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Giovani di Parola
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Pubblicato 3 dic
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GIOVEDÌ 4 DICEMBRE 2025 Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 7, 21.24-27) In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non chiunque mi dice: "Signore, Signore", entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, sarà simile a un uomo saggio, che ha costruito la sua casa sulla roccia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ma essa non cadde, perché era fondata sulla roccia. Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, sarà simile a un uomo stolto, che ha costruito la sua casa sulla sabbia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde e la sua rovina fu grande». Parola del Signore. Il regno dei cieli non è una questione di parole, chiamate, conferenze, litigi e chiarimenti. Il regno dei cieli è una questione di provare a compiere la volontà di Dio. Cercando di compiere la Sua volontà diventiamo simili a un uomo che passa la sua vita a costruire una casa fondandola sulla roccia: picconarla può diventare stancante, ma sicuramente dà solide basi. La domanda a cui ci apre il Vangelo oggi è dunque se siamo capaci di riconoscere la volontà di Dio o no. Molto spesso vediamo il perseguire la Sua volontà come contrasto e rinuncia alla nostra stessa volontà. In realtà è proprio la volontà di Dio che ci completa e ci mette sulla strada della felicità: continuare a provarci e non arrendersi, accettando di passare anche per le strettoie della croce.
Pubblicato 2 dic
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MERCOLEDÌ 3 DICEMBRE 2025 Dal Vangelo secondo Matteo (15,29-37) In quel tempo, Gesù giunse presso il mare di Galilea e, salito sul monte, lì si fermò. Attorno a lui si radunò molta folla, recando con sé zoppi, storpi, ciechi, sordi e molti altri malati; li deposero ai suoi piedi, ed egli li guarì, tanto che la folla era piena di stupore nel vedere i muti che parlavano, gli storpi guariti, gli zoppi che camminavano e i ciechi che vedevano. E lodava il Dio d’Israele. Allora Gesù chiamò a sé i suoi discepoli e disse: «Sento compassione per la folla. Ormai da tre giorni stanno con me e non hanno da mangiare. Non voglio rimandarli digiuni, perché non vengano meno lungo il cammino». E i discepoli gli dissero: «Come possiamo trovare in un deserto tanti pani da sfamare una folla così grande?». Gesù domandò loro: «Quanti pani avete?». Dissero: «Sette, e pochi pesciolini». Dopo aver ordinato alla folla di sedersi per terra, prese i sette pani e i pesci, rese grazie, li spezzò e li dava ai discepoli, e i discepoli alla folla. Tutti mangiarono a sazietà. Portarono via i pezzi avanzati: sette sporte piene. Parola del Signore Gesù accoglie, guarisce tutti e la folla loda Dio per i miracoli, resta lì, anche dopo le guarigioni. Essi portano ai suoi piedi ogni forma di fragilità, e Lui non scappa, non seleziona, non si stanca. La guarigione diventa un segno della vicinanza concreta di Dio, che restituisce dignità e speranza. Dopo le guarigioni, Gesù rivela un altro aspetto del cuore del Padre: la compassione. Non è solo pietà, ma un amore che si muove, che non sopporta di vedere l’uomo affamato e sfinito. I discepoli vedono solo il deserto e la mancanza; Gesù vede ciò che c’è: «Quanti pani avete?». È l’invito a partire dal poco, a offrire ciò che si ha. Il miracolo della moltiplicazione non nasce da una magia, ma da un gesto di condivisione trasformato dalla gratitudine: Gesù prende, rende grazie, spezza e dona. In questo gesto ritroviamo il cuore dell’Eucaristia e lo stile del Regno. Alla fine tutti mangiano a sazietà, e restano perfino avanzi: quando si affida il proprio poco, il poco diventa abbondanza. Gesù non ci chiede risorse infinite o soluzioni geniali. Ci chiede: "Cosa hai? Cosa mi puoi offrire, anche se ti sembra poco?" Se hai paura di non essere all'altezza, offri la tua debolezza. Se hai poco tempo, offri quei 5 minuti di preghiera. Se hai pochi talenti, offri la tua disponibilità. Non focalizziamoci sulla grandezza del problema, ma sulla Potenza di Colui a cui offri il nostro piccolo.
Pubblicato 1 dic
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MARTEDÌ 2 DICEMBRE 2025 Dal Vangelo secondo Luca (10,21-24) In quella stessa ora Gesù esultò di gioia nello Spirito Santo e disse: «Ti rendo lode, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio e nessuno sa chi è il Figlio se non il Padre, né chi è il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo». E, rivolto ai discepoli, in disparte, disse: «Beati gli occhi che vedono ciò che voi vedete. Io vi dico che molti profeti e re hanno voluto vedere ciò che voi guardate, ma non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono». Parola del Signore Gesù esulta nello Spirito perché vede all’opera il cuore del Padre: un Dio che non si lascia trovare attraverso il potere, il prestigio o l’intelligenza da soli, ma si rivela ai piccoli, cioè a chi ha un cuore aperto, semplice, disponibile. La novità del Regno non si comprende con l’orgoglio, ma con l’umiltà. Gesù riconosce che tutto ciò che il Figlio è e fa viene dal Padre, e che solo Lui può rivelare veramente chi è Dio. Non si tratta di un sapere teorico, ma di un’esperienza di relazione: conoscere il Padre significa lasciarsi toccare dal suo amore. Poi Gesù si rivolge ai discepoli e li chiama “beati”: sono felici perché stanno vivendo qualcosa che generazioni prima di loro avevano atteso invano. È la beatitudine di chi vede la presenza di Dio all’opera nella storia. Questo Vangelo ci ricorda che per incontrare Dio non serve essere “grandi”, ma piccoli nel cuore, e che ogni giorno possiamo riconoscere nelle parole e nei gesti di Gesù il dono che tanti hanno desiderato prima di noi. Viviamo con umiltà, non dobbiamo aver paura di farci domande, ma non pretendiamo di avere tutte le risposte subito. Chiediamo a Gesù di rivelarci ciò che solo Lui può farci capire. Non la testa, ma il cuore ci aprirà gli occhi sulla Verità
Pubblicato 30 nov
Pubblicato 30 nov
LUNEDÌ 1 DICEMBRE 2025 Dal Vangelo secondo Matteo (8,5-11) In quel tempo, entrato Gesù in Cafàrnao, gli venne incontro un centurione che lo scongiurava e diceva: «Signore, il mio servo è in casa, a letto, paralizzato e soffre terribilmente». Gli disse: «Verrò e lo guarirò». Ma il centurione rispose: «Signore, io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto, ma di’ soltanto una parola e il mio servo sarà guarito. Pur essendo anch’io un subalterno, ho dei soldati sotto di me e dico a uno: “Va’!”, ed egli va; e a un altro: “Vieni!”, ed egli viene; e al mio servo: “Fa’ questo!”, ed egli lo fa». Ascoltandolo, Gesù si meravigliò e disse a quelli che lo seguivano: «In verità io vi dico, in Israele non ho trovato nessuno con una fede così grande! Ora io vi dico che molti verranno dall’oriente e dall’occidente e siederanno a mensa con Abramo, Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli». Parola del Signore Il centurione è un uomo straniero, non appartiene al popolo di Israele, eppure mostra una fede sorprendente: riconosce in Gesù un’autorità capace di guarire anche a distanza, con la sola forza della sua parola. La sua umiltà – «non sono degno che tu entri sotto il mio tetto» – non è senso di inferiorità, ma consapevolezza della grandezza di Cristo. Gesù si meraviglia della fede di quest’uomo: una meraviglia che rivela come la fede autentica possa nascere nei luoghi e nelle persone più inattese. La guarigione del servo diventa così il segno che l’amore di Dio supera i confini, non è riservato a pochi, e il Regno è aperto a tutti quelli che si fidano della parola di Gesù. Questo Vangelo ci invita a una fede che non chiede prove, ma si affida; una fede capace di riconoscere che basta una sola parola del Signore per portare luce e guarigione nelle nostre fragilità, ci insegna che Dio non guarda il tuo passaporto (se sei ebreo, italiano, cattolico "perfetto"), ma guarda la tua Fede! Cerchiamo di avere il coraggio di dire a Gesù, con la stessa semplicità del Centurione: "Non c'è bisogno che tu entri fisicamente nella mia situazione, basta la tua Parola." Fidati del Suo potere che agisce anche a distanza, nel tuo studio, nelle tue relazioni, nel tuo cuore.
Pubblicato 30 nov
Pubblicato 30 nov
DOMENICA 30 NOVEMBRE 2025 PRIMA DOMENICA D’AVVENTO Dal Vangelo secondo Matteo (24,37-44) In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Come furono i giorni di Noè, così sarà la venuta del Figlio dell’uomo. Infatti, come nei giorni che precedettero il diluvio mangiavano e bevevano, prendevano moglie e prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca, e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e travolse tutti: così sarà anche la venuta del Figlio dell’uomo. Allora due uomini saranno nel campo: uno verrà portato via e l’altro lasciato. Due donne macineranno alla mola: una verrà portata via e l’altra lasciata. Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. Perciò anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo». Parola del Signore Il messaggio di Gesù di oggi è chiaro: Vegliate! Gesù invita i suoi discepoli a vivere in uno stato di vigilanza interiore. I giorni di Noè sono l’immagine di un’umanità distratta, assorbita dalle proprie abitudini, incapace di cogliere i segni di ciò che sta accadendo. Non si tratta di avere paura della fine, ma di non addormentarsi nella routine, di non vivere “senza accorgersi di nulla”. Le scene degli uomini nel campo e delle donne alla mola ricordano che la venuta del Signore ci raggiunge dentro la vita quotidiana, non è un evento spettacolare riservato a pochi, ma un incontro che può avvenire in qualsiasi momento e chiede un cuore pronto. La vigilanza cristiana non è ansia né controllo, ma attenzione amorosa, disponibilità, capacità di leggere la realtà con occhi svegli. Essere pronti significa lasciarsi trovare nell’amore, nella fede e nella cura degli altri. Il Figlio dell’uomo viene “nell’ora che non immaginiamo”: per questo ogni ora può diventare un’ora di Dio. Poniamoci la domanda: “Se il Signore venisse oggi, mi troverebbe pronto?" Sii pronto nell'amore che metti nello studio. Sii pronto nell'onestà con cui tratti gli amici. Sii pronto nella pace che porti nel tuo cuore. Non farti travolgere dalla distrazione! Tieni accesa la tua lampada interiore. La gioia dell'incontro aspetta solo chi è sveglio.
Pubblicato 28 nov
Pubblicato 28 nov
SABATO 29 NOVEMBRE Dal Vangelo secondo Luca Lc 21,34-36 In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «State attenti a voi stessi, che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso all’improvviso; come un laccio infatti esso si abbatterà sopra tutti coloro che abitano sulla faccia di tutta la terra. Vegliate in ogni momento pregando, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che sta per accadere e di comparire davanti al Figlio dell’uomo». Parola del Signore. I problemi dell’uomo, quelli veri, rimangono sempre gli stessi nei secoli. Spesso la vita diventa monotona e difficile. Chi non riesce più a provare stupore ha la stessa reazione di chi fugge. Si può fuggire dalla monotonia, dalle responsabilità, dalla verità, da qualcuno. A questo punto si cercano spesso stupefacenti, anestesie per la solitudine e la tristezza. Non è solo chi cerca alcol e droga a cadere in questo vortice. Pur di sentirsi amati, di appartenere a qualcosa, si può sparire in qualcun altro, nell’ossessione verso la propria apparenza, nelle cose, nel lavoro, come nelle sostanze, e si finisce per non riuscire più a ritrovare sé stessi. E’ in Dio, che ci ha creati a sua immagine e somiglianza, che possiamo realmente ritrovare e conoscere noi stessi. Come antidoto Gesù ci consiglia la preghiera. Questa soluzione ci sembra la carta debole, quella inutile del mazzo, che non ha mai funzionato più di tanto. Il motivo è che non sappiamo pregare, o meglio, che siamo convinti di non saperlo fare. La verità è che poi solo chi inizia a pregare impara a pregare. Solo chi è consapevole di non dover contare solo su sé stesso riesce ad affidarsi anche a Dio.