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Pubblicato 30 gen

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Pubblicato 30 gen

SABATO 31 GENNAIO 2026 SOLENNITA’ DI SAN GIOVANNI BOSCO Dal Vangelo secondo Matteo Mt 18, 1-6.10 In quel momento i discepoli si avvicinarono a Gesù dicendo: «Chi dunque è il più grande nel regno dei cieli?». Allora Gesù chiamò a sé un bambino, lo pose in mezzo a loro e disse: «In verità vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli. Perciò chiunque diventerà piccolo come questo bambino, sarà il più grande nel regno dei cieli. E chi accoglie anche uno solo di questi bambini in nome mio, accoglie me. Chi invece scandalizza anche uno solo di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina girata da asino, e fosse gettato negli abissi del mare. Guardatevi dal disprezzare uno solo di questi piccoli, perché vi dico che i loro angeli nel cielo vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli. Parola del Signore I discepoli chiedono chi sia il più grande, perché la logica del Mondo misura sempre, confronta, costruisce classifiche e identifica la grandezza con il potere e il controllo. Gesù risponde rovesciando ogni criterio: chiama un bambino, lo pone in mezzo e indica nella piccolezza la via del Regno. Non è un invito alla debolezza, ma a una conversione profonda dello sguardo, a uno stile di vita fondato sulla fiducia, sulla relazione e sull’abbandono a Dio. Il bambino non domina, non calcola, non si difende con la forza: vive perché qualcuno lo guarda, lo accompagna, lo custodisce. È questa logica evangelica che San Giovanni Bosco ha tradotto in prassi educativa, dando forma a quello che chiamerà il Sistema Preventivo. Per Don Bosco, i giovani, oltre ad essere i destinatari di un progetto educativo, sono il luogo stesso in cui Dio si rende presente; per questo non li ha mai educati con la paura o la repressione, ma con una presenza costante, paterna, capace di prevenire il male generando fiducia. Essere educatori, secondo Don Bosco, significava scegliere di stare in mezzo ai giovani, condividere la loro vita quotidiana, farsi prossimi, perché solo chi si sente amato ama e può crescere e assumersi responsabilità. Accogliere un piccolo, dice Gesù, è accogliere Lui stesso: Don Bosco lo ha preso alla lettera, riconoscendo in ogni giovane, soprattutto il più fragile, un terreno sacro da custodire. Per questo il Vangelo è così netto nel difendere i piccoli: ferirli, scandalizzarli o disprezzarli significa tradire il cuore del Regno. Questo Vangelo ci ricorda che la vera grandezza non sta nel primeggiare, ma nel farsi piccoli con i piccoli, nel vivere un’autorità che è servizio, una presenza che educa, un amore che genera vita, un’amorevolezza pura e paterna che apre il cuore. Don Bosco ha visto negli occhi dei Giovani gli occhi di Dio e ha orientato tutto se stesso verso questo sguardo.

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Pubblicato 29 gen

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Pubblicato 29 gen

VENERDì 30 GENNAIO 2026 Dal Vangelo secondo Marco Mc 4,26-34 In quel tempo, Gesù diceva [alla folla]: «Così è il regno di Dio: come un uomo che getta il seme sul terreno; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce. Come, egli stesso non lo sa. Il terreno produce spontaneamente prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga; e quando il frutto è maturo, subito egli manda la falce, perché è arrivata la mietitura». Diceva: «A che cosa possiamo paragonare il regno di Dio o con quale parabola possiamo descriverlo? È come un granello di senape che, quando viene seminato sul terreno, è il più piccolo di tutti i semi che sono sul terreno; ma, quando viene seminato, cresce e diventa più grande di tutte le piante dell’orto e fa rami così grandi che gli uccelli del cielo possono fare il nido alla sua ombra». Con molte parabole dello stesso genere annunciava loro la Parola, come potevano intendere. Senza parabole non parlava loro ma, in privato, ai suoi discepoli spiegava ogni cosa. Parola del Signore. Il Regno di Dio cresce mentre noi dormiamo, mentre vegliamo, mentre la vita scorre senza che ce ne accorgiamo. L’uomo getta il seme e poi deve imparare a fidarsi, perché la vita non obbedisce all’ansia del controllo né all’urgenza dei risultati. Il seme germoglia e cresce da solo, secondo una logica che non dipende dall’uomo, ma dalla fedeltà silenziosa di Dio, che lavora anche quando non vediamo nulla accadere. Prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno: il Regno non ha fretta, non salta le tappe, non si lascia forzare. Chiede tempo, pazienza, rispetto per i ritmi della vita. Anche il granello di senape parla la stessa lingua: è piccolo, quasi insignificante, ma custodisce una promessa sproporzionata, perché ciò che nasce da Dio non si misura all’inizio ma nel compimento. Il Regno cresce lontano dai riflettori, diventa dimora, spazio di riposo, ombra accogliente per altri, e solo quando il tempo è maturo arriva la mietitura. Gesù affida tutto questo a parabole, perché il mistero della vita non si spiega, si accompagna, si contempla, si vive. E così il Vangelo ci educa a seminare senza possedere, ad attendere senza pretendere, a credere che anche ciò che oggi è piccolo, nascosto e fragile sta già crescendo, sostenuto da una fedeltà più grande di noi.

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Pubblicato 28 gen

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Pubblicato 28 gen

GIOVEDì 29 GENNAIO 2026 Dal Vangelo secondo Marco Mc 4,21-25 In quel tempo, Gesù diceva [alla folla]: «Viene forse la lampada per essere messa sotto il moggio o sotto il letto? O non invece per essere messa sul candelabro? Non vi è infatti nulla di segreto che non debba essere manifestato e nulla di nascosto che non debba essere messo in luce. Se uno ha orecchi per ascoltare, ascolti!». Diceva loro: «Fate attenzione a quello che ascoltate. Con la misura con la quale misurate sarà misurato a voi; anzi, vi sarà dato di più. Perché a chi ha, sarà dato; ma a chi non ha, sarà tolto anche quello che ha». Parola del Signore. La luce non viene per essere nascosta, ma per illuminare, eppure spesso la copriamo con la paura, con l’abitudine, con la tentazione di non esporci. Gesù ci ricorda che ciò che è vero, prima o poi, chiede spazio, perché la luce non sopporta di restare sotto il letto delle nostre comodità o sotto il moggio delle nostre difese. Non si tratta di mettersi in mostra, ma di lasciare che ciò che Dio ha acceso in noi possa fare il suo lavoro silenzioso: illuminare. Nulla di autentico è destinato a rimanere segreto per sempre, perché la verità non umilia, libera, e ciò che viene alla luce non è per condannarci ma per renderci più veri. Per questo Gesù insiste sull’ascolto: fate attenzione a ciò che ascoltate, perché l’ascolto modella il cuore e decide la misura con cui viviamo. La vita restituisce secondo la misura che scegliamo: chi si apre riceve ancora, chi custodisce con fiducia vede crescere, chi invece chiude per paura finisce per perdere anche ciò che aveva. La luce del Vangelo non chiede perfezione, ma disponibilità; non chiede di brillare da soli, ma di essere posti dove la luce serve. E così, nel quotidiano, tra gesti semplici e scelte piccole, il Regno prende forma: una lampada accesa, un ascolto attento, una misura larga con cui lasciamo Dio operare in noi e attraverso di noi.

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Pubblicato 27 gen

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Pubblicato 27 gen

Mercoledì 28 gennaio Dal Vangelo secondo Marco (Mc 4,1-20) In quel tempo, Gesù cominciò di nuovo a insegnare lungo il mare. Si riunì attorno a lui una folla enorme, tanto che egli, salito su una barca, si mise a sedere stando in mare, mentre tutta la folla era a terra lungo la riva. Insegnava loro molte cose con parabole e diceva loro nel suo insegnamento: «Ascoltate. Ecco, il seminatore uscì a seminare. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. Un’altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c’era molta terra; e subito germogliò perché il terreno non era profondo, ma quando spuntò il sole, fu bruciata e, non avendo radici, seccò. Un’altra parte cadde tra i rovi, e i rovi crebbero, la soffocarono e non diede frutto. Altre parti caddero sul terreno buono e diedero frutto: spuntarono, crebbero e resero il trenta, il sessanta, il cento per uno». E diceva: «Chi ha orecchi per ascoltare, ascolti!». Quando poi furono da soli, quelli che erano intorno a lui insieme ai Dodici lo interrogavano sulle parabole. Ed egli diceva loro: «A voi è stato dato il mistero del regno di Dio; per quelli che sono fuori invece tutto avviene in parabole, affinché guardino, sì, ma non vedano, ascoltino, sì, ma non comprendano, perché non si convertano e venga loro perdonato». E disse loro: «Non capite questa parabola, e come potrete comprendere tutte le parabole? Il seminatore semina la Parola. Quelli lungo la strada sono coloro nei quali viene seminata la Parola, ma, quando l’ascoltano, subito viene Satana e porta via la Parola seminata in loro. Quelli seminati sul terreno sassoso sono coloro che, quando ascoltano la Parola, subito l’accolgono con gioia, ma non hanno radice in se stessi, sono incostanti e quindi, al sopraggiungere di qualche tribolazione o persecuzione a causa della Parola, subito vengono meno. Altri sono quelli seminati tra i rovi: questi sono coloro che hanno ascoltato la Parola, ma sopraggiungono le preoccupazioni del mondo e la seduzione della ricchezza e tutte le altre passioni, soffocano la Parola e questa rimane senza frutto. Altri ancora sono quelli seminati sul terreno buono: sono coloro che ascoltano la Parola, l’accolgono e portano frutto: il trenta, il sessanta, il cento per uno». Parola del Signore. Perché la Parola dia frutto c’è bisogno di preparare il terreno. Il nostro cuore e la nostra capacità di portare nel mondo la buona notizia sono la base indispensabile per far fiorire un messaggio d’amore e di pace. Il Signore ce lo dice chiaramente. E lui è pronto a seminare sempre e ovunque, sta a noi preparare il terreno. Vogliamo fare nostra questa parola, oggi, nella nostra giornata?

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Pubblicato 25 gen

Lunedì 26 gennaio Dal Vangelo secondo Luca (Lc 10,1-9) In quel tempo, il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi. Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada. In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all’altra. Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: “È vicino a voi il regno di Dio”». Parola del Signore Augurare la pace. Cosa c’è di più bello? Il Signore ci manda a portare pace, a parlare e ascoltare. A consolare e condividere. A stare con le persone. Non chiudiamo la nostra fede nelle chiese e nelle nostre comunità ma portiamola al mondo. È con loro che dobbiamo stare, è a loro che dobbiamo portare la pace che viene dal Signore.

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Pubblicato 24 gen

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Pubblicato 24 gen

Domenica 25 gennaio Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 4,12-23) Quando Gesù seppe che Giovanni era stato arrestato, si ritirò nella Galilea, lasciò Nàzaret e andò ad abitare a Cafàrnao, sulla riva del mare, nel territorio di Zàbulon e di Nèftali, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaìa: «Terra di Zàbulon e terra di Nèftali, sulla via del mare, oltre il Giordano, Galilea delle genti! Il popolo che abitava nelle tenebre vide una grande luce, per quelli che abitavano in regione e ombra di morte una luce è sorta». Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino». Mentre camminava lungo il mare di Galilea, vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. E disse loro: «Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini». Ed essi subito lasciarono le reti e lo seguirono. Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello, che nella barca, insieme a Zebedeo loro padre, riparavano le loro reti, e li chiamò. Ed essi subito lasciarono la barca e il loro padre e lo seguirono. Gesù percorreva tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo. Gesù vede due pescatori e li chiama con sé. Non guarda il loro conto in banca, la loro notorietà… guarda solo il loro cuore. Li vuole così come sono, con quello che sanno fare. Coi loro pregi e difetti. E loro… accettano! Lo fanno perché si sentono visti, chiamati, amati. E noi siamo capaci di far sentire visto e amato chi incontriamo? Lo guardiamo davvero? Ci interessiamo alla sua vita?

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Pubblicato 23 gen

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