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Pubblicato 7 nov
https://youtube.com/live/FFLxCTlxvR4 Genocidi visibili e invisibili: Alessandra Ciattini sul potere delle sanzioni come arma silenziosa
Pubblicato 6 nov
https://youtu.be/ldF4i0zIRVQ?si=dDrv86E2wmidaWmF Il Brasile dei Sem Terra con Dirce Veiga 🇧🇷
Pubblicato 6 nov
🇸🇴STRUTTURE POLITICHE TRADIZIONALI SOMALE La struttura propriamente politica dei gruppi pastorali è eccezionalmente leggera: i vari ordini di segmentazione non hanno dei leader formali stabili. La guida politica dei vari spezzoni sociali spetta agli anziani del gruppo, un titolo che in realtà va a tutti gli adulti maschi del gruppo sociale, tutti con eguale diritto di parola nello Shir (consiglio). Diritto negato solo ai membri del caste inferiori aggregate ai clan. Come abbiamo visto prima soltanto il clan o in certi casi i sottoclan potevano avere un capo, il sultano. Il sultano rappresenta l'unità del clan, ma non è sempre presente anzi può mancare. La carica di sultano corrisponde né più né meno che ai sovrani dell'epoca dell'anarchia signorile in Europa, un Primus Inter Pares, una figura di mediazione ed unità. È posto alla testa degli anziani in caso di guerra, media tra i clan ed è chiamato a vegliare sui sudditi e le greggi. Il sultano simboleggia l'esclusività territoriale del clan. Perché sia svolto a pieno questo ruolo, non basta il potere nominale della carica, occorre che il sultano sia capace e rispettato. Non ha esercito né funzionari amministrativi, presiede gli Schir del clan, ma non ha una Corte e se viene obbedito e solo in relazione al suo prestigio entro il clan. Un caso eccezionale rispetto agli altri sultani somali è quello del sultano della Migiurtinia che esigeva tributi per lo sfruttamento delle piante aromatiche e del mare e aveva la prelazione sui relitti insabbiati sulla costa. Questo tipo di sultanato esisteva in genere solo sulla costa e dipendeva dal possesso di un porto e dalla disponibilità di grosse risorse economiche derivanti da rotte commerciali o ricchezze vegetali o del mare, in ogni caso il potere del sultano si basava sulla sua persona fisica più che sulla sua personalità giuridica. Lo Shir è un'assemblea informale di autogoverno riunita solo quando se ne sente l'esigenza e non ha cariche stabili. Tutti gli adulti vi hanno diritto di parola, ma è altrettanto vero che la ricchezza, il nobile lignaggio, l'oratoria, la prodigalità, ecc. possono aumentare l'influenza di un singolo. Nel caso di lignaggi troppo ampi tutti i membri del clan si presentano, ma i membri dei lignaggi minori restano in disparte mandando al centro dell'assemblea un rappresentante. A tutti i livelli dei gruppi somali la guida spetta agli anziani, nel modo spiegato sopra e lo stesso vale per i gruppi pagatori di Diya, dove però, sotto influenza delle autorità coloniali, l’Akil venne spesso eletto come rappresentante unico e le autorità lo trattavano come capo, anche se in realtà questi non aveva autorità reale sul gruppo. ✍🏻Andrea Se ti è piaciuto questo contenuto Iscriviti al Canale Telegram Seguici anche su: Instagram Youtube Tik Tok LinkTree Spotify
Pubblicato 6 nov
Ci vediamo alle 14.00 per parlare di Venezuela con Marcello Gentile del Comitato Contro la Guerra di Milano e per presentare un'iniziativa di solidarietà al popolo bolivariano. https://youtube.com/live/p7vwlxpHZOc Se ti è piaciuto questo contenuto Iscriviti al Canale Telegram Seguici anche su: Instagram Youtube Tik Tok LinkTree Spotify
Pubblicato 5 nov
https://youtu.be/eC_z_lFjomA ⚡️🔴Genius Act e Stablecoin: la nuova trappola del dollaro digitale Se ti è piaciuto questo contenuto Iscriviti al Canale Telegram Seguici anche su: Instagram Youtube Tik Tok LinkTree Spotify
Pubblicato 4 nov
🇺🇸🇻🇪L'amministrazione Trump sta considerando un'ampia gamma di azioni militari contro il presidente venezuelano Maduro,inclusi attacchi aerei contro le unità militari che lo proteggono,operazioni speciali mirate alla sua cattura e possibili sequestri di CAMPI PETROLIFERI New York Times Oibò io credevo cercassero la troka...😏
Pubblicato 4 nov
🔴⚡️Sudan, la guerra che spacca il Paese – Intervista a Enrico Tomaselli https://youtu.be/O7CazSpJhIM
Pubblicato 4 nov
Trump minaccia la Nigeria. Secondo il presidente la situazione sarebbe gravissima, morirebbero migliaia di cristiani per mano dei jihadisti e non escluderebbe di essere pronto a entrare "in quel paese fallito" e "sparare ovunque". La Nigeria è paese complesso, con una popolazione giovanissima di oltre 230 milioni di persone. Una forte divisione tra le regioni del Nord musulmane e il Sud cristiano-animista. Ci sono tanti motivi che spingono la Casa Bianca ad intervenire in questo contesto, in particolare la stampa specula sul ruolo avuto dagli evangelici nella base MAGA. Tre rapidissime osservazioni: 1- Destabilizzare la Nigeria sarebbe la pietra tombale sulla regione Ecowas. Trump "dimentica" che la Nigeria ha minacciato la Confederazione del Sahel (Mali, Niger e Burkina Faso) proprio per conto degli ex agenti coloniali e che gli stessi gruppi islamici nei tre paesi sono sostenuti attivamente dall'Occidente e dall'Ucraina (chissà con che armi e soldi) in funzione anti-russa. 2- Destabilizzare la regione sarebbe un dramma per l'Europa, avremmo una nuova ondata migratoria rapida e non coordinata, con milioni e milioni di persone in fuga dall'inferno (dunque con traumi e problemi affini). 3- Trump in quattro mesi ha bombardato l'Iran (terza riserva petrolifera mondiale), minacciato il Venezuela (prima riserva petrolifera mondiale), condizionato le elezioni argentine (quarta riserva mondiale di fracking) e ora minacciato la Nigeria (decima riserva mondiale di petrolio). Quindi con un colpo: Destabilizza un'area riottosa; Destabilizza l'Europa; Mette le mani su una riserva di petrolio in più. Tutto chiaro, no?
Pubblicato 4 nov
https://www.youtube.com/watch?v=LnfP-HMp5TE&list=RDLnfP-HMp5TE&start_radio=1
Pubblicato 3 nov
🔴⚡️🗣Guerra energetica globale: il Venezuela diventa la nuova frontiera del colonialismo USA https://www.youtube.com/watch?v=RC-l2_8UHTg
Pubblicato 3 nov
La fase è deprimente, dunque tutto è perduto? Risposta breve: no. Gli USA sono la maggiore potenza globale, anche se messi a confronto con ogni precedente epoca storica. Gli Stati Uniti hanno oltre 800 basi militari in giro per il mondo, il loro potere è tale da non essere scalfibile in una grande sconfitta militare (che porterebbe alla reciproca distruzione). Certo, non possono controllare migliaia e migliaia di chilometri desertici e montani dall'altro lato del pianeta, ma questo non implica che siano sconfitti (specie alle nostre latitudini). Stessa cosa vale in ambito in economico. Il dollaro è screditato, azienda, paesi e banche stanno diversificando, ma nessuno di noi pensa che tutto cambierà di colpo (anche per il punto sopra). Persino in ambito culturale-ideologico: gli USA creano l'immaginario globale, oggi meno di venti o trenta anni fa, ma sono ancora ben piazzati (basti pensare a dove stiamo scrivendo-leggendo). Dobbiamo prepararci ad una grande battaglia che deve vedere le forze progressiste e democratiche del mondo, i popoli in cerca di un riscatto, creare un nuovo grande fronte mondiale per il disarmo e per il riavvio di una storia diversa fatta di emancipazione individuale e collettiva. Questo passa attraverso il miglioramento dei processi collettivi, dobbiamo passare al contrattacco: ricreare egemonia prima di tutto tra "noi". In finale, è importante riprendere il filo del dialogo tra le parti e fare in modo che i movimenti contadini, l'associazionismo, i vari partiti socialisti, socialdemocratici e comunisti, i gruppi anarchici, ecologisti, i movimenti femministi o LGBTQ+, i movimenti indigenisti, i percorsi rivoluzionari ed associativi statali e non - per lo più del Sud Globale - i sindacati e così via, riprendano una radicale battaglia delle (e sulle) idee. Il punto che mi sembra centrale affrontare oggi è: al netto di tutte le fasi di transizione e di tutti i tatticismi, crediamo ancora in un mondo futuribile che superi la proprietà privata e i rapporti di forza nei mezzi di produzione? Risposta breve: si!
Pubblicato 2 nov
Non è una puntata di Extreme makeover, Welding edition, ma uno sminatore coperto di cavi d'acciaio saldati alle griglie e con i trefoli svolti per bloccare i droni.