TGINSIGHT CHAT
Capibara Media
@gabgerm
PoliticaCapibara Media è un progetto editoriale che racconta politica, società e cultura. Video, podcast e approfondimenti per chi cerca informazione critica e una comunità. DONA: https://gofund.me/cd9de700a Contatto: [email protected]
Post recenti
Pag. 38 di 84 · 1,001 post
Pubblicato 11 nov
Scuola, giovani e Palestina - Stiamo diventando una Gaza con globale? Con Virginia Veludo https://www.youtube.com/watch?v=buGXht3itQk
Pubblicato 11 nov
Intervista a Francesco Cori sulla mobilitazione sindacale del prossimo mese: https://www.youtube.com/watch?v=5B2tzY8u1qY Se ti è piaciuto questo contenuto Iscriviti al Canale Telegram Seguici anche su: Instagram Youtube Tik Tok LinkTree Spotify
Pubblicato 11 nov
Siamo nel mezzo di una stagione di mobilitazioni? L'avventura della Global Sumud Flotilla ha fatto da detonatore per la mobilitazione dell'autunno, tra settembre e ottobre le strade e le piazze di Roma (ma non solo) si sono riempite di bandiere della Palestina e kefiah. Sono stati giorni che ricorderemo con soddisfazione. Purtroppo alla grande mobilitazione popolare (non solo italiana) ha fatto eco una reazione istituzionale che ha per l'ennesima volta steso un velo sulla vicenda palestinese. La tregua, per quanto positiva in termini strettamente umanitari, non rappresenta nessun avanzamento in termini politici. Israele ha esteso il suo controllo su oltre la metà del territorio di Gaza (la famosa linea gialla) e il regime di occupazione è sempre lì, causando morti e feriti. Proprio mentre camminavamo tra Circo Massimo e il Colosseo ricordo che parlavo con alcuni amici, durante la manifestazione, e ci chiedevamo cosa sarebbe stato di quella enorme mobilitazione (la politica è così, devi sempre pensare alla sfida successiva). I sindacati (in particolare i CALP/USB) avevano aperto una nuova fase? Il trumpismo aveva finalmente disvelato la realtà e reso le interpretazioni più facili? Da una parte la sinistra anti-coloniale e dei lavoratori e dall'altro quelli con cui in parte (sottolineo, "in parte") ci eravamo confusi nel periodo 2007/2025 complice la maxi ondata populista nel Nord Globale? In altre parole, l'equivoco del rossobrunismo era finalmente morto e sepolto e potevamo salutare un pezzo del mondo del "dissenso", inteso come entità politica trasversale (quando parlo in prima persona plurale intendo come area politica generale, non un noi personale)? Secondo me, finalmente si :) Ma ora di quella mobilitazione che resta? Come dice una cara amica, restano "Palestina, ecologia e diritti civili: sui quali non retrocederemo". Proprio per parlare di questo su Youtube/Spotify/Tik Tok troverete alle 13 una prima intervista a Francesco Cori iscritto CGIL e parte del collettivo de La Città Futura con cui abbiamo avviato una riflessione sulla prossima ondata di scioperi e che avrà un capitolo due, aggiornato da nuove riflessioni, nel fine settimana. Mentre alle 16 arriverà un'intervista a Rossa perpendicolare con cui, tra una citazione e l'altra di Marcuse, abbiamo parlato di scuola pubblica, Palestina e futuro. - Man a mano che escono metterò i link nei commenti, perché a FB non piacciono i post che rimandano fuori dalla piattaforma - Sotto il riassunto delle iniziative che ci saranno a Roma nei prossimi giorni: Palestina, ecologia, diritti civili. Da qui non ci schiodiamo. Se ti è piaciuto questo contenuto Iscriviti al Canale Telegram Seguici anche su: Instagram Youtube Tik Tok LinkTree Spotify
Pubblicato 11 nov
LA QUESTIONE ISRAELIANA Per poter ipotizzare una soluzione accettabile della situazione in Asia anteriore occorre non illudersi, ma analizzare seriamente la realtà, perché malgrado le somiglianze (in negativo sì, in positivo no) Israele non è il Sud Africa pre Mandela e i sionisti non sono gli afrikaner e le differenze di coinvolgimento e pervasività del modello mentale rendono la questione israeliana molto più salda e perniciosa. L’entità non è una nazione normale, come può l’82% dei sionisti appoggiare un massacro ed esprime opinioni indegne di persone civili? Approssimo una spiegazione che parte dall'assioma che in realtà si tratta solo di una parte del popolo israelita e non tutto, anche se la questione non si esaurisce ai soli sionisti in loco. Normalmente secondo gli insegnamenti dei miei maestri Povolo e Levi la popolazione attiva di una nazione rispetto ad un evento è sempre intorno al 20% non di più, compresi gli oppositori. Il restante 80% va dall'ostilità, al timore, al disinteresse, al sostegno senza impegno, al piccolo aiuto e all’appoggio in una gradazione assai articolata. Quindi quando si dice tutta la popolazione ha appoggiato un tale processo spesso si parla, ipotizzo, di un 17 % che fa, un 3 che si oppone ed il resto, che pur conservando la gradazione variegata, non ostacola e spesso aiuta pur non perdendo cautele e distinguo. Nell'entità sionista non funziona così, anche per una questione ovvia, che li differenzia dalle altre popolazioni. Normalmente buona parte degli israeliani ha deciso di esserlo, mentre noi abbiamo ricevuto la nazionalità in sorte, ci è capitata questa, ma potevamo nascere altrove e allora essere del Burundi, piuttosto che dell'India o del Canada, loro no, hanno la nazionalità per volontà. Un caso limite sono i coloni, avventurieri ed esaltati che arrivano spesso dall'estero per fare espressamente militanza. Quindi gli abitanti dell'entità sono un gruppo sociale già in partenza più attivo rispetto al popolo medio degli altri paesi. Esiste poi un gruppo sconosciuto a qualunque altro contesto nazionale e peculiare dell' entità: gli attivi senza impegno. Il 15% di haredi che non fanno il militare, spesso non contribuiscono al bilancio nazionale, ma sostengono le politiche del paese, i partiti religiosi sono da sempre una stampella per le politiche coloniali fasciste. Come essere generosi col portafoglio altrui. Il resto per arrivare alla maggioranza bulgara lo fa la manipolazione inducendo nel gruppo: il senso di superiorità, ora etno-religiosa, ma nella stagione laburista si basava sul successo economico e tecnico; la sindrome dell'assedio, il vittimismo, l'egocentrismo etnico ecc. Non è un caso se le divisioni che attanagliano la loro società riguardano solo la ripartizione del peso delle incombenze (militari, economiche, ecc) e gli affari interni al gruppo, mentre verso l'estero risulta granitico. ✍🏻 Andrea Se ti è piaciuto questo contenuto Iscriviti al Canale Telegram Seguici anche su: Instagram Youtube Tik Tok LinkTree Spotify
Pubblicato 10 nov
Angelo D'Orsi: russofobia e censura https://youtu.be/dw9sXTnRCC8?si=PgHC4tQXKZsBZpWU
Pubblicato 10 nov
La più grande vittoria del neoliberismo è la de-individuazione dell'Occidente, della popolazione che lì vive. Questo fenomeno si è associato alla distruzione di ogni valore comunitario: dalla religione alla vita associativa, fino alla partecipazione politica. Istanze confuse hanno sostituto un progetto (fosse anche del peggior tipo), i cittadini smettono di sentirsi tali e iniziano a concepirsi unicamente come atomi. Il passaggio antropologico è enorme e parte da un fondamento strutturale: la distruzione della grande fabbrica nell'area del Nord Atlantico. Lentamente siamo passati da luoghi di lavoro ravvicinati e sindacalizzati alla terziarizzazione: tutti impiegati, tutti potenziali piccoli investitori. La capacità di entrare in contatto con l'altro ha generato anche una falsa coscienza pseudo-libertaria, ma che in realtà rinforza la catena. In nome della catena abbiamo visto di cattivo sguardo tutte le manifestazioni che implicassero la vita collettiva. Non vorrai mica che io mi sacrifichi per la Palestina? Non vorrai mica che io non esca di casa per i vecchi? Non vorrai mica che io interrompa l'aperitivo mentre la nostra classe dirigente ci sta lanciando verso la Terza Guerra Mondiale, come il Titanic? E' più facile continuare a pensare che i problemi non esistano, piuttosto che guardare in faccia la realtà e capire che siamo collettivamente su una nave che sta naufragando. Il cittadino medio occidentale trova più facile immaginare un complotto a suo danno fatto da lucertole mascherate da miliardari, piuttosto che smettere di mangiare sushi; perché 8 miliardi e mezzo di persone che mangiano pescato, su base industriale, vuol dire letteralmente svuotare il mare. Questo non deve neanche lasciarci cedere alla passività contraria. Non sempre ciò che arriva da una ragionevole narrazione ufficiale è vero; i saperi sono poteri. Lo sappiamo fin troppo bene e non mi dilungherò. Dunque? Prendiamo tristemente atto di una società infantilizzata, che fantastica nemici immaginari e guarda imbambolata i suoi nemici reali, fa i capricci se gli levi il venerdì sera, ma non se distruggi tutto ciò per cui vale veramente la pena vivere su questo miserabile sassolino cosmico. Proprio per questo filo anni fa, finii di studiare la storia e poi passai alla psicodinamica, perché la creazione di una società adulta e sana sembra ormai la vera utopia. Erich Fromm in "Avere o essere" e "L'arte di amare" lo spiega benissimo e rimane forse il miglior esempio di come coniugare la libertà (quella vera, che trascende la società) dal bisogno di vivere in comunità. Purtroppo anche noi, come molti altri prima di noi, pagheremo questa generale infantilizzazione, perché il tempo passa e prima o poi la Storia ci richiamerà ai compiti della vita adulta. Se ti è piaciuto questo contenuto Iscriviti al Canale Telegram Seguici anche su: Instagram Youtube Tik Tok LinkTree Spotify
Pubblicato 10 nov
🔴⚡️Che succede in Africa? Sudan in frantumi e Tanzania nel caos, con Massimo Alberizzi https://www.youtube.com/watch?v=JmSK5nnHsqo Se ti è piaciuto questo contenuto Iscriviti al Canale Telegram Seguici anche su: Instagram Youtube Tik Tok LinkTree Spotify
Pubblicato 9 nov
Quando compare il mercato? Una vecchia vulgata voleva i mercanti come marginali nelle antiche società a cavallo tra storia e preistoria del Mediterraneo orientale. Queste società venivano immaginate a gradoni (quasi) castali, con in cima una burocrazia semi-monarchica e sotto vari sottogruppi che amministravano il sapere e il sacro. Il mercato era visto come marginale. L'idea di fondo era che trattandosi di società idrauliche, fossero organizzate attorno alla gestione delle acque (canali, dighe, irrigazione), per permettere l'agricoltura e che queste grandi opere fossero possibili solo all'interno di una rigida struttura ieratico-burocratica. Non sono del tutto contrario a questa lettura. Ho spesso ricordato come in queste società in transizione dalla banda-lignaggio-clan alla chefferie (capitanato, società del capo), i governatori sviluppassero un contatto col mondo animale proprio in funzione non societaria. Il potere era vissuto con timore e respinto ai margini del mondo umano: i troni mostravano facce leonine o di lupi, le fondazioni mitiche si ricollegavano a orsi (Cina, Giappone, Corea) o lupi (Roma). I monarchi erano respinti fuori dalla comunità violando tabù familiari (incesto tra i monarchi dell'antico Egitto, o delle Hawaii prima del contatto, ma rinvenuto anche dal DNA delle grandi tombe del Neolitico irlandese) o spesso erano gli unici a cui era ammessa la poligamia (con enorme dispendio economico ed energetico da parte del leader stesso). Dunque è innegabile un ruolo fuori dal comune dell'apparato aristocratico-burocratico. Questo però non sminuisce il ruolo del mercato. Oggi sappiamo che i mercati esistevano e che in assenza di economia monetaria seguivano un fine di scambio pragmatico-utilitaristico. Malinowski descrive benissimo questo meccanismo nel confronto tra kula e gimwali. Il primo era uno scambio rituale: le collane di conchiglie rosse erano scambiate con braccialetti di conchiglie bianche (i primi in senso orario e i secondi in senso anti-orario). Il secondo era una formula di baratto utilitaristico in senso classico. Ma quale era la funzione del kula in cui tante energie erano spese? Il kula doveva rafforzare il senso di comunità e fiducia, l'appartenenza: creare una serie di rapporti tra le parti che agivano poi il gimwali. Più scaviamo nelle nostre origini e più scopriamo che siamo specie cooperativa. In principio non era la lotta dell'uno contro tutti, ma la collaborazione e la spartizione rituale delle risorse attraverso legami familiari e di amicizia. A un certo punto qualcosa deragliò e cominciarono a sorgere uomini-forti che imposero una visione individualistica e probabilmente machista della società. La società clanica diventava un nuovo modello produttivo. Non so se come affermano molte femministe si possa dire che nel Neolitico nacque il patriarcato (specie come modello universale) inteso come momento di sfruttamento dell'uomo sulle donne (con queste destinate a compiti di minor valore e sottoposte al controllo del potere riproduttivo). Quello che invece mi sembra abbastanza accurato è che gli anziani (generalmente maschi over 50) controllassero le forze produttive barattando la conoscenza e che tramite questa autorevolezza controllassero la produzione (il lavoro dei giovani maschi) e la riproduzione (la vita delle giovani femmine).
Pubblicato 8 nov
Il presidente USA Donald Trump accoglierà questo ragazzo come suo ospite alla Casa Bianca.
Pubblicato 8 nov
🇵🇸LO STATO UNICO o IL CANDIDO IN PALESTINA Un piccolo post di sole domande e nessuna risposta, per sottoporre a vaglio critico l’idea dello stato unico in Palestina, che è il nuovo uovo di colombo dei critici più illuminati e moderati dell'entità sionista, quindi non gli affezionati del doppio stato (che alla fine appoggiano Israele), ma neppure i supporter dell’entità terrorista e nemmeno i critici oltranzisti della colonia d’insediamento. Ipotizziamo la nascita dello stato plurinazionale e pluriregioso. La polizia sarà mista o per gruppo etnico? Nel primo caso cosa succederà quando in una contesa tra due soggetti di fede diversa interverranno i piedipiatti di una volante mista, quante probabilità ci sono che non si rifugino nel settarismo rompendo l'unità di corpo, arrivando a scontri intestini? Invece con i corpi di sicurezza separati il giorno dopo comincerebbero a spararsi tra loro, per settarismo, per le competenze, ecc. L’apparato giudiziario come verrà gestito? Giurie all'americana con quote paritetiche per gruppo etnico e ovviamente giudice che non entra in camera di consiglio, ma anche qui come condurrà il processo? A parte il fatto che nel 90% dei casi misti la giuria non arriverebbe mai al verdetto perché spaccata. Oppure giudici di merito che decidono, ma in questo caso il monocratico è da escludere a priori, con due si avrà lo stallo costante, quindi dispari, ma il terzo dove lo si piglia perché dia certezza di imparzialità? Il diritto fondiario coloniale su cui si basa non solo la politica delle colonie in Cisgiordania, ma anche la gestione pre ‘48 che fine farà? Rispetto alle terre comunitarie che gli inglesi dal ‘17 hanno trasformato in demaniali e ora Israele usurpa, ereditando la gestione inglese, cosa succederà? Facciamo l'usucapione per sanare il tutto? Ma da che momento varrà? Non è che poi i quasi 1000 anni di assenza renderanno un certo libro adatto solo all'uso igienico? Cosa succederà quando gli atti di proprietà arabi, che ora l’entità rifiuta di convalidare, come anche rigetta l’invio di documenti dagli archivi dei paesi vicini, arriveranno a contestare quanto fatto sia in Cisgiordania, che nei territori ripuliti etnicamente (magari le case sono sparite, ma il lotto resta)? Vecchi o nuovi proprietari? E per tutti i documenti e archivi che sono riusciti a distruggere si fa uno “scordiamoci il passato” o cominciamo con uno stillicidio di: “Sao ko kelle terre, per kelle fini que ki contene, trenta anni le possette parte….»? A Gerusalemme nel '48 i sionisti hanno espulso gli arabi dai quartieri occidentali, che sono fuggiti in quelli orientali protetti dai giordani, da dove hanno buttato fuori gli ebrei e prendendo dimora lì, alla fine si sono scambiati le case, ma ora i tribunali della “democrazia” impongono il ritorno delle case ebree agli ex proprietari, ma senza restituire le case ad ovest, che si farà? Scambio di case un'altra volta? Ognuno nella casa dell'altro? O cosa? Che si farà con i profughi della Nakba? Recuperano proprietà e residenza? E gli usurpatori dove li si mette, sono lì da 80 anni ormai. Ci stanno tutti anche arrivando a menomare parte dei diritti di proprietà sia dei vecchi che dei nuovi? I coloni illegali che fine faranno? Normalizzati restano sulle terre occupate o vengono espulsi? Per altre questioni sono più possibilista, per esempio il legislativo può essere gestito attraverso le votazioni, ma certo non sarà comunque uno scherzo amministrare la fiscalità, il bilancio, gli aiuti, le autonomie locali ecc., soprattutto se si corre il rischio di vedere la nascita di governi su base etnica. Si rispetta il voto favorendo la nascita di una dittatura della maggioranza o si faranno governi condivisi alla libanese? A quelli che pensano che il buon cuore e il signore risolveranno tutte queste problematiche dedico il titolo volteriano, perché vi è soggiacente una questione israeliana a bloccare ogni accomodamento possibile. ✍🏻Andrea Se ti è piaciuto questo contenuto Iscriviti al Canale Telegram Seguici anche su: Instagram Youtube Tik Tok LinkTree Spotify
Pubblicato 7 nov
https://youtu.be/xnEywCqzVbY?si=_y5FjtybpN1wovwG Nuovo contenuto online - Cinema e sionismo: esiste una relazione?
Pubblicato 7 nov
https://www.youtube.com/watch?v=_7lBNNo6I7k La giornata non finisce ora LIVE da Clara Statello del mio ❤️