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Giovani di Parola
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Pubblicato 17 feb
Pubblicato 16 feb
Pubblicato 16 feb
MARTEDI’ 17 FEBBRAIO 2026 Dal Vangelo secondo Marco Mc 8,14-21 In quel tempo, i discepoli avevano dimenticato di prendere dei pani e non avevano con sé sulla barca che un solo pane. Allora Gesù li ammoniva dicendo: «Fate attenzione, guardatevi dal lievito dei farisei e dal lievito di Erode!». Ma quelli discutevano fra loro perché non avevano pane. Si accorse di questo e disse loro: «Perché discutete che non avete pane? Non capite ancora e non comprendete? Avete il cuore indurito? Avete occhi e non vedete, avete orecchi e non udite? E non vi ricordate, quando ho spezzato i cinque pani per i cinquemila, quante ceste colme di pezzi avete portato via?». Gli dissero: «Dodici». «E quando ho spezzato i sette pani per i quattromila, quante sporte piene di pezzi avete portato via?». Gli dissero: «Sette». E disse loro: «Non comprendete ancora?». Parola del Signore. Gesù non è uno sprovveduto. Il problema che ci mostra oggi non è quello di interessarsi del pane: senza di questo moriremmo. Il problema è metterlo al centro delle nostre discussioni e dei nostri pensieri, senza lasciare spazio per altro. Non è necessario essere grandi psicologi per sapere che l’essere umano ha tanti bisogni, ne facciamo esperienza ogni giorno. Siamo chiamati a soddisfare i nostri bisogni primari, necessari alla sopravvivenza, poi i bisogni affettivi e anche quelli di realizzazione personale. Tutte queste richieste interne ed esterne ci inondano come un mare in piena. Certe volte ciò che è urgente ci fa perdere di vista ciò che è importante. Tra tutti questi bisogni tendiamo a dimenticare o a mettere da parte quelli spirituali. Gesù in questo Vangelo ci ripete “Non comprendete ancora?”. Non comprendete ancora che mangiando il pane del mondo non vi sazierete mai? Non comprendete ancora che la vera Gioia viene solo da Dio?
Pubblicato 16 feb
Pubblicato 16 feb
LUNEDI’ 16 FEBBRAIO 2026 Dal Vangelo secondo Marco Mc 8,11-13 In quel tempo, vennero i farisei e si misero a discutere con Gesù, chiedendogli un segno dal cielo, per metterlo alla prova. Ma egli sospirò profondamente e disse: «Perché questa generazione chiede un segno? In verità io vi dico: a questa generazione non sarà dato alcun segno». Li lasciò, risalì sulla barca e partì per l’altra riva. Parola del Signore. Certe volte la nostra fede è così spenta, così impigrita, che per prendere l’iniziativa di fare un passo in avanti ci scopriamo a desiderare un segno. Forse non attendiamo nemmeno un segno di grandezza. Molti di noi sono credenti proprio perché hanno fatto esperienza di Dio nelle piccole cose, nel sorriso di un bambino, in un abbraccio di qualcuno che ci vuole bene, in una preghiera che ci ha fatto scoprire che il cielo non è vuoto. Quello che più spesso ci scopriamo a desiderare è un “segno-segnale”, che ci dia la certezza che stiamo agendo bene, che ci indichi cosa fare. Ed è proprio qui che Gesù ci fa scoprire la nostra cecità. Non dobbiamo attendere nuovi segnali: ci sono già stati inviati. Tutto il messaggio di speranza di Dio è già nella scrittura. Per ritrovare la strada possiamo invece impegnarci a riscoprirlo ogni giorno nella relazione con Lui e attraverso chi ci sta accanto.
Pubblicato 14 feb
DOMENICA 15 Febbraio 2026 Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 5,20-22a.27-28.33-34a.37) In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Io vi dico: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli. Avete inteso che fu detto agli antichi: “Non ucciderai; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio”. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio. Avete inteso che fu detto: “Non commetterai adulterio”. Ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel proprio cuore. Avete anche inteso che fu detto agli antichi: “Non giurerai il falso, ma adempirai verso il Signore i tuoi giuramenti”. Ma io vi dico: non giurate affatto. Sia invece il vostro parlare: “sì, sì”, “no, no”; il di più viene dal Maligno». Parola del Signore. Sapete che cosa ha detto San Francesco ai suoi fratelli? “Predicate sempre il Vangelo, e se fosse necessario anche con le parole! Ma, come? Si può predicare il Vangelo senza le parole? Sì! Con la testimonianza! Prima la testimonianza, dopo le parole!”. L’essere cristiano deve portarci ad un modo di essere e di fare che spesso viene visto “fuori dal comune, controcorrente”. Dobbiamo essere riconoscibili come cristiani giá solo per come ci comportiamo nel mondo! Ti sei mai chiesto a che servono i comandamenti? Sono solo delle regole da seguire o il Signore vuole aiutarci a capire altro? Penso che le regole fini a se stesse sono solo precetti, utili in certi casi ma quando invece le capiamo diventano vita vera! Non riusciremo a fare e vivere diversamente. E proprio così che mettiamo le basi del nostro essere cristiani.
Pubblicato 14 feb
Pubblicato 13 feb
Pubblicato 13 feb
SABATO 14 Febbraio 2026 Dal Vangelo secondo Luca (Lc 10,1-9) In quel tempo, il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi. Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada. In qualunque casa entriate, prima dite: "Pace a questa casa!". Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all'altra. Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: "È vicino a voi il regno di Dio"». Parola del Signore. Il Signore chiama sempre, la chiamata è un dono! Il secondo gruppo di discepoli moltiplica per 6 il precedente! Il Signore quindi vuole salvarci tutti, si serve di persone umane per farlo! Non fa tutto da solo! Manda questi discepoli in coppia, non sappiamo secondo quali criteri siano state scelte, ma siamo certi che servano per sostenersi, aiutarsi, confrontarsi l’uno con l’altro. Il Signore ci avverte che non sempre come cristiani saremo accolti, capiti, benvoluti. Questo rifiuto non deve tramutarsi in una guerra, non è da vivere come un dramma. Il Signore anche chiede ai suoi apostoli di non passare da una casa all’altra, facendolo sarebbe solo possibile cercare la migliore, ma dice di accontentarsi di ció che gli viene offerto! Il Signore manda i discepoli a guarire, a compiere gesti che solo con la sua grazia sono possibili a noi uomini…sai che il Signore ti sta chiamando a far parte di questo gruppo dei discepoli? Sei disposto a farne parte?
Pubblicato 12 feb
Pubblicato 12 feb
VENERDÌ 13 FEBBRAIO Dal Vangelo secondo Marco (Mc 7,31-37) In quel tempo, Gesù, uscito dalla regione di Tiro, passando per Sidòne, venne verso il mare di Galilea in pieno territorio della Decàpoli. Gli portarono un sordomuto e lo pregarono di imporgli la mano. Lo prese in disparte, lontano dalla folla, gli pose le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua; guardando quindi verso il cielo, emise un sospiro e gli disse: «Effatà», cioè: «Apriti!». E subito gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e parlava correttamente. E comandò loro di non dirlo a nessuno. Ma più egli lo proibiva, più essi lo proclamavano e, pieni di stupore, dicevano: «Ha fatto bene ogni cosa: fa udire i sordi e fa parlare i muti!». Parola del Signore. Nel Vangelo c’è un dettaglio bellissimo: gli portarono un sordomuto e lo pregarono di imporgli la mano. Qualcuno si accorge di lui, non lo lascia solo, crede che l’incontro con Gesù possa cambiare qualcosa. Gesù non fa magie spettacolari. Si ferma, tocca, guarda, sospira. E poi pronuncia una parola semplice e potentissima: “Effatà”, cioè: apriti. Si aprono le orecchie, si scioglie la lingua, ritorna la possibilità di comunicare e di vivere davvero. Forse anche noi siamo un po’ sordomuti: fatichiamo ad ascoltare Dio, e a dire ciò che abbiamo nel cuore. Ma Gesù continua a dire “Effatà”, a chiunque abbia il coraggio di lasciarsi toccare. Chi mi sta “portando” oggi verso Gesù nella mia vita? In quale ambito sento che il Signore mi sta chiedendo di aprirmi di più?
Pubblicato 11 feb