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Pubblicato 1 mar

SABATO 1 MARZO 2025 Dal Vangelo secondo Marco (10,13-16) In quel tempo, presentavano a Gesù dei bambini perché li toccasse, ma i discepoli li rimproverarono. Gesù, al vedere questo, s’indignò e disse loro: «Lasciate che i bambini vengano a me, non glielo impedite: a chi è come loro infatti appartiene il regno di Dio. In verità io vi dico: chi non accoglie il regno di Dio come lo accoglie un bambino, non entrerà in esso». E, prendendoli tra le braccia, li benediceva, imponendo le mani su di loro. Parola del Signore. Come accoglie il regno di Dio un bambino? I bambini entrano in relazione senza farsi troppe domande: ti conoscono, ti vogliono bene, e si fidano di te; sono sinceri nel dare e nel ricevere. Seguono il Padre affidandosi completamente, certi che quello che fa è per il loro bene. Hanno un cuore semplice, puro, allegro e leggero e gli occhi pieni di allegria e meraviglia. Sanno istintivamente che se seguono Dio, il resto viene da sé. La via più semplice per conoscere il Signore è essere come loro, che non significa essere ingenui, ma essere spontanei e sentirsi liberi di chiedere, di ridere, di piangere, di gettarsi e gettare ogni cosa tra le braccia del Padre senza il timore di disturbare e di dare fastidio. Io invece resto quieto e sereno: come un bimbo svezzato in braccio a sua madre, come un bimbo svezzato è in me l'anima mia. (Sal 131)

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Pubblicato 1 mar

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Pubblicato 27 feb

VENERDÌ 28 FEBBRAIO 2025 Dal Vangelo secondo Marco (10,1-12) In quel tempo, Gesù, partito da Cafàrnao, venne nella regione della Giudea e al di là del fiume Giordano. La folla accorse di nuovo a lui e di nuovo egli insegnava loro, come era solito fare. Alcuni farisei si avvicinarono e, per metterlo prova, domandavano a Gesù se è lecito a un marito ripudiare la propria moglie. Ma egli rispose loro: «Che cosa vi ha ordinato Mosè?». Dissero: «Mosè ha permesso di scrivere un atto di ripudio e di ripudiarla». Gesù disse loro: «Per la durezza del vostro cuore egli scrisse per voi questa norma. Ma dall’inizio della creazione [Dio] li fece maschio e femmina; per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una carne sola. Così non sono più due, ma una sola carne. Dunque l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto». A casa, i discepoli lo interrogavano di nuovo su questo argomento. E disse loro: «Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio verso di lei; e se lei, ripudiato il marito, ne sposa un altro, commette adulterio». Parola del Signore. I farisei cercano di mettere in difficoltà Gesù, gli fanno domande sulla Legge di cui in fondo non interessa molto la risposta. Sono domande che lasciano trapelare una logica fatta di interesse, di calcoli e ritorni, frutto di un "cuore duro". Per fortuna Cristo ci ricorda che siamo fatti per qualcosa di più grande e profondo che attenerci alle regole che vengono date. Ci ricorda che non si tratta di capire che male c'è nel rispettare o meno una legge, ma nel cercare il Bene che c'è in ciò che facciamo, e soprattutto nelle relazioni che viviamo. Non è un caso che qua si parli della relazione tra uomo e donna: la loro unione nel matrimonio è l'esempio più chiaro della gratuità e della profondità a cui la Chiesa, e ciascuno di noi, è chiamato nella relazione personale con il Signore. E la gratuità e libertà di questa relazione sono il modello per vivere ogni altra relazione, fuggendo da ogni calcolo e possesso nella logica che vede in chi abbiamo accanto un dono da accogliere, e in noi stessi un dono da porgere senza altri tornaconti. Vivere così ci scomoda, ma ci permette davvero di amare come Dio ci ama.

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Pubblicato 27 feb

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Pubblicato 26 feb

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Pubblicato 26 feb

GIOVEDÌ 27 FEBBARIO 2025 Dal Vangelo secondo Marco (9,41-50) In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Chiunque vi darà da bere un bicchiere d’acqua nel mio nome perché siete di Cristo, in verità io vi dico, non perderà la sua ricompensa. Chi scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, è molto meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare. Se la tua mano ti è motivo di scandalo, tagliala: è meglio per te entrare nella vita con una mano sola, anziché con le due mani andare nella Geènna, nel fuoco inestinguibile. E se il tuo piede ti è motivo di scandalo, taglialo: è meglio per te entrare nella vita con un piede solo, anziché con i due piedi essere gettato nella Geènna. E se il tuo occhio ti è motivo di scandalo, gettalo via: è meglio per te entrare nel regno di Dio con un occhio solo, anziché con due occhi essere gettato nella Geènna, dove il loro verme non muore e il fuoco non si estingue. Ognuno infatti sarà salato con il fuoco. Buona cosa è il sale; ma se il sale diventa insipido, con che cosa gli darete sapore? Abbiate sale in voi stessi e siate in pace gli uni con gli altri». Parola del Signore. Oggi Gesù ci tira un po' le orecchie, a costo di sembrare un po' duro: taglia la mano, il piede, l'occhio se ti portano nella Geènna, ovvero al peccato, e cioè lontano da Dio. Ciascuno di noi, nel suo essere cristiano e salesiano, vive una vita alla ricerca del Signore, con l'intento di essere in unione con lui in tutto ciò che fa. Ma quanto è facile lasciare che l'animazione, il servizio, la preghiera diventino un'abitudine? Così com'è facile lasciar correre qualche mancanza, perché in fondo "che male c'è, per una volta?". In entrambi i casi il rischio enorme è di perdere di vista il bene che c'è in ciò che viviamo e in chi incontriamo e di diventare tiepidi, un po' insipidi nelle relazioni e nelle attività che proponiamo, magari proprio ai più piccoli che ci vengono affidati. E per scongiurare questo pericolo, Cristo ci chiede di tagliare ciò che non ci permette di seguirlo pienamente, che non ci permette di prendere decisioni radicali anche a costo di soffrire un po', che ci rende timorosi e che ci scomoda proprio lì dove ci sentivamo comodi e tranquilli. Non si tratta di rinunciare alla nostra umanità e debolezza, anzi, ma di sperimentare, con la Grazia di Dio, che siamo chiamati a cose grandi: a essere sale per portare il sapore di Cristo nelle strade che abitiamo.

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Pubblicato 25 feb

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Pubblicato 25 feb

MERCOLEDÌ 26 FEBBRAIO 2025 Dal Vangelo secondo Marco (9, 38-40) In quel tempo, Giovanni disse a Gesù: «Maestro, abbiamo visto uno che scacciava demòni nel tuo nome e volevamo impedirglielo, perché non ci seguiva». Ma Gesù disse: «Non glielo impedite, perché non c'è nessuno che faccia un miracolo nel mio nome e subito possa parlare male di me: chi non è contro di noi è per noi». Parola del Signore. Il Signore non è per pochi, non è per qualcuno… è per tutti. Raggiunge vite diversissime l’una dall’altra, intreccia storie impensabili, si fa presente in ognuno, a prescindere dagli anni di catechismo o di animazione… chi Lo cerca (spesso anche senza saperlo), chi ha cura dell’altro, chi cerca il bene, chi si fida anche se non ha tutte le risposte sta dalla Sua parte. Lo Spirito, come il vento, soffia dove vuole. Restiamo aperti a come ci raggiunge, a come abita chi incontriamo. Più che impedire, se possiamo, facilitiamo la conoscenza del Signore: i posti sono illimitati, non c’è il rischio di sold-out.

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Pubblicato 24 feb

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Pubblicato 24 feb

MARTEDÌ 25 FEBBRAIO 2025 Dal Vangelo secondo Marco (9, 30-37) In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli attraversavano la Galilea, ma egli non voleva che alcuno lo sapesse. Insegnava infatti ai suoi discepoli e diceva loro: «Il Figlio dell’uomo viene consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno; ma, una volta ucciso, dopo tre giorni risorgerà». Essi però non capivano queste parole e avevano timore di interrogarlo. Giunsero a Cafàrnao. Quando fu in casa, chiese loro: «Di che cosa stavate discutendo per la strada?». Ed essi tacevano. Per la strada infatti avevano discusso tra loro chi fosse più grande. Sedutosi, chiamò i Dodici e disse loro: «Se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servitore di tutti». E, preso un bambino, lo pose in mezzo a loro e, abbracciandolo, disse loro: «Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato». Parola del Signore. Il Signore prende il desiderio dei discepoli, quello di voler essere grandi, non lo annulla, ma lo indirizza verso il compimento più profondo. Vuoi essere grande? Impara ad essere ultimo, a stare con gli ultimi, a servire. Gesù ribalta la prospettiva. Il grande non è chi schiaccia, chi emerge a discapito di altri, ma chi si fa piccolo tra i piccoli e la sua vera grandezza sta nel far crescere, nel portare vita in chi ha intorno. Possiamo servire in infiniti modi, ma queste righe inevitabilmente ci fanno pensare a ciò che vive un animatore salesiano. Stare a contatto con i piccoli, con i ragazzi è per noi un modo diretto per accogliere il Signore. Ci sono sguardi che parlano spesso senza dire nulla, ragazzi che attendono qualcuno che li ascolti, un gesto gentile o una parola buona nel frastuono di pensieri neri. Ci sono giovani affamati di bellezza, di senso, di relazioni autentiche… in loro il volto di Dio.

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Pubblicato 23 feb

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Pubblicato 23 feb

LUNEDÌ 24 FEBBRAIO 2025 Dal Vangelo secondo Marco (9,14-29) In quel tempo, [Gesù, Pietro, Giacomo e Giovanni, scesero dal monte] e arrivando presso i discepoli, videro attorno a loro molta folla e alcuni scribi che discutevano con loro. E subito tutta la folla, al vederlo, fu presa da meraviglia e corse a salutarlo. Ed egli li interrogò: «Di che cosa discutete con loro?». E dalla folla uno gli rispose: «Maestro, ho portato da te mio figlio, che ha uno spirito muto. Dovunque lo afferri, lo getta a terra ed egli schiuma, digrigna i denti e si irrigidisce. Ho detto ai tuoi discepoli di scacciarlo, ma non ci sono riusciti». Egli allora disse loro: «O generazione incredula! Fino a quando sarò con voi? Fino a quando dovrò sopportarvi? Portatelo da me». E glielo portarono. Alla vista di Gesù, subito lo spirito scosse con convulsioni il ragazzo ed egli, caduto a terra, si rotolava schiumando. Gesù interrogò il padre: «Da quanto tempo gli accade questo?». Ed egli rispose: «Dall’infanzia; anzi, spesso lo ha buttato anche nel fuoco e nell’acqua per ucciderlo. Ma se tu puoi qualcosa, abbi pietà di noi e aiutaci». Gesù gli disse: «Se tu puoi! Tutto è possibile per chi crede». Il padre del fanciullo rispose subito ad alta voce: «Credo; aiuta la mia incredulità!». Allora Gesù, vedendo accorrere la folla, minacciò lo spirito impuro dicendogli: «Spirito muto e sordo, io ti ordino, esci da lui e non vi rientrare più». Gridando, e scuotendolo fortemente, uscì. E il fanciullo diventò come morto, sicché molti dicevano: «È morto». Ma Gesù lo prese per mano, lo fece alzare ed egli stette in piedi. Entrato in casa, i suoi discepoli gli domandavano in privato: «Perché noi non siamo riusciti a scacciarlo?». Ed egli disse loro: «Questa specie di demòni non si può scacciare in alcun modo, se non con la preghiera». Parola del Signore. Un padre disperato riconosce di averle provate tutte per suo figlio, di aver atteso dall’infanzia che un giorno guarisse, di essersi rivolto persino ai discepoli di Gesù che fanno miracoli, ma nulla possono davanti al male che assoggetta il figlio. L’ultima possibilità è chiedere a Gesù stesso, anche se quest’uomo è allo stremo, anche se la sua fede è ormai debole e sembra non esserci nessuna via d’uscita. Può capitare anche a noi di sentirci come lui, appesantiti da una situazione che ci toglie la pace, stanchi perché tutti i “rimedi” che abbiamo cercato, le “cure” che abbiamo atteso non sono state abbastanza… qui entra in gioco la fede. Credere che il Signore non è sordo e muto davanti alle nostre preghiere, ma può tutto. Chiediamo, senza paura. Anche di avere la fede che ci manca quando i nostri passi vacillano. “Credo, aiuta la mia incredulità!”

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