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Politica

La fionda è una rivista e un blog aperto. È lo strumento di chi si ribella all’oppressione. https://www.lafionda.org - t.me/lafionda

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Pubblicato 1 ago

«Da un po’ quello che era il gruppo Fiat sta distruggendo l’industria italiana. La lista è lunga. Ha venduto Telettra alla francese Alcatel, che ha portato all’estero il know how e poi l’ha chiusa, e l’Italia ha perso la sfida della commutazione elettronica. Poi è toccato alla Ferroviaria Savigliano (Fiat Ferroviaria), che aveva inventato il gioiello del pendolino, ceduta per un tozzo di pane ai francesi che hanno venduto la licenza ai cinesi ed è finita a fare il sub-fornitore della Alstom di La Rochelle. Exor ha venduto Magneti Marelli a Kkr ora fallita; poi è toccato a Comau, svenduta anch’essa, e infine a Iveco, solo per citarne alcune. Eravamo una potenza e abbiamo svenduto l’industria, rischiamo di essere un Paese del terzo mondo fuori dalla sfida tecnologica, un disastro generazionale. La cessione dell’ex Fiat ai francesi con Stellantis è stato il disastro finale: loro proteggono la loro industria, non altre, e l’industria dell’auto italiana è in ginocchio. Se al governo pensano che l’Italia possa vivere di turismo è finita. Peraltro, se il Colosseo lo dessero ai nostri privati, sarebbero capaci di vendersi anche quello...». Giorgio Garuzzo – 87 anni, vent’anni ai vertici del gruppo Fiat, dove entrò nel '76, e ha guidato, tra gli altri, Comau, Magneti Marelli e Iveco, che contribuì a creare. Ripreso da un tweet de @LoSquilloDiGilbertoTrombetta 🤕Entra nel canale Telegram https://t.me/lafionda

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Pubblicato 31 lug

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Pubblicato 31 lug

Modello Milano: il furto alla comunità Cristina Quintavalla A sentire Renzi non ci sono dubbi: mai fermare Milano, l’intreccio speculativo-immobiliare-finanziario che rende ricca e oltremodo attrattiva la città! La magia dell’assalto dei fondi finanziari insufflerebbe su Milano il vento del successo, del progresso, di cui tutti beneficerebbero. Certo non coloro che hanno subito gli effetti di una città che si è sviluppata… Continua...👇 https://www.lafionda.org/2025/07/31/modello-milano-il-furto-alla-comunita/ 🔴Entra nel canale Telegram de @lafionda

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Pubblicato 31 lug

L’allucinante documento pro-Israele dell’UCEI Alessio Mannino Questo articolo tratta di un documento semplicemente allucinante, ancorché prevedibile, pubblicato dall’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane (UCEI). Ma per una volta non è diretto solo al lettore generico, bensì innanzitutto agli appartenenti alla suddetta associazione che non si lascino accecare da una obbligata difesa d’ufficio di Israele. La domanda è: cari concittadini che fate… Continua...👇 https://www.lafionda.org/2025/07/31/lallucinante-documento-pro-israele-dellucei/ 🔴Entra nel canale Telegram de @lafionda

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Pubblicato 31 lug

Russofobi col broncio Di Marco Travaglio Scandalo, orrore, raccapriccio: il ministero degli Esteri russo copia i migliori quotidiani italiani e pubblica una lista di proscrizione con gli “esempi di russofobia”, fra cui alcune perle di Mattarella, Crosetto e Tajani. Il quale convoca l’ambasciatore Paramonov per chiedere “spiegazioni”. Noi vorremmo essere una mosca o – se mosca è troppo russofilo – una zanzara, per assistere allo storico incontro. Tajani redarguisce da par suo il diplomatico russo: “Come vi permettete di darci dei russofobi?”. E quello se la ride: “Pensavamo che per voi l’aggettivo russofobo non fosse un insulto, ma un complimento”. Poi consegna al presunto ministro un paio di volumi della Treccani con la lista degli episodi di russofobia promossi o istigati o tollerati dai governi Draghi e Meloni col consenso o nel silenzio di Mattarella: direttori d’orchestra, artisti, intellettuali e sportivi cacciati-discriminati-perseguitati-insultati in quanto russi, balletti russi banditi dai teatri, corsi universitari su Dostoevskij sospesi, partnership scientifiche fra atenei italiani e russi cancellate, liste di proscrizione contro giornalisti russi e analisti italiani spacciati per putiniani e trascinati al Copasir e/o radiati dalle tv, vagonate di armi inviate all’Ucraina per “sconfiggere la Russia”, mega-piani di riarmo per l’auspicata guerra alla Russia. E, a mo’ di dedica, la lectio magistralis di Mattarella a Marsiglia che l’anno scorso paragonò la Russia attuale al Terzo Reich di Hitler, sconfitto soprattutto grazie al sacrificio dell’Unione Sovietica con 28 milioni di morti. Tutte cose che parrebbero eccessive anche se fossimo in guerra con la Russia e risultano vieppiù incomprensibili in assenza di dichiarazioni di guerra di Roma a Mosca o viceversa. Anche perché chi le ha volute o avallate denuncia, giustamente, la peste gemella della russofobia: l’antisemitismo di chi confonde il governo israeliano col popolo ebraico. Ieri Mattarella ha attaccato l’“angosciosa postura aggressiva della Russia in Ucraina, un macigno sull’Europa” e poi i morti e la fame a Gaza, solo che lì non ha evocato né angosciose posture aggressive né macigni: ha deplorato, giustamente, la “diffusa tendenza alla contrapposizione irriducibile, alla intolleranza per le opinioni diverse dalle proprie, al rifugio in slogan superficiali e pregiudizi tra cui riaffiora gravissimo l’antisemitismo, che si alimenta anche di stupidità”. Ma lo stesso si può dire della russofobia di chi paragona ai nazisti i russi che li sconfissero, o esclude la Russia dalle celebrazioni per la liberazione di Auschwitz a opera della Russia, mentre finanzia e arma il battaglione Azov e altre nazi-milizie ucraine. Questi russofobi sono proprio dei bei tipi: se li chiami per nome, anziché appuntarsi al petto la sudata medaglia, si offendono. 🔴 Per ricevere tutti gli aggiornamenti segui Giorgio Bianchi Photojournalist

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Pubblicato 31 lug

https://x.com/SavinoBalzano/status/1950799845070938377?t=fuBIu6-gsFVRQtSYqxo0Qg&s=19 Non oso nemmeno immaginare lo sguardo di puro sgomento dell’ambasciatore russo, raggiunto dalla notizia della convocazione alla Farnesina da parte di Antonio #Tajani. Il nostro autorevole Ministro degli Esteri vuole chiedergli conto della recente iniziativa russa, che ha inserito #Mattarella nella lista dei russofobi. Me lo immagino, l’ambasciatore, con la gocciolina di sudore gelato che gli cola lungo le tempie. Come uno scolaretto dalla direttrice, dopo averla combinata grossa. Speriamo solo che qualcuno abbia informato Tajani della fine dell’#UnioneSovietica: non vorrei che la propaganda l’abbia confuso anche su questo punto. Più o meno in quegli anni, l’Olp – e dunque l’Anp – riconosceva #Israele, e qualche giorno fa il dettaglio gli è sfuggito. Mi spiacerebbe che gli fosse scappato di mano tutto quel capitoletto del Bignami di storia contemporanea, che avrà acquistato prima di accettare l’incarico, per raggranellare i rudimenti del mestiere. Non si offenda, si scherza! Ora, per entrare un istante nel merito – giusto quanto basta – cosa ci aspettavamo? Questi decidono di fare una lista dei russofobi e arrivano al momento di scegliere se inserirvi o meno il nostro Capo dello Stato. Immagino il loro dialogo. Il primo fa: «E questo #SergioMattarella? Perché ce lo dovremmo infilare? Che ha fatto?». E il secondo: «Mah, sai, a febbraio da Marsiglia ci ha paragonato alla Germania del 1939». E quell’altro: «Oh bella! La stessa Germania che ci è costata più di venti milioni di caduti, circa venticinque, tra militari e civili, quando ci chiamavamo ancora Urss? Quella che noi abbiamo fermato, nonostante nessuno ce lo riconosca per davvero?». Risponde: «Eh sì, proprio quella...». A quel punto la decisione è parsa di mero buon senso ed è stata assunta all’unanimità. Da russo, avrei fatto lo stesso. Una provocazione? Direi che a subirne, e da mesi, sono principalmente loro. Le prese di posizione dei politici italiani che si stracciano le vesti – a partire da quella del camaleontico Giuseppe #Conte – fanno ridere. Apprezzabile il silenzio di #Salvini. Poi, proprio noi vogliamo dare lezioni ai russi? Noi che avevamo le liste di proscrizione dei putiniani sulla prima pagina del più grosso giornale nazionale? Noi che non facciamo esibire gli artisti russi? C’è poco da scandalizzarsi. Volete dipingerli come brutti e cattivi, secondo la narrazione impostaci dal Colle per mesi e mesi? Fate pure, ma chi semina vento raccoglie tempesta.

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Pubblicato 31 lug

L’appello che non basta Elena Basile Ritengo doveroso spiegare come mai non abbia aggiunto la mia firma all’appello sulle iniziative da intraprendere verso Israele, promosso dall’ex Ambasciatore in Algeria e Direttore Generale degli Affari Politici, diplomatico stimabile e attento, al quale si deve peraltro l’unico tentativo di mediazione tra Ucraina e Russia da parte di un Paese occidentale, sponsorizzato… Continua...👇 https://www.lafionda.org/2025/07/31/lappello-che-non-basta/ 🔴Entra nel canale Telegram de @lafionda

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Pubblicato 31 lug

Alla ricerca di senso. Un percorso per ripensare la vita in comune Lucrezia Lombardo Come la teoria dell’evoluzione ha tentato di dimostrare, la vita umana su questa terra si caratterizza per la costante apertura al rischio. L’essere umano è infatti colui che – per un impulso intrinseco, che fonda persino le facoltà razionali – tende ad aprirsi al mondo, a incamminarsi in esso, a evolversi nei… Continua...👇 https://www.lafionda.org/2025/07/31/alla-ricerca-di-senso-un-percorso-per-ripensare-la-vita-in-comune/ 🔴Entra nel canale Telegram de @lafionda

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Pubblicato 30 lug

https://x.com/SavinoBalzano/status/1950568067454394433?t=QL2yNQyNK-aAG9nBkI7GIw&s=1 Gli annunci roboanti sul riconoscimento dello Stato di #Palestina non devono trarre in inganno: riconoscere qualcosa che, di fatto, non esiste non significa renderla reale, purtroppo. I leader che in queste ore si affrettano (penso a #Macron o a #Starmer) stanno semplicemente cedendo alla pressione di un'opinione pubblica indignata dalla complicità dei propri governi. La gente si ribella a governanti servi e venduti, le cui mani grondano del sangue delle vittime di #Gaza. Purtroppo, tale riconoscimento – ammesso che davvero avvenga – non produrrà gli effetti che in molti, me compreso, sperano. E tuttavia, nonostante questo, il nostro Governo si oppone. Una posizione vile, pavida, vigliacca: che disgusta oltre ogni immaginazione. Ne abbiamo parlato con la persona giusta: @ElenaBasileIT. #BattitoriLiberi, dal lunedì al venerdì, dalle 17 su #RadioCusanoCampus.

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Pubblicato 30 lug

Siamo BESTIE o DIVINITÀ? Nel suo celebre "Discorso sulla dignità dell'uomo" il filosofo Giovanni Pico della Mirandola ricordava agli esseri umani che essi sono sempre sovrani e artefici dei propri destini, e come tali possono decidere se elevarsi allo stato di creature angeliche o degradarsi allo stato di bruti irragionevoli. Un concetto analogo viene poi espresso, qualche secolo dopo, anche da Giambattista Vico, il quale ne "La Scienza Nuova" ricordava come il Pensiero dovesse servire all'essere umano proprio per innalzare il suo Spirito dalla brutalità istintiva-animalesca di partenza alla ragionevolezza umano-emotiva di arrivo. Prima ancora di questi due eccelsi pensatori però, un poeta (sempre italiano) di origine fiorentina, scrisse uno dei versi che, vista la grandezza del personaggio, è rimasto vivo nella storia del pensiero come baluardo e sintesi strepitosa di questo dualismo umano. Scrisse infatti Dante Alighieri nella Divina Commedia: "fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza". Ecco allora che per questi ed altri motivi, ritornare a domandarsi come possiamo elevare il nostro Spirito verso l'alto (divinità e pace) e non degradare verso il basso (bestialità e guerra), è oggi più che mai fondamentale. Un sapere culturale e politico che non si interroga più su questi aspetti umani, è semplicemente un "sapere" dis-umano. Di questo ho parlato con Alessandro Bartolini al Festival di Ottolina Tv. Ed è uscito fuori un dialogo, anche con il pubblico presente, molto serio e stimolante. Ve lo consiglio. Buon ascolto! Davide Sabatino https://youtu.be/dSDfQ6oq1cE?si=ik52wsUbySVhu55M @lafionda

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Pubblicato 30 lug

Guerra di classe: erosione del potere di acquisto Federico Giusti Anni fa nell’immaginario collettivo si è insinuata l’idea che molti, e a lungo, avessero vissuto al di sopra delle loro reali possibilità e che gli eccessi d’una generazione si sarebbero inevitabilmente ripercossi su quelle successive. Detto in termini spiccioli, a determinare i problemi dell’oggi sarebbero le pensioni anticipate del passato (cioè la possibilità di… Continua...👇 https://www.lafionda.org/2025/07/30/guerra-di-classe-erosione-del-potere-di-acquisto/ 🔴Entra nel canale Telegram de @lafionda

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Pubblicato 29 lug

https://x.com/SavinoBalzano/status/1950234310520222123?t=JcAwA0fkP5S6UMbmz37dCw&s=19 È VERO: I DAZI SONO UN'OPPORTUNITÀ (leggete prima di arrabbiarvi) Vi dico una cosa: se fossi statunitense (statunitense, non americano: l’#America è un continente che comprende molti altri paesi, che meritano rispetto), sarei decisamente soddisfatto dell’accordo siglato da #Trump. È un accordo fatto nell’interesse degli #StatiUniti. Avevano una bilancia commerciale sfavorevole e hanno fatto ciò che andava fatto: svalutazione monetaria e dazi. Inoltre, hanno portato nuove risorse al paese, ad esempio con l’accordo sull’energia. A me pare un ottimo accordo, per loro. E cosa dovrebbe fare il capo di un governo (in questo caso anche di uno Stato), se non difendere gli interessi del proprio paese? Mi rendo conto che, dalle nostre parti, la cosa possa sorprendere, ma è così che dovrebbe funzionare: la politica dovrebbe servire la comunità che rappresenta. Mi sento costretto a una precisazione tanto banale perché leggo i commenti di alcuni europeisti disperati che, pur di non ammettere che l’Unione Europea è una Cloaca Maxima, se la prendono con Trump, il presidente di un altro paese. È una reazione piuttosto curiosa. Certo, questi dazi per noi saranno un problema: con ogni probabilità, per continuare a essere competitivi nel mercato internazionale — con le attuali regole — saremo costretti a un’ulteriore svalutazione interna, a scapito di lavoratori, pensionati e dello stato sociale in generale (sanità, ricerca, trasporti pubblici, scuola e tutto il resto). Saremo, insomma, costretti a indebolire ancora la nostra domanda interna. Dico "ancora" perché è quello che facciamo da decenni, come ha ammesso di recente anche il "pentito" Mario #Draghi. A #Washington, in effetti, avevano anche un’altra strada: sarebbe bastato fiaccare i redditi, indebolire la capacità di acquisto degli statunitensi e ridurre le importazioni. Insomma, ricorrere all’austerità. Esattamente ciò che abbiamo fatto noi finora — non a caso in contrasto con l’interesse del popolo. A loro sarebbe bastato un Mario #Monti qualsiasi. Invece hanno Trump. La guerra commerciale, del resto, non nasce con Trump: questa è solo la favola da dare in pasto all’opinione pubblica per costruire un comodo capro espiatorio. L’#austerità è una sorta di dazio, solo peggiore, perché danneggia i popoli dei paesi che la praticano (come il nostro). In questo senso aveva ragione — e mi spiace per chi si sia scandalizzato per quell’affermazione o si scandalizzi ancora — chi vedeva nei dazi statunitensi un’opportunità. Ci aiutano a capire cosa dovrebbe fare davvero la politica: difendere gli interessi dei popoli che rappresenta. L’#UE, da sempre, persegue obiettivi opposti, ed è ora di prenderne atto. Lo fa, peraltro, con la complicità di classi dirigenti nazionali che tradiscono il proprio paese. La seconda cosa che ci fanno comprendere è questa: se i #dazi ci penalizzano, è perché — molto semplicemente — abbiamo puntato tutto sulle esportazioni. Se affidi la tua economia al mercato estero, è inevitabile che il dazio diventi un’arma di ricatto. Chiunque finirebbe per soccombere. Lo fa Giorgia #Meloni, che aveva promesso di battere i pugni e invece batte i tacchi davanti a #VonDerLeyen. E lo farebbe #EllySchlein, che dimentica di sostenere la maggioranza a #Bruxelles e la Commissione Europea. I dazi sono un’opportunità perché ci costringono a riconoscere che abbiamo sbagliato tutto: ci siamo venduti l’anima, e l’Unione Europea si è rivelata una trappola. A dispetto di quanto ci hanno promesso per decenni. Ma non lo ammetteranno mai. Vi diranno che è colpa di una persona: Ursula von der Leyen, Giorgia Meloni, persino Trump. Lo faranno per nascondere la verità fondamentale: abbiamo abbracciato il paradigma neoliberale della svalutazione dei redditi, del lavoro e dello stato sociale, perché da decenni ce lo impone l’Unione Europea, con la complicità delle nostre classi dirigenti — di ogni colore politico.

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