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Pubblicato 15 dic

https://x.com/SavinoBalzano/status/2000497929933521097?s=20 Ricordo che #Calenda – subito dopo un memorabile scontro televisivo – pubblicò un post su X con il quale chiedeva un parere al suo folto pubblico su come fosse andato. Una domanda aperta, per certi versi apprezzabile, cui però poteva seguire qualsiasi risposta. Insomma, se chiedi, devi accettare anche il responso. Commentai semplicemente: «per me ti hanno asfaltato». Quella fu la mia ultima risposta alle domande di #CarloCalenda: mi bloccò. Forse lo urtarono le centinaia e centinaia di like che ricevetti. Evidentemente, in molti l’avevano vista come me. Che senso ha rivangare un episodio di mesi fa? A mio avviso denota un metodo, un metodo preciso. Sì, perché a me colpisce (si fa per dire) sempre una cosa: questi che dicono di essere gli alfieri della democrazia, della libertà, i cavalieri senza macchia e senza paura che si scagliano contro l’oscurantismo delle oligarchie, hanno come metodo preferito quello di tappare la bocca a chi non la pensa come loro. È curioso, un contrappasso per contrasto: difendono la democrazia facendoti tacere. In effetti, altri, prima di loro, ipotizzarono la costrizione alla libertà. Così dicevano in Francia: «vi costringeremo a essere liberi». Poco dopo vennero il Terrore e la ghigliottina. I loro bimbi, fateci caso, come automi tirano fuori ogni due per tre il Paradosso della Tolleranza di Popper e pensano di stare a posto così. Cercano una base teorica alla loro intolleranza, ma sanno manco chi fosse, Popper. Lo scambiano per l'omonima sostanza, temo. Carlo vede putiniani ovunque e tutti devono essere messi a tacere. Qualche settimana fa si è incazzato con #Formigli perché ha invitato Jeffrey #Sachs a Piazza Pulita. Lo sanno tutti che è putiniano: l'economista è arrivato persino a sostenere che ci fosse lo zampino statunitense nel rovesciamento di #Yanukovych. Roba da matti! Quando mai gli Stati Uniti hanno interferito con le scelte politiche di altri Paesi? Anche D’Orsi, per Calenda, è da mettere a tacere: ha osteggiato in tutti i modi che il Professore, per una vita titolare di cattedra a Torino e stimatissimo storico, tenesse una conferenza. Senza contare altri putiniani d’eccellenza, a cominciare da Orsini che, nel 2018, per dissimulare la sua passione per il Cremlino, suggeriva in audizione al Senato di non ritirare le sanzioni contro Mosca. Recentemente l’attacco a Di Battista, colpevole di aver pubblicato un testo dal titolo "La Russia non è il mio nemico". Calenda suggerisce di indagare i suoi rapporti con #Putin. Anche #Barbero nel mirino. Nel 2021 già pensava di lui: «Uno storico capace che dice castronerie di proporzioni cosmiche senza vergognarsene. Barbero. C’è da domandarsi cosa stia accadendo agli intellettuali in questo paese. Sembrano diventati tutti Cacciari. Boh». Avete Capito bene: Calenda che pensa di potersi confrontare con Barbero e Cacciari: "boh", appunto. Da ultimo propone lo scudo democratico: si fermino le ingerenze russe e cinesi. Su quelle europee in #Romania, invece, disco verde e avanti tutta. Recentemente ha anche dichiarato che la Lega sia un asset di Putin nella politica italiana. Strano, visto che il partito di #Salvini (sbagliando) continua a votare con la maggioranza per proseguire lo stillicidio di Kiev contro Mosca. Speriamo la smetta, infatti. Curioso modo di investire, da parte di Putin. Non credete? Sentite come suona questa dichiarazione del 2016 (dopo l’annessione della Crimea del 2014), rilasciata a una giornalista russa da un ministro italiano a San Pietroburgo: «c’è il Presidente del Consiglio, c’è il ministro dello Sviluppo economico, ci sono le grandi imprese, le banche. Più di così non potevamo portare: dovevamo traslocare il Colosseo poi». Quel ministro si chiamava Carlo Calenda. Insomma, un ginepraio di contraddizioni e ipocrisie questa idea di democrazia che pare suffragare. Ma, dopotutto, a proposito del Terzo Polo con Matteo #Renzi, ha detto: «ci ho creduto tanto da metterci il mio nome sul simbolo, pensa che pirla».

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Pubblicato 14 dic

https://x.com/SavinoBalzano/status/2000103592762466742?s=20 È davvero avvilente leggere l’analisi che commentatori, opinionisti, intellettuali e giornalisti (immaginate una cascata di virgolette) fanno della posizione di #Conte e #Salvini. Un noto direttore di telegiornale parla addirittura di partito unico filorusso, di partiti sensibili alle ragioni di #Mosca più di quanto lo siano nei confronti di #Kiev. Per essere sensibili alle ragioni ucraine, presumo sia necessario lavorare per il massacro definitivo dei loro giovani. Si parla spesso – e molto frequentemente proprio in relazione a questi due partiti – di populismo. A prescindere dal fatto che ritenga il populismo cosa buona, certe semplificazioni sono tipiche dei demagoghi in malafede: gente priva di qualsiasi onestà intellettuale, spinta dal semplice intendimento di circuire il pubblico. Di ingannare proprio coloro che ascoltano quelle parole alla ricerca di ciò che ingenuamente ritengono essere informazione (un oceano di virgolette). Le persone, però, sanno benissimo come stanno davvero le cose. La gente è stufa di chi ha ancora il coraggio di propinare, in momenti di massimo ascolto televisivo, il Piano #Draghi, suscitando giustamente una risata. E ha altrettanta nausea per una propaganda – perché di questo si tratta, propaganda pagata a suon di milioni di euro – europeista, che prova a far sentire inadeguato e quasi barbaro chiunque nutra un fisiologico e naturalissimo euroscetticismo. Si continua a farneticare di fascismi, di estremismi: #Trump presentato come il male assoluto. Quando però il Segretario Generale della #NATO, lo scendiletto antitaliano Mark #Rutte, ci dice che dobbiamo essere pronti alla guerra e alle sofferenze dei nostri nonni, nessuno suggerisce di chiamare la neuro e sottoporlo – come sarebbe assolutamente opportuno – a un TSO. E lo stesso vale per molte altre esternazioni, ormai così tante da non poterle riportare tutte, a opera di altre vette del pensiero come #VonDerLeyen, #Kallas, Kubilius, #Macron, #Merz, #Tusk, #Zelensky e così via. Addirittura i cessi d’oro in #Ucraina vengono presentati da qualcuno come segnale della salubrità anticorruttiva del Paese, come se nessuno sapesse che certe indagini sono state condotte dagli Stati Uniti. E la questione di fondo è proprio questa: è davvero nell’interesse dell’Ucraina insistere con la strategia in atto? Il nervosismo dei supporter di #Calenda e #Picierno sarebbe comprensibile se le scelte fatte finora fossero state quelle suggerite dalle piazze per la pace. Uno potrebbe giustamente incazzarsi e dire: "Finora abbiamo fatto come dite voi, i risultati sono miserrimi, adesso si cambia". Ma il punto è che fino a oggi abbiamo fatto tutto quello che suggeriva il grande partito della guerra (semplificazioni per semplificazioni). Il risultato è – come tutta la gente dotata di senno prevedeva – la catastrofe per Kiev e l’impoverimento dei popoli europei. Ricordo che dissi le stesse cose negli studi di diMartedi, a maggio 2022, suscitando l’indignazione dei presenti, in particolare quella di Antonio #Caprarica. Non mi hanno più invitato. Diverso è se si ipotizza che certi esponenti politici, invece di fare gli interessi della gente comune a cui chiedono il voto, rappresentino in realtà chi da questo conflitto sta ricavando enormi profitti. Sotto la scialba retorica della guerra per la democrazia e la libertà – peraltro alimentata da chi, alla fine della fiera, propone sempre di tappare la bocca a qualcuno – si nasconderebbero propositi ben più meschini. E dunque torno all’inizio. Questo bipolarismo è completamente spanato. Salvini, sperando tenga duro, sul tema della guerra e del riarmo non ha nulla da spartire con #Tajani e poco con #Meloni. Lo stesso vale per Conte col PD (con chi comanda davvero lì dentro). La guerra è il tema più importante di tutti: in caso di scontro nucleare, ad esempio, immagino che il salario minimo legale rileverebbe assai poco. Non pretendo di risvegliare il moto che portò alla formazione di un esecutivo che, (...) CONTINUA SU X

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Pubblicato 13 dic

https://x.com/SavinoBalzano/status/1999746598541091296?s=20 Con il discorso di ieri, in occasione degli auguri al corpo diplomatico, #Mattarella fa cadere definitivamente il velo, non preoccupandosi nemmeno più di preservare un minimo le apparenze. Il Capo dello Stato – e fanno benissimo Belpietro e La Verità a insistere sul punto – è un soggetto politico a tutti gli effetti, e questo altera gravemente gli equilibri della Repubblica. Li altera perché il Quirinale dovrebbe essere un’istituzione di mera garanzia, di assoluta imparzialità, custode indefesso della Costituzione e dell’unità nazionale. Tutto il contrario di ciò che fa #SergioMattarella. Il Capo dello Stato, ieri, è stato chiarissimo: «L’#Europa e l’Italia restano saldamente al fianco dell’#Ucraina e del suo popolo, con l’obiettivo di una pace equa, giusta, duratura, rispettosa del diritto internazionale, dell’indipendenza, della sovranità, dell’integrità territoriale, della sicurezza ucraine». Cosa vorrebbe dire, esattamente? Sostegno indefesso alle politiche di riarmo europeo? All’agenda imposta da #VonDerLeyen, #Kallas, Kubilius, #Macron e #Merz? Soprattutto, cosa vorrebbe dire “integrità territoriale”? Che la #Russia dovrebbe ritirarsi da tutti i territori ucraini, compresa magari la Crimea? Come ottenerlo, se non con una guerra totale a Mosca? E quando Mattarella critica le logiche bilaterali, fa anche riferimento agli attuali tentativi del Presidente #Trump di addivenire a un cessate il fuoco tra Mosca e Kiev? Vedete, qui, al di là del merito, il problema è istituzionale e democratico. Dico al di là del merito perché il discorso di Sergio Mattarella è incoerente e fa acqua da tutte le parti. Ad esempio, il suo richiamo al diritto internazionale, alla sovranità e all’integrità territoriale appare quantomeno imbarazzante, se si torna con la memoria ai gravissimi bombardamenti su Belgrado, costati peraltro la vita a numerosissimi civili e anche a militari italiani impiegati, che negli anni successivi patirono gli effetti delle armi illegali, munizioni all’uranio impoverito, cui si fece ricorso in quelle occasioni. Al tempo, Sergio Mattarella era vicepremier di Massimo D’Alema e, poco dopo, assunse la guida della Difesa. Peraltro, a leggere le parole di ieri del Presidente della Repubblica, tutto sarebbe cominciato dall’iniziativa “sciagurata” di Putin del 2022. Curioso, se si leggono le quelle pronunciate dallo stesso Mattarella l’11 aprile del 2017: «Abbiamo naturalmente affrontato anche la situazione in Ucraina. (...) e auspichiamo che la Russia eserciti tutta la propria influenza per il consolidamento del cessate-il-fuoco, per una rapida de-escalation e per la stabilizzazione del Paese, richiesta che rivolgiamo a tutti gli attori di quel teatro di crisi». Ma come sarebbe a dire? Non è cominciato tutto nel 2022? E penso possa essere utile leggere anche cosa scriveva Mattarella il 19 marzo 2018 al Presidente Putin appena rieletto, nonostante il conflitto fosse già in corso (lo aveva appena detto nel 2017, come visto, e nonostante la Russia si fosse già ripresa la Crimea nel 2014): «In occasione della sua rielezione alla Presidenza della Federazione Russa, desidero farle giungere, a nome del popolo italiano e mio personale, cordiali felicitazioni e sentiti auguri di successo nello svolgimento del suo alto mandato. Auspico che anche nel prossimo futuro Mosca e Roma possano continuare a lavorare per identificare soluzioni condivise alle molteplici e complesse sfide che abbiamo di fronte, ribadendo il comune impegno a un dialogo costruttivo della Federazione Russa con l'Unione Europea e con l'Alleanza Atlantica, nel rispetto dei principi e valori che ispirano la convivenza pacifica tra le nazioni. In tale quadro, le eccellenti relazioni di amicizia tra Russia e Italia, (...) CONTINUA SU X

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Pubblicato 11 dic

https://x.com/SavinoBalzano/status/1999036105522401761?s=20 Solo in Italia uno come #Draghi può essere ancora preso a modello. Solo qui può essere indicato come punto di riferimento, quasi un faro. È l’ennesimo segnale della decadenza politica e culturale del Paese, e soprattutto del nostro “giornalismo”: le virgolette immaginatele così marcate da lasciare il segno sul foglio. E il punto non è neppure il giudizio morale sul personaggio: dal Britannia alla macelleria sociale inflitta alla Grecia, fino alla famosa lettera della #BCE del 2011 con cui contribuì a spingere il suo stesso Paese verso il declino. Il vero problema è un altro: la sua presunta affidabilità tecnica. Perché uno può anche stargli antipatico sul piano etico, politico o umano, ma se fosse un genio potresti pure fartelo andare bene. Se le azzeccasse tutte, uno direbbe: “Oh, non mi piace affatto, ma almeno nelle sue mani siamo al sicuro”. Il problema è che non ne azzecca una. Parliamo di quello che sosteneva che i non vaccinati si sarebbero tolti di mezzo da soli e avrebbero fatto fuori gli altri. Di quello che ripeteva che il green pass ci avrebbe messi tutti al riparo. È lo stesso che ci invitava a scegliere tra i climatizzatori e la pace in #Ucraina; lo stesso che all’#ONU assicurava che le sanzioni avrebbero piegato l’economia russa. In un Paese serio uno così non lo starebbe ad ascoltare più nessuno: lo travolgerebbero di critiche. Qui, invece, gli tributiamo pure gli applausi. E poi è pure un pentito seriale: nella tesi di laurea spiegava — in sostanza — che l’euro fosse una pessima idea; sull’auto elettrica è passato dal sostenerla al definirla insostenibile; in audizione al Senato ha ammesso che l’avvizzimento dei salari è stato causato dalle politiche europee di compressione della domanda interna… politiche che lui stesso ha sempre suggerito. Ora propone politiche espansive, sì, ma indirizzate non allo stato sociale: agli armamenti. Eppure #MarioDraghi continua a essere presentato non come un politico, ma come il migliore degli italiani, un tecnico straordinario e visionario. Ma se gli togli l’affidabilità — e io non gli affiderei nemmeno un condominio — cosa gli resta, esattamente? Nonostante tutto, ce lo propinano come una sorta di Messia, uno da candidare automaticamente a qualsiasi incarico: Presidente della Commissione Europea, Segretario Generale della NATO, perfino il Quirinale. E forse quest’ultimo ruolo, considerati i tempi, gli calzerebbe anche a pennello. Ma a parlarne, alla fine, siamo sempre noi. O meglio: alcuni di noi. Magari su giornali finanziati anche con soldi dell’Unione Europea.

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Pubblicato 10 dic

https://x.com/SavinoBalzano/status/1998690568013025572?s=20 Ieri un momento sublime, letteralmente sublime. Una vera e propria liberazione. De Angelis: «al documento di #Trump l’#Europa dovrebbe rispondere col Piano Draghi». Segue una risata straordinaria di Marco Travaglio. Quella risata ha rappresentato, davvero ne sono sicuro, tantissima gente per bene che è stufa di sentire sciocchezze. Penso però che il momento più esilarante sia arrivato con la risposta del ferito #DeAngelis: «non capisco cosa ci sia da ridere». Non lo capisci? Dici sul serio? Solo in Italia uno come #Draghi potrebbe essere assunto a modello. Solo da noi uno come lui può ancora essere indicato come punto di riferimento. È davvero emblematico della decadenza politica e culturale del nostro Paese, ma soprattutto di quella del nostro “giornalismo” (le virgolette immaginatele così marcate da bucare il foglio). Al di là del giudizio morale che si può nutrire del figuro — dal Britannia alla macelleria sociale imposta alla Grecia, fino alla lettera della BCE del 2011 con cui condannava il suo stesso Paese al declino — il problema è un altro: riguarda l’affidabilità tecnica del personaggio. Sì, perché a te potrebbe anche stare antipatico sul piano etico, morale o politico, ma se fosse un genio te lo potresti pure far andare bene. Insomma, se le azzeccasse tutte, per quanto ideatore del “pilota automatico” (evoluzione del vincolo esterno: quanto di più lontano possa esserci dalla democrazia), uno potrebbe persino dire: "oh, non mi piace per nulla, ma nelle sue mani siamo al sicuro". Il problema è che non ne azzecca una. Stiamo parlando di quello che diceva che chi non si vaccinava faceva fuori se stesso e gli altri. Di quello che sosteneva che il green pass ci metteva tutti al sicuro. È quello che ci chiedeva di scegliere tra i climatizzatori e la pace in #Ucraina. È lo stesso che, all’Onu, raccontava che i nostri pacchetti di sanzioni stessero mettendo in ginocchio l’economia russa. È uno che, in un Paese serio, non lo starebbe a sentire più nessuno: lo triterebbero. Invece qui gli facciamo gli applausi. Ed è pure un pentito di professione: dalla sua tesi di laurea, in cui spiegava come l’euro (riporto liberamente) fosse una cacchiata; alle posizioni sull’auto elettrica in Europa, prima sostenuta e poi definita insostenibile. È quello che in audizione al Senato ha spiegato che l’avvizzimento dei salari fosse dovuto alle strategie europee di compressione della domanda interna (da lui sempre suggerite). Ultimamente propone politiche espansive, sì, ma gli investimenti mica nello stato sociale: negli armamenti. Ripeto: Draghi non viene presentato come un politico, ma come il migliore degli italiani, come un tecnico straordinario e visionario. Se gli togli l’affidabilità — e io non gli affiderei nemmeno un condominio — che cosa gli resta, di preciso? Continuano a presentarcelo come il Messia, uno che viene automaticamente candidato a qualsiasi ruolo: Presidente della Commissione Europea, Segretario Generale della NATO, Quirinale. Ecco, forse quest’ultimo incarico gli calzerebbe a pennello, visti i tempi. Ma ne parliamo solo noi, soprattutto alcuni di noi. Magari qualche giornale finanziato anche con i soldi dell'UE. All’estero — eccezion fatta per il circoletto tecnocratico eurounitario — non se lo fila nessuno. Ed ecco perché quella risata di #Travaglio rappresenta tanta gente per bene: rappresenta tutti coloro che sono stanchi, esausti, di ascoltare bugie e ricostruzioni semplicemente grottesche, farsesche, ridicole oltre ogni immaginazione. Tocca ridergli in faccia, infatti: questo meritano. Ecco, De Angelis, presumo che il motivo della risata fosse questo. Ma potrei anche sbagliarmi.

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Pubblicato 9 dic

https://x.com/SavinoBalzano/status/1998394505398046769?t=_7-A2hwb0byAhp_Lw7UFDQ&s=19 Oggi vi parlo della Legge Ferrea Legge dei Sinistri: «dicesi sinistro colui il quale, indicata la via da intraprendere, induce le masse a imboccare quella opposta». Che in effetti, a pensarci bene, è esattamente il contrario di quello che un tempo faceva la #sinistra: quando parlava Berlinguer, parlava Berlinguer. Quando parlano i sinistri, la gente digrigna i denti e si tappa le orecchie, disturbata. Gli intellettuali dovrebbero anticipare i tempi, spiazzare, sorprendere: mai essere banali. Prendete #TomasoMontanari: quello che dice è prevedibile cento puntate prima che apra bocca. Gli intellettuali dovrebbero essere sintonizzati con la gente, capirla, raccontarle la realtà. Cosa fa invece #Montanari? Ogni giorno, in una trasmissione diversa, in prima serata, ti ripete che al governo ci sono i fascisti e che non siamo più in democrazia. Indovinate qual è la casa editrice che ha visto esplodere le vendite ultimamente? Non si sfugge, ragazzi miei: è la legge ferrea dei sinistri. Il regalo più grande che si potesse fare a Giorgia #Meloni. #BattitoriLiberi: dal lunedì al venerdì alle 17, su Radio Cusano.

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Pubblicato 8 dic

https://x.com/SavinoBalzano/status/1998109248014676417?t=KtIMlVm1S89kHWurcpH25w&s=19 C’era da aspettarselo: si è levato lo sdegno dei vari picernini che popolano il Paese. Come osa #Trump, la sua Amministrazione e gli Stati Uniti? Come osano sostenere che l’#Europa – per via dell’Unione Europea – abbia tradito la sua essenza, la sua identità? Sapete perché si sono incavolati così tanto gli europiattisti da cui siamo letteralmente appestati? Per una ragione semplicissima: la Strategia di Sicurezza Nazionale statunitense, su di noi, dice la pura e semplice verità. L’#UE è una piaga per l’Europa. Siamo noi quelli che hanno inventato la democrazia? Ne saremmo il baluardo? Bene: l’UE è la negazione stessa della democrazia. È un sistema di ingegneria istituzionale totalmente asservito alla tecnocrazia e ai poteri finanziari. Nulla che sia nell’interesse dei Popoli. La Commissione finanzia la stampa che fa da grancassa alla propaganda unionale, preme perché certe forze politiche non emergano, perché ne vengano arrestati i leader, perché vengano annullati i risultati elettorali sgraditi. Ormai la gente viene arrestata per ciò che pensa, per ciò che scrive. Siamo noi gli inventori dello stato sociale? Dell’equità, della giustizia sociale? Dovremmo difenderli con le unghie e con i denti, perlomeno? Bene: l’UE persegue da sempre una sola strategia, quella di distribuire le risorse dal basso verso l’alto, di affamare i propri cittadini, falcidiando il welfare e modellando i sistemi economici all’insegna dell’iniquità. Saremmo anche i custodi della pace? Ma chi, noi? Quelli che stanno convertendo l’intera industria del continente per produrre armi e per salvare quella tedesca? Inventando nemici immaginari e alimentando uno scontro internazionale che rischia di metterci tutti nei guai seri? Chi inventa nemici per rafforzare la propria leadership marcia fino al midollo? Siamo i sostenitori del politicamente corretto, della cancel culture e di tutto ciò che è utile a smantellare la nostra identità millenaria. È vero! Questo siamo. E chi oggi sbraita lo fa per un motivo vecchio come il mondo: la verità brucia, e brucia soprattutto chi ha fatto di una menzogna la propria identità politica. #BattitoriLiberi: dal lunedì al venerdì alle 17, su Radio Cusano.

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Pubblicato 7 dic

https://x.com/SavinoBalzano/status/1997611429180952723?t=oAdX-fpPvsvADDYiQzhdEA&s=19 Sentite cosa dice questa qui, Nathalie #Tocci. Quella che le azzecca tutte. Fidatevi: non ve la potete proprio perdere. Parla di libertà, di democrazia, e sostiene che le idee sbagliate si contrastano con altre idee, con la cultura, eccetera. Fin qui tutto bene — stranamente tutto bene, dirà qualcuno — ma ascoltate fino in fondo dove va a parare. Ascoltate fino alla fine, fidatevi. A un certo punto dice di voler fare un parallelo, forse “improprio”, anticipa lei stessa: «pensate a un virus». Si combatte col vaccino, nel lungo periodo. Ma intanto, dice, potrebbero essere necessarie misure di emergenza, di contenimento. Cioè: democrazia, sì. Confronto di idee, certo. Ma nel lungo periodo. Nell’immediato potrebbe essere necessaria una misura draconiana: escludere, mettere a tacere qualcuno. Ed è perfetto il suo parallelo, altro che improprio! Perché richiama alla memoria un periodo della nostra storia molto simile a quello che viviamo: un periodo in cui chi provava a mettere in discussione ciò che proponevano certe autorità veniva ostracizzato, umiliato, esposto al pubblico ludibrio. E questa sarebbe una di quelle che affermano di voler difendere la libertà dall’oscurantismo russo. Lo ripeto ancora una volta, fino allo sfinimento: una cosa accomuna tutti questi alfieri e queste valchirie della democrazia. Propongono sempre, paradossalmente (ma nemmeno troppo), di tappare la bocca a qualcuno. Sono la sublimazione della peggiore ipocrisia. Eppure, sempre in prima serata. Vi vogliono costringere ad essere liberi. Vi ricorda nulla? #BattitoriLiberi: dal lunedì al venerdì alle 17, su Radio Cusano.

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Pubblicato 6 dic

https://x.com/SavinoBalzano/status/1997304869682594156?t=gglw5cEZWS-Sb3Hv7WKwag&s=19 Quando mi sento incerto, il mio metodo è questo: indago su come la pensano #Giannini, #Augias, #Scurati e compagnia cantante. E vado dall’altra parte. Generalmente — a parte rarissime eccezioni — mi trovo benissimo. Questa storia di disertare #PiuLibriPiuLiberi è semplicemente ridicola: hanno reso nota al pubblico di tutto il Paese una casa editrice che conoscevano in pochissimi e, grazie agli #Zerocalcare e ai #Raimo di turno, ora venderanno molti più libri. A me un pochino puzza come strategia: mi sembra leggermente controproducente. Non credo siano stupidi; semplicemente strumentalizzano l’#antifascismo, pensando che qui siamo tutti fessi, per farsi un po’ di tristissima pubblicità. Non mi risulta che Pertini abbia mai suggerito di escludere qualche casa editrice da un festival. Posso dirlo? Mi mettete una tristezza infinita. C'è una cosa che accomuna tutti questi alfieri della libertà e della democrazia: finiscono sempre col suggerire di tappare la bocca a qualcuno. #BattitoriLiberi: dal lunedì al venerdì alle 17, su Radio Cusano.

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Pubblicato 5 dic

https://x.com/SavinoBalzano/status/1996865656495509639?t=02k2WOgjXcoPFfsaQfyKIw&s=19 Ieri bel confronto con Antonio Padellaro. Vi ricordo il suo libro, Antifascisti Immaginari, edito da Paper First. Chi ha montato la polemica sulla fiera del libro di Roma, con la solita menata stucchevole del fascismo, non ha fatto altro che regalare una pubblicità enorme proprio alla casa editrice che voleva escludere. Effetto imprevisto? Sono così sprovveduti? Non direi: mi pare il solito antifascismo da salotto, da titoli di giornale, da agenzie di stampa. Il solito mezzuccio per ottenere un po’ di visibilità. In effetti ha funzionato, ma con l’antifascismo vero – quello di cui parla #Padellaro nel suo libro – non ha nulla a che vedere. Dopotutto, molti degli antifascisti più scatenati contro il governo negli ultimi anni li vedremo sfilare alla festa di Fratelli d’Italia, Atreju. Abbastanza divertente. Forse tragicomico. Da ultimo, Carlo #Calenda propone lo scudo democratico e di indagare su Di Battista. Curioso, per due ragioni: alla fine, come la giri e la volti, questi difensori della democrazia e della libertà propongono sempre di tappare la bocca a qualcuno; in secondo luogo, non è stato #DiBattista ad andare a San Pietroburgo, dai russi, a rammaricarsi di non essere riuscito a portare anche il Colosseo. Indovinate come si chiamava quel ministro della Repubblica? #BattitoriLiberi: dal lunedì al venerdì alle 17, su Radio Cusano.

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Pubblicato 4 dic

https://x.com/SavinoBalzano/status/1996521937791570266?t=wNEdDxSXAnpoPQjkaP6vBg&s=19 Ieri con Massimo Cacciari. L'informazione è un problema in questo Paese, checché se ne dica: media totalmente asserviti alla propaganda di regime ci raccontano da tempo una realtà inesistente, nel (vano) tentativo di confondere le persone e di convincerle a saltare dal dirupo. L'Unione Europea – e coloro che la rappresentano ai massimi livelli istituzionali nel Paese – è parte di quel regime, e lo stiamo vedendo in queste ore: tutto il suo impegno è rivolto al malefico tentativo di spegnere ogni barlume di speranza di pace. #BattitoriLiberi: dal lunedì al venerdì alle 17, su Radio Cusano.

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Pubblicato 2 dic

https://x.com/SavinoBalzano/status/1995792650130088293?t=f4CxZBvmoT62i7qrSoNwuQ&s=19 Non è affatto un caso che il leader europeo più scatenato nel comune fronte bellicista del vecchio continente sia proprio #Macron. La questione della guerra in #Ucraina affonda radici profonde, ben al di là, purtroppo, dei destini dei Paesi in guerra e dei popoli coinvolti. Che i destini della gente ucraina interessassero davvero alle classi dirigenti, impegnate nell’alimentare l’escalation, poteva crederlo solo qualche sprovveduto o qualche politicante da strapazzo in malafede. Pappagalli e imbroglioni, insomma. A nessuno è mai interessato nulla, nella storia dell’uomo, di chi soffre, di chi subisce torti, di chi affronta una sopraffazione. Forse è interessato solo a Cristo e a pochi altri. La verità è che dei più sfortunati importa solo alla gentaglia che vuole trarre vantaggi, profitto, da quelle disgrazie. Ed è il caso dei leader decadenti europei. Guardateli, immaginateli uno di fianco all’altro: Macron, il più sfigato di tutti, #Merz, #Starmer. Gente senza legittimazione democratica. Qualcuno mi sa spiegare cosa sia un leader, un capo di governo, un capo di Stato, senza popolo? Per chi governa e, soprattutto, chi rappresenta? Rappresentano se stessi e grumi di potere sotterraneo, carsico, velenoso. Macron, tra loro, è quello maggiormente in difficoltà (agli altri manca un occhio, a lui entrambi): perde un’elezione dietro l’altra, i suoi consensi sono ai minimi termini, puntella un governo dopo l’altro mentre cade a pezzi, imponendoli a un Paese allo stremo delle forze. E cosa dire delle élite europee? #VonDerLeyen, l’estone (!) Kaja #Kallas, il lituano (!) #Kubilius: chi li ha eletti? Chi confida tanto in loro da lasciarsi guidare in un conflitto contro la più grande potenza militare del mondo? Nessuno. Anche le loro poltrone scricchiolano e devono anche loro dare risposte ai veri padroni. Cosa c’è di meglio della guerra per incollarsi al potere? Il nemico esterno, imminente più che incombente, costringe i popoli a turarsi entrambe le narici e a coprirsi entrambi gli occhi. Financo a tapparsi le orecchie pur di fronteggiare la minaccia. E allora si arriva a bere di tutto, con un sistema mediatico asservito alla peggiore propaganda di regime. Resta una piccola questione ai margini, che poi piccola non è per nulla. Gli europei sono moscerini dinanzi all’orso russo e non sarebbero mai in grado di fronteggiarlo senza gli Stati Uniti, i quali sono oggi fortunatamente guidati da un Presidente, #Trump, più isolazionista del rimbambito predecessore, meno manovrabile della marionetta che c’era fino a pochi mesi fa. E dunque serve un incidente, un grave incidente che costringa gli Stati Uniti a intervenire. Questo si va cercando con una provocazione dietro l’altra. Se dovesse accadere, sarebbe la fine: viviamo la fase più delicata dall’inizio del conflitto.

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