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Pubblicato 13 lug
Pubblicato 13 lug
LUNEDÌ 14 LUGLIO 2025 Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 10,34-42-11,1) In quel tempo, Gesù disse ai suoi apostoli: «Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra; sono venuto a portare non pace, ma spada. Sono infatti venuto a separare l'uomo da suo padre e la figlia da sua madre e la nuora da sua suocera; e nemici dell'uomo saranno quelli della sua casa. Chi ama padre o madre più di me, non è degno di me; chi ama figlio o figlia più di me, non è degno di me; chi non prende la propria croce e non mi segue, non è degno di me. Chi avrà tenuto per sé la propria vita, la perderà, e chi avrà perduto la propria vita per causa mia, la troverà. Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato. Chi accoglie un profeta perché è un profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto perché è un giusto, avrà la ricompensa del giusto. Chi avrà dato da bere anche un solo bicchiere d'acqua fresca a uno di questi piccoli perché è un discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa». Quando Gesù ebbe terminato di dare queste istruzioni ai suoi dodici discepoli, partì di là per insegnare e predicare nelle loro città. Parola del Signore. A primo impatto il Vangelo di oggi può sembrare sconvolgente, ma in realtà racchiude il più grande compimento degli insegnamenti di Gesù. Egli, infatti, è venuto a stanare tutte quelle situazioni e quei rapporti che ci lasciano fermi, immobili. Gesù è venuto a combattere quella quiete che ci avvolge quando abbiamo paura di sbagliare o di soffrire, è venuto ad affrontare tutte quelle situazioni in cui confondiamo l’amore con il possesso. Imparando che soltanto Cristo ha il primo posto nelle nostre vite, allora riusciremo a dare la giusta dimensione ad ogni relazione che viviamo. Proprio perché amati da Dio, possiamo prendere sul serio quello che c’è senza paure, senza sofferenza e senza fuggire.
Pubblicato 12 lug
Pubblicato 12 lug
DOMENICA 13 LUGLIO 2025 Dal Vangelo secondo Luca (Lc 10,25-37) In quel tempo, un dottore della Legge si alzò per mettere alla prova Gesù e chiese: «Maestro, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?». Gesù gli disse: «Che cosa sta scritto nella Legge? Come leggi?». Costui rispose: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente, e il tuo prossimo come te stesso». Gli disse: «Hai risposto bene; fa’ questo e vivrai». Ma quello, volendo giustificarsi, disse a Gesù: «E chi è mio prossimo?». Gesù riprese: «Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gèrico e cadde nelle mani dei briganti, che gli portarono via tutto, lo percossero a sangue e se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e, quando lo vide, passò oltre. Anche un levìta, giunto in quel luogo, vide e passò oltre. Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto, vide e ne ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi lo caricò sulla sua cavalcatura, lo portò in un albergo e si prese cura di lui. Il giorno seguente, tirò fuori due denari e li diede all’albergatore, dicendo: “Abbi cura di lui; ciò che spenderai in più, te lo pagherò al mio ritorno”. Chi di questi tre ti sembra sia stato prossimo di colui che è caduto nelle mani dei briganti?». Quello rispose: «Chi ha avuto compassione di lui». Gesù gli disse: «Va’ e anche tu fa’ così». Parola del Signore. Qual è il significato dell’amore? Gesù ce lo spiega tramite la parabola del buon samaritano. L’amore non ha a che fare con il nostro ruolo o con le conoscenze che abbiamo, ma è qualcosa di più intimo che riguarda la nostra umanità. Nasce dalla compassione, da quell’impellente bisogno di voler essere di sostegno per quelle persone che incontriamo nella nostra vita. Gesù non ci dà una risposta teorica, ma ci invita a diventare prossimi, a compiere gesti d’amore e misericordia verso chiunque incontriamo. Vedere, avere compassione, fermarsi, farsi carico: è questa la spiegazione del prossimo. Dobbiamo essere disposti a dare quello che cerchiamo in Dio o negli altri, dobbiamo diventare quella “parte migliore” che stiamo cercando.
Pubblicato 11 lug
Pubblicato 11 lug
SABATO 12 LUGLIO 2025 Dal Vangelo secondo Matteo (10,24-33) In quel tempo, disse Gesù ai suoi apostoli: «Un discepolo non è più grande del maestro, né un servo è più grande del suo signore; è sufficiente per il discepolo diventare come il suo maestro e per il servo come il suo signore. Se hanno chiamato Beelzebùl il padrone di casa, quanto più quelli della sua famiglia! »Non abbiate dunque paura di loro, poiché nulla vi è di nascosto che non sarà svelato né di segreto che non sarà conosciuto. Quello che io vi dico nelle tenebre voi ditelo nella luce, e quello che ascoltate all’orecchio voi annunciatelo dalle terrazze. E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima; abbiate paura piuttosto di colui che ha il potere di far perire nella Geènna e l’anima e il corpo. Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure nemmeno uno di essi cadrà a terra senza il volere del Padre vostro. Perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non abbiate dunque paura: voi valete più di molti passeri! Perciò chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch’io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch’io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli». Parola del Signore Cosa colpisce di queste parole di Gesù? Che ci parlano di coraggio, fiducia e verità. Gesù invita i suoi discepoli a non avere paura, anche quando si trovano in situazioni difficili o vengono giudicati. Quanto rimbombano le parole: “Non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima”, è un invito forte a mettere la propria fiducia in Dio, che guarda al cuore e alla verità profonda della nostra vita, non alle apparenze o ai giudizi degli altri. Viviamo in un mondo dove spesso si ha paura di essere giudicati per ciò in cui si crede, e ci mettiamo maschere su maschere, diventiamo superficiali e creiamo muri, ma Gesù mi ricorda che essere suo discepolo significa essere come Lui, anche nell’affrontare incomprensioni o rifiuti. Se Lui è stato accusato, insultato, anche noi possiamo aspettarci delle difficoltà, ma non saremo mai solo, perché Dio ci conosce fino in fondo – “perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati”. Questa frase ci deve consolare profondamente perché Dio si prende cura di noi in ogni dettaglio, anche quando ci sentiamo piccoli, abbandonati o dimenticati. Il nostro essere ha un valore ai suoi occhi, più di molti passeri, più di quanto noi stessi possiamo immaginare. Questa consapevolezza ci dà forza per vivere con libertà e testimoniare la nostra fede senza vergogna, sapendo che se riconosco Gesù nella mia vita, Lui non ci dimenticherà davanti al Padre. Gesù ci insegna che la paura non deve guidare le mie scelte, ma la fiducia in Dio e la voglia di vivere nella verità e nell’amore puro, autentico e sincero.
Pubblicato 10 lug
Pubblicato 10 lug
VENERDÌ 11 LUGLIO 2025 Dal Vangelo secondo Matteo (19,27-29) In quel tempo, Pietro, disse a Gesù: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito; che cosa dunque ne avremo?». E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: voi che mi avete seguito, quando il Figlio dell’uomo sarà seduto sul trono della sua gloria, alla rigenerazione del mondo, siederete anche voi su dodici troni a giudicare le dodici tribù d’Israele. Chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o campi per il mio nome, riceverà cento volte tanto e avrà in eredità la vita eterna». Parola del Signore Quella di Pietro è una domanda che nasce da una consapevolezza umana: “Che cosa ne avremo?”. Anche io, come lui, a volte mi chiedo se valga la pena rinunciare a certe cose per seguire Gesù. Vivere il Vangelo può significare fare scelte difficili, andare controcorrente, rinunciare al proprio egoismo o a delle comodità. Le parole di Gesù danno speranza, coraggio e fortezza. Egli promette che nulla di ciò che lasciamo per amore di Lui andrà perduto, anzi, riceveremo molto di più: “cento volte tanto e la vita eterna”. Questo ci deve far capire che Dio non si lascia mai vincere in generosità, quando doniamo qualcosa per amore suo, in realtà stiamo già ricevendo qualcosa di più grande: pace nel cuore, gioia vera, forza nelle prove, amore sano e vero. Ci dobbiamo fidare anche che Gesù parli di “rigenerazione del mondo”: è come se ci dicesse che il bene fatto oggi, anche se piccolo o nascosto, ha un valore eterno, perché partecipa alla costruzione di un mondo nuovo, più giusto, più bello, più pieno di Dio. Lasciamoci andare a questo invito di fiducia, a non avere paura di perdere qualcosa per Gesù, perché seguire Lui significa trovare tutto.
Pubblicato 9 lug
Pubblicato 9 lug
GIOVEDÌ 10 LUGLIO 2025 Dal Vangelo secondo Matteo (10,7-15) In quel tempo, disse Gesù ai suoi apostoli: «Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date. Non procuratevi oro né argento né denaro nelle vostre cinture, né sacca da viaggio, né due tuniche, né sandali, né bastone, perché chi lavora ha diritto al suo nutrimento. In qualunque città o villaggio entriate, domandate chi là sia degno e rimanetevi finché non sarete partiti. Entrando nella casa, rivolgetele il saluto. Se quella casa ne è degna, la vostra pace scenda su di essa; ma se non ne è degna, la vostra pace ritorni a voi. Se qualcuno poi non vi accoglie e non dà ascolto alle vostre parole, uscite da quella casa o da quella città e scuotete la polvere dei vostri piedi. In verità io vi dico: nel giorno del giudizio la terra di Sòdoma e Gomorra sarà trattata meno duramente di quella città». Parola del Signore Gesù invita ognuno di noi a vivere con fiducia, semplicità e cuore aperto. «Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date», è il messaggio più bello che potessimo ricevere, ci ricorda che tutto ciò che abbiamo è un dono e grazia di Dio, e per questo dobbiamo imparare a donare agli altri con generosità, senza cercare un tornaconto. Amore senza possesso, senza pretese, senza un bisogno personale. Gesù chiede ai discepoli di andare senza portare nulla, è un invito a non appoggiarsi troppo sulle cose materiali, ma ad avere fede in Dio e nelle persone buone che si incontrano lungo il cammino. Anche noi, nel nostro piccolo, possiamo essere un portatore di pace. Se qualcuno non mi ascolta o rifiuta ciò che offro con amore, non devo scoraggiarmi, ma continuare a camminare con fiducia, sapendo che Dio vede ogni gesto fatto con il cuore. Gesù non dice di forzarlo o di giudicarlo, ma semplicemente di andare avanti, lasciando dietro di sé anche il rifiuto. Questo ci insegna che non tutti accetteranno ciò che siamo o ciò in cui crediamo, ma non per questo dobbiamo arrabbiarci o scoraggiarci. Tutto questo ci ricorda che le scelte hanno conseguenze, e che Dio ci chiama tutti alla responsabilità: accogliere o rifiutare il bene, la verità, la pace. Anche se viviamo in un mondo dove spesso conta solo ciò che è utile o conveniente, Gesù ci invita a vivere con cuore libero, fiducioso e generoso.
Pubblicato 8 lug
Pubblicato 8 lug
MERCOLEDÌ 9 LUGLIO 2025 Dal Vangelo secondo Matteo (10,1-7) In quel tempo, chiamati a sé i suoi dodici discepoli, Gesù diede loro potere sugli spiriti impuri per scacciarli e guarire ogni malattia e ogni infermità. I nomi dei dodici apostoli sono: primo, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello; Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello; Filippo e Bartolomeo; Tommaso e Matteo il pubblicano; Giacomo, figlio di Alfeo, e Taddeo; Simone il Cananeo e Giuda l'Iscariota, colui che poi lo tradì. Questi sono i Dodici che Gesù inviò, ordinando loro: «Non andate fra i pagani e non entrate nelle città dei Samaritani; rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute della casa d'Israele. Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino». Parola del Signore Gesù non vuole portare avanti da solo la sua missione, e sceglie di coinvolgere i suoi discepoli, persone semplici e normali. Non erano perfetti, alcuni erano pescatori, uno era un pubblicano, e tra loro c’era anche chi l’avrebbe tradito. Eppure, Gesù si fida di loro e affida loro un compito grande: guarire, liberare dal male e annunciare che il Regno di Dio è vicino. Ti capita mai di riflettere sul fatto che anche oggi Gesù continua a chiamare ciascuno di noi a fare il bene? Non serve essere importanti o “santi” per essere scelti da Dio: basta avere un cuore disponibile. Ognuno di noi può portare un po’ di speranza, di amore, di pace nel proprio ambiente, con piccoli gesti. Il messaggio che il “Regno dei cieli è vicino”, non è qualcosa di lontano o solo dopo la morte: è qui, quando viviamo con amore, quando aiutiamo qualcuno, quando scegliamo il bene anche se è difficile. Nel nostro piccolo, possiamo essere un “inviato” di Gesù: a scuola, in famiglia, tra gli amici. Non dobbiamo fare grandi miracoli, ma vivere con sincerità, aiutare chi è in difficoltà e non chiuderci in noi stessi. È così che il Regno di Dio si avvicina anche oggi.