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Pubblicato 15 nov

LA CISGIORDANIA OCCUPATA. In giallo la zona A, l'area sotto pieno controllo dell' ANP sia dal punto di vista amministrativo che di sicurezza (nominalmente). In realtà l'esercito interviene direttamente con operazioni militari e abbattimenti di case come quest'anno nelle città settentrionali. In marrone la zona B sotto amministrazione palestinese, ma controllo di sicurezza israeliano, è l'area della furia dei coloni, con la copertura complice dell' esercito in piena contraddizione con gli accordi di Oslo. Smotrich sta coordinando l'espulsione dei palestinesi verso le aree gialle, mentre un secondo step prevede di svuotare l'area verso la Giordania, per ora fila a pieno regime lo sversamento interno, ma langue la migrazione. Abu Mazen e la nomenklatura anp non fa assolutamente nulla, dimostrando il ruolo meramente autoreferenziale e da amministratore coloniale del suo potere, basato unicamente sull'assenso dell'occupante. In nero l'area C controllata sotto ogni punto di vista dall' entità e punteggiata dalle colonie illegali, per mantenere la comunicazione e il controllo militare si diffonde come un sistema nervoso. Periodicamente l'occupante estende lo spazio nero per esigenze militari, "archeologiche" e aree per le colonie in espansione (illegalità su illegalità, ma tutelate dalle milizie dell'entità terrorista). In grigio l'area militare interdetta gestita direttamente dalle forze armate. Dal 1967 l'entità ha interdetto la costruzione di nuove case e pozzi in qualunque area del territorio occupato senza previa autorizzazione delle forze d'invasione, che non viene mai concessa, in particolare nell'ultimo ventennio. La crescita della popolazione ha provocato fenomeni di sovraffollamento in aree ristrette, nonché la costruzione di case senza permesso e lo scavo di pozzi per dare acqua alla popolazione, che dal '67 è tagliata fuori dal Giordano. L'occupante sfrutta la situazione da esso creata per rendere la vita dei palestinesi precaria ed impossibile, ammantando di finta (!?formale?!) legalità le sue azioni fasciste di demolizione e la cementazione delle fonti. Ringrazio Rosanna De Maria per le informazioni. ✍🏻Andrea Se ti è piaciuto questo contenuto Iscriviti al Canale Telegram Seguici anche su: Instagram Youtube Tik Tok LinkTree Spotify

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Pubblicato 15 nov

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Pubblicato 14 nov

https://youtu.be/3yil13THudM?si=ftBNf378T37T3vN1

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Pubblicato 14 nov

🇸🇴LA POPOLAZIONE DEL CENTRO DEL PAESE E DEL BENADIR POPOLAZIONE DELLA COSTA La popolazione che troviamo sulla costa nasce dall'incontro tra popolazioni propriamente somale e gruppi arabi provenienti dalla penisola omonima. Per buona parte è composta pure da ex schiavi Suhaeli, da Galla, ecc.. risiede nelle città costiere praticando la pesca, il commercio e le piccole attività manifatturiere, principalmente la tessitura, ma che è entrata in crisi già in epoca coloniale. L'arrivo degli arabi sulla costa settentrionale e orientale della Somalia è molto antico, probabilmente rimonta già all'epoca preislamica e sicuramente poco dopo l’Egira. Gruppi arabi e persiani di mercanti e missionari fondarono degli insediamenti costieri, alcuni di questi centri diventarono le odierne città, mentre altri si estinsero. Presso Afgoi gli arabi bianchi sono chiamati "pelle chiara". POPOLAZIONE NOMADE I pastori nomadi sono la parte più rappresentativa ed evocativa del popolo somalo si considerano di stirpe nobile e tali erano considerati anche dai colonizzatori italiani che occuparono la Somalia. Sono naturalmente fieri e disprezzano il lavoro nei campi, vivono seguendo le loro mandrie di vacche e le greggi di armenti. I Tunni della regione di Brava, i Bimal di quella di Merca, mentre i Matan e gli Uadan della zona di Mogadiscio si spostano tra il mare e la riva sinistra del Uebi Scebeli. Altre cabile come i Rahanuin e gli Elai sfruttano i magri pascoli dell'interno. I Galial, i Gherra e i Giddu transumano nelle vaste regioni a destra dell’Uebi Scebeli. Presso i Geledi le cabile che conoscono la propria genealogia, quindi i pastori, sono chiamati Bilis. LA POPOLAZIONE AGRICOLA La popolazione agricola stabile vive raggruppata in villaggi lungo i fiumi o in aree fertili dell'interno, come Baidoa e Dafet, oppure sulla costa presso Itala. In genere si tratta di ex schiavi o di popolazioni subsahariane presomaliche, ma anche di Somali puri nelle aree di Baidoa e a monte di Audegle sull'Uebi dove la mosca Tse tse non è presente e si può tenere il bestiame presso il fiume. I popoli Bantu servi o clienti sono considerati per estensione dai Geledi di discendenza schiavi o ex schiavi e sono indicati con nome collettivo Xabash. Tra i Wa’dan gli Xabash formavano gli stessi lignaggi dei Bilis, erano perciò ritenuti tutti liberti. Tra i Geledi invece gli Xabash formavano gruppi autonomi, mentre solo gli ex schiavi in senso stretto entravano nel gruppo patronale come clienti. Quindi malgrado i Geledi chiamassero tutti i subsahariani col nome collettivo Xabash sottintendendone un’origine servile, distinguevano tra i veri liberti e i bantu nati liberi. ✍🏻 Andrea Se ti è piaciuto questo contenuto Iscriviti al Canale Telegram Seguici anche su: Instagram Youtube Tik Tok LinkTree Spotify

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Pubblicato 13 nov

L'ex procuratore militare generale delle IDF e un brano della sua lettera di dimissioni. Eviterei comunque di farne un caso di ravvedimento meritorio, non escludo una questione interna e di carriere.

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Pubblicato 13 nov

IL CASO DELLA PROCURATRICE MILITARE ANTEFATTO “L’ex procuratrice generale dell’esercito israeliano Yifat Tomer-Yerushalmi è stata arrestata la settimana scorsa per la diffusione di un video, mostrato in TV da Channel 12, in cui si vedevano gravi abusi posti in essere nel ‘24 contro un palestinese incarcerato senza processo e senza rispettare alcuna procedura, il caso aveva portato all’incriminazione di cinque soldati. Il 31 ottobre la procuratrice si dimette e nella lettera di commiato, pubblicata subito dalla stampa sionista, aveva ammesso che il video era stato diffuso dal suo personale di servizio. L’ineffabile ministro della sicurezza Ben Gvir si affretta a chiedere di “condurre le indagini in modo professionale per scoprire tutta la verità su un caso che ha portato all’incriminazione di soldati israeliani”. Nel febbraio la procura militare aveva annunciato l’incriminazione di cinque soldati per gli abusi commessi il 5 luglio dell'anno precedente nella struttura detentiva di Sde Teiman, vicino alla Striscia di Gaza, durante una perquisizione del detenuto in un’area distaccata della galera. “La procura militare ha incriminato cinque soldati riservisti per aver commesso aggressioni con circostanze aggravanti e causato lesioni a un detenuto” “agito contro il detenuto con grande violenza, causandogli lesioni fisiche, tra cui costole fratturate, un polmone perforato e una lacerazione rettale interna” Nell’atto d’accusa sono elencate le prove emerse dalle indagini, spiccano le immagini delle videocamere di sorveglianza e i referti medici. Il centro di detenzione di Sde Teiman non nasce come carcere, ma era in origine una base militare, riadattata per trattenere i palestinesi arrestati nella Striscia di Gaza dopo il 7 ottobre 2023. Proprio nello stesso periodo del fattaccio l’alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Volker Türk, aveva pubblicato un rapporto secondo cui: “dopo il 7 ottobre, molti palestinesi erano stati imprigionati in segreto e in alcuni casi sottoposti a trattamenti definibili forme di tortura” REAZIONI Dopo un fase di spaesamento l’esercito più immorale della galassia ha avuto una reazione furiosa incontrollabile, non contro chi ha provocato il disastro, ma nei confronti della procuratrice ovviamente visto che si sta parlando dell'esercito terrorista sionista era inevitabile. Il problema viene descritto come meramente d’immagine perché va a ledere la fiducia del pubblico locale nell'IDF, ma soprattutto dimostra a tutti, dati alla mano, di che pasta sia fatto. Lo scandalo ed il danno reputazionale ha fatto rumoreggiare lo Stato Maggiore che ha spinto il suo capo per una celere nomina di un sostituto per il ruolo di procuratore “per lavorare al restauro dell'istituzione della procura militare che sta attraversando una fase difficile”. In altre parole vogliono nominare un procuratore che insabbi tutto ed i panni sporchi li sbatta nel solito porto delle nebbie che garantisce dai tempi di Berta dai grandi piedi che pressoché mai i componenti dell'immondo esercito ricevano una censura, se non simbolica e che tutte le procedure siano sempre definite corrette e congruenti. In questo modo i sionisti riescono ad autoassolversi in ogni inchiesta, ma il peggio è che gli occidentali pure credono a queste inchieste finte. Già un’indagine interna a tutela di un soggetto terzo non facente parte della struttura, ma anzi escluso dalla nazionalità non dovrebbe essere neppure presa in considerazione, né da stati, né dagli organi di stampa, ma siamo nel “mondo a la roversa” e senza neppure le note del Galuppi. ✍🏻Andrea Se ti è piaciuto questo contenuto Iscriviti al Canale Telegram Seguici anche su: Instagram Youtube Tik Tok LinkTree Spotify

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Pubblicato 13 nov

https://www.youtube.com/watch?v=Do0h8HEieqc La fabbrica socialmente integrata: cosa imparare dal caso GKN Se ti è piaciuto questo contenuto Iscriviti al Canale Telegram Seguici anche su: Instagram Youtube Tik Tok LinkTree Spotify

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Pubblicato 13 nov

Il wokismo e l'anti-wokismo due facce dello stesso intorpidimento? E' ormai noto, lo era sin dai tempi de "L'uomo a una dimensione" di Marcuse che nelle società tardo-capitaliste (ancor di più nelle nostre che in quella di Marcuse) il potere permetta, più che vietare. La maggioranza della società si concentra sulle libertà "concesse", più che su quelle tolte in una sistematica operazione di atomizzazione. Marcuse saggiamente apre il libro dicendo "Una confortevole, levigata, ragionevole, democratica non-libertà prevale nella civiltà industriale avanzata". Questo è per certo vero nel Nord Globale, dove per la verità anche il conflitto sociale è stato assopito per decenni. La grande strategia delle élite è stata quella di creare una pace socialdemocratica diffusa (lo stesso Macron ne parlava annunciandone la fine all'inizio dell'operazione speciale russa). La società occidentale è vissuta per decenni in una sorta di età della gioia di vivere. Dalla conquista dello spazio al crollo del muro dei Berlino, dall'entrata nell'euro ai voli super-economici, intere folle hanno accolto festanti questo, quello o tutti questi eventi, come segno di progresso. Questa mobilitazione ha fatto squadra con la diffusione dei diritti civili ed economici (non quelli sociali, intendendo il diritto ad investire, fare impresa, banalizzerei dicendo: le liberalizzazioni). A partire dal 2007, con l'apertura della crisi occidentale e la fine del movimento no global, l'ultima utopia autoctona (al di là dei pareri): la storia viene riaperta per la prima volta dopo seicento anni dagli Altri. La torta si restringe, il PIL non cresce più così velocemente (anzi), i salari non stanno al passo con l'inflazione, cresce ovunque l'ingiustizia sociale. Persino gli Stati presentati come paradisi (col nostro solito auto-razzismo) presentano tagli al welfare e mini-job con una traiettoria che presto o tardi arriverà a situazioni analoghe alle nostre. In questo clima cresce il bisogno di elaborare un nemico da tutte la parti; complici anche decenni di riduzione del dibattito pubblico a talk show. Per qualcuno (i più ricchi o quelli più esposti ai grandi media di ogni orientamento politico, in mano ad un'oligarchia di miliardari) sono i putiniani, l'Iran, Hamas o la Cina. Per altri diventano invece le minoranze interne di ogni tipo. Difficile ammetterlo, ma i movimenti xenofobi trovano forza tra i lavoratori, proprio perché spesso questi diventano l'unica tutela nei confronti della manodopera non formata locale, quella più esposta lavorativamente alla concorrenza dei grandi flussi migratori. La globalizzazione ha creato mercati del lavoro ultra-competitivi, contratti precari e manodopera abbondante. La soluzione non può essere chiaramente quella di chiudersi a riccio, ma non può neanche ignorare le condizioni in essere. La torta si stringe e se sei un maschio bianco (categoria a caso...) che non vuole prendersela con gli arabi devi pur trovare un modo per difendere la tua posizione nel mondo... Perché andare lontano? Nasce così un gran pastone (favorito dai grandi media della contro-informazione, che spesso prendono i soldi dagli stessi miliardari o da micro-donazioni fatte dalle persone che guardano per lo più i media dei miliardari) para-complottista che spazia dal "non ci sono più le donne di una volta", fino al ci da fastidio stare attenti alle parole, per finire nella negazione del cambiamento climatico (perché mettere in discussione quello che ho fatto fino ad oggi?). Ci si trova così schiacciati tra un diritto-umanitarismo messianico delle libertà individuali ovunque ad ogni costo e un ritorno idilliaco agli anni '50, dove sedicenti comunisti duri e puri scrivono post indignati contro le femministe dei social media, una guerra tra bande attorno a temi personali, ai limiti del gossip, ricalcando la grande informazione. Uno dei più tenaci esempi di socialismo a livello mondiale, Cuba ha oltre il 48% dell'assemblea nazionale composto da donne e dal 2022 ha riconosciuto matrimoni tra persone dello stesso sesso, adozioni e gestazione per altri per queste stesse

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Pubblicato 12 nov

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Pubblicato 12 nov

Comunità Energetiche: utopia o alternativa concreta? Intervista a Riccardo Troisi https://www.youtube.com/watch?v=0KrYbDnmEUQ&t=56s

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Pubblicato 12 nov

L'area interfluviale somala, comprende l'area irrigua e semi-irrigua tra il basso Uebi Scebeli ed la parte finale del fiume Giuba. È l'area dei Sab e dei contadini.

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Pubblicato 12 nov

SOMALI DELL'AREA INTERFLUVIALE Per i Somali dell'area interfluviale la parentela continua a rimanere un cardine, ma il panorama politico si arricchisce gli altri elementi. L'origine eterogenea dei Sab ha portato ad una cultura ed istituzioni sociali caratteristiche, la loro struttura politica forgiata dalla progressiva avanzata verso sud non arriva a creare uno stato tribale, ma è più formalizzata e gerarchica che tra i pastori settentrionali. Nel caso dei Sab si può parlare di tribù dato che hanno una base territoriale e diritti fondiari. Tra i Bantu della Goscia (medio Giuba) allo scopo di potersi dare unità di gruppo essi crearono federazioni di lignaggi con scopi militari e politici o anche soltanto per sopperire all’assenza di un’ascendenza certa. Sul Giuba le federazioni si compiono tra gruppi e lignaggi di colore, ma rapporti di clientela si svilupparono con altre etnie: in epoca precedente tra i cacciatori e pescatori Boon e successivamente con gli Oromo o i Galla e infine con i Somali Tunni di Brava. Agli albori erano i Boon i patroni, ma nel corso dell'800 il rapporto prima virò in mero rapporto commerciale ed infine si invertì. La stessa traiettoria seguirono i Galla rimasti nella zona dopo un'espulsione della loro maggioranza. I Somali subentrati tentarono di mantenere politiche di Patronages, ma furono ostacolati dall'impossibilità di vivere vicino alle boscaglie ed infine sconfitti, a fine Ottocento, dovettero abbandonare l'idea di controllare i Goscia. Sull'Uebi Scebeli nonostante i pastori considerino i Bantu inferiori, nascono dei rapporti di dipendenza e clientela tra pastori e neri. Le alleanze nel Benadir (area gravitante sul basso Uebi Scebeli) non derivano dalla sola parentela, la necessità di essere protetti ha spinto i Bantu a sviluppare diversi gradi di dipendenza con i pastori che a loro volta ricevono da questo rapporto favori di tipo economico, come la possibilità di portare le bestie all'abbeverata sul fiume e lo sviluppo di scambi commerciali. Con il sistema di Patronages i neri conservano le loro tradizioni, ma cominciano ad integrarsi nel sistema politico e giuridico somalo. Anche nei casi di più forte patronage non si tratta di mera sottomissione, ma di rapporti di interdipendenza in cui i Bantu son ben più che passivi servi. Il Cerulli attribuisce questa forza all'unità dei Bantu e ai loro supposti poteri magici, che incutono il rispetto dei Somali. Fattori economici, la necessità dell’interdipendenza, l'unità delle federazioni Bantu e la loro furbizia, derivata da maggiori contatti commerciali con la costa, consentono ai Bantu di resistere ai vari conquistatori camiti. La struttura politica dei Sab e delle federazioni con i Bantu contempla il rispetto dell'autorità e della gerarchia. I maggiori rapporti sociali che si creano tra i contadini rispetto ai soli pastori impongono una più rilevante organizzazione socio-politica e il gruppo pagatore di Diya non basta più ai popoli sedentari o semi sedentari dell'area interfluviale. Tali popolazioni si danno più norme e le regole coinvolgono intere comunità gravitanti su un singolo pozzo o che lavorano collettivamente. Il gruppo pagatore di Diya amplia le sue prerogative, ma nello stesso tempo viene superato, si passa dai membri del singolo gruppo ai membri di collettività più estese. Il lavoro collettivo (Soddon) diventa oggetto di diritto e le regole vengono fatte rispettare con sanzioni. Gli anziani dell'unione contadina hanno maggiore potere. Le sanzioni qui spaventano di più, l'espulsione dal gruppo pagatore di Diya tra i contadini significa perdere la terra e si è così venuto a creare un sistema politico strutturato con capi rispettati. Negli Shir tribali il sistema della rappresentanza è più strutturato ed i clan più potenti rappresentano anche i clienti. I sultani tra le popolazioni Bantù sono rispettati e temuti in particolare se ereditari. ✍🏻 Andrea Se ti è piaciuto questo contenuto Iscriviti al Canale Telegram Seguici anche su: Instagram Youtube Tik Tok LinkTree Spotify

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