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Politica

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Pubblicato 2 nov

L'omicidio Kirk cambia gli USA? https://youtube.com/live/GJFZI1H-8sw Se ti è piaciuto questo contenuto Iscriviti al Canale Telegram Seguici anche su: Instagram Youtube Tik Tok LinkTree Spotify

699 views

Pubblicato 2 nov

Un tukul costruito presso i pascoli con materiale reperito sul posto, unico tocco moderno delle coperture impermeabili. In primo piano la zeribà realizzata con gli arbusti spinosi tipici del bush africano, in genere rami di piante della famiglia delle acacie.

622 views

Pubblicato 2 nov

🇸🇴 SOMALIA UNITÀ ECONOMICA DI BASE Sui pascoli l'unità di sfruttamento pastorale è il casale o reer. Reer è sia il termine per gente, sia il nome gergale di lignaggio, ma anche il nome del diritto tradizionale somalo. Il reer, che nei suoi componenti materiali prende il nome di Gured, è composto di capanne e recinti in fascine di piante spinose (definiti rispettivamente tukul e zeribà nei documenti d'epoca coloniale). Ogni vedova e maritata ha una capanna e un suo gregge di armenti. Il reer non ha leader formali, ma nel caso di casali permanenti la guida spetta all'agnato più anziano e autorevole. I Casali possono poi comporre l'insediamento nomade che è formato da più Reer. I casali dell'insediamento possono essere distanziati da 100 a 1000 metri l'uno dall'altro in relazione alla floridezza del pascolo. Sono abitati da gruppi di agnati, ma non raccolgono tutti i membri di un lignaggio o di un gruppo pagatore di Diya , eccetto che in periodo di lotta. Si tratta di accampamenti temporanei sui pascoli il cui unico scopo è sfruttare le scarse risorse dell'area, anche se ha una relativa funzione sociale. ✍🏻Andrea Se ti è piaciuto questo contenuto Iscriviti al Canale Telegram Seguici anche su: Instagram Youtube Tik Tok LinkTree Spotify

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Pubblicato 1 nov

🇸🇩 GENESI RSF (in breve) In origine parte tutto dalla regione del Darfur dove convivono i pastori transumanti e gli agricoltori sedentari, è normale che i rapporti siano pessimi tra questi due gruppi economico-sociali. A fine anni ‘90 con la domanda araba di pecore, capre e camelidi in ascesa i pastori prendono forza e potere diventando sempre più molesti, nelle contese per i pozzi d’acqua e le aree da dedicare al pascolo, questa è una costante del Corno d’Africa e dell' Africa orientale contemporanea. I sedentari reagiscono e parte una rivolta, per reprimerla ed evitare una nuova guerra di secessione come già stava succedendo da anni col Sud animista Bashir (dittatore militare degli anni ‘90 primo ventennio 2000) usa le milizie pastorali: gli janjaweed che ne combinano di ogni colore e forma devastando la regione. Occorre precisare che a differenza che nel Sud i sedentari e pastori del Darfur sono tutti sunniti e pure a livello etnico la differenza non è così marcata come con i Bantu (Nuer e Dinka soprattutto) del Sud Sudan, ma concediamo che i sedentari sono un po' più scuri dei pastori, che invece hanno una traccia araba più marcata. La guerra si conclude con l'accordo di coesistenza del 2006, seguita da un rigurgito negli scontri ed infine chiusa con l'accordo di Juba nel '20, che vede un forte rafforzamento sul terreno dei pastori che controllano quasi per intero la regione del Darfur occidentale e le sue miniere aurifere, mentre i sedentari sono o isolati in zone specifiche (quelle verdi della carta precedente, in città e nei campi profughi in Ciad e sud Sudan. A inizio 2000 le milizie paramilitari janjaweed vengono formalizzate in Forze di Intervento Rapido, corpo militare autonomo collaterale all'esercito senza esserne sottoposto, il tentativo di ridurne l'autonomia ed il peso politico provocano l'attuale scontro. Anche se ambedue le fazioni in lotta sono golpiste resta il fatto che è difficile tollerare una forza paramilitare tanto violenta, economicamente indipendente ed autonoma in seno allo stato. ✍🏻Andrea Se ti è piaciuto questo contenuto Iscriviti al Canale Telegram Seguici anche su: Instagram Youtube Tik Tok LinkTree Spotify

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Pubblicato 1 nov

Alle 11:00 QUI: https://youtube.com/live/bInr29mC-7U

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Pubblicato 31 ott

Domani dalle 11:00 alle 14:00 per parlare di Gaza e rimettere il focus sulla questione palestinese, non c'è finta pace che regga. Con: Diruz - Antonello Sacchetti (esperto di Iran) Hagi (esperto di India) Paolo de Montis (CUB - Global Sumud Flotilla palestina) Nicola Tanno (collaboratore Jacobine Italia) Roberto Iannuzzi (analista, esperto di Asia occidentale) Franco Bartolomei (segretario Risorgimento Socialista) Mattia Scolari (Cub) Clara Habte (Retenobavaglio Lazio) Intervento esterno di Gianluca Ferrara Ospiti vari ed eventuali Francesco Cori Simone Rossi Clara Statello e molti altri. https://youtu.be/G5h8qiZzY-4

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Pubblicato 31 ott

⚡️🔥La strategia globale dietro l’interferenza USA in Venezuela con Gianmarco Pisa https://www.youtube.com/watch?v=G5h8qiZzY-4 🔴🔴 Se ti è piaciuto questo contenuto Iscriviti al Canale Telegram Seguici anche su: Instagram Youtube Tik Tok LinkTree Spotify

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Pubblicato 31 ott

🇸🇩Alleati delle parti: Le RSF sono sostenute da Emirati in primis e Haftar che controlla la Cirenaica sostenuto a sua volta da Abu Dhabi, ma pure da Egitto e Russia che invece nel contesto sudanese non sono sullo stesso lato. Sono sostenute anche da Ciad, Centrafrica, Uganda, Etiopia (per indebolire il duo Egitto-Sudan) l’esercito Sud sudanese che risponde al presidente Kiir (etnia Dinka), lo stato yemenita riconosciuto dalla cosiddetta comunità internazionale (Aden), Somaliland, Puntland, Israele e indirettamente Cina. L'esercito nazionale di Burhan è sostenuto ufficialmente dall'Egitto, la Russia ha firmato un patto di concessione per un porto militare sul Mar Rosso quindi mettiamocela, l'Iran ha passato droni e materiale vario perché si dice che via Sudan riesca a far arrivare materiale ad Hezbollah quindi paga il passaggio ed un Sudan non controllato dagli Emirati sarebbe una buona cosa per evitare la morsa emiratino-israelo-saudita (collaborazione ufficiale non ufficiale ai posteri il giudizio) sugli Houthi, appoggia soprattutto movimenti islamisti di destra estrema. Si aggiungono i tigrini etiopi, l’Etitrea, le milizie di opposizione del Sud Sudan (i Nuer) e del Ciad; le milizie arabe e fulani del Centrafrica, la Somalia ufficialmente riconosciuta, gli Houthi, Qatar, Arabia Saudita e da poco la Turchia. In precedenza gli Usa sostenevano il governo di transizione del Darfur risultato dall'accomodamento del 2006 del conflitto omonimo. La Wagner addestrava le RSF e gli ucraini la colpivano. Per chi è minimamente aduso alle questioni della geopolitica dell'Africa orientale alcune vicinanze sono ovvie come l’Etiopia e gli altri paesi confinanti che desiderano indebolire il Sudan, o i movimenti di resistenza interna dei vicini a schierarsi dall'altra parte rispetto al governo ufficiale, mentre altre vicinanze sono sorprendenti: eritrei e tigrini; sauditi, Houthi e iraniani nello stesso cesto. L’incredibile complessità vigente nel continente con fratturazioni intrastatali, molteplici appoggi internazionali e contese tra stati creano schieramenti complessi, incoerenti che difficilmente possono essere ridotti ad una logica lineare. Chi ha commesso atrocità? il più pulito ha la rogna, ma le rapide sono il male assoluto, fanno massacri e pulizia etnica da fine anni 90 Hemeti e Burhan erano d'accordo nel 2021 per giubilare il governo civile e hanno represso le proteste susseguenti, però poi sono incorsi dissidi per la spartizione del potere. In particolare Burhan voleva mettere le RSF sotto il controllo dell'esercito, che sarebbe pure una cosa normale e lì è scoppiato il finimondo. Tipico delle RFS sono le esecuzioni di massa e scenografiche, le violenze e torture pubbliche ed impressionanti ed infine le violenze sessuali brutali il tutto per favorire la pulizia etnica e lo smembramento socio politico degli oppositori eliminandone le élite e piegando la volontà di resistere dei superstiti, come già ampiamente testato sulle popolazioni contadine Darfur a inizio millennio. Come in ogni guerra africana la violenza sui civili è tradizionale. Evitiamo però di cadere nella sindrome del sior dalle braghe bianche e lo Stetson stile Wilbur Smith e derubricare tutto a “this is Africa” passando la tragedia per normale. Per la diversità etnica, il supposto appoggio alla controparte e la necessità di fare bottino gli eserciti e le milizie esercitano violenza anche fuori dal contesto militare diretto, che comunque porta a sua volta molti caduti tra i civili. ✍🏻Andrea Se ti è piaciuto questo contenuto Iscriviti al Canale Telegram Seguici anche su: Instagram Youtube Tik Tok LinkTree Spotify

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Pubblicato 31 ott

In verde le milizie dei popoli sedentari del Darfur che si sono sempre opposte ai Janjaweed e ora sono alleate con Burhan. Presenza di Isis: so che dietro al colpo di stato del ‘21 ci sono forze radicali islamiste inserite nell'esercito, perché in Sudan un po' certe cose sono state integrate sotto al Bashir, ma la fase di guerra civile attuale vede la contesa tra i protagonisti del putsch '21 quindi si tratta una di guerra intestina tra le forze islamiste radicali che permeano i corpi militari dello stato. Questi enti sono tutti rigidamente sunniti, il cui problema era il governo post Bashir che era troppo liberale. Se ora potenze estere (Sauditi?!) magari vogliono pure loro un boccone di Sudan un po' di Isis la possono animare (ma premetto che comunque le bande partono per esigenze locali), ma credo che al momento lo spirito islamista sia già riassunto dalle parti. ✍🏻Andrea Se ti è piaciuto questo contenuto Iscriviti al Canale Telegram Seguici anche su: Instagram Youtube Tik Tok LinkTree Spotify

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Pubblicato 31 ott

Abbiamo già parlato di Çatalhöyük, il sito anatolico abitato tra il 7100 e il 5700 a.C. su vari livelli stratigrafici. Questa è rimasta nota al grande pubblico come "la città senza strade" per il suo caratteristico tessuto urbano. Gli edifici erano costruiti l'uno addosso dell'altro, le persone si spostavano sui tetti-terrazzo e ragionevolmente gran parte della vita comunitaria si svolgeva su questo "secondo piano". Non è chiaro il motivo strutturale di questo reticolo urbano particolare: difendersi da nemici? Difendersi da animali selvatici? Particolare adattamento alla sismicità della zona? Le case avevano due stanze, nella più piccola era solitamente conservato il foraggio e un bidone dell'acqua da utilizzare in caso di incendi. Si è molto dibattuto sulla presenza di edifici comunitari in questo sito archeologico. Le abitazioni svolgevano compiti multipli: alloggio, deposito, persino riparo per gli animali domestici nei cortili interni e funzione simbolica rispetto la vita e la morte. Çatalhöyük presenta un altissimo numero di sepolture intramurarie; usanza particolare per il periodo Neolitico in Asia occidentale. I morti venivano sepolti dentro l'abitazione quasi a fondere l'aspetto simbolico della vita della famiglia con quello del singolo che l'aveva composta. Gli studiosi hanno a lungo dibattuto sulla presenza di abitazioni con più resti, chiamandole "case grandi" supponendo che queste rispondessero a un maggiore prestigio socio-economico, ma si tratta per ora solo di supposizioni. Le case erano ciclicamente incendiate e su di esse veniva a ricostruirsi una nuova abitazione, riavviando un ciclo lignatico e produttivo. Credo sia molto interessante notare questo processo di nascita-crescita-morte-rinascita, in una delle prime società agro-pastorali del mondo. Per i neo-contadini le piante diventavano tutto, strappavano l'uomo da uno stile di vita plurimillenario: la caccia, la raccolta, spesso il nomadismo. Qui mi viene curiosamente in mente come questa area geografica è quella da cui poi arrivarono i culti della resurrezione (Dioniso, Cibele, Attis, Cristo, Osiride, ecc). Ognuna di queste divinità come le piante nasceva, cresceva, moriva e risorgeva; in alcuni casi, queste divinità si facevano nutrimento.

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Pubblicato 31 ott

⚡️🇻🇪 Firma l’appello a difesa del Venezuela e per la pace https://futurasocieta.org/internazionale/firma-lappello-a-difesa-del-venezuela-e-per-la-pace/ Per aderire all’appello promosso da intellettuali, lavoratori, rappresentanti del mondo del lavoro, attivisti sociali, organizzazioni politiche, associazioni, giornalisti utilizza questo link oppure scrivi una email all’indirizzo [email protected]

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Pubblicato 30 ott

🇸🇴 SOMALIA 🇸🇴IV L'ORGANIZZAZIONE SOCIO-POLITICA DEI SOMALI A)CABILE PASTORALI I Somali mostravano ai tempi della colonizzazione una struttura politica completamente antitetica al nostro ideale occidentale di stato e non poteva essere che così mancando il radicamento con la terra tipico dei popoli agricoltori e le fedeltà extrafamiliari. Esistono delle grandi differenze, ma anche delle similitudini tra i clan pastorali del nord e i popoli Sab (con i loro clienti) della Somalia meridionale. In generale il cardine della vita sociale somala è la parentela agnatizia. A sud però l'organizzazione sociale si arricchisce di altri elementi extraparentali, legati ad una maggiore complessità delle popolazioni interfluviali. Le sei grandi famiglie claniche summenzionate sono la cellula sociale più ampia, ma non sono sempre unità politiche reali, infatti la dimensione troppo grande e la dispersione geografica non lo consentono. La fedeltà clanica in ogni caso influenza i rapporti tra gli individui. Per arrivare al membro fondatore, più o meno reale, della famiglia clanica, solitamente identificato con uno sceicco immigrato dall’Arabia nella prima metà dei millennio scorso, occorrono almeno 30 generazioni. Sotto le f. claniche troviamo i clan più ristretti dove per arrivare al fondatore bastano 20 generazioni, può operare come unità politica e ha una propria base territoriale, intesa come areale di influenza e sfruttamento percorso durante le transumanze, comunque l’appartenenza non deriva affatto dal territorio, ma ancora una volta dalla discendenza per via agnatica. Il clan è la massima realtà politica del mondo somalo, però sebbene abbia dei capi chiamati Sultani, non ha organi amministrativi o di governo centrali. Ancora, questa regola non è universale, ci sono clan senza Sultani e clan con un Sultano per ogni sottoclaclan. Il clan si suddividono poi in sottoclan, che sono realtà immediatamente inferiori al clan stesso, ma accanto ai sottoclan sono molto più visibili e netti i Lignaggi Primari, gruppi normalmente esogamici piuttosto compatti. Per arrivare al fondatore del Lignaggio bastano 6 o 10 generazione. Al di sotto del lignaggio primario abbiamo un ulteriore segmento socio-politico i Pagatori Diya, traducibile in “prezzo del sangue”, ovvero la somma da pagare per ricomporre un dissidio conseguente ad un omicidio o altro delitto. Secondo il diritto somalo spetta al gruppo pagatore di Diya la vendetta o il prezzo del sangue e poi divide la compensazione tra i suoi membri. Serve a contenere le lotte intestine nel clan stesso. Nasce dalla necessità di unirsi per far fronte comune nelle lotte per i pascoli, si tratta di un raggruppamento sempre parentale che unisce più sottolignaggi, i suoi membri vanno da alcune centinaia ad un paio di migliaia. Solitamente è il segmento politico corporativo somalo più stabile. Il gruppo è basato sull'appartenenza lignatica e sul "contratto sociale” che vincola i membri del gruppo stesso. La guida del gruppo non è ufficiale, però spetta agli anziani un certo grado di comando. Sono l'unica realtà somala abbastanza unita e compatta e per questo le autorità coloniali hanno tentato di formalizzarne la nomenclatura, stabilizzando l'autorità degli anziani, gli Akil, ma nei fatti essi restarono solo rappresentanti e non capi. Questa divisione tratta dal Lewis è comunque un’esemplificazione della società somala, che si presenta assai più dinamica e tumultuosa. ✍🏻Andrea Se ti è piaciuto questo contenuto Iscriviti al Canale Telegram Seguici anche su: Instagram Youtube Tik Tok LinkTree Spotify

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