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Politica

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Pubblicato 2 lug

Se sei triste e ti senti inadeguato, apri il profilo dell'avvocato dell' atomo e subito ti sentirai un premio Nobel 😍 (Continua 😈)

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Pubblicato 2 lug

Oggi al telegiornale di OttolinaTv che trovate alle 13.30 in LIVE parlerò, tra le altre cose, del recente attacco del ramo locale di Al-Qaida, Jama'at Nusrat al-Islam wal-Muslimin (JNIM), contro l'esercito e le autorità del Mali. Il Mali è un paese che assieme ai vicini Niger e Burkina Faso ha avviato un lento processo di decolonizzazione all'inizio di questo decennio. Decolonizzazione reale, non formale: i tre paesi si sono allontanati dalle organizzazioni regionali gestite da attori vicini all'Occidente, sono usciti dall'Organizzazione internazionale della francofonia e hanno avviato una serie di riforme per valorizzare la sovranità politica, delle risorse e la parità tra le varie etnie e lingue dei rispettivi Stati. Nel 2023, i tre stati hanno costituto la Confederazione o Alleanza del Sahel, per opporsi all'intervento dell'ECOWAS (la comunità regionale egemonizzata dalla Nigeria) in Niger. Vi parlo di questo, perché da allora la zona ha visto intensificarsi gli attacchi di Al-Qaida e dell'ISIS. In particolare, il Mali e il Burkina Faso subiscono una sorta di guerra civile strisciante. La presenza di questi gruppi precede però i governi in carica, così come li precede il franco CFA e l'uranio, di così grande interesse per i colonialisti francesi e statunitensi. Interessante anche notare come i vari gruppi ribelli risultino collegati attraverso fili di denaro e armi anche ai servizi segreti ucraini. Non è certo la prima volta che ci troviamo a notare come l'ISIS sia o sia stato particolarmente feroce nel colpire e combattere la Siria di Assad o l'Iran degli ayatollah, o i sovranisti Mali e Burkina Faso, mentre sembra sempre così lassista quando si tratta di intervenire in Israele. Scelta peculiare per un gruppo sunnita integralista. L'integralismo sunnita è anche particolarmente attivo quando deve destabilizzare le aree petrolifere del Mozambico o la Somalia: porta di accesso allo stretto di Suez, parte importante del commercio mondiale. Altrettanto curioso che si sottovalutino i collegamenti tra Al-Qaida e ISIS con finanziatori abbastanza riconoscibili nel Golfo, tra petromonarchi non di larghe vedute e amici degli USA, pronti a stipulare gli Accordi di Abramo con Israele, non fosse per questi noiosi palestinesi (sic!). Non credo sia necessario dire altro, i cinesi dicono: "Quando il sole splende, non servono lanterne".

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Pubblicato 1 lug

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Pubblicato 1 lug

Il rapporto Usa-Pakistan resta forte, malgrado il caso Bin Laden e le ingerenze americane, ma l’antiamericanismo è diffusissimo tra i pakistani, che mal tollerano anche le relazioni indo-statunitensi. (Continua 😸) ✍🏻 Andrea

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Pubblicato 1 lug

PAKISTAN IV RAPPORTO TRA PAKISTAN E USA Occorre chiarire che gli americani hanno sempre mantenuto una certa ambiguità, con cambi di politica in base ai propri scopi geopolitici, con periodi di forte vicinanza e altri freddi. La relazione tra americani e Pakistan rimonta almeno al 1954 in funzione anticomunista per impedire la penetrazione cino-sovietica in Asia meridionale. Il Pakistan aderì a due alleanze anticomuniste ispirate da Washington, la SEATO Southeast Asia Treaty Organisation, fondata nello stesso 1954 e composta da Australia, Filippine, Francia (fino all'espulsione dall'Indocina nel ‘65) Nuova Zelanda, Regno Unito, Usa, Thailandia e sino al ‘72 il Pakistan. Il paese partecipò poi alla CENTO Central Treaty Organisation che riuniva Pakistan, Iran, Iraq (sino alla caduta della monarchia nel 1958), Turchia e Regno Unito. Accordo piuttosto fallimentare tanto da incentivare l’allontanamento dei paesi non allineati arabi dal mondo occidentale. I rapporti con gli Usa cominciarono presto a raffreddarsi da fine anni ‘60 a causa delle guerre con l'India e negli anni ‘70 per la corsa al nucleare, tanto da provocare un forte taglio dei fondi. La politica ondivaga degli americani era dovuta anche all'apertura che l'india di Nehru fece agli Usa per ottenere aiuto nella guerra contro la Cina. In effetti se Indira firmò il patto ventennale con l' URSS nel 71 che ha favorito il buon esito della guerra nel Bengala il padre aveva tenuto una certa equidistanza animando il movimento dei non allineati e obtorto collo chiesto aiuto a Washington per lottare con Pechino. Nel 1979 a causa della guerra in Afghanistan si assiste ad un forte riavvicinamento tra Washington e Islamabad. Il Pakistan diventa la base operativa delle operazioni terroristiche e guerrigliere finanziate da Usa ed Arabia Saudita e si concretizza la simbiosi tra Cia e il servizio segreto pakistano ISI. Peshawar nell'area della frontiera occidentale diventa la base dei servizi segreti americani. Con la ritirata sovietica del 1989 la relazione torna tiepida e gli Usa tagliano i fondi e propongono di condizionare il loro incremento con la rinuncia all'arma nucleare. Nel 2001 con la nuova guerra in Afghanistan gli americani tornano per l'ennesima volta sui loro passi e ricominciano ad interessarsi al paese e ad incrementare i fondi. Nel ‘04 l’amministrazione Bush jr definisce Islamabad come il miglior alleato non Nato degli Usa. Con Obama, accanto all'appoggio, aumentano le pressioni per un controllo dei gruppi terroristici che sono diventati controproducenti per la politica americana. Chiedono in particolare di reprimere i talebani pakistani che supportano i confratelli oltreconfine e altri gruppi terroristici tra cui, in quel momento, Al Qaida che con altre sigle il Pakistan usava contro l'India e che gli americani preferivano tenere a bada per non avere problemi con le altre potenze regionali che potevano ostacolare il loro controllo sull’Afghanistan, in realtà quasi tutti i vicini “ga pocia el biscoto” sottobanco mentre ufficialmente s'impegnavano a non aiutare i talebani per rendere dispendiosa la sgradita presenza americana. L’ingerenza Usa nel paese resta rilevante e attraverso il FMI propongono riforme economiche per eradicare le cause del terrorismo, ma sappiamo che le riforme neoliberali hanno sempre ben altro scopo rispetto all'annuncio ufficiale. Contemporaneamente il paese si è aperto agli investimenti dei cinesi, che intendono fare del paese un terminale della via della seta per aggirare lo stretto di Malacca. Il rapporto con Pechino diventa particolarmente intenso con Imran Khan, culminato con il noto acquisto dei caccia J10. Una esuberanza quella di Khan non particolarmente gradita a Washington, in particolare il tentativo di ritagliarsi una posizione internazionale meno schierata. Il malessere di Washington si traduce infine nel colpo di stato, l’incarcerazione di Khan e l’azzoppamento politico del suo movimento.

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Pubblicato 1 lug

Ogni società ha organizzato il lavoro e questo è associato a una divisione della società per classi o per gruppi etnico-religiosi (caste, schiavitù degli stranieri, ecc). I sistemi di lavoro erano dei modelli -nel mondo premoderno- quasi chiusi al cui interno si produceva gran parte dei propri beni materiali. Questi sono di tre tipi: 1- Minisistemi: gruppi con nulla o scarsa agricoltura, governati su clan e produzione domestica, estensione esigua; 2- Imperi-mondo: un governo unico amministra vasti territori, la ricchezza viene gestita attraverso tassazione o tributi, burocrazia e esercito svolgono un ruolo determinante; 3- Economie-mondo: modello dinamico, con grande conflittualità economica orizzontale (tra aziende dello stesso settore) e verticale (tra classi), ricchezza e tecnica si muovono velocemente, l'economia unisce un gruppo di entità politiche separate e in competizione. Gran parte della storia umana è stata occupata da mini-sistemi, solo con la svolta neolitica (quindi l'agricoltura), una parte dell'umanità iniziò a uscire da questo gruppo. Lentamente gli imperi e le economie-mondo conquistarono il globo, fino ad arrivare al '500, quando il mondo iniziò quel processo che ci porta all'oggi: la costruzione di unica economia-mondo planetaria. Wallerstein in "Capitalismo storico e Civiltà capitalista" pone una delle grandi domande della storia umana: perché l'economia-mondo dell'Europa dell'500 non solo non morì, ma si estese agli altri continenti? Calcola, quasi matematicamente, che le precedenti economie-mondo e mini-sistemi avevano una durata di circa sei generazioni. Finivano poi minacciati e assimilati da un qualche impero-mondo sorto da dentro (un soggetto politico prevaleva) o dall'esterno. Esempi: 1) Conquista interna: Gli Aztechi prevalgono sugli altri gruppi mesoamericani. 2) Conquista esterna: La Spagna conquista gli Aztechi. Fu il fallimento di Carlo V nell'unificare il continente europeo a far prevalere l'economia-mondo? Forse sarebbe più corretto dire che fu il capitalismo: i principi tedeschi e le città olandesi diedero difesero la loro libertà di coscienza, si animarono per difendere il diritto di non pagare le tasse, confiscare i beni alla chiesa o commerciare con chi preferivano. Nell'arco di qualche generazione si passava dall'epoca dei cavalieri a quella dei pirati (che in finale erano dei piccoli imprenditori pronti a navigare nel mercato mondiale). Le battaglie metafisiche che avevano occupato la testa di mezzo Medioevo continuarono ad animare buona parte dei ceti popolari, dei contadini, le zone periferiche, ma il destino era segnato.

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Pubblicato 30 giu

La morte del fondatore Jinnah quasi contemporanea all'indipendenza e la debolezza della classe dirigente aprì la strada ad un fenomeno tipico del paese: la supplenza militare, con l'esercito a ricoprire un ruolo anche politico esorbitante. Il Pakistan trovò il proprio mito fondativo nel ruolo di paese guida del mondo islamico, che però nei fatti nessuno gli attribuisce, nella stessa umma i pakistani sono guardati con sufficienza, come i parenti pezzenti. La militarizzazione della società e l'idea di ricoprire un ruolo guida nel mondo musulmano, arrogandosi il ruolo di protettori degli islamici sotto il controllo di altri paesi ha incancrenito il rapporto con gli indiani, che invece, almeno sino all'avvento dei governi del BJP e l'imporsi dell' hindutva di Modi, a differenza del Pakistan, aveva riconosciuto il proprio status di nazione plurietnica e plurireligiosa. Le tensioni tra i due paesi erano e sono una cifra costante della geopolitica regionale. Una situazione esacerbata dalle politiche indiane della repressione in kashmir (dal 1989) con un aumento di scala a causa delle politiche discriminatorie del BJP verso i musulmani e dall'altro lato l’affidarsi sempre più alla guerra asimmetrica dopo la batosta del ‘71, che ha finito per dare adito alla reazione di Delhi in Kashmir creando un circolo vizioso di botta e risposta. Accanto a questo il poco gradito avvicinamento cino-pakistano che ha aumentato il senso di accerchiamento dell'India, eredità della sconfitta nel Ladakh. (Continua) ✍🏻Andrea

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Pubblicato 30 giu

PAKISTAN3 IL PAKISTAN OCCIDENTALE Malgrado la forza ed importanza del movimento di liberazione bengalese la politica del Pakistan unitario fu ben presto monopolizzata dalle regioni occidentali che guidarono politica ed esercito. Anche se la questione linguistica, con l' imposizione dell' urdu come lingua nazionale, aprì tensioni e non solo col Bengala, ma persino nello stesso Pakistan occidentale con i punjabi e sindhi piuttosto titubanti, comunque in occidente la situazione restò sotto controllo. Uniche eccezioni le tensioni nel Belucistan e area di frontiera pashtun (in epoca coloniale indicati come pathan). La mancanza di una continuità statuale come era stata per l'India l’eredità del Raj britannico, la precarietà economica dovuta alla divisione e marginalità del paese dal contesto generale subcontinentale e le conseguenze della partizione e scambio di popolazione con gli strascichi di massacri e la guerra in Kashmir resero meno saldo il Pakistan.

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Pubblicato 29 giu

Ancora più complicata la storia dell'enclave di Gwadar con la sua regione circostante, che sono rimaste sotto il controllo del Sultanato di Muscate e Oman, come dominio d'oltremare, dal 1783 al 1958, quando il Pakistan acquistò la zona. L’integrazione alla provincia del Belucistan però avvenne solo nel 1970, come distretto di Gwadar. Anche l’India si affidò ad una svolta di tipo militare nell'Hyderabad, che si trovava nella posizione opposta al Jammu e Kashmir in quanto a maggioranza indù, ma governato da un Nizam sunnita che aspirava all'indipendenza o in subordine all'incorporazione nel Pakistan, ma data la posizione incomoda al centro del Deccan l’India lo occupò celermente. Nel Jammu e Kashmir il principe era indù a fronte di una maggioranza musulmana e optò per l’India. Come nel caso del Belucistan o dell' Hyderabad era intenzione del principe mantenere l’indipendenza, ma l’intervento di “volontari”e milizie tribali dal Pakistan spinse il Maharaja ad aderire all'India, o meglio l’India pretese l’adesione in cambio dell'aiuto militare. La campagna militare portò alla complicata situazione odierna di una provincia divisa in due, ma irrinunciabile per ambedue i contendenti per la posizione strategica, le risorse idriche e questioni di principio. (Sulla questione kasmira e soprattutto della sua fase di avvitamento successiva al 1989 si tratterà più avanti). L’India seppur segnata dalla povertà e dalle conseguenze della partizione aveva conservato una certa coerenza statuale, economica e sociale, diventando l’erede del Raj britannico. Fu poi guidata da una classe dirigente di buon livello, eredità della cultura britannica. Forse le istituzioni sono l’unico elemento rimarchevole dell'imperialismo britannico, sempre guardato con eccessiva indulgenza, ma foriero di terrificanti divisioni etno religiose interne alle ex colonie, e attraverso il sistema dell' indirect rules alla formazioni di popoli disarticolati (quando una nazione ha più poteri a cui rispondere -coloniali,locali ecc- subisce un’alterazione dello sviluppo della coscienza nazionale, divenendo un soggetto politico più scadente). Dall'altra parte il Pakistan a causa della divisione delle regioni più interessanti si trova in una situazione economicamente più precaria. La presenza di forti maggioranze islamiche in aree agli antipodi del subcontinente porta alla formazione di due Pakistan quello occidentale più grande e percorso dall' Indo e quello orientale, il Bengala orientale oggi Bangladesh alla foce del Gange e Brahmaputra. Le due entità oltre che geograficamente sono distanti economicamente con il Bengala nettamente più ricco grazie alle colture specializzate, in particolare di Iuta e usato come fonte di reddito per il resto della nazione, ma politicamente marginalizzato con il potere concentrato nella parte occidentale, con anche una sensibilità politica piuttosto diversa. Discriminazioni linguistiche, politiche ed economiche hanno segnato il rapporto tra i due Pakistan separati da 1600 km. Una situazione che sfocerà in uno stato di sudditanza e repressione, che porterà alla nascita di un movimento bengalino prima autonomista, ma che a causa della brutale repressione occidentale virerà presto in una lotta di liberazione nazionale segnata da spaventosi massacri. All'apice dei quali si arriverà all' indipendenza del Bangladesh nel 1971 grazie all'intervento indiano che vede la brutale sconfitta dei pakistani occidentali con la cattura dell'intero corpo di occupazione del Bengala non caduto in battaglia, poco meno di 100k soldati. Quando in seguito ai recenti accadimenti bellici, ho suggerito una maggiore attenzione ed un uso di grano salis nello sposare le versioni dei contendenti è perché ambedue le nazioni hanno uno storico di balle belliche da fare impallidire l’Ucraina, per esempio la guerra del ‘71 sui libri scolastici pakistani passa per una vittoria o da parte indiana le frange nazionaliste presentano la sconfitta nella guerra Sino-indiana per il Ladakh come solo colpa di Nehru. (Continua) ✍🏻Andrea

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Pubblicato 29 giu

PAKISTAN 2 LA PARTIZIONE Contrariamente a quanto si immagina la partizione su base religiosa in ragione dei censimenti coloniali riguardava solo i territori direttamente amministrati da Londra, mentre per gli Stati principeschi sarebbe prevalso il volere dei governanti, non escluderei che accanto al rispetto delle vecchie usanze della stagione coloniale, Londra abbia voluto aggravare, con questa politica, il disordine interno dei nuovi stati nascenti. Il Belucistan ed i Territori della Frontiera Occidentale furono occupati a mano armata dall’esercito Pakistano forzando la volontà dei principi, come nel caso del Belucistan il cui reggente impossibilitato a resistere infine accettó l’annessione o andando direttamente contro al signore del luogo, come nel caso della Frontiera O., dove però la popolazione era più ben disposta verso gli occupanti.

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Pubblicato 29 giu

🇪🇸 La Spagna manda affanculo la NATO? https://www.instagram.com/reel/DLfL8gwMwxC/?igsh=MnplYng2ZHRtY25x

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Pubblicato 28 giu

Portava a dividere il fronte autonomista anche la politica più accomodante verso Jinnah, con una certa tendenza al favoritismo, entro certi limiti, che per fare un paragone sembra un po' il diverso trattamento tra partigiani comunisti e democristiani in caso di cattura durante la resistenza. Le stagioni coloniali inglesi vanno dal tentativo duro e puro di conservare lo status coloniale, ad un’epoca in cui le divisione in seno all' India l’avrebbero resa facile preda di disordini e politiche neocoloniali, l’affermazione secondo cui il Pakistan è una creatura inglese, non corrisponde totalmente al vero, i britannici hanno fatto di tutto per creare i presupposti del Pakistan, ma non erano interessati alla sua nascita, quanto piuttosto ad un'India federale con una grande minoranza islamica abbastanza forte e potente da paralizzare il paese, e sia detto già la sola India a maggioranza indù fece fallire buona parte delle modernizzazioni di Nehru e della figlia Indira Gandhi (era il cognome del marito Feroze Gandhi che a sua volta aveva cambiato il suo originale cognome- Ghandy- in onore del Mahatma). Un'India unita, come sperato dal Mahatma Mohandas Karamchand Gandhi con la sua proposta di affidare il ruolo apicale del paese a Jinnah, avrebbe paralizzato il paese rendendolo preda dei veti incrociati, in una lotta tra tentazioni centripete di imporre la dittatura della maggioranza, contrapposte all'obiettivo della minoranza di cristallizzare la situazione per far pesare il proprio ruolo. Una situazione che nel migliore dei casi avrebbe creato paralisi politica, economica e geopolitica offrendo il paese al neocolonialismo; nel peggiore aperto una fase di convulsioni e guerre civili conclamate o latenti. Avendo subodorato il pericolo i membri del Partito del Congresso, seppur a malincuore, accettarono la partizione del subcontinente anche sulla scorta di quanto era successo al governo ad interim presieduto da Pandit Nehru, che guidó la fase finale dell'India coloniale indebolito da episodi di violenza comune, disordini politici e anche dall'opposizione della Lega Musulmana. ✍🏻 Andrea Alexandro Nałeto Ps. Continua nei prossimi giorni.

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