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Giovani di Parola
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Pubblicato 4 feb
Pubblicato 4 feb
Mercoledì 5 Febbraio 2025 Santa Agata, vergine e martire Dal Vangelo secondo Marco (Mac 6,1-6) In quel tempo, Gesù venne nella sua patria e i suoi discepoli lo seguirono. Giunto il sabato, si mise a insegnare nella sinagoga. E molti, ascoltando, rimanevano stupiti e dicevano: «Da dove gli vengono queste cose? E che sapienza è quella che gli è stata data? E i prodigi come quelli compiuti dalle sue mani? Non è costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle, non stanno qui da noi?». Ed era per loro motivo di scandalo. Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua». E lì non poteva compiere nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi malati e li guarì. E si meravigliava della loro incredulità. Gesù percorreva i villaggi d'intorno, insegnando. Parola del Signore. Siete mai rimasti colpiti dal numero di personaggi famosi o di nostri conoscenti che hanno detto che qualche insegnante o qualche persona nella loro vita gli ha detto che non sarebbero mai arrivati a nulla? E la fine di quella storia è sempre la stessa: hanno taciuto e hanno superato ogni aspettativa. A Gesù, alla luce di questo Vangelo, sembra che qualcosa di simile gli sia accaduto ai suoi tempi. La gente del suo paese, sapendo chi era e da dove veniva, non riteneva che tutto ciò che faceva potesse essere vero. Come può il figlio di una famiglia così umile realizzare grandi cose? Questo ci ricorda che un libro non si giudica dalla copertina e tanto meno come noi educatori salesiani: nelle nostre case ci sono ragazzi che possono sembrare piccoli, ma è in questi ragazzi che si nascondono i tesori più grandi. È nei piccoli e negli umili che Dio si manifesta. Don Bosco lo sapeva bene: «In ogni giovane c'è un punto accessibile al bene. Spetta quindi all’educatore cercare questo punto, questa corda sensibile del cuore, e approfittarne”. Non giudichiamo nessuno, nemmeno uno dei nostri ragazzi, ma troviamo il modo di far emergere i suoi talenti e le sue capacità. Non lasciare che nessuno ti giudichi o ti etichetti: hai capacità che possono superare ogni aspettativa. Dopotutto, come poteva il figlio del falegname fare miracoli?
Pubblicato 3 feb
Martedì 4 febbraio 2025 Dal Vangelo secondo Marco (Mc 5,21-43) In quel tempo, essendo Gesù passato di nuovo in barca all'altra riva, gli si radunò attorno molta folla ed egli stava lungo il mare. E venne uno dei capi della sinagoga, di nome Giàiro, il quale, come lo vide, gli si gettò ai piedi e lo supplicò con insistenza: «La mia figlioletta sta morendo: vieni a imporle le mani, perché sia salvata e viva». Andò con lui. Molta folla lo seguiva e gli si stringeva intorno. Ora una donna, che aveva perdite di sangue da dodici anni e aveva molto sofferto per opera di molti medici, spendendo tutti i suoi averi senza alcun vantaggio, anzi piuttosto peggiorando, udito parlare di Gesù, venne tra la folla e da dietro toccò il suo mantello. Diceva infatti: «Se riuscirò anche solo a toccare le sue vesti, sarò salvata». E subito le si fermò il flusso di sangue e sentì nel suo corpo che era guarita dal male. E subito Gesù, essendosi reso conto della forza che era uscita da lui, si voltò alla folla dicendo: «Chi ha toccato le mie vesti?». I suoi discepoli gli dissero: «Tu vedi la folla che si stringe intorno a te e dici: "Chi mi ha toccato?"». Egli guardava attorno, per vedere colei che aveva fatto questo. E la donna, impaurita e tremante, sapendo ciò che le era accaduto, venne, gli si gettò davanti e gli disse tutta la verità. Ed egli le disse: «Figlia, la tua fede ti ha salvata. Va' in pace e sii guarita dal tuo male». Stava ancora parlando, quando dalla casa del capo della sinagoga vennero a dire: «Tua figlia è morta. Perché disturbi ancora il Maestro?». Ma Gesù, udito quanto dicevano, disse al capo della sinagoga: «Non temere, soltanto abbi fede!». E non permise a nessuno di seguirlo, fuorché a Pietro, Giacomo e Giovanni, fratello di Giacomo. Giunsero alla casa del capo della sinagoga ed egli vide trambusto e gente che piangeva e urlava forte. Entrato, disse loro: «Perché vi agitate e piangete? La bambina non è morta, ma dorme». E lo deridevano. Ma egli, cacciati tutti fuori, prese con sé il padre e la madre della bambina e quelli che erano con lui ed entrò dove era la bambina. Prese la mano della bambina e le disse: «Talità kum», che significa: «Fanciulla, io ti dico: alzati!». E subito la fanciulla si alzò e camminava; aveva infatti dodici anni. Essi furono presi da grande stupore. E raccomandò loro con insistenza che nessuno venisse a saperlo e disse di darle da mangiare. Parola del Signore. La fede. Sì, la fede è la vera ricchezza che possiamo avere in questa vita. Non importa quanti soldi e quanti beni abbiamo, senza fede non possiamo contemplare le opere di Dio nella nostra vita. Non importa se sei un leader di una sinagoga o se sei una povera donna: se non hai fede, non puoi aprirti alla grazia del Signore. Solo se hai fede, sai che ogni soluzione è nel Signore. Nel vangelo di oggi la fede è l'elemento comune delle persone che si lasciano guarire da Gesù. La donna ha tanta fede che sa che basta toccare il mantello di Gesù per essere guarita da tutte le sue malattie. E Gesù è commosso da questa fede, al punto da voler guardare negli occhi la donna che lo ha toccato. Tra tanta gente, nota che la povera donna che voleva avvicinarsi a Lui si commuove davanti alla nostra fede, come un padre che si commuove ogni volta che suo figlio lo chiama o va a trovarlo. Il capo della sinagoga, con il potere e l'autorità che ha, arriva un giorno in cui si rende conto che tutto questo non contribuisce a nulla, non risolve nulla. Solo la fede può salvarlo e può salvare sua figlia. È la fede che lo solleva e lo fa andare incontro a Gesù. È la fede che permette alla ragazza, al comando di Gesù, di ergersi davanti alla risata degli altri non credenti. Anche oggi Gesù ci dice “Talitha qumi”, ci chiede di alzarci, di avere fede e di aprirci alla sua grazia e al suo amore. Oggi possiamo lasciare tutti i nostri mali e le nostre sofferenze nelle Sue mani e abbracciare la felicità che può essere raggiunta solo in Lui. Basta avere fede.
Pubblicato 3 feb
Pubblicato 2 feb
Pubblicato 2 feb
LUNEDÌ 3 FEBBRAIO Dal Vangelo secondo Marco (Mc 5, 1-20) In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli giunsero all’altra riva del mare, nel paese dei Gerasèni. Sceso dalla barca, subito dai sepolcri gli venne incontro un uomo posseduto da uno spirito impuro. Costui aveva la sua dimora fra le tombe e nessuno riusciva a tenerlo legato, neanche con catene, perché più volte era stato legato con ceppi e catene, ma aveva spezzato le catene e spaccato i ceppi, e nessuno riusciva più a domarlo. Continuamente, notte e giorno, fra le tombe e sui monti, gridava e si percuoteva con pietre. Visto Gesù da lontano, accorse, gli si gettò ai piedi e, urlando a gran voce, disse: «Che vuoi da me, Gesù, Figlio del Dio altissimo? Ti scongiuro, in nome di Dio, non tormentarmi!». Gli diceva infatti: «Esci, spirito impuro, da quest’uomo!». E gli domandò: «Qual è il tuo nome?». «Il mio nome è Legione – gli rispose – perché siamo in molti». E lo scongiurava con insistenza perché non li cacciasse fuori dal paese. C’era là, sul monte, una numerosa mandria di porci al pascolo. E lo scongiurarono: «Mandaci da quei porci, perché entriamo in essi». Glielo permise. E gli spiriti impuri, dopo essere usciti, entrarono nei porci e la mandria si precipitò giù dalla rupe nel mare; erano circa duemila e affogarono nel mare. I loro mandriani allora fuggirono, portarono la notizia nella città e nelle campagne e la gente venne a vedere che cosa fosse accaduto. Giunsero da Gesù, videro l’indemoniato seduto, vestito e sano di mente, lui che era stato posseduto dalla Legione, ed ebbero paura. Quelli che avevano visto, spiegarono loro che cosa era accaduto all’indemoniato e il fatto dei porci. Ed essi si misero a pregarlo di andarsene dal loro territorio. Mentre risaliva nella barca, colui che era stato indemoniato lo supplicava di poter restare con lui. Non glielo permise, ma gli disse: «Va’ nella tua casa, dai tuoi, annuncia loro ciò che il Signore ti ha fatto e la misericordia che ha avuto per te». Egli se ne andò e si mise a proclamare per la Decàpoli quello che Gesù aveva fatto per lui e tutti erano meravigliati. Parola del Signore. Nel vangelo di oggi vediamo due atteggiamenti diversi nei confronti della presenza di Gesù e della sua forza guaritrice. Da un lato abbiamo i cittadini che non riescono a lasciare i propri interessi e si rallegrano per il prossimo che è stato liberato da Gesù dallo spirito immondo. A loro non importa di aver recuperato un amico che soffriva da molto tempo, ma sono preoccupati e feriti soprattutto per aver perso i loro maiali. E molte volte non riusciamo a contemplare i miracoli che Dio compie giorno dopo giorno nella nostra vita perché siamo più consapevoli di noi stessi che di ciò che accade intorno a noi. È curioso perché nel brano abbiamo una persona che è apertamente posseduta da uno spirito immondo, ma chi è più posseduto: l'uomo che ha lo spirito o il resto dei vicini a causa dell'egoismo? E spesso associamo la presenza del male ai grandi peccati, mentre i peggiori sono quelli più subdoli, quelli che passano inosservati, come l’egoismo. Il comandamento dell'amore spesso viene infranto per piccole cose. Spero che l'amore vinca sempre nelle nostre vite. Il secondo atteggiamento è quello dei guariti. È aperto alla grazia e alla gratitudine di Dio, al punto che è disposto a lasciare tutto per seguire Gesù. Tuttavia il Signore non lo permette. Molte volte facciamo delle promesse a Dio, alla Vergine o a qualche santo che non hanno senso: Dio agisce sempre nella nostra vita gratuitamente e senza aspettarsi nulla in cambio. Quando accadono i miracoli nella nostra vita, non sempre è necessario fare cose straordinariamente grandi per ringraziare il Signore, ma basta continuare a vivere. Ma dobbiamo vivere in modo nuovo, dobbiamo vivere testimoniando quanto visto e contemplato, annunciando a tutti che Cristo è il Signore della vita, che Dio è un Padre che agisce sempre in favore dei suoi figli e che lo fa nella vita di tutti i giorni. Quanto siamo fortunati che Don Bosco stesso ce lo abbia insegnato.
Pubblicato 1 feb
Pubblicato 1 feb
Dobbiamo augurarci di porci queste domande, non di rispondere ad esse, ma semplicemente di farle nascere nel Cuore e, nell’attesa fedele, ascoltare la voce di quella “salvezza preparata da Te davanti a tutti i popoli”
Pubblicato 1 feb
DOMENICA 2 FEBBRAIO 2025 FESTA- PRESENTAZIONE DEL SIGNORE Dal Vangelo secondo Luca Lc 2,22-40 Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, Maria e Giuseppe portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore - come è scritto nella legge del Signore: «Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore» - e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o due giovani colombi, come prescrive la legge del Signore. Ora a Gerusalemme c'era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d'Israele, e lo Spirito Santo era su di lui. Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore. Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo, anch'egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio, dicendo: «Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo vada in pace, secondo la tua parola, perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli: luce per rivelarti alle genti e gloria del tuo popolo, Israele». Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. Simeone li benedisse e a Maria, sua madre, disse: «Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione - e anche a te una spada trafiggerà l'anima -, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori». C'era anche una profetessa, Anna, figlia di Fanuèle, della tribù di Aser. Era molto avanzata in età, aveva vissuto con il marito sette anni dopo il suo matrimonio, era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere. Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme. Quando ebbero adempiuto ogni cosa secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nàzaret. Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era su di lui. Parola del Signore. A volte un’intera vita può essere orientata a Dio, altre volte una vita qualunque può prendere pieghe insignificanti, piena di cose inutili, che prendono spazio, ma non riempiono! La vita di Simeone e di Anna trascorre all’insegna di una promessa: un’intera vita orientata nell’attesa di una promessa di felicità. Quanto sarebbe stato giusto e facile, umanamente, smetterla di essere fedeli a Dio, insomma non ti arriva la ricompensa e allora fai altro, goditi la vita, non ci pensare. “NON CI PENSARE”, se avessero smesso di pensare forse non avrebbero visto quel bambino, quel bambino a cui tutta la loro vita era orientata, da quel momento la loro esistenza sarebbe diventata l’Esistenza. Nulla più come prima, ma tutto come era stato promesso. Il mondo, queste vite, le reputa inutili, prive di senso, astratte! Dio le vede come vite consacrate a Lui, orientate ad una promessa di felicità. Quanto è difficile credere ad una felicità che non arriva mai, quante volte “a suo tempo tutto comprenderai” è troppo lontano, così lontano da perderci le speranze, da pensare che Dio abbia meglio da fare che pensare al nostro Cuore? Quante volte, leggendo questo brano, ci è sembrato incredibile che Simeone ed Anna siano rimasti fedeli al loro compito e alla loro vita in risposta ad una promessa, che alla fine sarebbe anche stato più comodo dimenticare. Ma si goditi la vita! Tutto passa no? No non passa tutto, ci sono delle cose che rimangono, c’è qualcosa di insondabile che va oltre il razionale, c’è qualcosa che il mondo non può spiegarsi perchè non appartiene a questo mondo! Come fa un bambino a cambiarti la vita? Come fa un ragazzino di 9 anni, orfano a diventare Padre dei Giovani? Come fa un Dio a diventare uomo? E come può vincere tutto sembrando apparentemente uno sconfitto sulla Croce? Alla fine, come può una sola vita essere retta da una sola promessa di Felicità?
Pubblicato 31 gen
Pubblicato 31 gen
SABATO 1 FEBBRAIO 2025 Vangelo secondo Marco (Mc 4, 35-41) In quel medesimo giorno,venuta la sera, Gesù disse ai suoi discepoli: «Passiamo all'altra riva». E, congedata la folla, lo presero con sé, così com'era, nella barca. C'erano anche altre barche con lui. Ci fu una grande tempesta di vento e le onde si rovesciavano nella barca, tanto che ormai era piena. Egli se ne stava a poppa, sul cuscino, e dormiva. Allora lo svegliarono e gli dissero: «Maestro, non t'importa che siamo perduti?». Si destò, minacciò il vento e disse al mare: «Taci, càlmati!». Il vento cessò e ci fu grande bonaccia. Poi disse loro: «Perché avete paura? Non avete ancora fede?». E furono presi da grande timore e si dicevano l'un l'altro: «Chi è dunque costui, che anche il vento e il mare gli obbediscono?». Parola del Signore. In questo brano di Vangelo ci sono due termini simili che possono, erroneamente, venire confusi: Timore e Paura. In ordine di apparizione gli apostoli provono anzitutto paura, sono sconvolti dalla tempesta, hanno la morte davanti! Hanno paura per la loro vita, sono minacciati da un male, non sanno cosa fare, sono soli davanti al loro destino! E chissà quante volte ci si sente cosi, in mezzo ad un mare di cose che vanno per conto loro, travolti da una serie di imprevisti che non comprendiamo, consapevoli di non saper cosa fare, di non sapere come muoverci tra le onde di questa vita. Chissà quante volte ci capita di pensare che anche Gesù “dorme”, che anche Gesù ci abbia abbandonati, che stia pensando ad altro. Chissà quante volte crediamo di essere i soli responsabili del nostro destino, di avere tutto sulle nostre spalle, di essere dei “cavalieri solitari” che devono combattere da soli contro questa vita! E poi c’è il Timore: Gesù si sveglia, mostra la sua potenza davanti ai discepoli, li salva e li salva come salva un Dio, poi si gira e chiede fede! e noi? Quante volte Dio ci ha mostrato la Sua grandezza nella nostra vita? Quante volte siamo riusciti a fare quello che pensavamo di non riuscire ad affrontare? Siamo davvero così ingenui da pensare di essere soli? Gli apostoli provono Timore, che non è paura. Se la paura è figlia di un disorientamento, è figlia della solitudine, è figlia della confusione; il Timore è possedere una realistica percezione del dono della Vita e di sè davanti a Dio. Auguriamoci di avere un Santo Timore nella nostra vita, per poter vedere ed ammirare i prodigi di Dio in Noi, in Te! E auguriamoci che, quando Gesù si volterà verso di noi a chiedere fede ci sia un cuore pronto a rispondergli!
Pubblicato 30 gen