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Capibara Media
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Pubblicato 19 ott
https://www.youtube.com/watch?v=okI3ZodjUGs Gli amici di Ibex mi hanno ospitato sul loro canale Youtube per parlare di Impero Romano, Tardoantico e confronto con l'epoca contemporanea, fateci un salto :)
Pubblicato 19 ott
Negli ultimi anni, il tempo sembra essersi sbriciolato. Non passa più: scorre, lampeggia, si consuma. Ma perché oggi ci sentiamo sempre in ritardo, anche quando non abbiamo niente da fare? E perché, nonostante abbiamo più strumenti che mai, abbiamo meno tempo per noi stessi? In questo video esploriamo una domanda semplice ma profonda: come il tempo digitale ha cambiato la nostra percezione del tempo – e della vita. Non si tratta di rimpiangere il passato, né di demonizzare la tecnologia. Si tratta di capire perché, con tutti i nostri schermi, siamo diventati così bravi a riempire ogni secondo… ma così incapaci di viverlo davvero. https://www.youtube.com/watch?v=ZD4eB90g4vM Se ti è piaciuto questo contenuto Iscriviti al Canale Telegram Seguici anche su: Instagram Youtube Tik Tok LinkTree Spotify
Pubblicato 19 ott
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Pubblicato 19 ott
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Pubblicato 18 ott
⚡️🔴Tra droga e droni: l’assalto silenzioso degli USA al cuore del Sudamerica 🔴🗣 https://www.youtube.com/watch?v=lnhotmk2XnQ Se ti è piaciuto questo contenuto Iscriviti al Canale Telegram Seguici anche su: Instagram Youtube Tik Tok LinkTree Spotify
Pubblicato 18 ott
Poco fa ripensavo alla parte iniziale del primo libro de "Il problema dei tre corpi" di Liu Cixin: un'introduzione che dalla Rivoluzione Culturale ci lancia in poche centinaia di pagine nel futuro infinito. In molti, in Occidente, hanno speculato sul rapporto di questo autore con il governo cinese, con il partito e con la contemporanea società cinese. Come al solito, il substrato è sempre quello di proporre l'immagine dell'intellettuale dissidente contro un regime oppressivo (che gli permette però di pubblicare, vivere del proprio lavoro artistico ed essere popolare e apprezzato in patria e all'estero). Mi pare però evidente che il punto reale non sia questo: se andassimo a contare il numero di intellettuali comunisti o anarchici negli USA nel secondo dopoguerra (cioè nel periodo di massimo apogeo statunitense) supererebbero di gran lunga gli omologhi non dissidenti. A questi andrebbe poi aggiunta un'altrettanto nutrita schiera di artisti, musicisti, attori e persino sportivi. Insomma, il dissenso creativo è in finale parte delle società vive e vitali. Gli Stati Uniti di oggi sono sicuramente vivi, ma non so quanto vitali, infatti sono una macchina per la propaganda (pessima). Nulla di strano che la Cina, potenza in ascesa, produca oggi intellettuali più o meno critici. Quale sarebbe la differenza tra un "dissidente" e un "ribelle"? Il trattamento riservato negli USA per i dissidenti non è o era certo più o meno morbido che altrove (dalle condizioni in cui erano tenuti gli afroamericani o le riserve per i nativi, fino a Sacco e Vanzetti o il maccartismo). Il potere giustifica se stesso ovunque e in nessun comunità umana è permesso tutto. La riflessione dunque interessante è semmai scoprire che ciò che noi attribuivamo alla democrazia (la libertà di critica) non c'entra nulla con questa, quanto invece è dato da un certo grado di complessità raggiunto dalle società industriali e forse ancor di più post-industriali. La crescita economica porta con se il rafforzamento della società civile e questa nella sua pluralità, come saggiamente aveva previsto Gramsci, diventa l'ago della bilancia dei rapporti di forza politici ed economici. Questo è anche spunto interessante per discutere o meno sulla natura socialista della società cinese o meno, ma è solo un sabato pomeriggio di ottobre... Rilassiamoci. Se ti è piaciuto questo contenuto Iscriviti al Canale Telegram Seguici anche su: Instagram Youtube Tik Tok LinkTree Spotify
Pubblicato 17 ott
La Guerra al Fentanyl: intervista con Giuseppe Germinario su Cina, Venezuela e le accuse USA https://www.youtube.com/watch?v=NemogKcR6ws&lc=Ugwi1lM1MMLGdFXqYZh4AaABAg Se ti è piaciuto questo contenuto Iscriviti al Canale Telegram Seguici anche su: Instagram Youtube Tik Tok LinkTree Spotify
Pubblicato 17 ott
A voi i commenti… il racconto terribile di un nostro connazionale, operatore umanitario, su quanto accade a Gaza.
Pubblicato 17 ott
La crescita delle energie e non sprecare il tempo passato Per anni in Italia tutti quelli di una certa area hanno vissuto di guerre intestine, fratricide e dibattiti sterili. Il movimento per la Palestina è arrivato così rapidamente che ci ha lasciati senza parole. In parte direi che questo grande movimento è stato il risultato, direi eroico, di tutti quelli che nei più piccoli comuni, in ogni iniziativa, presidio anche in pochissimi hanno continuato a portare avanti la causa. L'insistenza morale è stata tanta e tale da diventare non arginabile e alla fine esplodere in marea. Oggi la domanda che riecheggia ovunque è: che fare? Quella piazza non era politicizzata (non solo), era una piazza morale (associandomi a Spinoza direi che è stata "etica" solo per alcuni, ma non può esserlo per tutti). Quella piazza è politicizzabile? In qualche modo si e no. L'indignazione rifluirà, già ora con la finta tregua (finta perché rimangono in piedi tutte le condizioni coloniali che hanno posto in essere il conflitto) il sentimento in una parte del paese, più moderata sta scemando, è fisiologico. Quindi dobbiamo rassegnarci? No, dobbiamo costruire uno strato, far si che questo momento non scemi senza aver lasciato traccia. Come diceva giorni fa Osservatorio Italiano sul Neoliberalismo e sento di concordare, la sola possibilità che questa momento politico non sia sprecato è far si che migliaia di persone scese in piazza ritrovino la voglia di fare militanza in associazioni, fare volontariato, riattivarsi, magari iscriversi a un sindacato o a un partito (consapevoli degli enormi limiti di queste ultime due proposte in ogni salsa), tornare a confrontarci con gli altri, discutere, litigare, fare comunità (quindi più o meno esplicitamente politica). Dobbiamo scappare dal neoliberismo, dal nostro bisogno individuale di aver ragione e riaprirci al prossimo in un confronto. Tornare un po' (senza eccessi sterili) alle assemblee lunghe e fumose, di ore e ore, che diventano anche un po' psicodramma, ma che permettono poi a tutti di tornare a casa con un discorso condiviso, magari conflittuale, ma condiviso. Il neoliberismo non crea individui, genera nebulose esistenziali senza progetti, frammentate e spesso rabbiose, tutte in competizione con gli altri. La militanza, la comunità, la discussione creano un gruppo e ognuno di noi dal gruppo (per quanto conflittuale) nasce e matura come persona, come soggetto politico. Penso che sia questo lo strato che dobbiamo ricavare dal movimento filo-palestinese: una nuova ondata di militanza e attivismo per riprendere un discorso diverso e alternativo nella società a tempo debito. Dal canto mio, per non predicare bene e razzolare male, mi iscriverò a un sindacato autonomo e di base, cercando di portare il mio pezzettino di militanza nel fiume collettivo.
Pubblicato 16 ott
⚡️⚡️🔴🔴Le cose che la gente dice online sulle piazze per Gaza: - Perché non manifestate per le cose che interessano i cittadini italiani? - Vogliono islamizzare l'Italia!1! - Questi delle manifestazioni sono dei violenti! - Macché Palestina, è un attacco al governo! - La GSF è un centro sociale galleggiante - Sono per la pace ma poi spaccano le vetrine Con Simone Rossi, vi debunkiamo tutto! https://youtube.com/live/w_-doYW4rBs
Pubblicato 15 ott
TRUMP E IL VENEZUELA: RICAPITOLONE https://youtu.be/ZXLdBrrPwI4?si=f8Hyh_ao6iePAdwu
Pubblicato 15 ott
BARGHOUTI E LA PRECARIETÀ DELLA "PACE" TRUMPIANA La mancata liberazione di Marwan Barghouti è la cartina di tornasole che dimostra la scarsa prospettiva di questa tregua. Se anche ci fosse stato un solo dubbio, e dalla nostra parte credo che nessuno lo abbia nutrito invero, sulla buonafede dei sionisti e le sincere intenzioni dei mediatori, americani in primis e di tutto il caravanserraglio di servi arabi ed europei al seguito, qui cade miseramente. Sebbene i paesi servi degli americani siano solo marionette in questo grottesco palco degli orrori e dei soprusi dimostrano quanto sia falso il sostegno al progetto dei due stati e bugiardo il riconoscimento della Palestina tanto sbandierata da veri stati canaglia desiderosi di lavarsi la coscienza color ebano (comunque sempre meglio di chi nemmeno ha fatto il bel gesto), perché senza un federatore non vi può essere uno stato palestinese. Marwan è uno dei pochi che ha la statura morale e l’influenza politica per unificare il mondo palestinese, non stento a credere che il mancato rilascio si debba alla comunanza di interessi tra l’Idra sionista e la gerontocrazia cleptocratica dell’ANP, gelosa e soddisfatta del suo ruolo di amministratore coloniale e di poter fare la cresta sugli aiuti. La banda di clown a Sharm el Sheik mente sapendo di mentire parlando di pace, per non parlare della fiera dell'osceno su carta della nostra stampa. Per archiviare il Sudafrica dell'apartheid è stato prima liberato Mandela e molti altri leader della decolonizzazione hanno percorso la stessa via. Non imporre la liberazione di Barghouti significa assecondare il disegno sionista di creare al massimo dei Bantustan isolati da reprimere e comprimere, come avvenuto per gli amerindi nelle riserve indiane degli USA. Non sono i palestinesi a non avere una posizione, ma la controparte e i suoi complici a impedire che si manifesti. In ogni caso la tregua è una pausa che andava colta per le sue implicazioni interne ed internazionali, sebbene valesse poco. Era necessaria per dare sollievo alla popolazione, reprimere le bande criminali al soldo dei sionisti, per ragioni politiche internazionali e per confermare davanti all'opinione pubblica mondiale la serietà di Hamas. ✍🏻 Andrea Se ti è piaciuto questo contenuto Iscriviti al Canale Telegram Seguici anche su: Instagram Youtube Tik Tok LinkTree Spotify