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Pubblicato 30 mar

https://x.com/SavinoBalzano/status/2038548344822198365?s=20 Ne abbiamo sentite di tutti i colori: dalle prime dichiarazioni, pareva che una squadra antisommossa fosse piombata all’alba nella camera d’albergo di #IlariaSalis. È stata proprio la #Salis a parlare di un controllo “all’alba”. Erano invece le 7:30 del mattino. Quelli della “sinistra sinistra” hanno qualche problema con gli orari. Ricordo la coniuge Tesla rivendicare orgogliosa a Montecitorio: «mi sono svegliata presto, alle 6, per leggere le mozioni ed essere in Aula alle 8». Questi sì che sono pronti alla lotta di classe: non li ferma proprio nessuno. L’unica cosa è che al mattino preferiscono un buon caffè e il silenzio: sapete, come quelli che appena svegli non vogliono parlare con nessuno. Ci mettono un po’ a carburare, ma poi la rivoluzione è assicurata. Anche sulla durata del controllo qualcosa non torna: l’indomabile parlava di «oltre un’ora». La Questura riferisce che «il personale intervenuto si è limitato a richiedere i documenti a lei e alla persona in sua compagnia». E chi c’era in sua compagnia? Si legge sui giornali che fosse col suo assistente parlamentare, Ivan Bonnin. Il suo curriculum vitae è di assoluto prestigio: leggo ancora che sarebbe stato condannato nel 2015 per violenza privata e interruzione di pubblico servizio aggravata. Un tandem di personcine a modo, insomma: quanto accanimento da parte della pubblica sicurezza! Trovo davvero squallida la strategia di chi, pur di farsi un po’ di pubblicità, pur di riuscire a passare per vittima e a far parlare di sé, getta discredito sul proprio Paese. Sempre lei: «l’Italia ormai è un regime» e, contro il governo, «a quanto pare, effetto del #DecretoSicurezza». Bugiarda o inadeguata: delle due l’una. O entrambe. Il sistema di segnalazioni Schengen (SIS – Schengen Information System) è una banca dati condivisa tra i Paesi dell’area Schengen. Serve alla cooperazione di polizia per la sicurezza interna: permette a uno Stato di inserire un alert su una persona e tutti gli altri Stati vedono quell’informazione in tempo reale. La Germania (pare ormai acquisito) ha inserito una segnalazione nel SIS su di lei. Quando la beniamina del sol dell’avvenir si è registrata in hotel, il sistema italiano Alloggiati Web (obbligatorio per tutte le strutture alberghiere) ha incrociato i suoi dati con il SIS e ha generato un avviso automatico verso la polizia. La Questura di Roma ha inviato una volante: è stato un controllo di identificazione. Non è stata perquisita la stanza né redatto un verbale, e il controllo si è interrotto quando hanno capito che era europarlamentare. Sia chiaro: l’Italia non ha discrezionalità, deve eseguire la richiesta prevista dalla segnalazione straniera. Ogni Paese, anche l’Italia, può inserire alert per vari motivi: persona ricercata, sospettata di reati, sorveglianza per ragioni di ordine pubblico, legami con ambienti ritenuti rischiosi. Nel caso di Salis si parla spesso dei suoi precedenti in Ungheria e di presunti legami con gruppi antifascisti tedeschi come le “Hammerbande” (banda del martello… fate voi). Il sistema SIS esiste da oltre trent’anni. Il suo incrocio con Alloggiati Web dal 2013. È davvero indecente provare a ricondurre quanto accaduto ai decreti sicurezza del governo, dando del nostro Paese un’immagine distorta e degradante, solo per fare un po’ di becera e meschina propaganduccia politica. È spregevole anche il comportamento di quei leader politici che a questo giochetto da due soldi tengono il moccolo. Una roba imbarazzante. Certi episodi, certamente poco gradevoli, possono essere scongiurati, sissignore. Ad esempio evitando comportamenti illegali e violenti, di rivendicarli o, magari, candidando gente presentabile. E questo, ovviamente, vale per tutti: destra e sinistra. Ma almeno, se non temete il senso del ridicolo e volete raccontarvi come i nuovi Che Guevara, saltate la parte in cui frignate a favore di telecamera: il precipizio nel tragicomico diventa inevitabile.

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Pubblicato 29 mar

https://x.com/SavinoBalzano/status/2038181881712128376?s=20 Ovviamente #IlariaSalis e il Sig. Tesla (la lotta di classe passi dalla concessionaria) non vedevano l’ora. Le forze dell’ordine la raggiungono in hotel e subito si parla di regime, di Stato di polizia, di repressione politica. Manco stessimo parlando di Rosa Luxemburg o Angela Davis. Il partito, che oltre all’elezione all’Eurocamera della Salis può vantare il paladino del "diritto all’eleganza" Soumahoro a Montecitorio, parte alla carica: "Il governo Meloni ha deciso di sottoporre a controlli i parlamentari di opposizione? Non siamo ancora diventati l’Ungheria di Orbán e non intendiamo diventarlo". Non gli pareva vero. Finalmente possono provare a farla bere alla gente di essere un partito antisistema: vuoi vedere che qualcuno alla fine ci casca? Parlano nientemeno che di "violazione delle garanzie costituzionali". Evvai. Poco dopo, la Questura: "Il personale intervenuto si è limitato a richiedere i documenti (…) senza fare accesso alla stanza d’albergo". Nessuna perquisizione. A sentire il tono di quegli altri, pareva fossero intervenuti quelli della S.W.A.T., con tanto di arieti e fumogeni. Precisano poi, "categoricamente", che "in nessun caso e in nessun modo l’identificazione può essere messa in correlazione con le recenti normative approvate sull’ordine pubblico". La tentazione di dare la colpa alle recenti misure del Governo fascista era davvero ghiotta. Peccato. Ora, da quanto si legge, parrebbe che il controllo sia stato indotto nell’ambito del sistema di segnalazioni Schengen, su input della Germania, forse per il sospetto di Berlino che #Salis fosse vicina ad ambienti degli estremisti tedeschi Hammerband. Ma come gli sarà venuto in mente? Ma sono pazzi? Come viene in mente a qualcuno che Salis possa essere vicina ad ambienti politici che fanno della violenza, della violazione della legge, un metodo di lotta politica? Ma cose dell’altro mondo, direte voi! Cosa potrà mai esserci, nella storia di questa donna, da indurre qualcuno a sospettare – tanto ingenerosamente – che ponga in essere comportamenti fuori dai confini costituzionali e dunque da attenzionare? Sottolineano polemicamente - i nuovi partigiani in auto elettrica - che l’iniziativa sia stata assunta su input di un Paese straniero (non era colpa dell’Italia autoritaria?). E ancora: cosa può aver mai fatto la Salis al punto da essere così indebitamente attenzionata da altri Stati? Una che all’estero è stata sempre tanto rispettosa delle regole e del vivere civile: davvero un’ingiustizia senza precedenti. È proprio una perseguitata politica, poverina, non c'è che dire. L’aspetto più grottesco, però, resta uno: davvero qualcuno vuole farci credere che ci sia chi teme Ilaria Salis al punto da immaginare azioni di repressione politica mediante il ricorso alla forza pubblica? Scusate, lo dico col massimo rispetto possibile: ma chi diavolo se la fila Ilaria Salis? Quali masse potrebbe smuovere, al punto da minacciare il cattivo ordine costituito? Vi prego, non fateci ridere… Oppure dobbiamo pensare che la Salis si sia così abituata ai privilegi della sua carica da essere diventata intollerante a qualsiasi forma di controllo? Le si potrà ancora chiedere di esibire la patente di guida se si mette al volante, senza che ci venga a raccontare di essere stata raggiunta da una squadraccia armata di manganelli? Ah, questi manganelli, questi manganelli...

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Pubblicato 28 mar

https://x.com/SavinoBalzano/status/2037830136456753342?s=20 Molti tra quelli che si vantano di aver salvato la #Costituzione, per decenni l’hanno calpestata. Questa retorica, queste lezioncine di chi scopre solo oggi i principi della Carta, sono davvero insopportabili. Di un’ipocrisia fuori dal mondo. Una sfogata ci voleva proprio.

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Pubblicato 27 mar

https://x.com/SavinoBalzano/status/2037482713611923522?s=20 COSTITUZIONE: SEMPRE O MAI Trovo intollerabile chi prova a sostenere che il voto dei giovani sia dettato dall’inconsapevolezza: avrebbero votato #No per istinto, sospinti dall’ancora viva animosità delle piazze in difesa di Gaza, senza aver mai letto la #Costituzione. Non c’è nulla di democratico in questo approccio: esattamente come è infantile e risibile sostenere che a non aver capito nulla sia chi ha votato #Sì. Ci si riempie la bocca della retorica della Costituzione, si sostiene di averla addirittura salvata, e poi la si tradisce alla base: nella totale assenza di rispetto per chi la pensa diversamente. I cortocircuiti di un dibattito pubblico a dir poco scadente: roba da stadio. E questa retorica dei salvatori della Costituzione, diciamocelo, ci ha abbondantemente rotto i coglioni: proprio non si può sentire. Quelli che hanno sventrato la Carta con la riforma del Titolo V del 2001 oggi ci vengono a fare la paternale. Con la Costituzione ci si sono letteralmente puliti il deretano: decine e decine di volte. L’hanno fatto, ad esempio, nel 1999, con la riforma Bindi della sanità: la prima ad aver infranto il mito della sanità pubblica e universalistica senza se e senza ma. Quella che introduceva le Aziende Sanitarie Locali, sostituendo le compiante Unità Sanitarie Locali, iniettando la prima vera dose di neoliberismo nella gestione della sanità italiana. Tra i recenti crociati per la Costituzione c’erano pure quelli che, per primi, nel ’97, violarono il principio del lavoro a tempo indeterminato, introducendo contratti drammaticamente precarizzanti, a partire dal lavoro interinale (oggi somministrazione). Non mi pare fosse il modo migliore di onorare i principi costituzionali dell’Italia. Che poi sono gli stessi (non i soli, ovviamente) che hanno picconato l’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori: sia sostenendo le schifezze proposte da Elsa Fornero, sia quelle del Jobs Act di Renzi. Sono gli stessi che hanno introdotto il pareggio di bilancio in Costituzione, con una riforma del 2012 voluta dal governo Monti. Dinanzi ai diritti universali riconosciuti dalla Costituzione più bella del mondo (come stucchevolmente ripetono), mettevano i parametri economici di Bruxelles. Gli stessi parametri imposti dai vessilliferi del neoliberismo eurounitario, a partire dal padre della sinistra italiana: Romano Prodi. Regole nefaste, che avrebbero ovviamente demolito lo stato sociale italiano: dov’era il sacerdote della Costituzione, Pierluigi Bersani, in quegli anni? A chi reggeva il moccolo? Taccia! E poi ci sono i più puri di tutti, quelli che durante la crisi sanitaria ci impedivano di prendere il caffè al bar o persino di andare a lavorare, e lo facevano ricorrendo ad atti amministrativi — i DPCM — secondari e più deboli di quello legislativo. Peraltro legittimandooli nemmeno con una legge, ma con un decreto-legge: DPCM su decreto-legge. Il massimo dell’aggiramento parlamentare per limitare diritti fondamentali della persona garantiti dalla Costituzione. E oggi si presentano come i cavalieri senza macchia e senza paura in difesa della legge sulle leggi. Su quali basi scientifiche poi si assumessero certe determinazioni, stendiamo un velo pietoso: ci sarebbe da ridere… Tra quelli che hanno salvato la Costituzione, poi, ci sono anche gli stessi che con l’articolo 11 hanno acceso il fuoco nel camino: recentemente e negli anni addietro. Complici di guerre su guerre, dalla Serbia all’Afghanistan, all’Iraq, alla Libia, all’Ucraina, a Gaza. Il voto degli italiani si rispetta, punto e basta: onore a chi si è battuto e ha vinto la sua battaglia. Come rispetto si deve a chi l’ha persa. Perché è la Costituzione, coi suoi alti principi democratici, a indicarci questa via: nell’Assemblea costituente sedevano persone che nutrivano ideali spesso opposti, ma che si rispettavano. (...) Fino a quel momento, le vostre prediche potete ficcarvele su per il culo. CONTINUA SU X

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Pubblicato 25 mar

https://x.com/SavinoBalzano/status/2036746379003941273?s=20 Non ci avevamo capito nulla: riflessioni su riflessioni, analisi su analisi, e la verità era sotto il nostro naso. Perché il #Sì ha perso il #referendum? Ovvio: la variante Parenzo. L’uovo di Colombo! Moltissimi italiani, nel segreto dell’urna, soli con loro stessi, saranno stati colti dal più atroce dei dilemmi, dal più carsico degli interrogativi: posso io votare come David Parenzo? E in molti non avranno avuto lo stomaco di superare quel drammatico impedimento. Così si spiega tutto: lo stravolgimento dei sondaggi, il ribaltamento degli equilibri, la straordinaria vittoria del #No. Giorgia, consolati: non è colpa tua. Nessuno avrebbe potuto alcunché contro l’ineluttabilità parenziana. Nessuno. L’ho spiegato ieri, ai maledetti microfoni di Giuseppe Cruciani, ospite della più disgraziata di tutte le trasmissioni radiofoniche: La Zanzara.

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Pubblicato 24 mar

https://x.com/SavinoBalzano/status/2036362204031623562?s=20 La #Costituzione si rispetta, sempre, e dunque anche la sovranità popolare: il #No ha stravinto la consultazione referendaria e va bene così. Continueremo a rispecchiarci nella Carta, il nostro contratto sociale. Dobbiamo continuare a batterci per la Costituzione, come Paese e come popolo. A farlo per davvero: non come quelli che in questi mesi hanno frignato citando i padri costituenti (senza aver mai letto un rigo dei lavori dell’Assemblea), dopo averla sventrata inserendovi il pareggio di bilancio. Ritenevo e ritengo che la magistratura in Italia sia diventata un problema serio: e l’esultanza con “chi non salta la Meloni è” lo conferma. Lo abbiamo sentito tante volte, da quelli bravi: “il giudice deve apparire imparziale oltre a esserlo”. Una magistratura così politicizzata e in balia delle correnti diventa eversiva. È eversiva. Ma ha vinto il No e dunque nulla cambia: si rispetta la volontà popolare. Ha vinto il No anche nelle regioni del Sud, anche in quelle ad altissima concentrazione mafiosa. Questo è un dato che dovrebbe colpire: mafiosi e massoni non votavano tutti per il #Sì? Non erano in grado di condizionare radicalmente il voto? Ci citavano i risultati dei socialisti, quelli di #Berlusconi del passato. Un risultato curioso. Cosa facciamo con chi ha votato Sì: 13.251.887 tra mafiosi, massoni e dementi? Così dicevano durante la campagna elettorale: li abbiamo schedati tutti? Ne rinviamo a giudizio qualcuno? Sono 15.083.988 quelli onesti e intelligenti, ma anche i malandrini non sono poi pochissimi: come ce ne liberiamo? Dalle parti del #PD provano una sensazione inedita: aver ragione, avendo vinto. Ecco, vedete? È così che dovrebbe funzionare: chi vince decide. Un’esperienza nuova per chi ha governato il Paese per anni e anni, facendo scempio della Costituzione senza aver vinto le elezioni, grazie a qualche inciucio di palazzo benedetto dal Colle più importante di Roma. E la #Meloni paga quello che deve pagare: la riforma non avrà convinto l’elettorato, va bene; i suoi compagni di viaggio si sono spesso dimostrati semplicemente impresentabili, sissignore. Ma la verità è che Giorgia cade (finalmente!) sui temi economici: il Paese è in ginocchio, le prospettive sono cupe, e lei va a braccetto con le élite europee che aveva promesso di mettere in riga. Hanno votato sovranista e si sono trovati la draghina. Un po’ come nel 2018: votarono gialloverde e chiusero la legislatura con #Draghi. Il più pulito ha la rogna, sia chiaro. Come quelli che hanno votato la Cartabia e oggi parlano di impunità per colpa di #Nordio: fanno ridere. Ma loro proposero degli emendamenti, giusto: dimentico sempre questa parte della filastrocca del #M5S. Un’ultima notazione va fatta. In chiusura di campagna elettorale, la polemica più stupida di tutte: il decreto-legge sulle #accise fatto per condizionare il #referendum. Praticamente, secondo alcuni, il Governo avrebbe dovuto lasciare il prezzo del carburante alto per non condizionare il voto: roba da matti. Polemiche che dimostrano la considerazione che alcuni nutrono per la gente: se non la pensa come loro è mafiosa, massona, demente… o in vendita. E invece, nonostante la diffidenza che le riservate, il popolo vi ha dato ragione, vi ha premiati. La prossima volta, magari, siate un po’ meno ingenerosi. La Carta è di tutti: di chi ha vinto e di chi ha perso. Ora resta l’Italia, a cui dobbiamo voler bene davvero. Vedremo, giorno dopo giorno, mese dopo mese, anno dopo anno, chi alla Costituzione vuole bene per davvero. Anche se, da tempo, un’idea ce la siamo già fatta.

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Pubblicato 22 mar

https://x.com/SavinoBalzano/status/2035649061173215431?s=20 FUORI L'ITALIA DALLA TERZA GUERRA MONDIALE Il mio intervento "Il 12 marzo, a Roma, c’è stato un forte temporale: lo ricorderete. Fulmini per tutta la mattina. Stavo preparando i miei figli per portarli a scuola quando, all’improvviso, il boato di un tuono: mio figlio mi si avvinghia addosso, mi stringe fortissimo, piange terrorizzato. L’ho consolato, gli ho spiegato cosa stesse accadendo e si è tranquillizzato. È stato solo un momento, eppure per lui, che ha due anni, credo sia stato profondamente spaventoso: l’ho visto nei suoi occhi sbarrati, che mi imploravano. «Papà!». In quel momento, inevitabilmente, il mio pensiero è andato ai bambini del Medio Oriente. Al loro inconsolabile lamento, alla loro infinita disperazione. Ho pensato a loro, con commozione, e ai loro genitori: proviamo a metterci, anche solo per un istante, nei loro panni. Non oso immaginare il senso di impotenza di quelle madri e di quei padri. Cosa c’è di più doloroso del non saper lenire lo spavento di un figlio? Del non trovare parole per consolarlo, del non avere la forza di proteggerlo? Questo è ciò che vivono migliaia di famiglie a #Gaza, in #Cisgiordania, in #Libano e in #Iran. Questa guerra non ha nulla a che vedere con la democrazia. Non ha nulla a che vedere con la libertà: sotto le bombe di #Netanyahu e #Trump continuano a morire migliaia di persone, anche le donne che, a parole, staremmo liberando. Del loro destino non interessa a nessuno in Occidente. È una guerra squallida, mossa da interessi meschini: chiunque, nel nostro Paese, provi a conferirle legittimazione è complice di chi ha portato il terrore tra quelle persone, nell’animo di quei genitori, nel cuore di quei bambini. «L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali». Così recita l’articolo 11 della nostra #Costituzione. Eppure, anche coloro che ogni giorno fingono di stracciarsi le vesti per difenderla sostengono il partito internazionale della guerra: lo abbiamo visto chiaramente con il conflitto in #Ucraina. Ci siamo autosanzionati più di venti volte, affamando il nostro popolo, indebolendo ulteriormente chi era già in difficoltà. Invece, nessuna sanzione viene proposta per #Israele: nemmeno una. E sarebbero certamente più efficaci di quelle comminate alla #Russia. E allora mi rivolgo, da questa piazza, direttamente al Capo dello Stato, a colui che dovrebbe essere garante della Costituzione, del vincolo interno, dell’interesse dell’#Italia: perché tanta veemenza nei confronti dei russi, addirittura paragonati ai nazisti in un celebre quanto maldestro discorso a Marsiglia, e tanta timidezza nei confronti di Israele? Perché si tace quando i nostri militari vengono deliberatamente attaccati al confine del Libano, o quando due carabinieri vengono fatti inginocchiare da un uomo dell’IDF, con un mitra puntato alla testa, in Cisgiordania? Eppure «il Presidente della Repubblica è il capo delle Forze armate». Così recita l’articolo 87 della Carta. Nemmeno una parola per quegli italiani aggrediti, umiliati mentre servivano il proprio Paese. E nemmeno una parola quando a essere sanzionata è stata Francesca Albanese, colpevole di aver raccontato la verità, la barbarie di un Paese che si accanisce con ferocia contro il popolo palestinese. Abbiamo assistito, all’aggressione di un’italiana che, più di altri patrioti, ha saputo rappresentare i valori costituzionali del suo Paese, facendo il proprio dovere. Nessun monito però si è sollevato dal Colle, anche in quella circostanza. Non la sua voce, Presidente, in difesa di una nostra connazionale, della Costituzione e dei valori che racchiude. I valori di una Costituzione che è diventata, purtroppo, oggetto della peggiore strumentalizzazione: citata e dimenticata a seconda dell’opportunità. Elegante carta da parati, a ornamento delle sontuose sale del #Quirinale. Qualcuno la osserva, stancamente, senza provare più emozioni. CONTINUA SU X

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Pubblicato 20 mar

https://x.com/SavinoBalzano/status/2034922199098827095?s=20 Queste le mie domande di ieri a Peter Gomez, di cui apprezzo molto l’intelligenza e la capacità di osservare i fatti con lucidità e compostezza. Quando si parla di #Costituzione, gli isterismi — da entrambe le parti — andrebbero evitati. Ho apprezzato i suoi argomenti e alcuni, lo riconosco, mettono in luce limiti che questa riforma effettivamente presenta. Perché tutto è migliorabile. Rispetto profondamente il suo pensiero. C’è però un passaggio che proprio non mi convince: non mi persuade questa idea della superiorità morale ed etica dei sostenitori del #No. Non mi va giù. Io non credo affatto che si possa affermare che al #referendum i disonesti votino tutti da una parte, per il #Sì. Non lo si può sostenere, perché nessuno, in realtà, lo sa. Penso inoltre che sia ingeneroso nei confronti di chi sceglie, in piena libertà e onestà intellettuale, di schierarsi per la riforma: a nessuno fa piacere sentirsi dire che voterà come farebbero gli “avanzi di galera”. Trovo indicativo anche il paradosso per cui, se la riforma trasformasse il pubblico ministero in un “super poliziotto”, spogliandolo della cultura giurisdizionale e inducendolo a ricercare solo prove a sostegno dell’accusa, allora un imputato dovrebbe desiderarne l’approvazione. Davvero non saprebbe farsi i propri calcoli? Verrebbe piuttosto da pensare il contrario: che sia naturalmente portato a preferire un pubblico ministero come “primo difensore”, quale — almeno nelle intenzioni — dovrebbe essere oggi (secondo i sostenitori del No...). Aggiungo un ulteriore elemento, che potrà anche risultare impopolare, ma che a mio avviso è tutt’altro che irrilevante. Cosa c’è di male se un imputato — ammesso e non concesso che voti per il Sì — si faccia i propri interessi? È innocente fino a prova contraria e desidera un processo davanti a un giudice quanto più possibile indipendente e imparziale. Cosa ci sarebbe di scandaloso in questo? A dirla tutta, da imputato probabilmente ragionerei allo stesso modo. Infine, questo modo di impostare il dibattito espone a un rischio tutt’altro che secondario, proprio sul piano della tenuta democratica. Da lunedì pomeriggio, comunque vadano le cose, dovremo rispettare la volontà popolare e continuare a riconoscerci tutti nella Carta, il nostro contratto sociale. Ma come lo si potrà pretendere, in caso di vittoria del Sì, dopo aver sostenuto che quel testo sarebbe stato voluto da mafiosi, massoni e — come qualcuno aggiunge — perfino da dementi? Sarà difficile. Molto difficile. #BattitoriLiberi dal lunedì al venerdì alle 17, Radio Cusano.

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Pubblicato 18 mar

https://x.com/SavinoBalzano/status/2034260348564386255?s=20 Ci sono libri che non si possono scrivere. Ci sono libri che non si devono scrivere. Ci sono libri che sarebbero normali, fisiologici per qualsiasi democrazia appena decente, ma che qui non devono essere letti. Non è sempre stato così. Perlomeno, mai fino a questo punto: mai come oggi. Una cappa soffocante, letteralmente asfittica, di conformismo, politicamente corretto e servilismo impedisce il respiro al dibattito pubblico. Un dibattito che ormai è diventato un teatrino patetico di finta alternanza. Una finta alternanza che gira a vuoto attorno a un perno che nessuno osa mettere in discussione. Ecco: il mio prossimo libro lo farà. Proverà a rompere il filo spinato che circonda da tempo alcune idee, che imbriglia da anni una critica che brucia sotto la cenere e soffia per uscire. C’è voluto coraggio — ed è proprio questo il paradosso — ma scriverlo è stato semplicemente adempiere a un dovere: il dovere che dovrebbe avvertire ogni cittadino. È possibile grazie alla fiducia dell’unico Editore che avrebbe potuto accoglierlo, Paper First. E un ringraziamento va — e andrà sempre — a Marco Travaglio, che a questo libro e al suo autore ha aperto la porta. Siamo alle fasi finali di editing. A breve vi racconto tutto. E capirete perché questo libro non doveva essere scritto.

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Pubblicato 15 mar

https://x.com/SavinoBalzano/status/2033268306103161122?s=20 Questa mia domanda a #SalvatoreBorsellino, in settimana, è finita su tutti i giornali. #Borsellino dà ragione a #Gratteri e conferma che tutti i mafiosi voteranno per il #Sì, perché interessati all’indebolimento della magistratura. Poi gli domando: ma se questa riforma trasforma il pubblico ministero in una sorta di super poliziotto, indebolendone la cultura giurisdizionale e rendendolo interessato solo alle ragioni dell’accusa, e non alla ricerca della verità, perché mai i criminali dovrebbero volerla? Non mi pare mi abbia risposto. In questi giorni ho letto anche di peggio: c’è chi sostiene che non tutti gli elettori del Sì siano mafiosi o massoni deviati. Ci sarebbero anche i dementi. Ora, a parte il fatto che un’impostazione del genere non ha nulla a che vedere con un minimo di cultura democratica (a mio avviso non ha a che vedere con la cultura tout court), mi domando cosa accadrà dopo questo referendum. Il veleno in circolo è davvero troppo e, comunque vada — vinca il Sì o il #No — dovremo continuare a riconoscerci nella nostra #Costituzione. Cosa faranno se dovesse vincere il Sì? Chiederanno il rinvio a giudizio per tutto il popolo italiano? Un popolo che, a quel punto, sarebbe formalmente composto da mafiosi, corrotti, massoni e dementi? Come potranno accettare una legge fondamentale frutto della volontà del marciume? Il fronte del Sì ha le sue ragioni, come ne ha quello del No. Ognuno scelga liberamente ciò che ritiene meglio per il Paese, ma senza arrogarsi una superiorità morale che, di certo, non può permettersi. Anche perché questo atteggiamento tradisce un intento palesemente contrario all’interesse nazionale e, dunque, alla Costituzione stessa. Alla quale, comunque vadano le cose, saremo chiamati a guardare come alla massima espressione del nostro contratto sociale. Abbiamo il dovere di pensare a dopo, anche ipotizzando cosa sarà se le nostre ragioni dovessero avere la peggio.

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Pubblicato 15 mar

https://x.com/SavinoBalzano/status/2033087079408673230?s=20 Oggi mi trovate su La Verità. Dai, andare a comprare il giornale la domenica mattina è sempre un piacere! Qualcuno sta provando a sostenere che esista un cortocircuito tra le vicende della #FamigliaDelBosco e il #DecretoCaivano. È una balla colossale: sul piano giuridico e pure su quello politico. Semplicemente una balla. Ci vediamo in edicola. #BambiniDelBosco

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Pubblicato 13 mar

https://x.com/SavinoBalzano/status/2032430708631756858?s=20 Chi si sta battendo per questa famiglia non lo fa solo per questa famiglia, ma per il modello di società che ritiene giusto. La #FamigliaDelBosco mette in crisi il nostro modello di società: iper-consumistico, iper-digitale. Dovrebbe trovare la solidarietà della sinistra, che invece — ancora una volta, ipocritamente — si schiera dall’altra parte. Anzi, certi commentatori insistono nell’attaccare con ferocia questi genitori: mettendoli squallidamente l’uno contro l’altro o facendoli passare per matti. Questa storia non c’entra una sega con il referendum sulla magistratura: se vincesse una o l’altra parte non cambierebbe nulla per i #BambiniDelBosco. Resterebbe maledettamente intatta tutta la loro disperazione. Cosa stiamo aspettando? Che accada qualcosa di drammatico? E allora, di chi sarà la colpa? Cosa hanno fatto di così grave da meritare questo? Provate, anche solo per un istante, con onestà e apertura mentale, a mettervi nei panni di queste persone. Qui stiamo assistendo a qualcosa di semplicemente disumano. Ne ho parlato ieri a #BattitoriLiberi, con l’amico Giuseppe Cruciani.

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