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Pubblicato 8 ago

Vita domestica Un caso forse non paradigmatico quello di Andrea, ma sicuramente nel basso Medioevo il modello comportamentale del mercante Veneto era piuttosto simile a quello del nostro, anche se forse non comune a tutti e purtroppo abbandonato negli anni successivi nel nostro Amato Stato. Andrea investì con furia nel commercio, liquidò tutto, vendette titoli suoi e della madre e soprattutto non investì il denaro in immobili, neppure per comprare la sua casa d'abitazione, al massimo affittò. Dopo il matrimonio, pur essendo un nobile, riuscì a contenere le spese domestiche a 400 Ducati all'anno. Dopo la morte l'eredità di Andrea venne sovvertita il commercio perdette importanza e alla fine con il figlio Nicolò Barbarigo divenne marginale. La politica focalizzò l'interesse familiare, da Niccolò in avanti lo Stato non era più il protettore dei commerci, ma l’investimento sicuro e solvibile grazie ai suoi titoli. Lo Stato aiutò Andrea ad ascendere e i figli a conservare la ricchezza. Frederick C. Lane, I mercanti di Venezia, Torino 1996 Lane F. C., Venice a maritime republic, Baltimore 1973 Lane F.C. Venetian ship and shipbuilders of the renaissance, Baltimore 1934 Reinhold C. Mueller, The Venetian Money Market: Banks, Panics, and the Public Debt, 1200-1500. Baltimore 1997. Reinhold C. Mueller, Venezia nel tardo medioevo / Late Medieval Venice. A cura di Luca Mola‌, Michael Knapton, Luciano Pezzolo. Roma 2021 Bernard Doumerc, Il dominio del mare, in Storia di Venezia, Roma 1996. Jean- Claude Hocquet, I meccanismi dei traffici, in Storia di Venezia, Roma, 1997 Moh faccio lo sborone: Andrea A. Naletto, Francesco di Marco Datini e Andrea Barbarigo mercanti del tardo medioevo, 2001.

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Pubblicato 8 ago

Il Senato poneva a capo della muda un Capitano accompagnato da uno scrivano sempre di nomina pubblica e da un Ammiraglio, che si occupava delle attività di navigazione. Il Capitano rappresentava lo Stato e doveva sorvegliare l'applicazione delle regole imposte dal Senato al convoglio. In qualità di funzionario pubblico aveva anche il compito di raccogliere informazioni durante il viaggio e di riportarle al Senato previa relazione, al rientro a Venezia. I patroni vincitori dell' asta dovevano partecipare di persona al viaggio, facendo funzione di capitani di nave e impegnarsi ad affittare in quote lo spazio della propria galea ad altri mercanti. Ovviamente i commercianti favoriti erano quelli che avevano sostenuto e finanziato il patrono, ma essi non avevano la possibilità di rifiutare le merci dei concorrenti certe decisioni potevano essere scomode per i senatori stessi, come quest'ultima o l'allargamento dei convogli per portare più mercanzie che portava ad abbassare i prezzi di vendita, ma era interesse superiore della Repubblica che Venezia restasse il più grande mercato d'Europa. I mercanti che caricavano le proprie merci in genere non le seguivano per mare, ma davano disposizioni perché il patrono si occupasse di scaricarle e venderle seguendo delle precise istruzioni. Sempre a carico del patrono era il reclutamento e pagamento dell'equipaggio per la propria galera di responsabilità: rematori, balestrieri, il medico di bordo, e gli ufficiali: l' homo de conzeio (il navigatore) e il Paron zurado (ufficiale di coperta) Le mude erano distinte in mude de ponente: La muda delle Fiandre verso le città portuali inglesi e fiamminghe. Con scalo in molte città portuali adriatiche e siciliane, per poi proseguire verso la penisola iberica facendo tappa in vari porti della penisola, infine facevano lunghi scali a Southampton e Londra in Inghilterra e a Bruges nelle Fiandre. Durante il ritorno le navi toccavano Cadice e i porti musulmani tra Almería allora islamica e Tunisi. La muda fu istituita nel 1315 e durò fino al 1533. Muda di Aigue-Mortes un convoglio piuttosto piccolo che viaggiò per 80 nel ‘400, toccava il sud della Francia e occasionalmente le città aragonesi. Muda di Barberia Istituita nel ‘400 navigava verso le città del maghreb e la Catalogna. Muda de Trafego era speculare a quella di Barberia e da Tunisi costeggiava il Mediterraneo sino a Beirut. Mude de levante: Muda di Siria sostava a Cipro, Beirut e Laiazzo caricava quasi soltanto cotone. Muda d'Egitto nata nel ‘200 salpava due volte all'anno, costeggiava la Dalmazia e arrivava nel Peloponneso, da qui poi navigava verso Creta e Cipro per poi fare scalo in vari porti tra Beirut e Acri ed infine proseguiva verso le città egiziane di Damietta e Alessandria fondamentale emporio per le spezie. Muda di Romania e mar Nero, nasceva con la muda d'Egitto e si divideva da questa a Modone, nel Peloponneso, da qui poi costeggiava le coste greche facendo scalo in vari porti ed isole ed arrivava poi a Costantinopoli. Sino al 1450 proseguiva nel mar Nero sino a Tana (Crimea) e Trebisonda (Anatolia nordorientale

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Pubblicato 8 ago

L' APOTEOSI COMMERCIALE🦁 L'intervento statale Andrea Barbarigo approfitta appieno dei servizi offerti dal governo ai mercanti. Come già detto nella sua giovinezza è lo Stato che gli dà la possibilità di ricominciare. Lo Stato però offriva di più: garantiva il rispetto dei contratti all'estero, la protezione è il mantenimento degli accordi commerciali sottoscritti da potenze straniere. Venezia poi proibiva la creazione di società anonime stabili per evitare che si imponessero monopoli forti e duraturi. Anche se il governo della città era contro i Monopoli, a causa delle guerre ne sorgevano di frequente. Gli oligopoli arricchivano i pochi mercanti coinvolti, lo stesso Andrea se ne poté avvalere, questo non era però nelle intenzioni della Serenissima. Tutti i nobili mercanti di Venezia agivano come un'unica grande società regolata, il cui consiglio di amministrazione era il Senato. Le direttive senatorie non erano però obblighi all'investimento privato, ma aiuti. Il mercante era libero, eccetto che nelle trattative con i Monopoli esteri, come per il pepe ammassato ad Alessandria d'Egitto, o per esigenze difensive nei periodi di guerra o sulle rotte più pericolose. Il Senato pianificava i convogli per esigenze militari e per far circolare le merci e il denaro più rapidamente. Dove mancavano le esigenze di protezione, come nell'alto Adriatico, la navigazione era libera e non soggetta a limitazioni stagionali. Le mude Nei primi otto secoli di Venezia, fino agli inizi del ‘200 il commercio veneziano era gestito esclusivamente da privati, tra i quali spiccava il patriziato. Per tener testa alla concorrenza genovese nel 1238 lo Stato decise di intervenire direttamente nei rapporti commerciali imponendo ai mercanti diretti ad Alessandria di creare una società per l'esportazione di pepe e cotone. Dopo questo primo intervento statale, nel corso del secolo, ne furono imposti numerosi altri e nel 1290 per la prima volta lo Stato finanziò la costruzione di dieci galee mercantili dirette verso l'Impero bizantino e gestite dallo Stato direttamente. In seguito, nel 1294, lo Stato propose al patriziato la gestione del convoglio attraverso il contratto di maona di origine genovese. La maona era una società finanziaria di natura privata garantita dallo Stato, Stato che si impegnava anche a mettere in servizio le galee per il convoglio. Il sistema entrò in crisi sul finire del ‘400, con i viaggi di Vasco de Gama che permisero ai portoghesi di raggiungere l'Asia ed i suoi prodotti passando a sud dell'Africa togliendo competitività agli empori del medio oriente, mentre con la precedente scomparsa di Bisanzio e l’aggressività dell’Impero ottomano vacillarono le colonie veneziane in oriente. Malgrado i forti incentivi pubblici volti a salvare le mude la scoperta dell'America e l'apertura delle rotte attraverso l'Atlantico costrinsero negli anni venti del ‘500 a sospendere i viaggi di iniziativa pubblica. Le mude erano organizzate dalla Repubblica solitamente con cadenza annuale, il governo offriva in genere tra 2 e 5 galee per convoglio che appaltava attraverso la messa all' incanto (asta pubblica) alle compagnie private delle galee. Il Senato convocava e sovrintendeva l’asta e stabiliva le regole per gli appaltatori. Tra queste il giorno di partenza, la durata degli scali, la rotta, l'equipaggio, la quantità e quantità delle merci da caricare e il numero di galee da dedicare al viaggio. I 5 Savi agli Ordini erano incaricati di stabilire le regole per le mude ed erano una commissione tecnica aggregata al Senato e potevano non essere senatori. Vinta l’asta i capi delle compagnie private erano nominati patroni delle galee e potevano usare la muda . La muda offriva per i due mesi successivi alla partenza il monopolio sulla merce che il Senato aveva stabilito per quel convoglio, mentre i noli sul trasporto, solitamente calcolati sul 2-3% del valore del carico, erano dimezzati.

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Pubblicato 8 ago

https://youtube.com/shorts/xCLj9ahSJKg?si=rYdAeO1fHAUxhqWt

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Pubblicato 8 ago

Pensare al futuro, questo dovrebbe fare una classe dirigente. L'impressione è che questo non accada. Noi stessi, molto divisi su tematiche astratte (su cui abbiamo una coerenza a macchia di leopardo) tendiamo ad essere ben poco pratici. Ad esempio, che il clima stia cambiando e che questo avvenga sotto pressione umana è indiscutibile (possiamo discutere di come questo sia oggetto mediatico, di quanto pesi, di come si scelga di concentrarsi su questo e non sulla cancellazione della biodiversità o lo svuotamento dei mari), ma la nostra classe dirigente è divisa tra catastrofisti e negazionisti, nessuno pensa ad affrontare il problema. L'Italia è un paese con 8300 kilometri di costa, ponendo un desalinizzatore ogni 10 km ne avremmo altri 830, questi associati a una rete idrica pubblica e con buona manutenzione potrebbero fornire acqua tutto l'anno per industria, agricoltura e per bagnare ciclicamente pascoli, prati, aree desertificate, giardini urbani o boschi. La misura creerebbe migliaia di posti di lavoro qualificati, oltre a combattere siccità e desertificazione. Ci sono svariati problemi: 1- La salamoia (il residuo) è difficile da smaltire; vero, ma la ricerca si sta concentrando sull'estrazione di minerali (in particolare il prezioso litio) e fertilizzanti, riducendo il residuo solido. Investendo in formazione e ricerca, potremmo usare l'estratto minerario per creare posti di lavoro ed esportare questi materiali con cui ricoprire almeno parte delle spese iniziali. 2- I desalinizzatori hanno un forte impatto energetico - sono però vicini al mare, in un paese soleggiato, con coste ventose e sismico-vulcanico. Anche qui, investendo bene potremmo coprire parte dei costi e col tempo arrivare a svincolarci dalle importazioni energetiche più costose (ad esempio un geotermico diffuso di profondità e superficie potrebbe svincolarci dall'importazione di gas, dalle tubature, dalla manutenzione; è un traguardo ideale, ma in parte possibile). 3- Ma i soldi dove li troviamo? Bè quando si tratta di dar soldi per le guerre, si può far debito. Ora con un po' di astuzia, potremmo dire che rendere il paese almeno in parte autonomo da gas, energia e acqua lo renderebbe resiliente ad un futuro attacco? Certo, lo useremmo per fare politiche keynesiane, ma questo non è necessario sbandierarlo, una classe dirigente talvolta opera nell'ombra, no? Si potrebbe fare tanto altro, io penso che dovremmo investire in infrastrutture di trasporto pubblico sotterraneo, spostare le attività amministrative, industriali e persino abitative sotto terra e lasciare la superficie più naturale possibile per vita sociale, sport, attività ricreative e commerciali; sarebbe altro fattore di resilienza, con migliore gestione climatica delle infrastrutture, potenziamento del geotermico, utile nel breve e nel lungo periodo (se non impari a gestire strutture sotterranee come puoi pensare a missioni spaziali tra cento anni?). Insomma servirebbe una classe dirigente che non si occupi solo della cronaca becera, ma al riguardo siamo ancora a carissimo amico. Ps. poi uno può pensare che siano tutte scemenze, ma il punto è cominciare a parlare di cose serie: come immaginate il mondo tra cinquanta anni? Come immaginate il paese tra cinquanta anni? Cosa volete fare per portarlo dove pensate? Vogliamo tornare artefici e non vittime del nostro destino?

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Pubblicato 8 ago

Ieri il governo libanese ha deciso di voler disarmare Hezbollah, ovviamente su ordine dello Stato terrorista di israele e degli Usa. Il disegno è sempre lo stesso: ovvero eliminare ogni organismo che non si pieghi al disegno criminale di israele unica potenza incontrastata in Medio Oriente. Con la Siria ci sono riusciti, con gli altri paesi arabi pure, consentendogli di fare affari con il loro petrolio. Resta Hamas ed Hezbollah e ovviamente l'Iran. Una volta tolte di mezzo queste due organizzazioni e l'Iran, il gioco è fatto: israele sarà libero di fare ciò che vuole. Molto meglio rispetto ad adesso. In ogni caso la reazione dei Libanesi è stata dirompente, viste le proteste di piazza. Giustamente non dimenticano da chi sono stati difesi quando israele bombardava il Libano. E no! Non sono stati difesi dal governo Libanese, bensì da Hezbollah. Questa è la realtà. Com'è realtà che israele sia un cancro per il mondo intero. Non solo per il Medio Oriente. Israele Stato terrorista! T.me/GiuseppeSalamone

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Pubblicato 8 ago

— 🇪🇬/🇮🇱 NEW: Egypt has signed a $35 billion deal with the Israeli energy firm 'NewMed' to receive 130 billion cubic meters of gas from the 'Leviathan' gas field until 2040 The deal marks the largest gas export deal in Israel's history. Egypt relies on Israel for 15-20% of its gas consumption, and its domestic gas production has decreased by at least 40% since 2021. @Middle_East_Spectator

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Pubblicato 7 ago

📚 Ci raccontano che il capitalismo è nato in Inghilterra grazie all’ingegno degli industriali e all’etica del lavoro. Ma c’è un dettaglio che sparisce dai libri di scuola: il capitalismo moderno nasce dalla colonizzazione. L’industria tessile inglese ha spazzato via la concorrenza indiana, sfruttato materie prime a basso costo e raggiunto un mercato enorme. 📉 Senza colonialismo, il miracolo capitalistico non sarebbe mai esistito. Oggi l’Italia è ancora nel club dei potenti (G7, NATO, OCSE), ma si sta trasformando in periferia. Obbediamo a un ordine internazionale che ci è imposto: – Sanzioni che ci danneggiano – Gas e armi comprate a prezzi folli – Regali bellici per guerre altrui Per mantenere l’egemonia USA, le élite europee dissanguano la propria popolazione. 🔁 Ma il mondo sta cambiando. Il multipolarismo avanza, e l’Italia da centro del sistema-mondo scivola verso la periferia. È tempo di capirlo. È tempo di decidere da che parte stare. 🧠 Salva questo post. ✊ Commenta cosa ne pensi. 📤 Condividilo a chi deve aprire gli occhi. #capitalismo#colonialismo#geopolitica#imperialismo#multipolarismo#sovranità#decolonizzazione #storiacritica#pensierocritico#coscienzastorica#controstoria#antimperialismo #instagramitalia#postdafulmicotone#condividi#salvaquestopost#politicaitaliana#controinformazione https://www.instagram.com/p/DNDOqJ8M3V5/?igsh=angxdGdkYTFqeGto

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Pubblicato 7 ago

⚡🇱🇧 If a proposal to disarm Hezbollah is approved at tomorrow's meeting of the Lebanese cabinet, Hezbollah may start large-scale protests across the country. Armed clashes may break out in Beirut in protest of the initiative to disarm Hezbollah. @medmannews

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Pubblicato 7 ago

Horace Tulip Io sono Israele. Non perdo mai l'occasione di dichiararmi vittima mentre infliggo violenza. Nel 1947, le Nazioni Unite mi hanno consegnato più della metà della terra di qualcun altro. Un dono che non mi sono guadagnato, da potenze coloniali che non la possedevano. Ho accettato. I miei vicini si sono opposti. L'ho chiamata guerra e, nel caos, ho iniziato la mia epurazione. Oltre 700.000 palestinesi sono stati cacciati dalle loro case – alcuni sono fuggiti, certo – ma molti sono stati costretti ad andarsene sotto la minaccia delle armi, i loro villaggi rasi al suolo, i loro nomi cancellati. Poi ho piantato pini sulle rovine – per nascondere il ricordo. Foreste dove un tempo sorgevano case. Parchi sopra i cimiteri. L'ho reso verde perché il mondo non vedesse il nero sotto. L'ho chiamata "riforestazione". Loro l'hanno chiamata cancellazione. Io sono Israele. Non ho mai scelto la pace, solo il dominio. Nel 1967, ho lanciato una guerra preventiva e ho conquistato Gaza, la Cisgiordania, Gerusalemme Est, le alture del Golan e il Sinai. Ho affermato che era per la sicurezza. L'ho mantenuta per il potere. Ho costruito insediamenti, uno a uno, sconvolgendo le città palestinesi. Il diritto internazionale lo definiva illegale. L'ho ignorato. La mia mappa si è allargata. La loro libertà si è ridotta. Io sono Israele. Avrei potuto porre fine all'occupazione. Molte volte. Ma ho sempre detto di no. Nel 2000, a Camp David, ho offerto un mosaico di enclave scollegate, circondate da muri, posti di blocco e soldati. L'ho chiamata pace. I palestinesi se ne sono andati. Li ho chiamati estremisti. Poi ho costruito un muro, non sul mio confine, ma in profondità nel loro. L'ho chiamata sicurezza. Loro l'hanno chiamata furto. Io sono Israele. Glorifico il militarismo. Cresco i bambini credendo di essere stati scelti. I miei libri di testo cancellano la Palestina. I miei soldati pattugliano le strade con i fucili puntati contro gli adolescenti. I miei media giustificano i bombardamenti. I miei politici scherzano sul fatto di essere adulatori di Gaza. Invio attacchi aerei a campi profughi, scuole e ospedali. Poi dico che erano scudi umani. Io sono Israele. Ho eletto Netanyahu. Ancora e ancora. Non una volta, per errore. Ma consapevolmente. Ho votato per leader che hanno giurato di annientare i palestinesi, di espandere gli insediamenti, di non permettere mai la nascita di uno stato palestinese. I miei ministri parlano degli "arabi" come di una minaccia demografica. I miei coloni bruciano gli ulivi. Le mie folle gridano "Morte agli arabi". Lo chiamo patriottismo. Io sono Israele. Parlo di democrazia, ma la nego a milioni di persone sotto il mio controllo. Governo milioni di persone che non possono votare nel paese che controlla le loro vite. Costruisco strade su cui non possono guidare. Rilascio loro permessi per respirare, muoversi, vivere. Bombardo Gaza, poi la sigillo e dico che è colpa loro. Dico di aver lasciato Gaza, ma ne controllo l'aria, il mare e i confini. Dico che sono liberi, poi li affamo. Io sono Israele. Esigo il riconoscimento, ma non lo do in cambio. Esigo che i palestinesi mi accettino come stato ebraico, rifiutandomi persino di pronunciare la parola "Nakba". Ignoro le case, le terre e la storia di coloro che ho sfollato. Tengo le loro chiavi nei musei, non le loro mani. Nego ai rifugiati il diritto al ritorno. Faccio leggi che li definiscono "assenti", anche quando sono appena oltre la collina. Io sono Israele. Grido antisemitismo, quando ciò che temo è la responsabilità. Chiamo chiunque mi critichi un odiatore. Offusco il confine tra ebraismo e sionismo, usando l'uno per nascondere i crimini dell'altro. Uso la storia come arma per giustificare l'apartheid. Manipolo il trauma per giustificare la conquista. Dico "Mai più", ma lascia che accada ad altri, per mano mia. Io sono Israele. Non sarò mai al sicuro. --- 🇵🇸🇵🇸 PALESTINA LIBERA

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Pubblicato 7 ago

L’interesse corrisposto, nonostante in città vigesse un tasso commerciale prefissato d’autorità al 5% annuo, era fluttuante e seguiva numerose variabili: il rapporto tra tassi veneziani e londinesi, il prezzo del pepe e il pagamento degli interessi sul debito pubblico. In effetti Andrea non prestò e non ottenne prestiti a tasso fisso, ma il rapporto che intratteneva col Balbi era troppo stretto per essere ridotto a mero contatto banca cliente. Tra i due ci fu scambio di favori anche nel commercio, in particolare in Spagna, Andrea non pagava gli scoperti di conto corrente e Balbi usava ogni tanto il mercante come prestanome. L’interesse di Balbi per la mercatura non era affatto raro e le speculazioni negli affari o nelle manifatture si affiancavano di frequente alle altre attività ordinarie di una banca, portando ogni tanto i banchieri più arditi alla bancarotta. A Venezia esistevano banche internazionali, simili al banco Balbi, che finanziavano i mercanti tanto favoriti da non essere obbligati a offrire garanzie reali (garanzia con oggetti fisici), come lo storico Banco Soranzo (1374) o il Pisani (1475). Accanto ai grandi istituti di credito, c'erano le banche dette locali rivolte alla raccolta fondi e ai pagamenti conto su conto. Esulano da questa analisi l’usura ed il prestito spicciolo. Nella prima metà del '500 con la crisi commerciale ed il conseguente dissesto dei banchi privati, il Senato creò il Banco del Giro, una banca a controllo statale, più avanti allargata ad una gestione semi privata, a Rialto nel tentativo di mantenere liquido il mercato dei prestiti commerciali. Nel 1619 con l'istituzionalizzazione completa il Banco del Giro diventò un prototipo delle banche centrali: infatti introdusse il principio che i creditori dello Stato accettino in pagamento i titoli di credito vantati dalla banca nazionale. Questo sistema alla fine porterà alla fondazione delle banche centrali.

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Pubblicato 7 ago

II APOTEOSI COMMERCIALE 🦁 BANCHE E CREDITO Le banche a Venezia, all' epoca, erano strettamente connesse al mondo degli affari e dei commerci. Andrea sin dagli albori della sua attività prese denaro a prestito per ampliare il suo fondo commerciale ed era in rapporti amicali oltre che d’affari con Balbi. Barbarigo dalla banca Balbi si faceva riscontare lettere di cambio (scontare: la banca paga la cambiale prima della scadenza sottraendo una quota del valore per assumersi il rischio d’impresa e retribuire l’anticipo della spesa) soprattutto inglesi, concedere prestiti che pagava girando cambiali, molto usate nel commercio tra cristiani per acquisti a credito ed infine scontare crediti.

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