. Parliamo dell'avvio di un'antica civiltà arrivata fino ad oggi. Buona visione! https://youtu.be/c8FFETk3hXY?si=Gme3ArE4zKHX3is-
Pubblicato 11 giu
https://www.instagram.com/reel/DKwnz8Zso_X/?igsh=MTRlNDczNGZzNnNvZA==
Pubblicato 11 giu
Resta il fatto che a causa del nuovo metodo di combattimento in cui armi anticarro e droni hanno preso il posto della mitragliatrice della Grande Guerra, il costo sarebbe ben poco sostenibile, mettendo la partecipazione del paese in sofferenza. Oltre che a causa degli effetti del logoramento, il fenomeno della bussificazione è il riflesso delle cataste di morti ucraini a Kursk. Una guerra di attrito deve imporre pesi insostenibili ai militari nemici e stanchezza economica al nemico, per superare il limite di sopportazione dell’altro paese, ma non deve spostare in su il livello generale di questo limite con atti inconsulti stile spacco tutto, sparo su tutto; dietro al fronte si deve vivere normalmente, altrimenti li si mobilità. Se entro in una città e massacro e violento tutti…sicuramente mi sfogo, ma nella città dopo ogni abitante sarà un resistente ed un kamikaze. Ecco spiegata la relativa cortesia con il retroterra. Chiave del successo in una guerra di attrito è risparmiare gli uomini e le risorse accumulate, non sconvolgere la propria economia e società, diluire lo sforzo non cadendo nella tentazione di un all in. Al contrario si deve sottoporre la controparte a sforzi insostenibili, disagi economici e sociali paralizzanti, che però non devono arrivare a instillare il timore per la propria esistenza in un teorema che consiste nell'uccidere la resistenza militare senza creare resistenza civile. ✍🏻Andrea
Pubblicato 11 giu
POLITICA E GUERRA Al politico spetta la scelta del giusto punto di equilibrio tra le esigenze dello Stato: civili, sociali, di consenso, economiche e le necessità della guerra. Dall'inizio dello scontro in Ucraina capita di imbattersi in commenti piuttosto precipitosi sulla necessità di schierare milioni di soldati, di fare grandi offensive, di sparare anche lo scaldabagno, di spaccare tutto e tutti, e alla fine sentenziare che Putin è inconcludente. Ovviamente sul divano è legittimo pensarlo, io stesso dopo la controffensiva su Izium ho detto: ma porca… almeno un paio di mine e qualche migliaio di soldati per fermarli sull’Oskol! Ma quelle erano le possibilità dell' esercito russo al momento: niente mine in giro altrimenti i civili le pestavano e niente truppe perché i numeri non erano sufficienti, perciò si è scelta la tattica del ritiro su linee più corte, anche se resto convinto che in quel caso non si sia riusciti a fermarli su posizioni effettivamente più difendibili. Compito del politico, soprattutto in considerazione della guerra di logoramento, è preparare il paese a resistere allo stato di pressione. Se il mancato intervento di forza nel 2014 ha fatto perdere l’occasione di un successo probabilmente più facile, ha comunque consentito di sviluppare la resilienza del paese e di sviluppare le risorse interne accanto alle vie di rifornimento esterne per rispondere alle pressioni occidentali. Senza gli 8 anni tra 2014 e 2022 non sarebbe stato semplice resistere alle sanzioni. Senza l’oro accantonato e i materiali strategici importati, che nel 21 mi spinsero a dire, moh hanno la pagnotta in forno, non sarebbe stato agevole andare avanti. I numeri della truppa veramente bassi impiegati tra febbraio e marzo ‘22 erano innanzitutto parametrati per un’operazione dimostrativa in stile Gallipoli 1915 e per limitate prese di posizione nel sud. Rispondevano poi all'esigenza di impiegare solo professionisti senza creare disturbo alla società russa. Partire con una grande leva a freddo, senza aver precedentemente abituato la popolazione, averla resa cosciente del pericolo esterno e soprattutto mitridata con i pesi a cui sarebbe andata incontro avrebbero reso fragile il paese e minato la fiducia nella dirigenza. Oltre a questo, uno sforzo eccessivo richiesto alla nazione avrebbe sottoposto l’economia russa a pressioni micidiali avvitando la sfiducia interna. Quando dall'alto si vedono gli omini verdi che stramazzano, purtroppo non gli si può mettere la chiavetta nell’ombelico e dare due giri di carica per farli ripartire, ma restano lì e sono figli di mamma, mariti di signora e papà di marmocchi. Entro certi limiti la cosa è sostenibile e può essere assorbita dalla società, anche in relazione alla preparazione morale e sociale della popolazione ed alla sua stabilità e fiducia nel potere. Quando nel 1917 Nivelle ha tirato troppo la corda l’esercito francese è entrato in fibrillazione e si è chiamato Pétain, quindi è fondamentale ponderare le sofferenze che il proprio popolo può assorbire, senza entrare in crisi. All'inizio della guerra con una popolazione non accesa gli si poteva chiedere poco, mano a mano che la mobilitazione morale è cresciuta si è potuto aumentare il peso, ma non è mai consigliabile passare il livello di guardia. Interiorizzazione del senso di pericolo esterno, orgoglio, sviluppo della forza, morale alto o timore per la sopravvivenza del proprio focolare alzano il livello di resistenza alla sofferenza richiesta. Un all in sul fronte con grandi offensive e una guerra di movimento è una scommessa che andrebbe totalmente contro le regole della guerra di logoramento a meno che non si voglia uscire da quel tipo di lotta. Se l’Ucraina avesse una forza al momento non ipotizzabile potrebbe tentare di togliersi dall'incudine, oppure una Russia che per una ragione qualsiasi si vedesse obbligata a chiudere in fretta la guerra, a causa di pericoli maggiori.
Pubblicato 10 giu
Condivido con voi il mio ultimo articolo per Notizie Geopolitiche , dedicato alla recente situazione politica in Mongolia 🇲🇳 ✍️ Vincenzo Tartaglia Buona lettura 😊 Per leggerlo cliccate il link qui sotto 👇 https://www.notiziegeopolitiche.net/mongolia-crisi-politica-si-dimette-il-premier-luvsannamrain-oyun-erdene/
Pubblicato 8 giu
Cari tutti, 🚀 Torna fest8lina dal 9 al 13 luglio nella mitica Putignano (Pisa). 🗣 Vi siete segnati?? Siete caldi?? Vi aspettiamo!! 🔥 Forza su! Da bravi, aprire link, compilare e venire a Pisa che Marrucci vi aspetta esaltato ed esaltante al suo solito! 🔼😎 https://docs.google.com/forms/d/e/1FAIpQLSeE8gpxpze0r7o9qQkm3SmfAWGq1tkGIgWzEy03f15_mpXQlg/viewform
Pubblicato 7 giu
COLONI E LSD 🇮🇱 Me li descrisse il mio professore Gadi Luzzatto Voghera, che li buttò fuori dal Sinai nel 1983 quando era nell’ IDF. Erano americani, ex figli dei fiori, frutto del ‘68 e della contestazione. Bruciati da LSD ed eroina, che nel periodo del riflusso si erano riscoperti o evangelici settari oppure se ebrei in questi satanassi. Dei ritornati alla vecchia fede senza che ne avessero mai fatto parte, se non marginalmente, quindi privi della mediazione ed elaborazione che è il frutto di una educazione religiosa formale. Dei convertiti, ma non con una fede vivida e vissuta nel proprio interiore come nella mirabile giornata terrena di Santa Teresa d’Avila del Gesù alla ricerca della perfezione nella sintesi col Creatore, che finalmente raggiunse nell’apoteosi dell’Estasi. La fede dei coloni e degli evangelici è invece atto da parata, pura forma e non sostanza. Non una fede, ma una rappresentazione di essa. Si credono più pii in forza della loro stessa sceneggiata, come cani che si fan forti del loro latrare. Il cattolicesimo che comunque è fede di riti manifestati, viene sovente accusato di esteriorismo (termine che prendo in prestito dalla poesia, indica i componimenti più attenti alla descrizione ambientale che all’interiorità), ma è superato in corsa da questi farisei moderni. Drogati di messianesimo ed illusione religiosa. Privi di freni inibitori e pregni di suprematismo scatenato. Vivono in un mondo privato in cui a loro tutto e dovuto, mentre gli altri non sono nulla. ✍🏻 Andrea Alexandro Nałeto
Pubblicato 7 giu
Una storia del capitalismo e della nascita di un sistema-mondo ad economia unificata non può prescindere da una valutazione del razzismo e del sessismo. In questo, il capitalismo ha raggiunto sviluppi completamente nuovi rispetto le società tradizionali. Tutte (o quasi) le società tradizionali erano caratterizzate dalla paura dello straniero; così come molte di queste erano caratterizzate dal predominio maschile nella sfera socio-politica. Il capitalismo introduce qualcosa di nuovo. Il razzismo e il sessismo diventano strutturali e servono a stratificare il lavoro. Non si trattava di xenofobia (come nel caso dei greci o dei romani), ma di una sempre maggiore convivenza tra popoli, dividendone però i compiti in base alle esigenze della struttura economica. Ad inizio '900 in Centro America, gli investitori erano soliti dividere la manodopera per tipologia: i cinesi erano grandi lavoratori ma inadatti al clima, i neri statunitensi idonei al clima ma resi inadatti dalla frequentazione con i bianchi, i neri delle colonie caraibiche inglesi erano preferiti perché ritenuti "più docili". Stessa cosa accadde con la rivoluzione industriale. Le donne delle classi medio-alte furono espulse dal mondo produttivo (in una società che identificava il valore di una persona nella produzione di ricchezza). Le donne delle classi basse furono invece inviate in fabbrica, come manodopera a basso costo. Marx usa intere pagine de Il Capitale per descrivere le pessime condizioni di vita e lavoro di donne e infanti nella manifattura. Il razzismo e il sessismo prima e poi l'inclusività forzata nel produttivismo, sono due facce della stessa medaglia. Abbiamo replicato lo schema di un sistema-mondo a gradini, creando un mercato del lavoro di fascia superiore, uno intermedio e uno basso. In questo, il parziale superamento dei vecchi pregiudizi non altera la struttura generale dell'economia-mondo. La popolazione mondiale è stata inserita forzosamente in questo sistema socioeconomico e -tolte le aree più ricche del pianeta (dove la sociologia si è concentrata sulla creazione degli indefinibili "ceti medi", trasformati in paradigma storico)- l'esclusione formale per questo o quel motivo, corrisponde in realtà ad una sempre maggiore integrazione nella scala dello sfruttamento globale.
Pubblicato 6 giu
Pubblicato 5 giu
🔴🇮🇱🏴Dopo la stessa ammissione fatta oggi da Avigdor Liebermann, anche l'ex Primo Ministro israeliano e attuale leader dell'opposizione, Yair Lapid, ammette che Netanyahu ha finanziato segretamente l'ISIS
Pubblicato 5 giu
Terrorista in cravatta
Pubblicato 5 giu
https://youtube.com/shorts/KcextI8q2J8?si=32kJJDpE3pAl_Fay