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Pubblicato 12 dic
La pace che una pace non era, gli aiuti umanitari e il cibo usati come arma (nella loro disastrosa assenza), il genocidio che diventa anche ecocidio (una tempesta che causa almeno dodici morti a Gaza, tra cui tre bambini deceduti per ipotermia). Cosa succede nel Mediterraneo orientale e nelle aree adiacenti? Israele e la Turchia aprono uno scontro freddo che spazia da Cipro alla Siria; gli attivisti preparano una nuova Sumud Flotilla; l'Iran ha tenuto botta all'interno sacrificando i proxy esterni (Ansarallah e Hezbollah libanese); Libano e Cisgiordania finiscono ora nel mirino di Tel Aviv. Un ordine caotico e da interpretare tra mille difficoltà, di cui oggi parleremo presentando il nuovo numero de La Fionda con Giulia Bertotto e Paolo Cornetti alle 18 presso il Biondo Tevere. Vi aspettiamo! Se ti è piaciuto questo contenuto Iscriviti al Canale Telegram Seguici anche su: Instagram Youtube Tik Tok LinkTree Spotify
Pubblicato 12 dic
🇰🇭🔥🇹🇭 Le dispute di confine tra Cambogia e Thailandia riguardano il confine nella zona del tempio di Prehea Vihear nel Nord Ovest della Cambogia. In epoca coloniale tra Francia e Siam era stato stabilito un confine di massima, ma non formalizzato sul terreno, sia per la debolezza contrattuale dei siamesi, che per la difficoltà pratica offerta dall'area coperta di foresta. Nel corso della travagliata storia post coloniale della Cambogia la questione era rimasta non demarcata e latente. Nel nuovo secolo le contese sono diventate più cogenti e le parti hanno avuto una prima schermaglia sul metodo con cui giungere alla risoluzione della questione. La Thailandia desidera accordi bilaterali, la Cambogia arrivate alla Corte Internazionale di Giustizia (CIG), ovviamente il soggetto economicamente più forte e politicamente sostenuto, in un accordo a due, sarebbe favorito (T), mentre questioni storiche legate alla stagione dell'Indocina Francese e culturali che vedono i templi della zona afferire alla cultura Khmer favorirebbero Phnom Penh. Non a caso la CIG ha confermato la posizione cambogiana per le molteplici ragioni elencate. La mancata ottemperanza della disposizione con l’impossibilità di portare avanti una demarcazione condivisa soprattutto in questa specifica area, ma anzi producendosi in un minuetto più che decennale dei rispettivi reticolati che avanzano ed arretrano. La lamentela thailandese sul comportamento dei cambogiani di questi giorni è piuttosto curiosa perché tutto sorge dal loro tentativo di mantenere lettera morta l’arbitrato del ‘13 per giungere ad un accordo bilaterale in cui far pesare il loro ruolo, per ottenere un confine più favorevole. Visto che non stiamo parlando di dividere un passo montano militarmente fondamentale o aree densamente abitate la situazione scavalla tra il tragico ed il ridicolo in cui però comincia ad aleggiare lo spettro di scontri ancora più luttuosi in cui veramente il titolo shakespeariano “tanto rumore per nulla” non sarebbe fuori luogo. Le parti si rimpallano la responsabilità degli scontri. I tentativi di risoluzione sono ancora frustrati della diversa visione sul banco di mediazione da scegliere con la Cambogia a voler tornare alla CIG e la Thailandia a insistere per discussioni dirette. Il tentativo di mediazione della Malesia non ottiene, al momento, che brevi sospensioni degli scontri ✍🏻 Andrea Se ti è piaciuto questo contenuto Iscriviti al Canale Telegram Seguici anche su: Instagram Youtube Tik Tok LinkTree Spotify
Pubblicato 12 dic
🇹🇭🇰🇭⚡ - Le forze cambogiane hanno anche lanciato un contrattacco nel villaggio di Trakoun, in direzione di Poi Pet. I filmati mostrano le truppe cambogiane che attraversano un punto di filo spinato thailandese recentemente piantato, oltre a abbattere la bandiera thailandese, sostituendola con una cambogiana. La maggior parte del villaggio è sotto controllo cambogiano.
Pubblicato 11 dic
Alle 12 LIVE con Alessandra Ciattini per parlare di Teologia della Liberazione e lotta anti-imperialista in Sud America. Qui link: https://www.youtube.com/live/eCKYJqaO600?si=vL0mg-7qay3_oZ_q Se ti è piaciuto questo contenuto Iscriviti al Canale Telegram Seguici anche su: Instagram Youtube Tik Tok LinkTree Spotify
Pubblicato 9 dic
https://www.youtube.com/watch?v=xQKKVDH3K4k Oltre il Muro: racconti dall'apartheid israeliana in Cisgiordania
Pubblicato 9 dic
Ci siamo auto-addomesticati? Gli animali domestici hanno tendenzialmente comportamenti più giocherelloni e affettuosi, un carattere più mansueto. Si è fatto in modo che la selezione puntasse a questo risultato (vale per tutti, tranne che per il mio gatto evidentemente). L'addomesticazione animale porta anche a degli importanti cambiamenti fisici: si riduce la massa ossea, la dimensione dei denti e quella cranio-facciale. Non possiamo non tener presente che l'uomo è animale domestico per eccellenza. A un certo punto abbiamo iniziato ad addomesticarci a livello simbolico-sociale. Questo rafforza l'idea che non siamo macchine da guerra pensate per la sola sopravvivenza e lotta del tutti contro tutti in un'ipotetico stato di natura, come invece vorrebbe farci credere l'antropologia del capitalismo anglosassone. Siamo animali sociali, nasciamo già predisposti a capire il linguaggio, nel giro di pochissimi mesi sappiamo differenziare i suoni della lingua materna da quelli di un'altra. Creiamo la nostra stessa identità attraverso lo sguardo e la mimica facciale di chi ci accudisce, impariamo così a gestire le nostre emozioni, ansie, paure, l'angoscia. Un bambino per crescere sano e avere relazioni sane deve essere in grado di comprendere se stesso e per farlo deve avere una scuola di apprendimento, fatta di momenti di cura, sguardi, gesti (non necessariamente o non esclusivamente materni, pare). La figura (tradizionalmente, ma non necessariamente) paterna sembra essere essenziale nel gioco fisico: l'alternanza tra momenti di intensa attività fisica (gioco-lotta), con battito cardiaco veloce, associata alla pausa e alla regolazione emotiva, permette di imparare l'auto-contenimento fisico-emotivo: ci sono momenti per giocare e altri per stare calmi. Come specie continuiamo a crescere per anni: il nostro cervello continua a maturare fino alla post-adolescenza, raggiungiamo dopo oltre un decennio la maturità sessuale. Siamo un peso per la comunità per anni e anni. Tutto questo perché? Per permettere alla nostra intelligenza e creatività di manifestarsi al pieno del proprio potenziale e grazie a quella costruire case, autostrade, farmacie, scuole, ospedali, gli imperi, le religioni, andare sulla Luna o inviare una sonda fino a Plutone. In qualche modo il nostro essere parte del gruppo, ci ha reso una parte di universo in grado di auto-interrogarsi: chi siamo? Dove andiamo? Perché? Che senso abbiamo? Ora già solo questo basterebbe in modo molto elementare a capire le passioni tristi del capitalismo: la gente pensa pochezze esistenziali e passa la giornata in un'eterna lotta contro il prossimo, sarà il caso a un certo punto di applicarsi e andare oltre?
Pubblicato 9 dic
Nell' ordine M. Macron, Mobutu Sese Seko, U. Von Der Leyen e Compaorè citati nel testo. Perché per dare una cura corretta a questa situazione patologica, oltre che una buona analisi dello stato delle cose (diagnosi) è importante al momento non sopravvalutare se stessi e comprendere il destino para-neocoloniale che ci è stato cucinato dagli americani e dai loro rappresentanti nel nostro continente. ✍🏻A.
Pubblicato 9 dic
SE NON TI OCCUPI DEL MONDO POSTCOLONIALE E COLONIALE SARÀ LUI AD OCCUPARSI DI TE Forse dovevo scrivere questa introduzione all' ambito extraeuropeo prima di avviare la serie di pensieri su Somalia, Sudan, Birmania, Pakistan, ecc, ma non avevo trovato lo spunto quindi lo faccio ora Le continue lotte fratricide che funestano il sud del mondo provocando profughi, che finiscono per pesare anche sulle nostre realtà, non possono essere ridotti ad un questione etnica: “perché so neri”, ma neppure semplificate con spiegazioni esogene “conta solo il neocolonialismo”. Come insegna C. Meillassoux per la fase post coloniale e N. Labanca per quella coloniale, i problemi nascono dal concorso sia del piano endogeno che di quello estero. Quindi diventa essenziale padroneggiare da una parte l’antropologia dei popoli e le loro frammentazioni con anche uno studio dell'economia, dei ruoli e specializzazioni professionali, nonché dell’impatto del colonialismo su tutto questo. Colonialismo che va visto come apertura violenta del mondo precoloniale al capitalismo. In particolare va tenuto conto tra gli effetti del colonialismo: le divisioni delle etnie, la convivenza di gruppi ostili, la creazione di statualità artificiali ecc. Non parliamo nemmeno delle fantasie irredentiste che magari tentano di riunire clan e popoli divisi da secoli e con storie divergenti, che poi sfociano in stati teoricamente unitari, ma in cui l’unica realtà è la morte delle virtù dei singoli spezzoni di nazione ed il trionfo dei vizi, che invece si diffondono sull'intero popolo. Dall'altra banda comprendere i meccanismi che soggiacciono al sistema di dipendenze neocoloniali, che consentono di sfruttare le fratture endogene dei paesi soggetti e l’emergere di gruppi di potere locali per creare il sistema di legami simbiotici tra centro imperiale ed élite locale. Se il primo piano (endogeno) sembra lontano dal nostro mondo, anche se non ci metterei la mano sul fuoco: ristrettezze economiche, tensioni interne non hanno mai mancato di scatenate contese etniche anche in popoli a prima vista stabili. Il secondo invece è molto interessante perché quegli stessi meccanismi con cui il presidente africano ed il suo entourage vedono il proprio potere dipendere non più dai propri cittadini, ma dalla conferma imperiale, che consente anche di superare i difetti creati da scelte di politica interna, fatte sovente su base clanica. Aggiungiamo inoltre che questo si rafforza quando i figli studiano nella Metropoli, ci si cura a Los Angeles o Berlino e il denaro finisce in conti esteri ed in investimenti internazionali. Il risultato di tutto questo è la rottura del legame tra élite e nazione, successe così nella Repubblica Veneta nel ‘700. E sta succedendo ora in Europa, perché per restare a noi una Von Der Leyen sta a Mobutu Sese Seko come un Macron o Meloni a Compaorè, I meccanismi soggiacenti sono i medesimi. ✍🏻 Andrea Se ti è piaciuto questo contenuto Iscriviti al Canale Telegram Seguici anche su: Instagram Youtube Tik Tok LinkTree Spotify
Pubblicato 7 dic
🇸🇴LA QUESTIONE SHARIA NEL 2006 Al fine di fare un po' di igiene informativo, di fronte delle fisime che scatena in ambito occidentale il lemma Sharia, ampiamente usato in seguito per montane la polemica contro le Corti e quindi giustificare l’intervento straniero, devo precisare che la sharia cozzò non contro diritti occidentali, ma con il Reer (diritto clanico) somalo: donne emarginate (col diritto di voto attivo solo nel 60/69 e nominalmente dal 24), velo, pene corporali, norme religiose, ecc sono già nel diritto tribale con l’aggravante che il Reer non è oggettivo, ma è soggettivizzato su base clanica, ogni uomo ha peso diverso in relazione alla sua posizione in seno alla variegata suddivisione segmentaria somala ed i diritti possono essere fatti valere in base alla forza della propria appartenenza. Anche nella fase indipendente e più forte dello stato somalo i tribunali erano un fenomeno urbano, fuori città le divergenze erano risolte in altro modo, con la caduta degli organi centrali le divisioni hanno preso le ali. L'infibulazione, altra questione che nella pubblicistica occidentale emerge oppure affonda in relazione a quanto sia amicale il governo, è un fenomeno culturale e non religioso, checché se ne dica le donne Midgaan, una casta minore aggregata ai clan somali, sono ancora preposte all'infibulazione delle donne. Il 95% delle somale ha subito mutilazioni genitali. ✍🏻 Andrea Se ti è piaciuto questo contenuto Iscriviti al Canale Telegram Seguici anche su: Instagram Youtube Tik Tok LinkTree Spotify
Pubblicato 6 dic
L'ipocrisia dell'Occidente ☝️
Pubblicato 5 dic
https://www.youtube.com/watch?v=S8Uv3NWBsrM Se ti è piaciuto questo contenuto Iscriviti al Canale Telegram Seguici anche su: Instagram Youtube Tik Tok LinkTree Spotify
Pubblicato 5 dic
🇸🇴GUERRA ALLE CORTI 2006/09 Nel dicembre 2006, il governo provvisorio, sostenuto militarmente dall'Etiopia, tentò di scacciare le corti islamiche da Mogadiscio. Nel giro di poche settimane di guerra, e con il successivo intervento militare degli USA, il governo internazionalmente riconosciuto ha ripreso il controllo della capitale, ma per un breve periodo. Successivamente, la guerriglia urbana scoppiata tra esercito di transizione rafforzato dai militari etiopi e Corti Islamiche ha provocato nella capitale numerose vittime e sfollati. In questa fase, con la caduta del controllo politico delle Corti, le milizie assumono tutto il potere decisionale e virano nella fase più violenta e cieca sposando le strategie e le finalità proprie del salafismo internazionale, con spaventosi attentati e attacchi che sconvolsero il paese dal 2006 sino ad oggi. Al momento al Shabaab è emarginato ai confini meridionali e sembra che la sua maggioranza abbia deciso per una dismissione del salafismo per reindirizzarsi verso una politica più esclusivamente somala, forse preludio di un abbandono della fase militare. Qui si apre ovviamente una discussione interessante e centrale: le Corti hanno avuto una degenerazione salafita precoce, ubriacate dalla presa del potere, anche se invero dopo la fallita imposizione della Sharia si erano già buttate sulla politica, o piuttosto l’azione dei Signori della Guerra e degli etiopi hanno fatto emergere le componenti militari oltranziste, che in seguito con la sparizione del controllo civile delle Corti ha avviato la fase Salafita rappresentata da Al Shabaab? Le Corti probabilmente erano in origine una sorta di versione somala dei Talebani, islamisti sì, ma innanzitutto volti a restituire unità al paese contro le forze centrifughe claniche. Ovviamente non da un punto di vista “democratico” occidentale, ma in fondo parliamo di nazioni al 98% islamiche. Comunque con posizioni meno peggio di quello che è stato al Shabaab in seguito sposando al Qaeda. Le realtà antropologiche diverse dalla nostra ancora una volta vengono affrontate con la delicatezza di un elefante e l’ignoranza più totale. Velature ideologiche ci spingono a posizioni nette ed aprioristiche, quante volte ho dovuto contrastare gli attacchi agli Azawad (i tuareg del Mali) articolando la loro posizione. Sì hanno operato con i peggiori terroristi, restandone anche spiazzati, ma conducono la lotta con Bamako dal 1960, quando piuttosto di essere integrati nel Mali erano arrivati a chiedere di diventare francesi metropolitani accorpati al dipartimento algerino…forse la soluzione era politica, mettersi a metà della storia quando la situazione è totalmente degenerata non aiuta mai l’analisi. Poi ti imbatti in un Nico Piro che crede che l’occidente tema l'Isis e quindi si avvicinerà ai talebani per contrastarlo, credendo veramente alla propaganda che creano. PS i gruppi salafiti sono una creazione dei sauditi ed altre satrapie del golfo, non degli americani, che però assieme ai loro compagni di merende sionisti sanno usarle ed indirizzarle entro certi limiti. Perché non esistono solo alleanze formali, ma anche situazioni più opache, come dei compagni di strada con cui si può camminare per un po' soprattutto se agiscono contro i propri nemici o paesi che dimostrano troppa autonomia, è una facezia, ma un amico che lavorava al ministero degli interni algerino, quando gli chiesi perché avessero concesso degli spazi agli Usa, mi rispose che i papaveri dicevano apertamente che “così gli americani non ci fanno gli attentati”. Non è che LORO gli facessero gli attentati, ma magari potevano evitare che succedessero. Soldi sauditi, qualche supporto informativo che scappa aiutano nel possibile a guidare almeno in parte dei cavalli pazzi, che comunque godono di un buon spazio di autonomia, soprattutto se dispongono di risorse proprie. Adesso parliamoci chiaro: è al Shabaab che molla i salafiti o sono i finanziatori dei Salafiti che non hanno più interesse al rapporto? ✍🏻 Andrea Ti è piaciuto? Seguici anche su: Instagram Youtube Tik Tok LinkTree Spotify