TGTGInsightintelligence telegramLIVE / telegram public index
Torna ai canali
Giovani di Parola avatar

TGINSIGHT CHAT

Giovani di Parola

@GiovaniParola

Istruzione

Il Canale ufficiale di Animatori Salesiani: ogni giorno il Vangelo del giorno seguente sul tuo telefono e altri contenuti utili per il tuo cammino spirituale! #GiovaniDiParola

Iscritti5,740Iscritti attuali
Post tracciati1,000Post indicizzati
Reach recente28,680Visualizzazioni post recenti
Post recenti

Post recenti

Pag. 52 di 84 · 1,000 post

Pubblicato 7 lug

2,210 views

Pubblicato 7 lug

Martedì 8 LUGLIO Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 9,32-38) In quel tempo, presentarono a Gesù un muto indemoniato. E dopo che il demonio fu scacciato, quel muto cominciò a parlare. E le folle, prese da stupore, dicevano: «Non si è mai vista una cosa simile in Israele!». Ma i farisei dicevano: «Egli scaccia i demòni per opera del principe dei demòni». Gesù percorreva tutte le città e i villaggi, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni malattia e ogni infermità. Vedendo le folle, ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore. Allora disse ai suoi discepoli: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe!». Parola del Signore Gesù guarda la folla e si commuove: vede persone stanche, smarrite, bisognose di cura e ascolto. E allora lancia un appello che è ancora attualissimo: pregate il Padre perché mandi operai nella sua messe. Il mondo ha sete di speranza, di amore autentico, di luce. E questo bisogno chiama in causa anche te. Il servizio non è solo “fare qualcosa per gli altri”, ma scegliere ogni giorno di essere dono. La vocazione nasce proprio qui: nel lasciarsi toccare dalla realtà, nell’ascoltare quella voce che ti chiama a metterti in gioco. E inizia con la preghiera, con il desiderio che il bene possa crescere attraverso di te. In quale ambito della tua vita senti che potresti servire di più, con cuore libero? Hai mai pregato, davvero, perché qualcuno scopra la propria vocazione e abbia il coraggio di seguirla? Vocazione è missione!

2,680 views

Pubblicato 6 lug

2,150 views

Pubblicato 6 lug

Lunedì 7 LUGLIO Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 9,18-26) In quel tempo, [mentre Gesù parlava,] giunse uno dei capi, gli si prostrò dinanzi e disse: «Mia figlia è morta proprio ora; ma vieni, imponi la tua mano su di lei ed ella vivrà». Gesù si alzò e lo seguì con i suoi discepoli. Ed ecco, una donna, che aveva perdite di sangue da dodici anni, gli si avvicinò alle spalle e toccò il lembo del suo mantello. Diceva infatti tra sé: «Se riuscirò anche solo a toccare il suo mantello, sarò salvata». Gesù si voltò, la vide e disse: «Coraggio, figlia, la tua fede ti ha salvata». E da quell'istante la donna fu salvata. Arrivato poi nella casa del capo e veduti i flautisti e la folla in agitazione, Gesù disse: «Andate via! La fanciulla infatti non è morta, ma dorme». E lo deridevano. Ma dopo che la folla fu cacciata via, egli entrò, le prese la mano e la fanciulla si alzò. E questa notizia si diffuse in tutta quella regione. Parola del Signore Due storie si intrecciano: una donna che tocca il mantello di Gesù e un padre che lo implora per la figlia malata. Ma hanno una cosa in comune: entrambi si affidano, credono anche quando tutto sembra perduto. E proprio lì, nella disperazione, si apre la via della salvezza. Eppure, qualcuno ride. Quando Gesù dice che la ragazza non è morta, lo deridono. Quante volte anche noi facciamo lo stesso? Ci chiudiamo, ci proteggiamo con l’ironia o lo scetticismo, perché temiamo che la speranza ci deluda. Ma Gesù non si ferma. Va oltre il nostro cinismo e ci tende la mano. Il miracolo non inizia dalla forza, ma dalla fede che si affida con tutto il cuore. Hai mai deriso, anche solo dentro di te, la possibilità che Dio possa fare l’impossibile nella tua vita? Cosa significa per te oggi “affidarti” davvero, senza riserve? La fede apre strade dove tutto sembra finito.

2,600 views

Pubblicato 5 lug

2,130 views

Pubblicato 5 lug

Domenica 6 LUGLIO Dal Vangelo secondo Luca (Lc 10,1-9) In quel tempo, il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi. Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi chi lavori nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada. In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all’altra. Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: “È vicino a voi il regno di Dio”». Parola del Signore Gesù non manda i suoi discepoli da soli, ma a due a due: la missione nasce sempre dalla comunione. Non si tratta solo di “fare qualcosa per Dio”, ma di camminare insieme, sostenersi, condividere la fede. La vocazione non è un’idea astratta: è una chiamata concreta a portare pace, a curare le ferite, a fidarsi. È un “vai” che dà senso alla vita, perché coinvolge tutto di te: le tue passioni, le tue relazioni, i tuoi sogni. Gesù chiede di non portare nulla, neppure il pane: ci invita a vivere con fede nella Provvidenza, cioè nella certezza che Dio non ci lascia mancare ciò che ci serve davvero, anche se spesso siamo noi stessi a non sapere ciò di cui abbiamo bisogno. Con chi stai camminando nella tua fede? Ti senti in missione o in pausa? Riesci a credere che, anche quando manca qualcosa, Dio sta già provvedendo in modi inaspettati? Forse è tempo di ripartire.

2,600 views

Pubblicato 4 lug

2,130 views

Pubblicato 4 lug

SABATO 5 LUGLIO Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 9,14-17) In quel tempo, si avvicinarono a Gesù i discepoli di Giovanni e gli dissero: «Perché noi e i farisei digiuniamo molte volte, mentre i tuoi discepoli non digiunano?». E Gesù disse loro: «Possono forse gli invitati a nozze essere in lutto finché lo sposo è con loro? Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto, e allora digiuneranno. Nessuno mette un pezzo di stoffa grezza su un vestito vecchio, perché il rattoppo porta via qualcosa dal vestito e lo strappo diventa peggiore. Né si versa vino nuovo in otri vecchi, altrimenti si spaccano gli otri e il vino si spande e gli otri vanno perduti. Ma si versa vino nuovo in otri nuovi, e così l'uno e gli altri si conservano». Parola del Signore Questa domanda di Gesù ci spalanca a una verità potente: la Sua presenza trasforma il quotidiano in festa. Non è un invito a ignorare le difficoltà, ma a vivere ogni giorno con uno sguardo nuovo, capace di cogliere la bellezza nascosta anche nelle cose più semplici. L’incontro con Lui non lascia le cose come prima. È come vino nuovo che ha bisogno di otri nuovi: se accogli Gesù davvero, qualcosa dentro di te cambia. E questo cambiamento può fare paura, ma porta con sé una libertà e una gioia che prima non conoscevi. Non si tratta di “fare di più”, ma di lasciarsi trasformare, poco alla volta, nella vita di ogni giorno: nei legami, nello studio, nel lavoro, nei momenti vuoti. Hai il coraggio di lasciarti cambiare, anche se questo significa uscire dalla tua zona di comfort? In quale gesto o momento di oggi hai riconosciuto una gioia diversa, più profonda? Forse, proprio lì, il Signore ti sta già parlando!

2,600 views

Pubblicato 3 lug

2,170 views

Pubblicato 3 lug

VENERDI’ 4 LUGLIO Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 9,9-13) In quel tempo, Gesù, vide un uomo, chiamato Matteo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì. Mentre sedeva a tavola nella casa, sopraggiunsero molti pubblicani e peccatori e se ne stavano a tavola con Gesù e con i suoi discepoli. Vedendo ciò, i farisei dicevano ai suoi discepoli: «Come mai il vostro maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?». Udito questo, disse: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Andate a imparare che cosa vuol dire: "Misericordia io voglio e non sacrifici". Io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori». Parola del Signore. "Seguimi", e Matteo lo seguì senza alcuna remora, dubbio o procrastinazione. Viene da chiedersi: "Io avrei fatto lo stesso? Avrei fatto come Matteo? Mi sarei comportato come un fariseo?". Forse, è difficile rispondere... Basti pensare al fatto che se Gesù, oggi, ci avesse mandato una richiesta di follow su Instagram, noi saremmo andati sul suo profilo a spulciare, o avremmo temporeggiato per tirarcela un po'. Dall'altra parte, invece, scrollando nella home, avremo potuto "criticare" e/o "gossipare" sulle persone farisee con cui pubblicava le storie, durante una cena o una piccola festicciola. Questo Vangelo ci lascia due messaggi importanti: il primo è che, nella vita quotidiana e nel cammino di Fede, dovremmo essere più Matteo, uscendo da ogni tipo di comfort zone per seguire Gesù; con Lui non ci sono giochetti o rimandi che tengano, vale "soltanto" la formula dell'Amore... Altrimenti, Così finiremmo per posticipare soltanto la Vita piena e autentica. Il Secondo messaggio importante è che dovremmo assolutizzare meno il nostro punto di vista, abbandonare la lente farisea con cui ci capita di vedere gli altri, con la presunzione che quella punta che vediamo corrisponde all'intero di qualcuno. Il Signore, ci guidi nello spogliarci di ogni lente in modo che possiamo guardare l'Altro anziché vederlo, così che anche noi possiamo unirci al tavolo con Gesù. Ciò sarà possibile solo se Lo seguiamo

2,610 views

Pubblicato 2 lug

2,140 views

Pubblicato 2 lug

GIOVEDI’ 3 LUGLIO Santo Tommaso Apostolo - Festa Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 20,24-29) Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo». Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c'era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!». Parola del Signore Chissà se quel dubbio, quel voler mettere le mani nelle ferite del Signore, fosse solo conseguenza della rabbia, anzi della delusione dell’esserselo perso. Non avrà chiuso occhio in quegli otto giorni pensando e ripensando di essersi perso l’incontro con il Signore Risorto, alle cose che non gli ha mai detto, a ciò che portava nel cuore in quei giorni così intesi di apparente insuccesso, di fallimento, di paura e che magari in lui stesso hanno lasciato delle profonde ferite. Forse il desiderio di Tommaso era proprio quello di lasciare che il Signore tocchi la sua umanità, le sue ferite, per poter fare pace con tutto questo, per lasciarsi curare e amare. Ma dov’eri Tommaso?! Dove te ne eri andato quel giorno, dove ti eri ficcato?! Perché non eri con gli altri discepoli, con la tua comunità, con i tuoi amici!? Non possiamo saperlo, però possiamo domandarci dove siamo noi. Dove siamo quando la nostra umanità è ferita o quando la vediamo ferita nelle vite degli altri. Dove siamo veramente quando stiamo con gli altri. Dove siamo nella nostra quotidianità. Perché il Signore Risorto viene a stare proprio in mezzo a tutte queste cose, nella nostra umanità, nei nostri insuccessi, nelle nostre giornate, nella nostra comunità! È il Signore, in tutto queste cose e tante altre per continuare a compiere segni, per farsi conoscere, per amare e per donare vita!

2,660 views
12•••5•••10•••15•••20•••25•••30•••35•••40•••45•••505152535455•••60•••65•••70•••75•••80•••8384